Al Qaeda tenta strage sul volo per Detroit »

Al Qaeda tenta strage sul volo per Detroit

Uno studente nigeriano ha tentato di far esplodere in volo l’aeroplano su cui viaggiava da Amsterdam a Detroit. L’attentato è fallito perché l’ordigno esploso non era sufficientemente potente da aprire la carlinga ed ha causato solo il ferimento di due passeggeri, oltre all’attentatore che al momento dell’arresto si è dichiarato appartenente alla rete terroristica di Al Qaeda.

Niente di strano, se ben ci si pensa. In fin dei conti non c’è nessun motivo per credere che l’ondata di attentati di matrice islamica sia in attenuazione. Come diceva Bush jr. in un momento di lucidità: “It’s not a question about if, but about when” cioè non dobbiamo chiederci “se” ci saranno ancora attentati, ma “quando” ci saranno.

La verità sull’Islam »

La verità sull’Islam

PUBBLICHIAMO UN LAVORO DI DIVULGAZIONE DELLA CONOSCENZA DEI CONTENUTI DELLA RELIGIONE ISLAMICA IN MODO CHE I LETTORI SI FACCIANO UNA PROPRIA OPINIONE. INIZIALMENTE VOLEVAMO DIVULGARE UN LAVORO SERIO, SVOLTO IN FRANCIA MA CHE, DOPO UNA ANALISI MOLTO ATTENTA DAL PUNTO DI VISTA TEOLOGICO E POLITICO, ABBIAMO VALUTATO COME PARZIALE. DI QUEL LAVORO PUBBLICHEREMO SOLO LE PARTI PRIVE DI PREGIUDIZIO ANTI-ISLAMICO PERCHE’ RITENIAMO CHE SIA SUFFICIENTE DIVUGARE LA VERA NATURA DELL’ISLAM PER SUSCITARE LE REAZIONI CHE CI ASPETTIAMO. IN QUESTA RUBRICA PERTANTO DAREMO SPAZIO AD ARTICOLI CHE INFORMANO SUL MONDO ISLAMICO E SULLA RELIGIONE CORANICA SENZA SOSTENERE TESI PRECONCETTE, PUR SAPENDO CHE OGNI ELABORAZIONE INCIDE SUL CONTENUTO
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La massoneria denuncia la Lega Nord: accade a Vicenza »

La massoneria denuncia la Lega Nord: accade a Vicenza

Ecco che ci siamo! Cominciano anche da noi! Chi? I “musulmani moderati”, naturalmente! Spalleggiati dalla massoneria, che vede nella Lega Nord la minaccia alla sua egemonia politica.

A Vicenza accade che la Lega Nord riesca a far desistere, con una azione civile di pressione mediatica, gli organizzatori del “Festival Islamico” dal proposito di fare tappa a Vicenza il giorno domenica 6 Dicembre. La Lega aveva organizzato un presidio da tenersi vicino al capannone dove avrebbero dovuto presentarsi alcuni predicatori molto noti del mondo islamico jihadista europeo, un presidio al quale avrebbero partecipato molte migliaia di persone. Gli organizzatori hanno dovuto inventare una indisposizione del predicatore più atteso, noto per le sue posizioni in tutta Europa e in Medio Oriente, per giustificare la soppressione dell’evento. Uno smacco tremendo, tanto più perché inflitto con armi tipiche del civile scontro democratico: la pressione mediatica, la mobilitazione, la dialettica, il coinvolgimento della società civile.

La Svizzera baluardo d’Europa vieta i minareti »

La Svizzera baluardo d’Europa vieta i minareti

svizzera chIn Svizzera, federazione con democrazia diretta, si è avuta l’ennesima prova di un fatto ormai evidente: quando al popolo viene consentito di esprimersi e di esercitare la propria sovranità emerge in Europa un pensiero completamente opposto rispetto ai “desiderata” delle élites.

Chiamato ad esprimersi sull’opportunità di introdurre nella costituzione elvetica il divieto di costruire nel territorio svizzero i minareti, dai quali il muezzìn chiama i fedeli musulmani alla preghiera 5 volte al giorno, il popolo a grande maggioranza ha appoggiato il SI’ propugnato dal partito a ispirazione cristiana UDC di fatto manifestando la propria opinione negativa sull’espansione dell’Islam nello stato alpino.

