“Piove, Lega ladra”

Vittorio Feltri, il noto giornalista, dedica un articolo sulla rivista “Panorama” all’atteggiamento dei partiti del Parlamento verso la Lega Nord. Ci è piaciuto e lo proponiamo integralmente ai nostri lettori.

Di: Vittorio Feltri

Ogni volta che cambia il tempo c’è qualcuno che se la prende con la Lega. E in questi giorni d’inizio autunno, col termometro ballerino, sia l’opposizione sia una parte della maggioranza sfogano i loro malumori su Umberto Bossi. Chi lo accusa di razzismo, tanto per gradire, e chi lo accusa di ingordigia, nel senso che pretende di ficcare uomini suoi dovunque si intraveda la possibilità di acchiappare poltrone. Vero? Vediamo.

Da quando Alberto da Giussano si è segnalato al mondo, come forza politica un po’ fuori dagli schemi obsoleti del partitismo ottocentesco, non c’è pace per i nordisti. All’inizio erano considerati dei buzzurri, gente impresentabile, incapace di coniugare un verbo al congiuntivo, buona solamente a dire parolacce e abbasso i terroni.

Poi, visto che nonostante tutto i polentoni avevano racimolato un camion con rimorchio di consensi, gli alchimisti della politica hanno pensato bene di utilizzarli per i casi propri. A destra quanto a sinistra. Al punto che Massimo D’Alema, nel momento del bisogno, si turò il naso e cominciò a dire: massì, i leghisti hanno un’anima popolare e quindi ammettiamo che sono nati da una costola del movimento operaio. Un’opinione come un’altra, non del tutto campata in aria. Successivamente il Senatùr sterzò a destra, e i progressisti attaccarono i cugini non riconoscendoli più come tali. Ovvio. Le camicie verdi erano tornate a casa Berlusconi, motivo sufficiente per disprezzarle. Questa la storia passata.

La presente è anche peggio. Ora il Carroccio è guardato di traverso non soltanto dal Pd e dall’Italia dei valori, ma anche dall’Udc di Pier Ferdinando Casini. Secondo il quale la coalizione di governo deve ogni guaio alla presenza nella stanza dei bottoni della componente leghista da cui dipenderebbero le decisioni avventate del premier: la lotta all’immigrazione selvaggia, il federalismo, le ronde anticrimine e via dicendo. E a causa di questi «orrori» il Bellone democristiano dichiara in ogni sede la volontà di non rientrare nell’ovile di centrodestra. Amen.

Pure Gianfranco Fini ce l’ha a morte con le truppe bossiane perché ritiene ricoprano il ruolo del leone mangiatutto, riuscendo di riffe o di raffe a strappare al Cavaliere fette di potere vieppiù importanti, tali da consentire loro di avere accumulato un bottino sproporzionato per eccesso alla vantata consistenza elettorale.
Insomma, la Lega sta sul gozzo a tre quarti del Parlamento. Se inoltre teniamo conto che Bossi, benché risenta dei postumi della malattia e non sia in forma smagliante, ogni lunedì seguita a essere ospite a cena chez Silvio, e che si giova di una salda amicizia con Giulio Tremonti, il quadro dell’odio in cui egli si colloca è completo. E fa di lui un presunto privilegiato incoraggiato dalle circostanze a dettare le condizioni dell’alleanza: poltrone regionali, provinciali e comunali in cambio di fedeltà.

Dubito sia esattamente così. Però so con certezza che la forza dell’Umberto è soprattutto un’altra: intanto il padrone del Carroccio ha selezionato una classe dirigente di prim’ordine, tra cui alcuni ministri e viceministri eccellenti (Roberto Maroni, Luca Zaia, Roberto Castelli); ha un’abilità politica straordinaria (fiuto e tempismo) e una sintonia totale con la base elettorale del Nord. Risultato: la Lega si è resa indispensabile a Silvio Berlusconi. E viceversa. pontida

Giorgetti: “Dobbiamo crescere senza snaturarci”

“Dobbiamo crescere senza snaturarci”. Cosi Giancarlo Giorgetti davanti all’assemblea dei sindaci leghisti riunitasi a Milano nel fine settimana. In un convegno riservato in gran parte al dibattito tecnico per rendere maggiormente efficace l’azione degli amministratori leghisti e per meglio raccordare il livello politico istituzionale con quello pratico amministrativo all’interno della “macchina partito”, oltre che per affrontare i problemi impellenti relativi ai vincoli di bilancio imposti dal patto di stabilità in un periodo di penuria economica, la frase dal più alto contenuto politico viene dall’on. Giorgetti.

