Cena ad Arcore: resoconto su “La Stampa”

Le cene di Arcore sono tutte uguali, chi le immagina come consigli di amministrazione è fuori pista. L’alta politica si alterna alle barzellette, un po’ si scherza un po’ si dice sul serio fino a notte fonda, quando su Bossi cala il sonno e quello che è rimasto in sospeso viene rinviato alla prossima volta, «tanto caro Umberto non c’è fretta, ogni lunedì ci si vede…». Anche ieri, identico copione. La Lega si è presentata in massa a Villa San Martino (c’era perfino Renzo, figlio del Senatùr) per mandare avanti le riforme e spingere Ghigo anziché Galan sulla poltrona di ministro all’Agricoltura, oggi occupata da Zaia. Clima ottimo, figurarsi, tanto più che le Regionali sono andate di lusso. Ma esito interlocutorio.

Calderoli ha consegnato la sua bozza di nuova Costituzione. Sono mesi che ci lavora, è imperniata su federalismo e presidenzialismo in salsa francese. Più ancora dei contenuti, per lui conta il metodo, sul quale giura «abbiamo trovato la quadra»: la Lega punta sulle larghe intese perché eviterebbe volentieri di sbattere contro l’ostacolo referendario (nel 2006 fu letale). Nel negoziato dunque coinvolgerebbe il Pd, lo adescherebbe con riforme gradite. Il Cavaliere è scettico, poco ci crede, però non vuole urtare Fini (probabilmente si parleranno domani) e tantomeno Bossi, che su questo la pensa come il presidente della Camera. «Strada facendo vedremo, adesso è prematuro», prende tempo Berlusconi.

Sul ministero, invece, gran discussione. Il premier difende Galan a spada tratta, nessuna voglia di mollarlo al suo destino, insiste per nominarlo ministro al posto di Zaia. Teme che l’ex governatore del Veneto possa fargli danno dentro il partito. Ma soprattutto, Berlusconi non può dare troppo l’impressione di piegarsi ai calcoli della Lega. Sotto questo aspetto, svarione tattico di Maroni, che proprio ieri se n’è uscito sul «Corsera» con un’intervista dove sventola alta la bandiera del Carroccio cui rivendica la guida delle riforme. Detta così, un ceffone in faccia al Pdl nel momento meno indicato, con l’Ufficio di presidenza convocato per oggi e il Cavaliere obbligato a tranquillizzare i suoi facendo apparecchiare pure per i tre coordinatori nazionali (Bondi, Verdini, La Russa) che in origine non erano invitati alla cena.

Insomma, l’affondo pubblico di Maroni ha avuto l’effetto di rendere ardua l’operazione-Ghigo. Non solo. In privato Berlusconi s’è mostrato arrabbiatissimo. E ha dato il via libera a quanti, dentro il partito, volevano replicare al ministro dell’Interno. Uno spunto l’ha fornito senza volere il web-magazine di FareFuturo, fondazione nell’orbita di Fini. Che in un editoriale del direttore Filippo Rossi esorta il Pdl «a battere un colpo per non morire tutti leghisti». Fantastico, si sono dati di gomito Cicchitto e Gasparri, Bondi e Verdini fino a Osvaldo Napoli: ecco l’occasione per mettere le cose in chiaro pure nei confronti della Lega. Difatti si sono precipitati tutti quanti a dichiarare che non scherziamo, «l’agenda delle riforme è sempre saldamente in mano a Berlusconi, la regia appartiene al Pdl che ha fatto miracoli alle elezioni», mentre quelli di FareFuturo non si son visti, farebbero meglio a occuparsi del presente.

E’ finita con Urso che, a nome della fondazione, ha preso le distanze dal sito web. Non per placare i vertici Pdl, ma per una ragione più sottile, legata alla strategia finiana. Pare che, diversamente dal premier, il presidente della Camera abbia molto apprezzato la sortita di Maroni, specie là dove prospetta il modello semi-presidenziale alla francese (vecchio «pallino» di Fini). Dunque non c’era motivo di lamentare una sudditanza Pdl verso la Lega quando, semmai, è il Carroccio che una volta tanto aderisce alle posizioni di An, e del suo ultimo leader.

(Ugo Magri)

La Lega Nord decapita Cosa Nostra

Altro, ennesimo successo nella lotta alla Mafia che da quando il ministero degli Interni è in mano alla Lega Nord, nella persona di Roberto Maroni, sta conoscendo una stagione di risultati senza precedenti. Si può ben dire che ha ottenuto di più, in termini di arresti e di lotta alle attività criminose, la Lega Nord in un anno che tutti i Governi della Repubblica messi assieme in 60 anni. Basti pensare allo stop all’immigrazione clandestina nel Canale di Sicilia con conseguente blocco della tratta degli schiavi gestito da Cosa Nostra, alle ripetute operazioni antidroga, alla lotta contro il racket, ai ripetuti numerosissimi arresti in tutta l’Italia Meridionale. L’arresto di Raccuglia è un colpo grosso, ma è solo la cima di un iceberg. Stupisce però come i media, per il solo fatto che il Ministro è un leghista, tacciano tutte le volte in cui non viene arrestato un boss di questa importanza: forse si teme di far sapere alla gente che la Lega Nord manda al Governo uomini eccellenti?