Gheddafi cerca di convertire le hostess: faccia pure… »

Gheddafi cerca di convertire le hostess: faccia pure…

Il raìs libico Gheddafi si è contraddistinto per un’altra iniziativa fuori dal protocollo: in gran segreto, alla vigilia del vertice Fao sulla fame nel mondo, il raís ha lanciato una specie di concorso attraverso una società di pubbliche relazioni. «Cercan­si 500 ragazze piacevoli, tra i 18 e i 35 anni, alte almeno un me­tro e 70, ben vestite ma, rigoro­samente, non in minigonna o scollate», è stato il messaggio dell’agenzia “Hostessweb”, che ha offerto ad ognuna un «gettone» di 60 eu­ro. Per fare cosa? «L’obiettivo è avere alcuni scambi di opinione e donare omaggi libici», chiari­va la «lettera d’ingaggio».

Tra terrorismo e demografia: l’avanzata dell’Islam »

Tra terrorismo e demografia: l’avanzata dell’Islam

Ospitiamo l’accorato intervento di Audrey D’Aguanno, una cittadina italo-francese che lungamente ha vissuto a Marsiglia toccando con mano per anni la realtà di cui ci parla con competenza e cognizione di causa. Spazio alle sue parole……

“E’ sicuramente vero, l’attentato mancato di qualche settimane fa a Milano è l’atto di un forsennato, il “caso isolato” di un immigrato finora “ben integrato nella società italiana” ma con “problemi psichici”, volontariamente saltato in aria urlando parole in arabo.
Le famiglie delle vittime degli attentati della metropolitana di Madrid o dell’AZF di Tolosa sono certamente state molto sollevate nel sapere che il loro figlio, la loro moglie, il loro fratello non sono stati uccisi da una rete terrorista organizzata islamica, bensì da “forsennati” musulmani isolati con “problemi psichici”.

Deriva islamica in Turchia, esercito preoccupato »

Deriva islamica in Turchia, esercito preoccupato

C’è aria di golpe in Turchia. Un documento, firmato dal colonnello Dursun Çiçek, «è nelle mani della giustizia», si è limitato a rivelare nei giorni scorsi ai cronisti il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, precisando che «le Forze Armate non potrebbero accettare un’onta del genere, se le accuse si dimostrassero vere». È il piano, sequestrato nel corso di una perquisizione, che proverebbe la volontà dei militari di ribaltare il regime. Ad anticiparne l’esistenza, in giugno, era stato il quotidiano “Taraf”, svelando l’intenzione dell’apparato militare di destituire il partito di Governo, l’Akp, colpendo nel frattempo anche le potenti confraternite sufi che fanno riferimento a Fethullah Gülen. Falso o autentico che sia, l’incidente è riuscito intanto a mettere in contrasto le Forze Armate e la magistratura. Le prime rivendicano a sé la giurisdizione sul caso, che vede coinvolti alcuni ufficiali dell’esercito turco, mentre i giudici civili non mollano e continuano a indagare. Ma non è un unico episodio giudiziario a opporre le gerarchie militari, notoriamente contrarie all’influenza islamica nelle istituzioni, e il Governo di Erdogan. L’accusa principale nei confronti del Primo Ministro è politica e riguarda lo scivolamento graduale ma apparentemente inesorabile di Ankara verso il mondo islamico. Così sembra interpretare la svolta anche il “New York Times”, che ieri indicava come stiano crescendo le tensioni fra la Turchia e l’Occidente. Iniziando dall’episodio delle manovre militari congiunte fra la Nato e Israele, cancellate all’inizio di ottobre proprio per volontà del governo di Ankara, il quotidiano statunitense risale fino all’incidente del gennaio scorso, quando Erdogan aveva affrontato duramente il presidente israeliano Shimon Peres davanti alla platea internazionale dei leader mondiali, a Davos, in Svizzera, puntando il dito contro Gerusalemme a proposito del conflitto a Gaza. La fonte di preoccupazione maggiore riguarda comunque i rapporti con Teheran, particolarmente per la difesa da parte di Erdogan del programma nucleare iraniano. A disancorare la Turchia dall’Occidente, contribuiscono anche alcune decisioni di politica economica. In occasione di un suo viaggio a Mosca lo scorso febbraio, il presidente turco, Abdullah Gül aveva concordato con il Governo russo che le transazioni tra i due Paesi sarebbero avvenute nelle rispettive valute nazionali. Ieri, durante una visita a Teheran, è giunto l’annuncio di Erdogan che sarà adottata la nuova lira turca nelle transazioni commerciali con l’Iran, che precedentemente avvenivano in dollari o in euro. E, prossimamente, un accordo simile sarà siglato anche con la Cina.Quali successi economici e politici possa ottenere il voltafaccia, è un argomento controverso. Ieri, sia la Confindustria turca che gli analisti finanziari dell’agenzia di rating internazionale (Fitch) hanno fornito chiavi di lettura diverse sulla crisi economica attraversata dalla Turchia e soprattutto sul futuro a breve. La Tisk (influente confederazione dei datori di lavoro turchi) ha, in un certo senso, ridimensionato le ottimistiche analisi degli scorsi giorni relativamente all’uscita dal tunnel per l’economia locale. Per gli imprenditori turchi, la disoccupazione e il calo della produzione industriale dureranno per almeno un altro anno colpendo in special modo alcuni sub-settori industriali particolarmente esposti verso l’estero. Fitch è pronta invece a rivedere positivamente il rating sul debito turco (attualmente BB-) in considerazione della capacità di reazione dimostrata dal Paese nella difficilissima fase congiunturale attraversata. ankara

