Il Presidente della Camera sig. Gianfranco Fini rilancia la questione del voto agli immigrati, sollevando un vespaio nella compagine politica che sostiene il Governo. Il motivo di questo clamore va però spiegato e compreso.
Se il sig.Fini fosse il rappresentante di una forza progressista, cioè di un’area politica e ideologica che crede nella relatività dei valori e delle istituzioni e pertanto ritiene che ogni mutamento rappresenti un “progresso” per il fatto stesso della mutazione, non si potrebbe rilevare che la coerenza delle sue parole. Il fatto è che l’On.Fini è da sempre un rappresentante di una base elettorale conservatrice, tradizionalista, convinta della immutabilità di alcuni valori che vengono considerati insindacabili sia culturalmente che, talvolta, addirittura antropologicamente. Questo è il problema, e questo fa dire al sig. Bossi che “Fini è libero di suicidarsi politicamente come vuole, la gente non lo segue”.
Ora, la questione del voto è molto chiara: il voto spetta solo ai cittadini, i cittadini sono tali perché devono rendere ai loro padri il debito di riconoscenza per il fatto di avergli acquistato questo straordinario privilegio che è la cittadinanza a prezzo di sangue, sudore e lacrime. I nuovi arrivati sono bene accetti quando servono e sono persone da accogliere fraternamente, pretendendo in cambio il rispetto e l’assimilazione di regole e costumi, possono accedere alla cittadinanza e ai diritti ad essa connessi secondo leggi chiare ed equilibrate già vigenti e facilmente consultabili nel Codice Civile. Voler stravolgere questi principi sanciti a tutela del patrimonio democratico faticosamente conquistato con secoli di sofferenze significa voler compiere un atto rivoluzionario e destabilizzante, sicuramente ideologico ed antisistema. Finalizzato cioè al perseguimento della mondializzazione attraverso l’eliminazione delle specificità culturali e nazionali dei popoli, in due parole al compimento del sogno illuminista e massonico.
Come cristiani e come leghisti, non possiamo che pensarla in maniera diametralmente opposta. Le leggi attuali devono rimanere in vigore senza nemmeno discuterle, giacché sono equilibrate e giuste anche nei confronti dei nuovi arrivati e dei loro figli.
Un articolo che ho trovato oggi sul tema della cittadinanza.
http://www.loccidentale.it/articolo/cittadinanza.0078811
Lo condivido veramente poco, ma offre parecchi spunti di riflessione…