In Grecia “sventola bandiera bianca”….

In Grecia divampa la protesta e come sempre ci scappano i morti, in quella che è la solita guerra tra poveri. Battiato cantava “Quante stupide galline che si azzuffano per niente, … sul ponte sventola bandiera bianca!”

La depressione che coglieva Battiato è tipica di chi ormai si è stufato di spiegare alla gente che il problema ha una soluzione completamente diversa da quella che credono: “Che si ammazzino, mi arrendo!” si potrebbe tradurre il pensiero espresso in quella frase sconfortata. Ma prima di imitare Battiato e cedere allo sconforto, viene almeno da sottoporre al lettore una duplice riflessione.

La crisi che divampa nella UE a chi serve? Cui prodest? Risposta: agli USA, che hanno una situazione debitoria verso l’interno e verso l’estero clamorosa e temono di perdere l’egemonia politica sull’Occidente.
Così George Soros, filantropo ebreo americano di origine ungherese (dunque ebreo askhenazita il cui nome vero è Georgy schwartz), non più tardi di un mese fa concede un’intervista pubblicata dai principali quotidiani occidentali nella quale delinea quanto partorito al World Economic Forum di Davos, vero centro del potere mondiale alla faccia delle illusorie fragili democrazie in cui viviamo. Disse che la Grecia era pronta al “default” (pronuncia di fallimento) e che subito dopo sarebbe toccato a Portogallo e Spagna, mentre l’Italia aveva una situazione per ora sotto controllo (tradotto: è un partner politico fedele e sottomesso degli USA).

La gente crede che le cose funzionino in chissà quale modo, dà la colpa ai politici corrotti e all’ingiusta ripartizione della ricchezza e per questo motivo non sopporta di dover fare sacrifici e di rinunciare al benessere fittizio che aveva ricevuto in dono, grazie a una spesa pubblica e a un welfare state del tutto sproporzionati all’effettiva produttività reale pro-capite. Scoppiano sommosse, qualcuno muore, intanto i tedeschi cominciano a non sopportare più l’UE perché gli sembra diventata troppo stretta nel mondo globalizzato (mentre prima dell’unificazione ai tempi della contrapposizione dei blocchi era una riserva di caccia privilegiata). Il processo di integrazione si sgretola insieme alla moneta unica, i contatti con la Russia perdono ogni prospettiva politica e risospingono il Cremlino fuori dal concerto europeo, la Francia a sua volta è infastidita dall’eterno concorrente alemanno e la Gran Bretagna, da sempre euroscettica e atlantica, si prepara a una svolta conservatrice in funzione filoamericana.

Gli USA fanno politica con i soldi: comandano le banche, il FMI, hanno con Israele una special relationship che permette di unire la potente rete sionista mondiale. In funzione anti-cinese, poiché da tempo gli USA lavorano prefigurando lo scontro con la civiltà del “Celeste Impero”, gli USA non possono tollerare un terzo incomodo come l’Europa, che se si unisse alla Russia diverrebbe una enorme potenza energetica, politica, militare, culturale posta geograficamente a metà del planisfero centrato storicamente su Londra (le ore del giorno di tutto il mondo considerano il mezzogiorno londinese come riferimento, non è roba da poco). Dunque lavorano per bloccare l’unificazione dell’UE e per far emergere gli egoismi degli Stati membri fino alla dissoluzione del processo politico. Sono pronti a spingere ancora il gioco in avanti, un Paese alla volta.

Dunque potrebbe venire anche il turno dell’Italia, sebbene non sia imminente. Che fare?

Ogni volta che ci si pone questa domanda viene in mente Lenin e il disprezzo per le sue risposte tenta al silenzio. Ma lui era un pazzo sanguinario che volle imporre a tutti la sua personale visione del mondo, qui si pensa solamente a soluzioni pacifiche applicabili – se condivise – solo attorno a casa mia. Una bella differenza, pare.

