Il raìs libico Gheddafi si è contraddistinto per un’altra iniziativa fuori dal protocollo: in gran segreto, alla vigilia del vertice Fao sulla fame nel mondo, il raís ha lanciato una specie di concorso attraverso una società di pubbliche relazioni. «Cercansi 500 ragazze piacevoli, tra i 18 e i 35 anni, alte almeno un metro e 70, ben vestite ma, rigorosamente, non in minigonna o scollate», è stato il messaggio dell’agenzia “Hostessweb”, che ha offerto ad ognuna un «gettone» di 60 euro. Per fare cosa? «L’obiettivo è avere alcuni scambi di opinione e donare omaggi libici», chiariva la «lettera d’ingaggio».
I pullmini della società di reclutamento arrivano in fila indiana in via Cortina d’Ampezzo, presso l’Ambasciata libica, e si fermano a qualche decina di metri dalla blindatissima villa. Scendono ragazze, tante ragazze. Con spolverini di cachemire , tailleur. Nessuna in minigonna. Tacchi alti sì, ma niente scollature. Sono tutte lì per il Colonnello. Pensano di andare a una «serata di gala», ma non sanno che le aspetta una lezione di Islam, nella quale salta fuori anche la solita bestemmia coranica circa il fatto che Gesù non fu crocifisso, ma mandò un sosia a morire al posto suo.
Appena le ragazze si accomodano Gheddafi sale in cattedra. E, a differenza di quanto si aspettavano le oltre 100 invitate a questa prima serata, l’incontro prende una piega seria, per qualcuna addirittura noiosa. Il Colonnello seduto in poltrona, affiancato dall’ambasciatore Hafed Gaddur, dall’interprete e da due «amazzoni» in divisa, è di fronte a tutte e inizia a parlare. «Non è vero che l’Islam è contro le donne», premette. «Convertitevi — aggiunge — chi crede in Dio è musulmano. Il Corano è uno e non è mai cambiato, mentre i Vangeli sono quattro». Poi l’affermazione sul «sosia del Cristo in croce» che suscita incredulità in sala. Finché arriva il momento del cadeau : il raís distribuisce a tutte una copia del «Glorioso Corano », il «Libro verde» della rivoluzione e un opuscolo dal titolo «Come essere musulmano?».
Verrebbe da indignarsi, se non fosse che la conoscenza dell’Islam può solo essere utile per le donne occidentali. Tutta la tolleranza, i discorsi sulla bontà di tutte le religioni, franerebbero miserevolmente davanti alla vera conoscenza della religione maomettana. Ben vengano le predicazioni sincere, alla luce del sole, che descrivono l’Islam per la sua vera essenza e per come esso è veramente. In una società secolarizzata che è abituata da molti secoli a sottoporre al vaglio della logica e al metodo critico-razionale l’impianto valoriale e metafisico di matrice giudaico-cristiana, una religione tutta fondata sul fideismo e sull’adesione irrazionale a una verità indiscutibile e non analizzabile come è l’Islam verrà fatta a pezzi evidenziando le clamorose contraddizioni che contiene.
Con le donne, poi…. Saranno proprio le donne, nel mondo globalizzato, a produrre la rivoluzione culturale del mondo musulmano. Attraverso la liberazione sessuale, il femminismo e le pari opportunità esse faranno emergere tutti gli sbagli dottrinali e le derive puramente antropologiche di una religione che consiste, in ultima analisi, alla sacralizzazione e all’innalzamento a rango di religione della costituzione giuridica di una tribù beduina in guerra nella Penisola Arabica nel 622-632 dopo Cristo. L’Islam attecchisce storicamente, e attecchirà sempre e solo, in ambienti con sistemi di produzione di tipo socialista-dirigista e con struttura sociale e familiare di tipo tribale poligamico ed endogamico, come quelli mediorientali e africani. Con la globalizzazione, l’Islam è destinato a perire e i fondamentalismi violenti che sorgono in tutto il mondo sono reazioni all’evidenza della fragilità del sistema.
Non è quindi un Gheddafi che predica sinceramente il Corano quello che dobbiamo temere, né quelli come lui, perché ci rendono un servizio straordinario, bensì coloro che fingono che la loro religione abbia valori simili ai nostri per poter contare sulla nostra benevolenza, per avere i diritti civili senza piegarsi ai costumi e ai doveri, per vivere accanto a noi e moltiplicarsi, mantenendo ben lontana l’integrazione della loro comunità in vista di una futura presa del potere con i metodi della democrazia.
(Davide Lovat) 
New York, 22. Un appuntamento tradizionale l’apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che per quasi una settimana trasforma New York nella capitale indiscussa della politica mondiale. Al vaglio dei capi di Stato e di Governo che a partire da domani si susseguiranno sul podio del Palazzo di vetro sono le questioni più scottanti: dalla crisi economica al surriscaldamento climatico, passando per i dossier caldi del Medio Oriente e del nucleare. Di tutti questi argomenti parleranno i leader delle grandi Nazioni – come il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al suo debutto al Palazzo di vetro – ma anche quelli dei Paesi più piccoli presenti all’Assemblea.