La Lega Nord è improvvisamente diventata un partito che fa gola a tanti politicanti di vecchio corso, pronti a fare il salto della staccionata e a montare sul Carroccio per continuare a occupare poltrone e a percepire compensi e gettoni di presenza. Per questo motivo diventa importantissimo stabilire dei criteri chiari di impermeabilizzazione del movimento, da sempre fluido ideologicamente ma per questo anche sottoposto al rischio di pericolosi annacquamenti.
La forza della Lega Nord risiede nella coerenza tra obiettivi dichiarati e azione politica. Non è ammissibile concedere l’ingresso nel partito a persone che non si siano preventivamente “convertite” in modo inequivocabile al “credo” leghista, che è semplice: lotta democratica finalizzata all’ottenimento del federalismo e dell’autonomia delle regioni che compongono la Padania, passo intermedio per una successiva ricerca dell’indipendenza politica di quelle terre e di quei popoli. La scelta della lotta democratica impone il rispetto dei tempi della Storia e il rifiuto delle azioni di forza.
L’unica forza ammessa è la forza della Ragione: la forza delle idee di libertà, di autodeterminazione dei popoli, nel rispetto delle radici culturali e giuridico-politiche cristiane, della tradizione popolare e nella consapevolezza del progressivo subentro della dimensione regionale a quella statale nell’organizzazione dello spazio geopolitico in un’era connotata da crescente complessità.

L’aumento del consenso popolare comporta anche un aumento della domanda di partecipazione, come è ovvio e giusto che sia. Ma il consenso e la partecipazione non possono prescindere dall’adesione alle idee. Su questo argomento la Lega Nord si gioca il futuro e la riuscita della sua intera storia politica: se saprà aderire all’auspicio di Giancarlo Giorgetti sarà la storia di un grande capitolo di democrazia, altrimenti sarà un’aborto oltre i limiti consentiti e quindi un crimine anche per il più convinto abortista.

Ci rifletta ogni leghista che legge.

Davide Lovat

Lega: soldi pubblici solo a chi mantiene in Veneto il lavoro

I consiglieri regionali della Lega Emilio Zamboni e Claudio Meggiolaro intervengono sul caso Global Display Solutions di Cornedo Vicentino, l’azienda produttrice di display industriali che sta riducendo di un terzo il numero dei propri dipendenti nei propri stabilimenti italiani (in veneto a Cornedo Vicentino e a Motta di Livenza) nonostante i bilanci in attivo della holding che ne detiene il controllo. I due leghisti, insieme ai colleghi del gruppo consiliare, hanno chiesto alla commissione Attività Produttive del Consiglio veneto (che aveva incontrato prima i dipendenti, poi la proprietà di GDS e gli amministratori locali) di affrontare con urgenza l’esame del progetto di legge 408 “Interventi straordinari in materia di tutela dei livelli occupazionali e di contrasto alla delocalizzazione”, presentato dal gruppo del Carroccio cinque mesi fa, che norma sostegni finanziari, agevolazioni ed aiuti regionali alle imprese, prevedendo che siano accessibili solo a quelle aziende che mantengono i livelli occupazionali in Regione. In questo modo – sottolineano Zamboni e Meggiolaro – l’aiuto pubblico verrebbe legato al ruolo sociale dell’impresa e alla tutela del lavoro.

