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	<title>L&#039;altra Campana &#187; Gesù</title>
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		<title>Vivere la fede nella famiglia cristiana</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 08:39:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l&#8217;usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/vivere-la-fede-nella-famiglia-cristiana/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l&#8217;usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.<br />
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l&#8217;udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: &#8220;Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo&#8221;. Ed egli rispose: &#8220;Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?&#8221;. Ma essi non compresero le sue parole.<br />
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.<br />
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::</p>
<p>Nella domenica che segue il Natale la Chiesa ci domanda di fermarci a riflettere sulla famiglia, proprio perché anche Gesù, il Figlio di Dio, ha voluto fare questa esperienza umana.<br />
La famiglia di Nazaret rappresenta qualcosa di eccezionale, per certi versi: Maria diventa madre rimanendo vergine, quel bambino che porta in grembo per nove mesi e che poi dà alla luce, allatta e cresce, è il Figlio di Dio, è Dio. E’ un caso unico in tutta la storia del mondo. Una cosa simile non si ripeterà mai più.<br />
Ma per altri versi è anche una storia normale di famiglia, perché Dio stesso ha voluto che fosse così. Una famiglia di quel tempo, che viveva là in Palestina con tutti i disagi di tante famiglie di allora. Il Vangelo ci racconta della nascita di Gesù in mezzo all’indifferenza (non c’era posto per loro nell’albergo …), all’ostilità (Erode che cercava il bambino per ucciderlo), allo spostamento continuo (da Nazaret a Betlemme, poi in Egitto, poi di nuovo a Nazaret … ).<br />
Due genitori, Maria e Giuseppe, anche loro alle prese con i problemi grossissimi dell’educazione dei figli, specialmente quando raggiungono l’età dell’adolescenza e della prima giovinezza con il loro desiderio di libertà, di autonomia, di rottura con la famiglia di origine.<br />
L’episodio che si ascolta in questa domenica, in qualche modo, rientra in questo tipo di problemi.<br />
Il fatto è molto noto: com’era consuetudine per i buoni ebrei, anche Maria e Giuseppe si recavano ogni anno a Gerusalemme per la Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni, e quindi era ormai maturo secondo i criteri del tempo, portarono anche lui. Sulla via del ritorno non lo trovano più nella comitiva di parenti e conoscenti e allora preoccupati vanno a cercarlo nella città e finalmente, dopo tre giorni, lo scovano seduto in mezzo ai maestri del tempio mentre discuteva con loro di grandi questioni teologiche, lasciandoli stupefatti per la sua intelligenza.<br />
Alla madre che gli manifestava la sua angoscia, Gesù risponde tranquillo: “Perché mi cercavate? Io devo occuparmi delle cose del Padre mio …”.<br />
Quest’episodio si presta a tante considerazioni e ne vorrei sottolineare una in particolare: in una famiglia i figli non possono mai considerarsi proprietà dei genitori.<br />
Anche se mamma e papà hanno il compito straordinario di farsi cooperatori di Dio nel trasmettere la vita, poi però devono anche saper mettersi da parte per rispettare il progetto di vita che ogni figlio elabora e che costruisce progressivamente.<br />
Abbiamo sentito che Maria e Giuseppe non compresero quelle parole misteriose di Gesù “Io devo occuparmi delle cose del Padre mio”. Queste parole riguardavano la missione che Gesù aveva e che avrebbe manifestato di lì a qualche anno attraverso la predicazione del Vangelo e soprattutto la passione-croce. Risurrezione.<br />
Anche tanti genitori del nostro tempo, ad un certo punto, non riescono più a capire i loro figli: perché parlano in un certo modo, perché ragionano così, perché cercano di staccarsi da loro quasi rifiutandoli.<br />
