L’assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona si è incontrato a Palazzo Balbi con i giovani che stanno partecipando allo scambio culturale tra l’Istituto d’Istruzione Superiore “Einstein” di Piove di Sacco (Padova) e la scuola australiana “Charles Campbell” di Adelaide. Il progetto, avviato due anni fa, gode del sostegno regionale. Dopo una visita degli studenti padovani in Australia, è ora la volta di 17 studenti australiani ad essere ospitati nel Veneto per condividere esperienze scolastiche ed extrascolastiche. La coordinatrice del progetto dell’Istituto “Einstein”, Miriam Vertes, ha ricordato che nell’ambito delle attività i ragazzi hanno realizzato anche una ricerca sull’emigrazione italiana in Australia e un recital dal titolo “Voci dell’emigrazione”. L’assessore De Bona ha avuto parole di apprezzamento per questo progetto caratterizzato da interessanti aspetti per la conoscenza del fenomeno migratorio. Ha inoltre fatto presente il Veneto è stata la regione italiana con il maggior numero di emigrati nell’arco di 130 anni e proprio da quest’anno nelle scuole venete partirà una sperimentazione didattica sulla storia dell’emigrazione.
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Gobbo: la presidenza del Veneto sarà nostra
Nessuna contrapposizione tra Luca Zaia e Flavio Tosi, ed un unica certezza “il Veneto andrà alla Lega”. Così Gianpaolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario nazionale veneto del Carroccio, interviene sulla corsa per la presidenza della Regione Veneto nel 2010. Una sfida dalla quale lo stesso Gobbo si chiama fuori, dicendo di escludere la propria candidatura. “Non ho nulla contro Galan e il Pdl – precisa Gobbo – ma dopo 15 anni tocca a noi, a costo di andare da soli, anche se sarebbe ingiusto”.
In Veneto e nelle altre Regioni del Nord, sostiene Gobbo, la Lega ha fatto maturare una classe dirigente di 40enni che sanno governare. “Siamo una forza politica – afferma – con un’ottima capacità di agire, dimostrata dal comune più piccolo fino al Governo”.
“Non si capisce perchè – conclude Gobbo – noi si debba essere esclusi dalla Regione Veneto con due possibili candidati, Zaia e Tosi, che sono per me frutto di orgoglio e soddisfazione”.
In effetti, ragionando sui numeri e sulla storia del movimento, la Regione che più di tutte dovrebbe soddisfare le legittime ambizioni di un partito che ha il 10% dei voti nazionali è il Veneto. In questa terra è nato il fenomeno leghista, poi esteso alla Lombardia, e quindi altrove. In questa sola Regione il consenso alla Lega Nord supera il 30% dei voti espressi (alle ultime europee), molto più che in ogni altra Regione. La Lega Nord ha appoggiato lealmente in passato la candidatura del sig. Galan.
Dunque, perché non dare la possibilità alla Lega Nord di dimostrare anche a livello di presidenza regionale quanto di buono ha dimostrato di saper fare in tutti i comuni, in tutte le città e in tutte le Provincie dove è al vertice dell’amministrazione?