Quanto al caso della GDS, che taglia 72 posti di lavoro nello stabilimento di Motta di Livenza e 44 a Cornedo Vicentino, per i due esponenti del Carroccio non risulta chiaro “il ruolo della finanziaria Finest, partecipata dalla Regione Veneto, che è intervenuta finanziariamente a favore di Global Display Solutions in due diverse occasioni, nel marzo 2005 e a fine 2006”. Zamboni e Meggiolaro esprimono forti perplessità ed auspicano chiarimenti soprattutto in merito al secondo intervento di Finest: “La garanzia fornita da GDS a Finest nell’accedere al finanziamento (e cioè la conferma del “mantenimento sul territorio nazionale delle attività di ricerca e sviluppo, di direzione commerciale nonché di una parte sostanziale delle attività produttive, nonostante il potenziamento della realtà rumena”) è venuta meno, visto che le attività strettamente produttive a Cornedo vengono dismesse e che a Motta di Livenza si è chiuso un accordo con un pesante ridimensionamento del personale. L’impressione è che a rimetterci saranno soltanto i lavoratori”.

Carceri venete sovraffollate? Non dai Veneti…

Il capogruppo della Lega Nord in Regione Veneto, sig. Roberto Ciambetti, ci onora inviandoci una relazione scaturita dal lavoro di ricognizione della situazione carceraria effettuato dalla lega Nord in tutta la Regione e del quale avevamo già dato conto qualche tempo fa. L’ennesima dimostrazione di vicinanza alla gente del movimento federalista che incarna laicamente gli insegnamenti politici comunitari propri della tradizione cristiana, prestando attenzione anche agli esclusi e agli emarginati senza falsa retorica ma con sano senso di ascolto del prossimo (cioè di chi è “prossimo”, “vicino”) per individuare il modo concreto per migliorare la convivenza nel consesso civile. lasciamo spazio alle considerazioni di Roberto Ciambetti. (DL) ….

“Dalle visite effettuate nelle carceri venete emergono alcuni dati importanti, che non possono essere sottovalutati: l’incredibile incidenza della popolazione carceraria straniera ed extracomunitaria in primo luogo; in secondo, la presenza alquanto cospicua di delinquenti italiani provenienti da altre regioni e, in molti casi, accusati d’affiliazione ad organizzazioni di stampo mafioso.
Per capire la gravità della situazione basterebbe un dato tecnico: al 26 giugno 2009, la presenza totale di detenuti in Veneto era di 3.193 unità, circa il 171 per cento del dato regolamentare, ma di queste 3.193 unità ben 1875 erano straniere; in altre parole: senza gli stranieri, le carceri veneti ospiterebbero 1318 unità, pari al 70 per cento del tetto massimo regolamentare.
Nella attesa di nuove costruzioni carcerarie, per le quali sarebbe anche giusto ripensare il modello architettonico ricalibrato anche sulla base della tipologia e durata della pena (e ciò per evitare l’assurda convivenza tra detenuti che hanno diversi percorsi e diverse possibilità di riabilitazione), è necessario attivare al più presto accordi con gli stati di provenienza dei maggiori gruppi di detenuti, affinché questi scontino la pena nei paesi d’origine; potremmo contribuire versando a questi stati parte della spesa che già oggi sosteniamo per alloggiare nelle patrie galere questi ospiti e in alcuni casi, e per certe etnie, la prospettiva di un rientro in patria potrebbe anche diventare un interessante deterrente.
Ma altrettanto importante è riflettere sull’altro dato: la presenza incredibile di detenuti in regime carcerario duro o riconducibili a condanne per associazione di stampo mafioso. Già in passato numero rose inchieste dalla magistratura e gli stessi Procuratori generali nelle loro relazioni avevano spiegato bene come avessero funzionato il meccanismo dell’infiltrazione d’esponenti mafiosi, dalla ‘ndrangheta o camorra napoletana in Veneto: l’invio al confino in terra veneta di figure come Salvatore Badalamenti, Gaetano Fidanzati, Totuccio Contorno, che non perdevano i contatti con le cosche di provenienza, determinarono il fenomeno della mafia importata, magari arricchita da forze nuove della malavita locale. Gli esempi si sprecano e basta giungere all’ultima operazione di Polizia di Crotone, “Dirty Investments”, che ha smantellato una struttura operante tra San Giovanni Lupatoto e il Garda, con investimenti ragguardevoli in villaggi turistici, i fabbricati, i terreni agricoli fino ad imprese di pompe funebri.
E’ pensabile che una forte presenza di ospiti nelle carceri venete in odore di mafia non agevoli l’insediamento nel territorio di altri mafiosi, camorristi, esponenti della ‘ndrangheta, né più, né meno di quanto non accadde negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con l’istituto del confino?
La domanda non è retorica: la crisi economica spinge molti operatori soprattutto nel settore commerciale ma non solo, molte piccole aziende, a cedere l’attività magari a chi si fa avanti con offerte in contanti e allettanti; altri potrebbero cadere invece in una rete dell’usura favorita dalla chiusura miope delle banche verso il piccolo imprenditore o l’azienda individuale. Immaginare a fianco di boss ospitati nelle nostre carceri anche la presenza di luogotenenti, aiutanti o anche semplice manovalanza a piede libero non è eccessivo allarmismo: i pizzini si sa, hanno bisogno di chi li scrive ma anche di chi li recapita e riceve. E con i pizzini si possono dire tante cose, dare tanti ordini. E da qui potremmo spingerci oltre: pensiamo ad esempio al valzer delle licenze, al giro frenetico di proprietà di molti esercizi, al turn over che caratterizza alcuni settori commerciali. Non occorre essere esperti per accorgersi che persino osterie storiche nel centro delle nostre città sono state rilevate da “foresti” e come, tra questi, spicchino in maniera incredibile i cinesi. Forse parlare di Triadi è esagerato. Ma ad essere maliziosi, insegnavano i gesuiti ad Andreotti, ci si coglie. E i Gesuiti, a proposito di Cina e cinesi, se ne intendevano…”