Perché abbandonano la pratica religiosa, non vanno più a Messa.<br />
Certamente questo fa parte del processo della crescita, della maturazione fisica, psichica e morale di ogni persona. Questo cammino comprende tante difficoltà, lacerazioni, sofferenze, lacrime. Ogni famiglia, in misura minore o maggiore, s’imbatte in queste situazioni.<br />
Che cosa può fare una famiglia cristiana in queste situazioni? Può fare qualcosa, sicuramente. I genitori, anche quando sembra loro che non serva a niente, debbono continuare ad educare con l’esempio i loro figli, a pregare per loro e – per chi ha un po’ più di coraggio – anche per proporre di pregare insieme con loro. E poi bisogna saper aspettare il tempo di Dio e anche i tempi degli uomini che sono diversi una persona dall’altra. Il bene seminato non andrà mai disperso e nell’ora che solo Dio conosce, fiorirà e fruttificherà. Questo è l’atteggiamento della fede. Era così che si comportavano Maria e Giuseppe nei confronti di quel loro Figlio tutto speciale. Ma la fede non s’improvvisa e non ci viene consegnata dentro una scatola per tirarla fuori di tanto in tanto. La fede siamo noi che c’interroghiamo, che accogliamo l’insegnamento del Signore e della Chiesa, che preghiamo, che coltiviamo con i sacramenti la nostra relazione con Dio.  Tutto questo è la fede. E molto ancora di più!</p>
<p>(don Pierangelo Rigon)<br />
<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/12/gesù-ritrovato-150x150.jpg" alt="gesù ritrovato" title="gesù ritrovato" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2465" /></p>
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		<title>Babbo Natale, una putrida carogna</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle cose veramente fastidiose del periodo natalizio è Babbo Natale! Da bambino lo sopportavo e nemmeno mi dispiaceva, sembrava solo una specie di pagliaccione vestito di rosso e tutto sommato innocuo, un personaggio di una fiaba come potevano essere &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/babbo-natale-una-putrida-carogna/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose veramente fastidiose del periodo natalizio è Babbo Natale! Da bambino lo sopportavo e nemmeno mi dispiaceva, sembrava solo una specie di pagliaccione vestito di rosso e tutto sommato innocuo, un personaggio di una fiaba come potevano essere Pinocchio o Il Gatto con gli stivali, Biancaneve o Peter Pan.</p>
<p>Mia madre mi ha sempre spiegato che si trattava di un personaggio di fantasia e che non si doveva confonderlo con un mago e nemmeno con qualcosa di vero, insegnandomi ad apprezzare la fantasia come un gioco ma facendomi respirare, con l&#8217;esempio del suo amore, come la verità del Natale fosse l&#8217;Amore di Gesù Cristo che nel Natale viene ricordato alla nascita, quando fu bambino quale ero io.</p>
<p>Col passare degli anni, tuttavia, il pagliaccione rosso (colore politico?) ha assunto un ruolo diverso. Uscito dall&#8217;età dei sogni e delle favole ho percepito quella figura, stravolgimento della tradizione popolare di S.Nicola, come una volgare impostura e un modo per squalificare il senso del Natale. Oggi non ho più dubbi: Babbo Natale è un mostro prodotto da menti perfide che hanno ideato il modo più subdolo per stuprare lo spirito innocente dei bambini. Mi spiego.</p>
<p>Insegnare a un bimbetto che il Natale è la festa dove si fanno i regali e che questi regali li porta una specie di mago che vive al Polo Nord e viaggia su una slitta trainata da renne volanti è una fiaba vuota, ma ancora solo una fiaba. Insegnare a un bimbetto che verso questa figura &#8220;magica&#8221; ci si deve rivolgere con atteggiamento richiedente e speranzoso, scrivendo una letterina con i propri desideri di qualche bene materiale, comincia a diventare una carognata. La carognata si completa quando il piccolo, crescendo, scopre che Babbo Natale non esiste e che i regali li compravano con i soldi i genitori. Fine della fiducia in qualcosa di superiore, fine della disponibilità a stupirsi davanti a qualcosa di ignoto, abitudine diseducata a una preghiera per scopi solo materiali e finalizzata all&#8217;ottenimento di una soddisfazione come nelle divinazioni pagane, prevalenza del senso materiale e svuotamento di senso del Natale.</p>