Dunque che fare? L’Italia non può più permettersi di procrastinare la riforma federale dello Stato, mentre deve dare subito attuazione alla redistribuzione delle competenze in materia fiscale attuando quelle leggi passate sotto il nome improprio di “federalismo fiscale”. Non attuare tali riforme significa spingere il Paese nel medesimo baratro in cui è finita la povera Grecia, dove Portogallo-Spagna-Irlanda possono finire presto, e dove Italia e Gran Bretagna si stanno dirigendo.

Continuare a litigare per garantire lo stipendio ai disoccupati del Sud in mano alla mafia, in cambio di un pugno di voti a suggello del patto per spartire il territorio tra malavitosi e politici, è una scelta miope che non ha prospettiva. I soldi stanno finendo, il Nordest è spompato dal fisco e non ce la fa più. O si disfa l’Italia o si muore.

Poi si può anche rifarla, federale e completamente nuova. Ma prima bisogna rivoltare lo stivale e ripulirlo dal fetore pestilenziale che risale dal piede….

Nel caso contrario, quando le sommosse del popolo in miseria arriveranno anche da noi potremo rispolverare Battiato e quel capolavoro del 1982: “La voce del Padrone”. E mangiando insalata e uva passa anziché ascoltare Beethoven, Sinatra e Vivaldi, canteremo da bravi veneti gli immortali versi di Arnaldo Fusinato: Il morbo infuria, il pan ci manca, “Sul ponte sventola bandiera bianca”….CAGOL CATALOGUE 06.indd

Nino Bixio e la “verità” della Storia

“La Storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere”. Frase celebre, attribuita a Hegel, nella quale il cinismo è secondo solo alla veridicità.

Ne parliamo perché qualcuno non ha capito il senso della chiusura sull’articolo relativo a Karadzic e allora intendiamo rincarare la dose, parlando di Nino Bixio. La Storia insegnata nelle scuole italiane, impregnata di ideologia risorgimentale, propone Nino Bixio (pronunciato Bìksio) come un condottiero eroico, degno compagno e degno vice di Garibaldi – l’eroe degli eroi – durante la gloriosa Spedizione dei Mille (tutto maiuscolo). A Nino Bixio furono, e sono ancora, intitolate strade, scuole, piazze, biblioteche. Un eroe della patria, insomma…

E se vi raccontassero che Gerolamo Bisio (questa è la pronuncia corretta del suo vero nome, visto che era ligure) fu un efferato assassino, uno stragista, un genocida, che non esitò a macchiarsi di una fucilazione di massa a Bronte, in Sicilia, ai danni di civili inermi? Se vi dicessero che, tra l’altro, aveva ricevuto in tal senso carta bianca proprio da Garibaldi in persona? Che differenza ci sarebbe con Erich Priebke, colui che diede l’ordine di eseguire la strage delle Fosse Ardeatine a Roma nell’ultima guerra mondiale? Sempre che i siciliani non vengano considerati dei pezzenti rispetto agli Ebrei, e qui vorremmo sentire chi ha il coraggio di affermarlo…. E che differenza tra Garibaldi e Kappler, il capo della Gestapo che comandava Priebke?

Forse qualcuno direbbe che si tratta di revisionismo storico, ma il revisionismo non è necessariamente un errore, anzi: spesso è un metodo serio per evidenziare una più completa realtà dei fatti accaduti. Il modo migliore per raggiungere l’unità nella ricognizione di un fatto storico è quello di spogliarsi dell’abito dei vincitori e assumere quello delle vittime e dei loro parenti. Ecco che, molto spesso, la retorica di parte sfuma ed emerge quello che possiamo chiamare “il fetore della Storia”.