Roberto Ciambetti
ciambetti

Il Veneto alla Lega Nord, ormai è fatta!

Pare certo che non sarà più Galan, attuale governatore, il candidato del centrodestra nelle elezioni regionali di marzo. Via il forzista della prima ora, addio al governatore super-berlusconiano (che d’ora in poi lo sarà assai meno). Prenderà il suo posto l’attuale ministro dell’Agricoltura, Zaia. E siccome la Lega non può avere tutto, sembra escluso che possa toccare al Carroccio la candidatura per il Piemonte.

Cota, capogruppo di Bossi alla Camera, viene dunque sopravanzato da Crosetto, sottosegretario alla Difesa targato Pdl. Un gioco di pesi e contrappesi che lascerebbe Formigoni dov’è (cioè alla guida della Regione Lombardia), lancerebbe Biasotti nell’impresa titanica di conquistare la Liguria al centrodestra, e regalerebbe alla Lega le due candidature di bandiera, perse in partenza, nelle ultime roccaforti «rosse» d’Italia, Emilia Romagna e Toscana.

La settimana prossima dovrebbero incontrarsi Berlusconi, Bossi e Fini per mettere il timbro definitivo. Ma già ne hanno ragionato insieme l’altra sera, trovandosi d’accordo. E’ andata così: durante la cena con il Senatùr, presenti Calderoli e Tremonti, Berlusconi ha alzato il telefono. Conversazione in vivavoce con il presidente della Camera (che il premier ha incontrato nuovamente ieri, ma solo per dare il via all’offensiva finale sulla Giustizia). Lì si è decisa la sorte di Galan, ricevuto poco prima dal Cavaliere a Palazzo Grazioli. Il governatore veneto si è sentito chiedere un passo indietro, al quale tuttavia Galan non pensa minimamente. Qualcuno scommette che si candiderà lo stesso, a costo di uscire dal Pdl, magari con appoggio dell’Udc. Altri prevedono invece che dirà «obbedisco», accettando in cambio della rinuncia qualche incarico ministeriale.
La vera incognita, a questo punto, è l’Udc. In pubblico Casini alza il prezzo di un’intesa a destra (o a sinistra). «Non ci dispiace», afferma, «andare da soli. Meglio soli che male accompagnati», precisa. Sotto sotto, però, fervono i negoziati su entrambe le sponde. Al nuovo segretario Pd, i centristi chiederanno di cambiare cavallo in Puglia (Vendola non va giù alla Chiesa) e in Piemonte (la Bresso è considerata troppo a sinistra). Sembrano orientati ad appoggiare il Pdl in Liguria e in Lombardia. Staranno con i Democratici lungo la dorsale appenninica, opteranno per l’alleanza con il Pdl in Calabria. Tra Lazio e Campania sceglieranno in base ai candidati. Ma il colpo grosso Casini può farlo in Veneto.
Se Galan lancerà la lista della vendetta, l’appoggio centrista ne farebbe il campione dell’Italia che non si schiera.
E se le cose andranno così, la Lega Nord può già preparare la squadra che correrà, con i vari incarichi da affidare attraverso una scelta calma e ponderata. Se le cose andranno così…
bossi e berlusca