<p>I bambini che vengono educati a credere in Babbo Natale sono bambini violentati. A loro viene tolto il senso dell&#8217;amore, dell&#8217;intimità del cuore, del dono, della preghiera e della trascendenza. Sono destinati al dubbio, all&#8217;incredulità, probabilmente anche all&#8217;infelicità.</p>
<p>Viceversa, se non altro per amore della verità storica, il Natale va insegnato come Natività di Gesù, un uomo che ha introdotto nell&#8217;umanità i concetti di Carità e di Persona e che solo per questo va ricordato da tutti con gratitudine. Ai bimbi non servono parole complicate, poiché hanno ancora la purezza che consente di capire le cose senza bisogno del ragionamento, perciò anche chi non fosse interessato a impartire un&#8217;educazione religiosa, ma mirasse alla felicità dei propri figli, dovrebbe evitare fortemente di proporre un&#8217;educazione destinata a sfociare nel materialismo, anche etico, nella delusione e nella consapevolezza che perfino i genitori possono mentire per anni su cose riguardanti i sentimenti e le speranze.</p>
<p>Chi invece volesse impartire ai figli un&#8217;educazione cristiana deve insegnare che la preghiera è innanzitutto lode a Dio, poi ringraziamento per il fatto stesso di vivere e di capire, e solo alla fine richiesta ma in cambio della bontà, cioè di una condotta retta. Deve insegnare qualcosa di cui non doversi vergognare perché non si rischia lo sbugiardamento, qualcosa che è vero a 3 anni come a 30 o a 90, perché la verità genera rispetto e richiede sincerità in cambio. Deve motivare ogni gesto d&#8217;amore con l&#8217;Amore di Gesù, venuto al mondo ignudo e piccolo con una mangiatoia per bestie come culla. Deve seguire da vicino la crescita psichica e psicologica dei figli, secondo dopo secondo, dando l&#8217;esempio per ispirare l&#8217;imitazione, collegando anno dopo anno il senso del Natale con quello della Pasqua, senza timore che i figli non capiscano perché il messaggio di Cristo è accessibile in modo sempre nuovo a tutte le età e per tutti i livelli di istruzione.</p>
<p>In tutto questo Babbo Natale non c&#8217;entra, perciò è convenientissimo che ai bambini cristiani venga detta subito la verità. Se fino a qualche tempo addietro mi sembrava solo un pagliaccione, oppure la maschera con cui qualche buontempone si regala uno scorcio anticipato di Carnevale in pieno dicembre, oggi sono costretto a riconoscere che è il prodotto di un disegno infingardo finalizzato all&#8217;usurpazione del Natale nel cuore dei bambini.</p>
<p>Il colpo definitivo me lo hanno dato quei lestofanti appesi sui balconi delle case, col sacco in spalla: tanti Babbo Natale che sembrano svaligiatori intenti a rubare il Natale dalle case dei bambini. Non c&#8217;è niente di buono in quel volgare, lurido vecchiaccio.</p>
<p>&#8220;&#8230;et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a Malo&#8221;. Liberaci dal Maligno, Padre Nostro.</p>
<p>(Davide Lovat)<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/12/Babbo-natale-cattivo-150x150.jpg" alt="Babbo natale cattivo" title="Babbo natale cattivo" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2430" /></p>
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		<title>Quelle parole che non passeranno mai</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 13:00:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Commento al Vangelo della 33ma domenica del tempo ordinario: Mc 13, 24 – 32) &#8220;&#8230; In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/quelle-parole-che-non-passeranno-mai/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Commento al Vangelo della 33ma domenica del tempo ordinario: Mc 13, 24 – 32)<br />