«L’arresto di Raccuglia è uno dei colpi più duri inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni perché era di fatto il numero due di Cosa Nostra» ha commentato il ministro dell’interno Roberto Maroni, che ha telefonato al capo della Polizia Antonio Manganelli per congratularsi dell’operazione. A Maroni sono arrivate invece le congratulazioni del presidenti del Senato Schifani e della Camera Fini. «L’arresto del boss Raccuglia – si legge in una nota di Palazzo Madama – rappresenta un evento importantissimo e un’ulteriore vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata». Fini parla di «un successo dello Stato e della democrazia che testimonia l’importanza di proseguire con determinazione nella lotta alla mafia e a ogni forma di criminalità organizzata».

Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si tratta di un «successo investigativo importantissimo». «Ho fatto le mie congratulazioni al ministro Maroni, al questore di Palermo e ai ragazzi della sezione catturandi della mobile – ha detto -. Quando ho sentito il questore era insieme ad alcuni degli agenti della sezione catturandi, ragazzi che conosco bene e con cui ho lavorato quando ero procuratore a Palermo. Ho potuto complimentarmi anche con loro». «Raccuglia – spiega Grasso – è considerato il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa Nostra dopo Matteo Messina Denaro. In questi anni ha esteso il suo dominio da Altofonte fino al confine con la provincia di Trapani, come conferma il fatto che si nascondeva proprio nel Trapanese».

Anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia parla di un arresto di straordinaria importanza. «Abbiamo preso uno dei capi assoluti di Cosa Nostra ancora in circolazione in un momento di ascesa all’interno delle gerarchie mafiose – spiega -. È stata un’indagine molto difficile perché Raccuglia si è dimostrato attento e accorto nella gestione della sua latitanza e lo dimostra il fatto che l’arresto è avvenuto fuori dalla sua zona, in un’area più tranquilla». Secondo Ingroia, all’interno di Cosa Nostra «si crea adesso un ulteriore vuoto dove i latitanti di spicco sono sempre meno. Adesso assumono maggiore importanza Nicchi a Palermo e Messina Denaro a Trapani. Raccuglia era l’uomo cuscinetto che controllava i territori fra Palermo città e la provincia di Trapani».

Maroni: Al Qaeda vuol colpire in Italia

maroniC’è una evoluzione nel terrorismo islamico che agisce anche nel nostro paese che «preoccupa»
molto gli investigatori e lo stesso Viminale. A chiarirlo è stato stamane il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso di un incontro alla stampa estera. Maroni che ha affermato come del tema terrorismo si sia parlato anche ieri nel corso dei lavori del G6 di Londra ha definito il fallito attentato alla caserma di Milano un «segno di svolta nell’attività delle cellule in Italia».

«Fino a quell’episodio, infatti – ha sostenuto Maroni – i gruppi terroristici in Italia si concentravano nella raccolta di fondi e facevano reclutamenti per azioni fuori dal nostro territorio. Ora il quadro è cambiato e penso che ci possano essere cellule in Italia che – ha sottolineato il ministro – si formano, si finanziano e si addestrano per fare attentati anche in Italia. Non siamo ancora al fenomeno degli “homegrown” (cioè dei ‘terroristi nativì) come avvenuto in Inghilterra e Spagna ma ci siamo molto vicini».

Maroni ha poi fatto notare che «se fosse già stata approvata la proposta di legge che porta da 10 a 5 gli anni per ottenere la cittadinanza, il kamikaze di Milano sarebbe stato un cittadino italiano. Siamo molto preoccupati – non si è nascosto Maroni – e siamo in presenza di una svolta da seguire con grande attenzione».

Secondo il ministro quelle che operano attualmente sono cellule in parte autonome e in parte collegate «con Al Qaeda. Non c’è Al Qaeda in Italia – ha concluso Maroni – che vi fanno riferimento ma che, in qualche modo, hanno avuto l’autorizzazione da questa organizzazione».

Il piano. «Stiamo predisponendo un piano straordinario contro le mafie in 10 punti che presenterò al
premier nelle prossime settimane per vincere definitivamente la battaglia contro la criminalità organizzatà».

Più risorse. «Stamattina a margine del Consiglio dei Ministri – ha rivelato il ministro – ho parlato con il premier Berlusconi che mi ha assicurato il suo totale impegno per garantire maggiori risorse al comparto sicurezza». «È una cosa che ho apprezzato molto – ha spiegato Maroni -
non so se è anche per merito delle mie dichiarazioni dell’altro giorno, ma se è così ben venga. Il fatto che il premier abbia riconosciuto che la sicurezza è in cima alle priorità del Governo italiano è un fatto molto positivo».