Nucleare: bocciata mozione del Centrosinistra
mercoledì 16 settembre 2009 18:47
Diciannove voti favorevoli, diciotto contrari e otto astenuti (Lega Nord). Questo il risultato del voto del Consiglio regionale sulla risoluzione presentata dalle opposizioni che chiedeva un pronunciamento contrario all’ipotesi nucleare, e all’installazione di una centrale in Veneto da sottoporre, comunque, ad una consultazione popolare. Nonostante il voto favorevole in più il documento non è però stato approvato perché, a termini di regolamento, anche le astensioni valgono come voto negativo. Il voto è stato preceduto da un lungo dibattito. “Sarebbe stato assai opportuno – ha affermato il consigliere regionale dei Comunisti Italiani Nicola Atalmi – che il Presidente Galan avesse deciso di continuare anche il aula, la sua politica degli annunci sul nucleare iniziata mesi fa sui giornali. Per cui la sua assenza oggi è particolarmente grave”. “Sempre per quanto riguarda le questioni di metodo – ha aggiunto – riterrei opportuno che una scelta così difficile e delicata come la realizzazione di una centrale in Veneto venissero sentiti i diretti interessati, cioè i veneti, tramite una consultazione popolare”. Quanto al merito Atalmi ha elencato quattro motivi per approvare la mozione che dice no alla centrale: 1) secondo gli studi delle agenzie internazionali questa tecnologia energetica tenderà a ridursi; 2) la materia prima, l’uranio, è sempre meno; 3) il problema dello smaltimento delle scorie non è stato risolto; 4) è tutto da dimostrare che le centrali di oggi siano sicure. Per il consigliere del partito Democratico Andrea Causin la scelta del governo nazionale di tornare ad investire nel settore dell’energia nucleare è incomprensibile e tardiva. Come se non bastasse – ha affermato -, il ministro Scajola ha individuato il Veneto come una delle possibili e probabili 7 regioni in cui verrà collocata una centrale nucleare. Anche se non se ne conosce di preciso la localizzazione, è facile immaginare che quella veneta sarebbe posizionata sicuramente in gronda lagunare, dal momento che per il raffreddamento è necessaria una grande quantità d’acqua”. Il no al nucleare del Partito Democratico del Veneto – ha precisato il consigliere – non è un no ideologico. Siamo infatti favorevoli alla ricerca nucleare, che può trovare applicazioni in campo medico e in altri campi della ricerca scientifica. Siamo convinti tuttavia che la collocazione di una centrale nucleare di terza generazione non solo rappresenti una scelta antieconomica (visto che il Mit di Boston l’anno scorso denunciava che il costo di produzione attraverso il nucleare di un megawatt di energia è passato da 2 mila a 4 mila dollari), ma rappresenti anche una potenziale minaccia ambientale che rischia di danneggiare l’economia turistica della nostra regione che, con 20 milioni di presenze l’anno, ci vede al primo posto in Italia. C’è un’altra ragione, non secondaria, – ha affermato ancora l’esponente del PD – che ci spinge a dire un “no” secco al nucleare. La direttiva europea del 2001 sull’energia impone infatti all’Italia di produrre il 22% dei consumi di energia elettrica da fonti di energia rinnovabile (siamo attualmente al 16%). Alla luce di questo il Veneto, che già eccelle nella produzione di energia da fonti rinnovabili, deve raccogliere la sfida dell’economia verde e farlo diventare un settore trainante dell’economia e della ricerca regionale. Mi auguro che il Consiglio regionale – ha concluso Causin – dica un “no” deciso al nucleare in Veneto anche perché una centrale danneggerebbe sicuramente l’immagine dell’offerta turistica proposta dalla nostra regione.“Vi sono ragioni tecniche, economiche e politiche – ha detto Damiano Rossato di Italia dei Valori – che possono spiegare il no al nucleare, a cominciare dalla considerazione che questo forma di produzione energetica sarà ben presto palesemente obsoleta non fosse altro perché di uranio se ne troverà sempre meno. Prova di ciò il fatto che sono sempre più numerosi gli Stati che abbandonano la scelta nucleare”. Rossato, dopo aver sottolineato l’opportunità di concentrare gli sforzi sulle fonti energetiche rinnovabili ha osservato che il territorio del Veneto non presenta quelle caratteristiche di grandi spazi che dovrebbero garantire le distanze di sicurezza da un’eventuale base. Marco Zabotti di Rete Civica Veneta si è detto rammaricato per l’assenza dal dibattito consiliare del governatore Galan. ”Era suo dovere venire – ha aggiunto – per spigare dettagliatamente come e dove intende installare la centrale nel nostro territorio e spiegare il perché di tale scelta che non era presente nel suo programma elettorale”. “Sottraendosi al confronto – ha aggiunto Zabotti – non fa altro che diffondere incertezza in un settore che, invece, richiede il massimo di chiarezza”. Il consigliere di Rete Civica Veneta ha concluso il suo intervento soffermandosi sulle opportunità offerte dalle altre fonti energetiche ribadendo un no “convinto e motivato” ad una scelta nucleare improponibile per molte ragioni, non ultima il fatto che il Veneto non offre siti adatti ad un’installazione nucleare.