&#8220;&#8230; In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà<br />
e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.<br />
Allora vedranno il Figlio dell&#8217;uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall&#8217;estremità della terra fino all&#8217;estremità del cielo. Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l&#8217;estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.<br />
In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto poi a quel giorno o a quell&#8217;ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. &#8230;&#8221;<br />
___________________________________________________________</p>
<p>La penultima domenica dell’anno liturgico ci fa ascoltare un brano del Vangelo che appartiene al genere cosiddetto apocalittico, volto al futuro, a ciò che dovrebbe avvenire, al destino del mondo e dell’umanità.<br />
Visioni, immagini, scene spesso terrificanti; toni piuttosto misteriosi e persino inquietanti.<br />
Tribolazioni cui seguirà l’oscuramento del sole e della luna, la caduta delle stelle e lo sconvolgimento delle potenze superiori.<br />
Fantasie che non fanno più presa sull’uomo contemporaneo, scientifico e tecnologico, maggiormente preoccupato per la cristi economica o l’influenza A?<br />
Previsioni smentite dal fatto che sono passati duemila anni e il mondo continua ad andare avanti, il sole a riscaldarci e la luna a brillare?<br />
La parola di Gesù Cristo non vuol fare concorrenza a maghi, indovini, oroscopi vari.<br />
Piuttosto, il Vangelo è annuncio di libertà e di ottimismo rivolto alla gente di ogni tempo e di ogni luogo.<br />
Ci invita a scrutare il mistero che è dentro di noi, all’enigma della nostra condizione umana.<br />
Vuol farci rendere conto che, con tutta la nostra intelligenza ed esperienza, spesso noi uomini arriviamo solo alle domande: non alle risposte precise.<br />
Dopo averci offerto scene forti, da immaginario collettivo, stimoli per la realizzazione di un quadro dai toni foschi, Gesù riporta il discorso alla terra, al vivere quotidiano.<br />
Ci indica la pianta del fico, che in primavera allunga pian piano i suoi rami teneri e preannuncia così la stagione del sole e dalla maturazione piena del frutto.<br />
Che cosa dovremmo imparare da un fico, noi esseri intelligenti?<br />
Che vi è un tempo per crescere e maturare, e persino di sbagliare e di peccare.<br />
Ma vi è un tempo per decidersi e per convertirsi.<br />
Vi è un giorno e un’ora, oltre i quali non potremo più fare tutto questo e raccoglieremo solo ciò che avremo seminato e coltivato.<br />
Il futuro, l’oltre, comincia qui: prenderne atto è la vera intelligenza.<br />
Proprio come dice la parola, questa nostra facoltà consiste in un “leggere dentro” gli avvenimenti, la storia e le situazioni.<br />
Ma quale lo scopo di questa lettura, secondo Gesù Cristo?<br />
Non può essere la mera analisi sociologica, il confronto di dati statistici, la futurologia.<br />
C’è bisogno anche di questo, ma se occupino gli “studi di settore”, se ne facciano carico gli accademici nelle loro seriose sedi universitari, i politici e gli amministratori dai rispettivi scranni in cui sono stati posti dagli elettori.<br />
Al cristiano che vuol vivere seriamente la sua fede, a coloro che rivendicano le radici cristiane del mondo in cui viviamo, Gesù di Nazareth dichiara che vi sono solo alcune parole che non passeranno mai: e sono le sue!<br />
E’ una pretesa: antidemocratica per qualcuno, illogica per un altro.<br />
Semplicemente e stupendamente vera per chi non si scandalizza della croce.<br />
Farne oggetto di riflessione personale e sociale, disponibilità a vivere quelle parole come hanno fatto i martiri e i santi della storia cristiana, tutto questo prepara un futuro migliore.<br />
Non perché sia sciolto dai condizionamenti e dalle debolezze umane o dalle leggi che regolano la natura, ma semplicemente perché tutto è fecondato dal seme divino che è il Vangelo.</p>