Tornando a Karadzic, nessuno intende giudicare positivamente alcun atto stragista. Ci mancherebbe altro, che diamine!
Ci tenevamo solo a far presente che gli americani sono continuamente in fase di propaganda e piegano la verità alle loro esigenze e alla loro politica imperialista, spesso senza che la gente se ne renda conto. Basti pensare ai Mujaheddin afghani, innalzati al rango di guerrieri eroici quando combattevano i sovietici negli anni dell’invasione; il loro capo Massud, mitizzato come “il Leone del Panshir”, divenne protagonista di un docu-film peraltro bellissimo. Oggi i Mujaheddin sono diventati invece terroristi, criminali islamici, perché sparano agli americani. Ma loro non stanno facendo altro che sparare agli invasori, esattamente come con i sovietici.

Quid est veritas? si chiedeva stizzito Ponzio Pilato, riferendosi alla Verità assoluta di cui parlava Gesù.
Cos’è la verità? ci chiediamo noi, parlando invece della semplice verità storica.
Probabilmente, in questo ambito, è una meta verso cui tendere con atteggiamento scevro da preconcetti e da visioni ideologizzate a priori, con spirito polemico costruttivo e con l’onestà di non omettere i fatti che non piacciono.

Certo che se si facesse con la Storia d’Italia raccontata nelle scuole, l’Italia si sfalderebbe entro un mese. Sotto la spinta dei Veneti, ma ancor di più sotto la spinta dei Meridionali la cui pecca più grande, purtroppo, è proprio l’ignoranza della loro stessa Storia.Bixio

4 Novembre: la Leggenda del Piave

Se in Italia non fosse penetrata la bestemmia socialista prima, e fasciocomunista poi, le cose sarebbero andate diversamente. I valori su cui l’Italia si poteva fondare come Patria erano stati cementati dal sangue versato per difendere il suolo natìo dall’invasione dello straniero e se la canzone del fiume Piave fosse diventata inno nazionale, al posto della banale marcetta di Novaro e Mameli, difficilmente il “grande tanghero” Mussolini detto “er puzzone” avrebbe potuto fare ciò che ha fatto; men che meno i suoi fratelli gemelli cadetti di rosso ideologico vestiti, ammantati e ottenebrati, si sarebbero eretti a paladini di ogni virtù, contribuendo a disgregare quanto la sofferenza stava unendo anche contro la Storia delle diverse Nazioni confluite forzosamente nell’Italia. Oggi, forse, varrebbe ancora la pena perseguire il “Progetto Italia”, anziché giustamente guardare a un futuro che restituisca l’indipendenza a quei popoli che all’Italietta squallida e mafiosa sono stati soggiogati e dalla quale non vedono l’ora di fuggire.

Pur tuttavia, in memoria e per rispetto a quei nostri nonni, o bisnonni, o prozii che hanno sacrificato la vita per la nostra libertà sui fronti del Carso, del Piave, del Monte Grappa, del Cauriol, dell’Isonzo, mandati a morire come carne da macello ma morti con onore e coraggio, nel giorno del 4 Novembre pubblichiamo il testo della canzone che più degnamente li rappresenta, l’unica cosa davvero degna di rispetto prodotta dall’Italia in un secolo e mezzo di Storia unitaria.

LA LEGGENDA DEL PIAVE

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”

Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i tuoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l’onde.
Come un singhiozzo in quell’autunno nero
il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: “Indietro va’, straniero!”

Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l’italico valore
le forze e l’armi dell’impiccatore!
Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

Rapporto della Caritas sugli immigrati

L’Italia è lo Stato dell’Unione europea in cui lo scorso anno la presenza straniera è maggiormente cresciuta in termini assoluti. Si è trattato di un aumento annuo di 458.644 residenti immigrati nel 2008 (+13,4% rispetto all’anno precedente), per una cifra complessiva di 4.330.000 presenze regolari, che diventano 4,5 milioni se compresa la regolarizzazione di settembre nel settore della collaborazione familiare.

Una presenza che incide tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% dell’intera popolazione. Il 2008 è anche «il primo anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra della media europea» (6,2%, ossia 38,1 milioni di immigrati, di cui un terzo proveniente da altri Stati membri).

