L'angelo a S. Marco
Pax tibi Marce
Evangelista meus...

Vangelo Gv 1,1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio..
MILANO — Non solo Irap, Ires e Iva. C’è un altro fronte che agita le notti dei piccoli imprenditori, si chiama studio di settore. Si tratta del sistema perverso utilizzato dall’Agenzia delle entrate per stabilire il giro d’affari minimo di ogni attività imprenditoriale, basato su calcoli astrusi e scollegati dalla realtà, figlio di una mentalità che vuole l’imprenditore “ladro ed evasore a prescindere”.
«Troppo alta la spesa INPS e non ci sono soldi per tutti» ha affermato il consigliere regionale del Carroccio Emilio Zamboni, in una riflessione sul perché le pensioni non garantiscano una vita dignitosa al Veneto. «In effetti – continua l’esponente leghista – in Italia sono aumentate le pensioni di anzianità con un incremento negli ultimi 10 anni del 65% con una spesa annua di oltre 132 miliardi di euro. Ovvio che essendo le industrie concentrate al nord, viene da pensare che le pensioni siano cresciute quasi esclusivamente al nord. Questo fenomeno è stato trattato nell’articolo de “Il Sole 24 Ore” del 14 settembre 2009 a pagina 5».«In realtà – prosegue il consigliere – è il sud che traina l’aumento delle pensioni di anzianità con un incremento medio negli ultimi 10 anni del 135%, con punte del 374% di Catanzaro, del 270% di Vibo Valentia, del 261% dell’Aquila o del 248% di Potenza. Con questi dati verrebbe da pensare che il sud negli ultimi 30 anni si sia notevolmente industrializzato e quindi siano stati versati tantissimi contributi in modo da giustificare questo aumento di spesa da parte dell’INPS. Al nord, le pensioni si sono mantenute abbastanza stabili e, addirittura, ci sono province che contano oggi meno pensioni di anzianità rispetto a 10 anni fa. Poi bisogna rilevare che le pensioni agricole in Campania, Puglia e Calabria pesano del 30 – 40 % in più rispetto alle regioni settentrionali. Di certo non siamo in presenza di un boom agricolo al sud (anzi si produce molto meno); in realtà, come descritto dall’articolo de “Il Sole 24 Ore”, si tratta di un fenomeno molto diffuso, quello della disoccupazione agricola coperta da contributi solo figurativi senza un effettivo versamento. La disoccupazione dovrebbe però essere preceduta da occupazione».«In pratica – aggiunge Emilio Zamboni – si è verificata una forma di assistenza di massa che, oltre ad assicurare a tutti un reddito, assicura anche una pensione con non pochi problemi all’INPS. Si instaurano rapporti di lavoro fittizi solo sulla carta al fine di creare di li a poco disoccupati. Il fenomeno dei falsi braccianti assunti in modo fittizio per poi passare al sussidio di disoccupazione e successivamente alla pensione è difficile da contrastare in quanto spesso è il risultato di comportamenti di tipo malavitoso. Come riportato nell’articolo, il responsabile dell’INPS di Rossano Calabro (CZ) è stato costretto alla scorta, avendo subito minacce molto pesanti per aver portato alla luce dei finti braccianti. Nell’articolo viene anche riportata la scoperta fatta dalla Guardia di Finanza di Taranto di 363 finti lavoratori».
CIAMBETTI SULLE STATISTICHE DEI DATI INPS 1998-2008
«L’Italia non è una bensì due repubbliche distinte»
“Non esiste un’Italia unita: esistono due Italie, una produttiva l’altra assistita. In qualunque lingua lo si dica, napoletano compreso, i numeri non mentono”. Così Roberto Ciambetti, capogruppo in Regione della Lega Nord, commenta le dichiarazioni “partenopee” dell’europarlamentare Enzo Rivellini e la statistica elaborata dal Sole24 ore sui dati Inps.
“Dai dati Inps emerge un incremento sostanzioso – ha spiegato Ciambetti – delle pensioni di anzianità erogate nel Mezzogiorno: a Catanzaro le pensioni sono aumentate del 370% rispetto a dieci anni fa, a l’Aquila, Caserta, Frosinone, Avellino, si supera il 200% di aumento. A Vicenza, l’incremento è stato del 47%. Un divario impressionante: anche per l’Inps l’Italia non è una bensì due repubbliche distinte ”.