<p>(don Pierangelo Rigon)<br />
<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/tramonto-150x150.jpg" alt="tramonto" title="tramonto" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1791" /></p>
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		<title>Il Crocifisso era un uomo ucciso per le sue idee</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:04:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Corte di Strasburgo era già famosa per aver assolto Vittorio Emanuele che aveva sparato a un tedesco nei testicoli, causando una morte orrenda tra atroci sofferenze. La motivazione? A sparare fu il fucile. Ora si è superata con la &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/il-crocifisso-era-un-uomo-ucciso-per-le-sue-idee/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di Strasburgo era già famosa per aver assolto Vittorio Emanuele che aveva sparato a un tedesco nei testicoli, causando una morte orrenda tra atroci sofferenze. La motivazione? A sparare fu il fucile. Ora si è superata con la sentenza sul Crocifisso, scritto con la maiuscola perché il Crocifisso è Gesù di Nazareth. Parliamone però con approccio laico.<br />
Gesù fu crocifisso venerdì 7 Aprile 783 ab urbe condita, cioè nel 30 (Dionigi il Piccolo commise un errore a individuare l&#8217;anno 1). Capo d&#8217;imputazione? Sedizione e sobillazione contro il potere costituito, reati per cui era prevista appunto la croce. Reato contestato? Aver predicato che i poveri, gli umili, i miti, sono uguali ai ricchi e ai potenti, perfino a Cesare, davanti alla Legge e a Dio; aver predicato che un lebbroso è fratello del Re; aver ammonito i ricchi circa le conseguenze dell&#8217;ingiustizia.<br />
Concetti, questi, che minavano alla base la struttura del potere costituito. Dopo la sua morte cominciò la riflessione attorno alla sua natura e da questa scaturì il concetto di Persona, cardine della civiltà attuale e basamento di ogni democrazia moderna. Seconda Persona dell&#8217;unico Dio/Trinità ma anche Persona umana e, così, fratello di ogni uomo che in lui assumeva la dignità di Dio. Ogni uomo, grazie a Gesù, è stato elevato al rango di Dio.<br />
Ora questo è un fatto, indipendentemente dalla fede che uno può avere o no. Dal concetto di Persona derivano i diritti umani, le riflessioni sulla giustizia, i valori di libertà, fraternità e uguaglianza. Tutti dal Crocifisso, cioè l&#8217;uomo che è stato ucciso per le idee appena esposte.<br />
Togliere il suppellettile che lo raffigura nel giorno dell&#8217;esecuzione serve ad avallare la sua uccisione e a rinnegare tutti quei valori, abiurando la democrazia e aprendo le strade alla legge del più forte. I ricchi e potenti ci sono anche oggi e senza la tutela di leggi fondate su valori immutabili il destino dei poveri, dei buoni, dei deboli, degli ultimi tornerebbe uguale al passato.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/via-crucis-150x150.jpg" alt="via crucis" title="via crucis" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1639" /></p>
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		<title>Vivere è scegliere tra la mediocrità e la verità</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 17:43:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[SOLENNITA&#8217; DI TUTTI I SANTI &#8230;.. Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: &#8220;Beati i poveri in spirito, perché di essi è il &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/vivere-e-scegliere-tra-la-mediocrita-e-la-verita/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SOLENNITA&#8217; DI TUTTI I SANTI<br />
&#8230;.. Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:<br />
&#8220;Beati i poveri in spirito,<br />
perché di essi è il regno dei cieli.<br />
Beati gli afflitti,<br />
perché saranno consolati.<br />
Beati i miti,<br />
perché erediteranno la terra.<br />
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,<br />
