Quando era ancora un ministro della Repubblica, portò in omaggio il vessillo di San Marco al neo nominato presidente del tribunale di Treviso, Giovanni Schiavon, affinché sventolasse sul palazzo di giustizia. Ne venne fuori una specie di caso di Stato, con condimento di alte polemiche, ma alla fine persino il Csm – che, con straordinaria solerzia, aprì un procedimento disciplinare a carico del magistrato – se ne fece una ragione: quella esposta sulla facciata del tribunale era la bandiera della Regione Veneto, che perciò garriva al vento con piena legittimità. Ora che è governatore del Veneto, Luca Zaia vuole fare di quello stendardo l’emblema delle rivendicazioni autonomiste della Regione nei confronti dello Stato centrale. La Bandiera, con la B maiuscola. «Certo, mi rendo conto – mette le mani avanti Zaia – che in una fase come l’attuale ci sono problemi stringenti da affrontare e io non mi sottraggo. Ma quello dell’identità, anche se non verrà al primo posto, è un problema autentico».
Lo è a maggior ragione, secondo il governatore, nel passaggio cruciale che il Paese sta attraversando: «In un processo che porta al federalismo e all’autonomia regionale, anche i simboli diventano particolarmente importanti. E noi abbiamo un simbolo di identità, la bandiera del Veneto, che si deve vedere di più». Questo è il cruccio di Zaia: «Sentir dire dai cittadini che mi incontrano che sulla scuola del loro paese la bandiera veneta non c’è. Percepire che, in qualche caso, il gonfalone veneto viene volutamente occultato, magari perché qualcuno pensa – aggiunge il governatore – che la bandiera abbia un significato politico o, addirittura, possa fare pubblicità a un partito politico, la Lega. Ma quando mai? Il nostro gonfalone ha più di mille anni di storia – si infervora Zaia -, è descritto come il “triumphale vexillum” in una cronaca di Giovanni Diacono dell’anno Mille. E quella frase riportata nel libro aperto, “pax tibi marce evangelista meum”, rimanda alle radici cristiane della nostra gente. Trovo assolutamente disdicevole – sottolinea il presidente della Regione – che negli edifici pubblici ci sia chi si vergogna di esporre la bandiera del Veneto. Dirò di più: un veneto che si vergogna della sua bandiera non è un veneto e non merita di ottenere quel federalismo e quell’autonomia per i quali ci stiamo impegnando ». C’è una legge regionale, la 56 del 1975, a sancire ufficialmente la trasmigrazione del Leone alato dalla bandiera della Serenissima a quella della Regione Veneto.
E c’è un decreto del presidente della Repubblica che regola, per gli edifici pubblici, l’esposizione delle bandiere: nazionale, europea e locale. «Sì, la normativa esiste e non c’è bisogno di fare nuove leggi – argomenta Zaia -. Piuttosto, si tratta di spingere di più affinché venga rispettata l’esposizione del gonfalone veneto. In molte scuole io non lo vedo, a volte manca anche la bandiera dell’Unione Europea ma, nella grande maggioranza dei casi, se c’è un vuoto sui pennoni è quello lasciato dallo stendardo di San Marco. Lo ripeto: premesso che deve sempre essere esposta quella italiana, trovo deplorevole che qualcuno vada ad occultare, più o meno volontariamente, la nostra bandiera ». All’atto pratico, la Regione cosa potrebbe fare? «Se c’è un problema di fornitura o di reperimento delle bandiere – risponde il governatore – si rivolgano pure a noi: la Regione è pronta a distribuirle a chi le chiederà. Domandino e provvederemo. Non è nostalgia della Serenissima, è un fatto di identità. E il federalismo che avanza deve ancorarsi anche agli aspetti identitari».
Alessandro Zuin (Corriere del Veneto 8-8-2010)
E’ nella diversità che il mondo trova una dimensione che rende piacevole a tutti l’incontrare persone diverse, lingue diverse,culture diverse etc.. e non certo l’omologazione o la uniformità o la falsa l’uguaglianza che potrà far progredire ancora il mondo. Mentre salvaguardare le varie identità italiche…tornando a noi, vuol dire creare una dimensione più condivisa ed accettata e magari un domani sentirsi vera nazione anche se federale.
Negare ed addirittura combattere con armi sottili e di potere come si è fatto per decenni non solo la cultura Veneta, il popolo veneto, la sua storia , la sua lingua e così pure altre identità italiche alla lunga ha finito per creare disomogeneità ed intolleranza verso una Repubblica che se pur unita ed “indivisibile” ha creato e stà ancora creando forti contrapposizioni …per non calcare la mano. Quindi discutiamo pure su tutto, ma sulle identita italiche…più che discutere c’è solo da riconoscerle come saremmo tutti obbligati a riconoscere i diritti umani, i diritti di autodeterminazione, i diritti delle nazioni e dei popoli senza nazioni. Insomma l’Italia delle varie regioni federate tra esse e che ognuna possa autogestirsi ed autofinanziarsi con responsabilità ed etica…….oggi è solo una vergogna trovarsi sull’orlo del precipizio finanziario, economico e sociale solo per aver pervicacemente voluto perseguire una politica miope e stupida con un centralismo asfissiante,demagogico, incoerrente e purtroppo inconcludente visto il debito pubblico accumulato e difficilmente risolvibile……..
Pertanto W SAN MARCO, W LA SICILIA, W TUTTE LE ALTRE REGIONI….MA PER FAVORE BASTA CENTRALISMO MA FEDERALISMO FISCALE E POLITICO IN CUI OGNI REGIONE POSSA LEGIFERARE A FAVORE DEL PROPRIO POPOLO E TERRITORIO ESSENDO L’UNICA A POTER CONOSCERE BENE E MEGLIO DI ROMA COSA SI DEVE E NON DEVE FARE SU UN DATO TERRITORIO BEN CONOSCIUTO.
Finendo, fuori in ogni regione le proprie bandiere e facciamo conoscere ai nostri giovani le varie realtà regionali con tutto quello che serve al fine di rafforzare la consapevolezza nei giovani con un retroterra culturale valido e vero e non costruito e con diverse falsità riportate sui libri di testo scolastici….ieri come oggi.