La Gran Bretagna si avvicina alle elezioni e il problema più grave è quello dell’immigrazione, che nel Regno Unito ha sfondato ampiamente i livelli massimi accettabili dalla popolazione britannica. Per questo motivo il candidato premier dei conservatori Mr. Cameron promette il pugno di ferro e la drastica riduzione del 75% degli ingressi, sicuro in questo modo di intercettare il pesante malumore dei sudditi della corona d’Inghilterra e di far tornare al potere il suo partito dopo 20 anni di dominio laburista.
L’Inghilterra rischia di essere troppo popolosa e l’immigrazione va frenata subito per evitare il crak. David Cameron affila le armi, e nella sfida a Gordon Brown mette in campo il piano per tenere la popolazione inglese sotto i 70 milioni, una cifra che secondo i documenti dell’istituto nazionale di statistica potrebbe essere raggiunta già nel 2029, sia per la crescita dei flussi migratori che per la “fertilità” delle nuove famiglie britanniche di religione musulmana, sempre più numerose. Il numero uno dei Conservatori, che i sondaggi indicano in netto vantaggio sull’attuale premier Gordon Brown, ha spiegato in tv che l’obiettivo è quello di ridurre gli ingressi annuali di alcune «decine di migliaia». Cameron ha detto che il ritmo attuale- in Inghilterra arrivano circa 200mila migranti l’anno- è insostenibile, e il tasso di immigrazione va riportato ai livelli dell’era Tatcher: «Due milioni di immigrati in un decennio sono troppi».
Le parole di Cameron sono arrivate dopo la proposta dell’arcivescovo di Canterbury, che ha chiesto di fissare un tetto di quarantamila stranieri l’anno. «Dall’immigrazione abbiamo ricevuto anche benefici» ha spiegato Cameron, «ma ora la pressione è troppo forte».
I laburisti hanno parlato di caccia ai fantasmi, ma all’interno del partito, in forte difficoltà e alle prese con una leadership troppo fragile, i malumori per l’approccio del governo alla questione immigrazioni sono molti, e l’esecutivo sta lavorando ad una serie di misure per mandare un messaggio agli elettori.
Secondo il Times saranno aumentati gli ostacoli per le richieste d’asilo e i controlli sui visti per motivi di studio. Nell’ultimo anno, complice la recessione, il numero degli ingressi si è fermato attorno ai 160 mila, ma il tasso di disoccupazione che sfiora l’8 per cento terrorizza la middle-class. Il ministro dell’Interno Alan Johnston, uno tra i primi ad ammettere che il Labour ha commesso degli errori nelle politiche sull’immigrazione e a chiedere un confronto pubblico sul tema, strettamente collegato a quello della sicurezza, ha però respinto le accuse di “open door policy”, di mancanza totale di controlli e bocciato il piano di Cameron: «No ai controlli sulle famiglie in stile Cina».
Comunque sia, c’è da augurarsi che non sia troppo tardi per la Gran Bretagna e c’è da imparare per non commettere gli stessi errori causati dall’egemonia insensata del multiculturalismo ideologico che là come in Francia e in Olanda ha dominato la scena dopo il crollo del Muro di Berlino in quanto surrogato residuale dell’ideologia comunista.


“Fini vuole arrivare a far votare gli immigrati. Cerca di ottenere quel bacino di circa un milione di voti, ma non ha capito che quelli votano dall’altra parte, a sinistra”. Massimo Bitonci e’ il deputato leghista che sta seguendo, per conto del Carroccio,