Lega razzista? E allora PD assassino!

Ecco il classico esempio di informazione sbilanciata in favore della Sinistra e contro la Lega Nord.
Tutti ricorderanno l’episodio, poi rivelatosi una bufala, di quel manifesto razzista comparso su Facebook a nome della sezione della Lega nord di Mirano (VE). Giornali, TV, radio, opinion-makers, perfino la solita parte della stampa internazionale, tutti a stracciarsi le vesti su quel “fatto inaccettabile” che, una volta dimostratosi falso, è diventato comunque “sintomatico, perché se si può concepire uno scherzo del genere significa che sotto c’è un fondo di verità”.
E giù, per giorni, con frasi demenziali e idiote come quella appena riportata.
Adesso invece succede che un segretario di una sezione politica del PD, reo confesso peraltro e costretto a dimettersi dalla carica, si chiede su Facebook “possibile che nessuno sia in grado di ficcare un proiettile in testa a Berlusconi?”.
Come il gatto che la fa e poi la copre, i media nazionali riportano la notizia di malavoglia, sempre specificando che il PD ha subito espulso il responsabile e che si tratta di un episodio isolato e insignificante.
Isolato e insignificante? E quelle centinaia di lettere sui forum dei giornali? E le decine e decine di telefonate in diretta a tutte le trasmissioni radiofoniche nazionali?
Il parossismo con cui si cerca inutilmente di attribuire alla Lega Nord l’etichetta infamante di partito razzista (inutilmente perché è talmente falso da risultare ridicolo) è secondo solo alla frustrazione isterica e sincopata di migliaia di elettori e di centinaia di esponenti del PD che vorrebbero vedere Berlusconi morto, in qualunque modo.
Che dire? Primo, la serietà che serve nella vita di tutti i giorni, ancor più se ci si occupa di politica, invita a raccomandare un comportamento sobrio e a collegare il cervello alla bocca, sempre e in ogni luogo. Vale per tutti. Secondo, risulta evidente che il problema della stampa in Italia non riguarda la libertà, bensì l’onestà. Terzo, sempre di più con l’avanzare degli anni noi Veneti ci rendiamo conto di che brutta gente siano gli Italiani, a cui ci hanno sottomesso i Francesi e i Prussiani 145 anni fa. Maledetta quella volta che Napoleone, 212 anni fa, è venuto da queste parti e ha creato i presupposti per questa conseguenza nefasta!
(articolo di DAVIDE LOVAT)PD prima e dopo

La Lega Nord in visita alle carceri

Come sempre, al di là delle chiacchiere e dei proclami eclatanti fatti per avere visibilità, la Lega Nord mostra il volto che i suoi elettori conoscono: quello della serietà, dell’umanità, della vicinanza a chi soffre, del pragmatismo, delle promesse mantenute, dell’affidabilità.

Agli strepiti di certe forze politiche sulla questione carceraria, cui sempre fa seguito la visita sporadica, con telecamere in posizione, di questo o quell’esponente locale dei partiti nazionali, normalmente non viene data mai una risposta in termini concreti. Esaurito il clamore che può essere fonte di visibilità tutto torna come prima, peggio di prima.