E’ quanto emerge dalla XIX edizione del Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, presentato a Roma e in diverse città italiane. Continuano a prevalere – si legge nel Dossier – le presenze di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%). Risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una caratteristica dell’immigrazione italiana: le prime 5 collettività superano la metà dell’intera presenza (800 mila romeni, 440 mila albanesi, 400 mila marocchini, 170 mila cinesi e 150 mila ucraini).

Per quanto riguarda gli sbarchi, il Dossier Caritas/Migrantes ricorda che sono meno dell’1% della presenza regolare: «Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere».

In Italia, rileva poi il rapporto, più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori (862.453), mentre i nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) sono il 12,6% delle nascite totali. Gli alunni stranieri, nell’anno 2008/2009, sono saliti a 628.937, con un’incidenza del 7%.

Sul fronte “lavoro” i lavoratori stranieri sono quasi un decimo degli occupati e nel 2007 hanno contribuito all’economia italiana per 134 miliardi di euro, pari al 9,5% del prodotto interno lordo. La regolarizzazione dei collaboratori familiari del settembre 2009 (294.744 domande di assunzione), ha invece fruttato 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche, mentre tra il 2010-2012 farà entrare nelle casse dell’Inps 1,3 miliardi di euro supplementari.

Dinamismo c’è anche nel lavoro imprenditoriale: 187.466 cittadini stranieri sono titolari di impresa. Le acquisizioni di cittadinanza (39.484 nel 2008) sono quadruplicate rispetto al 2000. Oltre un decimo della popolazione immigrata, inoltre, è diventata proprietaria di un appartamento.

Dati interessanti che però bisognerebbe analizzare più a fondo, per esempio mettendo in evidenza il netto sbilanciamento verso le regioni del nord Italia nella distribuzione dell’immigrazione, con proporzione di circa 5 a 1 con tutte le conseguenze relative all’impatto sociale. Ma questo è un discorso che porterebbe in direzioni diverse e più intricate.dati immigrazione

Parte rigassificatore a Rovigo

“L’insufficiente sviluppo delle infrastrutture è senza dubbio fra i maggiori ostacoli al dispiegamento di un effettiva liberalizzazione del mercato del gas, a beneficio dei consumatori. Attivare nuovi gasdotti di
importazione, rigassificatori e stoccaggi è dunque condizione indispensabile per garantire abbondanza di offerta, maggiore sicurezza e prezzi più convenienti per famiglie e imprese”. Ad affermarlo, in una nota, è il Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas in occasione dell’inaugurazione del terminal di rigassificazione di Rovigo.

“La messa in funzione di un impianto di rigassificazione rappresenta dunque un evento significativo per il nostro Paese che importa il 92% del proprio fabbisogno di gas ed è il quarto consumatore mondiale di questa fonte. Allo stesso tempo – ha sottolineato Ortis – non si possono non ricordare i sensibili ritardi nello sviluppo delle infrastrutture, specie di stoccaggio (come recentemente segnalato insieme
all’Antitrust) che frenano la realizzazione di un mercato effettivamente concorrenziale e penalizzano l’Italia nella gara fra i possibili hub del Sud Europa”.

“In questa prospettiva, il nuovo rigassificatore di Rovigo, grazie anche ad una regolazione che incentiva il necessario sviluppo infrastrutturale, porterà un contributo alla diversificazione degli approvvigionamenti ed alla concorrenza, attenuando – ha concluso Ortis – almeno in parte, i rischi legati alla copertura delle ‘puntè di domanda a fine inverno, in caso di temperature particolarmente rigide eventualmente associate ad interruzioni sui gasdotti internazionali”.