Ucciso a Detroit un leader islamico americano »

Ucciso a Detroit un leader islamico americano

Sognava la Jihad, predicava contro lo Stato e contro la democrazia, accumulava armi tanto da avere un piccolo arsenale, diceva di essere pronto «a farsi saltare per aria». Non in Pakistan o in Iraq, non in un Paese dove vige la Sharì’a e la si vuole prservare dal Grande Satana che è l’Occidente, ma a Detroit, una delle città più industrializzate degli USA conosciuta anche come la capitale dell’automobile. Il suo nome era Christopher Thomas, 53 anni, poi cambiato in Luqman Ameen Abdullah dopo la conversione all’Islam; è stato ucciso dall’Fbi durante un conflitto a fuoco. Sei dei suoi seguaci sono stati arrestati in una serie di raid contro una setta islamista a Detroit e Deborn, cittadina statunitense che ospita una folta comunità mediorientale.

Milano, prima scintilla d’attacco islamico »

Milano, prima scintilla d’attacco islamico

Ecco, ci siamo! Come ebbe a dire Bush jr nel 2001 parlando di altri attacchi terroristici, dopo quello dell’11 Settembre, “It’s not about if, but about when!”: non è una questione di “se”, ma una questione di “quando”! Come si è potuto del resto constatare ngli anni successivi, gli attacchi degli islamici secondo la modalità terroristica (cioè fuori dal contesto della guerra e nel pieno delle città, contro civili inermi e in pace) si sono susseguiti puntualmente (Madrid, Mosca, Londra, Bali, eccetera eccetera).
Per qualche strana ragione gli italiani credono di essere immuni a questo tipo di attacco, ma sbagliano del tutto. Oggi a Milano è successo un fatto marginale, probabilmente di scarso rilievo: un fanatico solitario di nazionalità libica ha attaccato una caserma urlando frasi sconnesse sull’Afghanistan, secondo i testimoni; aveva con sè un ordigno che gli è esploso addosso, con il solo risultato di ferirlo gravemente e di ferire leggermente un soldato di guardia.
Episodio da poco, dunque? No, per niente.
Questo è il classico sintomo di una situazione sul punto di deflagrare. Questo è un pazzo esaltato senza controllo che ha agito da solo perché incapace di controllarsi, ma il senso di odio frustrato e di aggressività repressa che fa da retroterra culturale a questo comportamento suicida-omicida è ben presente in certi ambienti islamici delle nostre città ed è ormai sul punto di emersione.
Negli ultimi tempi, infatti, le forze dell’ordine deputate a monitorare questi ambienti avevano intercettato telefonate e messaggi che parlavano di un attacco al Duomo o alla Metropolitana di Milano. L’allerta era salita ed è tuttora ad alti livelli.
Da queste pagine invitiamo tutti alla massima attenzione e, siccome non fa mai male, alla preghiera. Ma anche alla consapevolezza che questa gente divide il mondo in due: Casa dell’Islam (dar-al-islam) cioè le terre dove vige la legge del Corano, e casa della Guerra (dar-al-harb) cioè tutto il resto del mondo.
Noi, per loro, viviamo nella Casa della Guerra dove il buon musulmano deve essere pronto ad attaccare in qualsiasi momento, con la raccomandazione degli Editti Coranici (hadit) di preferire il giorno di Giovedì, affinché la comunità (umma) possa festeggiare la vittoria nel successivo giorno della preghiera.
A dire queste cose, che altro non sono dalla semplice divulgazione dei contenuti religiosi musulmani, si passa ancora per intolleranti. La domanda è: quanti morti dovremo contare perché certe teste dure smettano di fare il tifo per i musulmani contro noi stessi?

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