Catturati altri 2 boss “superlatitanti” nel silenzio dei media

“C’è un corto circuito nel sistema informativo: non è pensabile che trash e gossip, cioè ciacole e scoasse, abbiamo più spazio di fatti straordinari, come l’arresto di Pasquale Russo e i risultati della lotta alla malavita organizzata”. Roberto Ciambetti, presidente del gruppo consiliare leghista veneto, incontrando quest’oggi una delegazione di associazioni impegnate nel sociale, ha sottolineato come “l’arresto di un boss che da 16 anni era nell’elenco dei primi dieci latitanti più pericolosi è un fatto straordinario – ha proseguito Ciambetti – eppure nelle televisioni è stato relegato tra le notizie secondarie e non è la prima volta, in questi ultimi mesi, che accadono fatti di questo genere. Viene spontaneo da chiedersi perché grandissimi risultati nella lotta alle mafie finiscano in secondo piano appunto rispetto a “ciacole e scoasse”.
Da quando c’è il Maroni al ministero degli Interni i risultati iniziano ad essere pesanti i latitanti arrestati sono aumentati del 91 per cento e ben 14 tra i primi 30 superlatitanti considerati più pericolosi sono stati finalmente portati nelle patrie galere; i beni confiscati alle mafie sono aumentati del 304 per cento.
Risultati eccellenti e senza precedenti per un Ministro degli Interni della Repubblica, ma il fatto che sia un ministro della Lega Nord a ottenere questi risultati a beneficio di tutta la comunità non piace ai nemici della Lega Nord, ai nemici del bene comune, ai nemici del federalismo, ai nemici della giustizia sociale. Per fortuna il ministro Maroni, come tutti i leghisti, pensa a fare bene il proprio dovere indipendentemente dal plauso o dal riconoscimento, perché quello che si fa resta mentre le ciacole e le scoasse vengono disperse dal vento…..Maroni 2

Pensare ai cittadini, non alle poltrone

Ciambetti (Lega): “Prima di pensare alle poltrone, si pensi ai problemi dei cittadini”

 

“Se Galan dicesse che la candidatura per il governatore del Veneto la decidono Bossi e Berlusconi e che effettivamente dopo 15 anni, per molti motivi anche di semplice funzionalità, è meglio aprire finestre e armadi a palazzo Balbi e cambiar aria, cosa accadrebbe dentro il Pdl”? La domanda è stata posta da Roberto Ciambetti, capogruppo leghista in Consiglio regionale, ai partecipanti ad una festa leghista nel basso Vicentino. “Noi, come Lega, oggi dobbiamo guardare agli obiettivi che ci siamo posti: riforma federale e federalismo fiscale e non alle poltrone. Grazie alla Lega in Parlamento – ha spiegato Ciambetti – sono diminuiti gli sbarchi di clandestini, diminuiti i reati e i crimini e proprio sotto la guida di Roberto Maroni agli Interni sono stati effettuati una serie di arresti eccellenti ai vertici delle cosche mafiose. Oggi davanti abbiamo problemi drammatici, come l’occupazione e la difesa dei posti di lavoro, delle nostre piccole e medie imprese e del mondo dell’agricoltura, dove la zootecnia  è sottoposta a pressioni durissime: i cittadini vivono momenti di difficoltà ed è a queste difficoltà  che dobbiamo dare risposte serie. Le dinamiche interne al Pdl – ha continuato Ciambetti – possono portare in Veneto a diversi scenari, ma questi scenari devono tenere conto di una cosa: la lealtà leghista al governo Berlusconi è stata il vero pilastro di questa legislatura sia a Roma, sia in Regione dove il Pdl governa grazie ai voti della Lega e non certo per il sostegno che gli dà l’Udc. Usare toni forti contro la Lega, parole inadeguate e ingiuste verso il primo partito popolare del Nord e i suoi esponenti veneti, significa assumersi gravi responsabilità e aprire la strada verso scenari oscuri, l’esatto contrario di ciò di cui ha bisogno la nostra regione.  Galan dice che la gente non vota Lega e che lui è l’uomo da battere? Beh, – ha detto Ciambetti – il suo fiuto infallibile ha portato sistematicamente candidati eccellenti in roccaforti del centro destra a perdere in maniera incredibile dove si era già vinto” “ Mi rimane comunque la curiosità – ha concluso Ciambetti – oggi Giancarlo Galan a Cortina parteciperà come esponente di Forza Italia verso il Partito delle Libertà, come leader del Pdl veneto o se si presenterà come guida del Partito Veneto della Libertà, se cercherà di fare il punto della situazione o battezzerà ufficialmente un nuovo partito?.”