Invece la Lega Nord non è così. La Lega Nord ha gente seria, che fa quello che dice e dice quello che fa.

Ecco che oggi, lunedì 25 settembre 2009, senza tanti proclami alcuni consiglieri regionali veneti si recheranno di persona a constatare l’effettiva situazione del sovraffollamento carcerario e a prendere visione delle condizioni in cui i detenuti si trovano a scontare la loro pena.

Per questo alleghiamo il calendario delle visite, così che anche gli increduli possano verificare con una semplice telefonata agli istituti di pena.

Ecco il comunicato che abbiamo ricevuto dal sig. Roberto Ciambetti, capogruppo in Consiglio Regionale Veneto

I CONSIGLIERI IN VISITA ALLE CARCERI

A fronte della recente manifestazione svoltasi a Roma contro il sovraffollamento delle carceri, il Gruppo Consiliare Liga Veneta – Lega Nord Padania ha deciso di verificare con mano la situazione delle strutture: dalle condizioni di lavoro degli operatori alle condizioni detentive dei carcerati ai problemi del sistema penitenziario in Veneto, una delle regioni italiane con più alto indice di sovraffollamento.

 

Le visite si svolgeranno nella mattinata di lunedì 28 settembre (tranne per il Carcere Maschile di Venezia).

Di seguito il calendario:

Belluno -  ore 15.30 – Luca Baggio e Federico Caner

Padova  –  ore 9.30  – Maurizio Conte

Rovigo  –  ore 15.30 – Maurizio Conte e Vittorino Cenci

Treviso -  ore 9.30 – Luca Baggio e Federico Caner

Venezia (Femminile)– ore 15.30 – Roberto Ciambetti e Daniele Stival

Venezia  (Maschile)- ore 9.30 – Daniele Stival (5 ottobre 2009)

Verona  – ore 9.30 – Vittorino Cenci e Emilio Zamboni

Vicenza – ore 9.30 – Roberto Ciambetti, Claudio Meggiolaro,Marino Finozzi

La Chiesa si è accorta della Lega Nord

bossi_umberto1_070508_adn--400x300Una delegazione leghista composta dal Segretario Federale On. Umberto Bossi, dal vicepresidente del Senato e leader del Sindacato Padano Sen. Rosy Mauro, dai capogruppo di Camera e Senato On. Roberto Cota e Federico Bricolo, ha avuto udienza presso il Segretario di Stato Vaticano Card. Tarcisio Bertone.

E’ il secondo incontro in un mese tra vertici del partito federalista e vertici del Vaticano, un segnale importante di apertura al dialogo della Chiesa con l’unico partito che, ufficialmente e per statuto, riconosce il Magistero della Chiesa come ispirazione nei temi di natura etica e che, in tutte le esternazioni pubbliche, dichiara imprescindibile il riconoscimento dei fondamenti della cultura cristiana nelle legislazioni dei Paesi Europei e della stessa Unione Europea.

Il fenomeno leghista, nato in maniera confusa e disordinata per rispondere al malessere di milioni di cittadini vessati e discriminati dallo Stato negli anni Settanta del secolo scorso, ha conosciuto un inizio ruspante nel quale non erano ancora delineati i contorni ideologici della nuova formazione. Ma in anni di comizi davanti a decine di migliaia di persone partecipi, in migliaia di scontri e confronti interni, in infinite discussioni su quale sia il vero sentimento che muove la gente a fare centinaia di Km per ritrovarsi a fare numero attorno ai propri rappresentanti e gridare all’Italia la propria esistenza, questo movimento è maturato.

La Lega Nord ha prodotto una nuova classe di politici preparatissimi, ha una percentuale di laureati impensabile negli altri partiti pur restando forza popolare che comprende tutti, anche gli emarginati e i derelitti che nell’accettazione alle riunioni di proporzioni bibliche trovano una loro dimensione (e finiscono sempre in TV, dato che i TG inquadrano solo quelli…); nelle città dove amministra converte anche i nemici, i sindaci come Gentilini, Tosi, Bitonci sono famosi ovunque, vengono spesso attaccati dai media nazionali ma sono amati come star del pallone quando camminano per le vie tra i cittadini.