RIDOTTI I RISCHI DI BLACK OUT
Con l’entrata in funzione del rigassficatore di Rovigo l’Italia si arricchisce, da oggi, di altri 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno, aumenta la possibilità di mettersi al riparo da eventuali black out sulle forniture e consente a Edison di ritagliarsi un nuovo ruolo sul mercato nazionale, affrancandosi dal monopolio di Eni.
La disponibilità di questo gas arriva, tuttavia, in un momento di calo della domanda a causa della crisi economica a fronte di un surplus di offerta. Ma questo non sembra preoccupare più di tanto l’Ad di Foro Buonaparte Umberto Quadrino. “Con RasGas (la società del Qatar che venderà 6,4 miliardi di metric cubi di Gnl l’anno a Edison, ndr.) c’è un contratto di 25 anni che vogliamo onorare. Considerato il livello basso della domanda di gas attuale italiana, faremo del nostro meglio per privilegiare questo contratto rispetto ad altri”, ha sottolineato il manager nella conferenza stampa a bordo della nave in rotta verso il terminale Adriatic Lng, di cui Edison detiene il 10% del capitale, situato a 15 chilometri dalla costa veneta e a 40 da Venezia.
Fra Edison e il Qatar c’è quindi una certa flessibilità, quantificata da Quadrino in un “10% rispetto alla quantitativo previsto”.
“La flessibilità è di qualche nave all’anno, una flessibilità di carattere contrattuale che useremo nella misura in cui sarà necessaria. Privilegeremo questo contratto rispetto ad altri nel caso in cui bisognerà rivedere il quantitativo complessivo. E comunque non c’è il rischio di deviare le navi metanifere altrove”, ha aggiunto.
Dunque nessun rischio anche perché Edison ha già allocato tutta la quantità a disposizione del gruppo. “Su un portafoglio di 13 miliardi di metri cubi l’anno, il 55% sarà utilizzato per la produzione di energia elettrica nelle nostre centrali, il resto lo vendiamo alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Comunque è stato tutto allocato in Italia, mentre prima lo compravamo dall’Eni”, ha rimarcato il manager.
Da parte del Qatar, invece, rischi di riduzione dell’offerta non ce ne sono. “È un contratto di lungo termine. Noi non abbiamo mai ridotto la produzione: siamo impegnati nei confronti dei nostri clienti e anche loro hanno un impegno di acquisto”, ha sottolineato Abdullah bin Hamad Al-Attiyah, ministro dell’Energia del Qatar. “Noi non riteniamo che ci sia scarsità di approvvigionamento. C’è disponibilità, mentre sull’andamento del prezzo del petrolio ci sono molti analisti che fanno previsioni. Il mio consiglio è di non fidarsi”, ha aggiunto il ministro.

L’ITALIA HA BISOGNO DI RIGASSIFICATORI, ORA TOCCA A TRIESTE
Dopo Rovigo, il primo rigassificatore offshore in Italia e il secondo nel Paese dopo quello di Eni, in Liguria, c’è spazio per realizzare anche un terminale di Gnl a Trieste e uno in Sicilia, a Priolo. “L’Italia ha un’emergenza energetica e deve recuperare il tempo che ha perduto. Sul gas abbiamo bisogno di costruire i nostri rigassificatori. Quello che parte oggi è tecnologicamente avanzato e di assoluta sicurezza”, ha detto il ministro allo Sviluppo Economico, Claudio Scajola.
“Quello di Trieste è indispensabile nella politica energetica italiana”, ha aggiunto. Quanto al contenzioso in atto con la Slovenia che contesta l’impatto ambientale dell’impianto di Gas Natural, si è così espresso: “Abbiamo scontato per troppi anni i veti miopi che venivano dall’interno, non possiamo scontare anche i veti che vengono dall’esterno se non giustificati”.
Più gas, dunque, pari al 10% del fabbisogno nazionale, che dovrebbe porre il Paese al riparo da eventuali riduzioni delle offerte di questa importante materia prima da altri Paesi, come è accaduto l’anno scorso con la crisi russo-ucraina. “L’anno scorso l’Italia ha sofferto una crisi di offerta a seguito del contenzioso Russia-Ucraina. Quest’anno sono orgoglioso di poter dire che l’Italia può guardare al futuro con più tranquillità”, ha concluso Quadrino.rigassificatore rovigo