E la riflessione imposta dal confronto con altre civiltà, imposto dalla globalizzazione e dalla massiccia immigrazione verificatasi proprio nelle zone a voto leghista, ha sviluppato un senso identitario profondo che non è più esclusivo, ma inclusivo. Vale a dire: benvenuti agli immigrati, se si assimilano a noi e diventano come noi; altrimenti non ne abbiamo bisogno e grazie tante!

Può darsi che la Chiesa stia riflettendo, grazie anche a questo straordinario Papa, sul fatto che l’accoglienza non può diventare rinuncia al proprio Credo profondo. D’altra parte anche San Paolo e la Didaché dei primi Apostoli erano molto chiari su questo argomento. Il dovere della misericordia e della carità è imprescindibile, ma la carità deve essere sempre nella verità, altrimenti è vuota e autoreferenziale. Può darsi che questo sia anche l’inizio di un percorso che aiuterà la Lega Nord a liberarsi del fardello di certi residui del passato, oramai marginalizzati ma ancora aventi voce in capitolo in certe circostanze, per la gioia dei media avversari che ridicolizzando la Lega Nord, ridicolizzano le istanze di giustizia sociale, fraternità comunitaria e amicizia nel rispetto reciproco che attraverso la riforma federalista la gente della Lega vuole vedere realizzata in tutta Italia.

Gobbo: la presidenza del Veneto sarà nostra

gobboNessuna contrapposizione tra Luca Zaia e Flavio Tosi, ed un unica certezza “il Veneto andrà alla Lega”. Così Gianpaolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario nazionale veneto del Carroccio, interviene sulla corsa per la presidenza della Regione Veneto nel 2010. Una sfida dalla quale lo stesso Gobbo si chiama fuori, dicendo di escludere la propria candidatura. “Non ho nulla contro Galan e il Pdl – precisa Gobbo – ma dopo 15 anni tocca a noi, a costo di andare da soli, anche se sarebbe ingiusto”.
In Veneto e nelle altre Regioni del Nord, sostiene Gobbo, la Lega ha fatto maturare una classe dirigente di 40enni che sanno governare. “Siamo una forza politica – afferma – con un’ottima capacità di agire, dimostrata dal comune più piccolo fino al Governo”.
“Non si capisce perchè – conclude Gobbo – noi si debba essere esclusi dalla Regione Veneto con due possibili candidati, Zaia e Tosi, che sono per me frutto di orgoglio e soddisfazione”.

In effetti, ragionando sui numeri e sulla storia del movimento, la Regione che più di tutte dovrebbe soddisfare le legittime ambizioni di un partito che ha il 10% dei voti nazionali è il Veneto. In questa terra è nato il fenomeno leghista, poi esteso alla Lombardia, e quindi altrove. In questa sola Regione il consenso alla Lega Nord supera il 30% dei voti espressi (alle ultime europee), molto più che in ogni altra Regione. La Lega Nord ha appoggiato lealmente in passato la candidatura del sig. Galan.

Dunque, perché non dare la possibilità alla Lega Nord di dimostrare anche a livello di presidenza regionale quanto di buono ha dimostrato di saper fare in tutti i comuni, in tutte le città e in tutte le Provincie dove è al vertice dell’amministrazione?

Immigrati, Bitonci: “Fini non sa che quelli votano a sinistra?”

“Fini vuole arrivare a far votare gli immigrati. Cerca di ottenere quel bacino di circa un milione di voti, ma non ha capito che quelli votano dall’altra parte, a sinistra”. Massimo Bitonci e’ il deputato leghista che sta seguendo, per conto del Carroccio,
gli ultimi sviluppi del dibattito su immigrazione e cittadinanza.
Le ultime uscite del presidente della Camera (no alla “rozzezza” e a una “destra muscolare” sul tema immigrazione e “ragionare su cosa significa essere italiani oggi”) non gli sono piaciute, cosi’ come non sono gradite allo stato maggiore dei “lu’mbard”. E lui – interpellato dal VELINO – non nasconde il disappunto.

Continue reading