perché saranno saziati.<br />
Beati i misericordiosi,<br />
perché troveranno misericordia.<br />
Beati i puri di cuore,<br />
perché vedranno Dio.<br />
Beati gli operatori di pace,<br />
perché saranno chiamati figli di Dio.<br />
Beati i perseguitati per causa della giustizia,<br />
perché di essi è il regno dei cieli.<br />
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.<br />
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.&#8221;&#8230;&#8230;</p>
<p>(Commento al Vangelo di don Pierangelo Rigon)<br />
Oggi si proclama il Vangelo secondo san Matteo (5, 1- 12)</p>
<p>Il 1 novembre, festa di Ognissanti, la Liturgia ci fa ascoltare le Beatitudini.<br />
E’ il grande esordio al “discorso della montagna”, contenuto nei capitoli 5,6,7 del primo Vangelo, cioè quello di San Matteo.<br />
Giustamente si è soliti considerare questo discorso del Signore come la “magna charta” del cristianesimo, cioè la legge fondamentale che dovrebbe guidare orientamenti e scelte di chi ha deciso di seguire Gesù Cristo e di farne il maestro e il modello di vita.</p>
<p>Le beatitudini non sono umanamente comprensibili, rappresentano l’assurdo eretto a criterio di ragione.<br />
Credo che nessun uomo sapiente, o considerato tale, in tutta la storia dell’umanità, abbia detto qualcosa di simile.<br />
Dunque, chi le ha pronunciate o è folle, o vuol scherzare, o è Uno che ha veramente capito il senso della vita perché è proprio la Vita stessa.<br />
I cosiddetti “santi”, quelli che oggi la Chiesa festeggia perché sono certamente nella gloria di Dio (lo attesta la parola infallibile del Pontefice Romano quando li canonizza) hanno preso molto sul serio queste parole.<br />
Tant’è che, molti di loro, sono stati considerati dei pazzi.<br />
Ogni beatitudine scardina sicurezze acquisite e modelli di pensiero fortemente propagandati, specialmente oggi.<br />
Ci si potrebbe domandare quale vantaggio abbiamo a vivere così. Perché dovremmo farlo? “Perché – dice Gesù – avrete la ricompensa nei cieli”.</p>
<p>La dottrina cristiana ci parla di “Paradiso”: è là che vivono i Santi, è la che abita Dio, è là che noi speriamo di giungere dopo una vita vissuta da buoni.<br />
Naturalmente nessuno di noi può definire il Paradiso, anche se proprio molti Santi, già in terra, hanno avuto la grazia di contemplarlo; insieme al suo opposto, l’inferno.</p>
<p>La maggior parte di noi, però, può solo immaginarlo perché – come dice la II lettura della Messa del 1° novembre (un versetto della I lettera di San Giovanni) – “ciò che saremo non è stato ancora rivelato”.</p>
<p>E’ come dire: “non lo sappiamo”.</p>
<p>La vita cristiana è un dato di fatto (perché il Battesimo ci ha costituiti realmente “figli” di Dio e “fratelli” di Gesù Cristo, il primogenito), ma è anche al tempo stesso un cammino che si realizza nel tempo che ci è dato di vivere.<br />
Attimo per attimo, perciò, siamo chiamati ad essere cristiani, secondo le indicazioni di Gesù, facendo delle Beatitudini il programma, la scala che ci porta in Paradiso.</p>
<p>Sappiamo bene che c’è chi, anche in molti salotti televisivi, ride di tutte queste cose con il sussiego tipico dell’intellettuale laico o del “cristiano maturo”.<br />
Noi, poveri cristiani della strada, cresciuti con il catechismo del vecchio parroco, noi ci fidiamo di tutto quello che abbiamo appreso.<br />
Sappiamo che non vi è inganno in questo insegnamento perché esso risale agli Apostoli che l’hanno udito dalle labbra del Nazareno, il Crocifisso e Risorto.</p>
<p>Il “Santo di Dio” è Lui!</p>
<p>Nella sua infinita bontà Egli ci partecipa questo dono, rendendoci non tanto “impeccabili”, ma capaci, fosse anche dopo innumerevoli cadute, di risalire ogni volta la china e di guardare in alto.<br />
Non aspirare alla Santità, non credere alla Santità, irridere la Santità, è scegliere una vita mediocre o che tale, prima o poi, si rivelerà agli altri e anche a noi stessi.<br />
Come aveva ragione Léon Bloy, quando affermava: “Non c’è che una tristezza al mondo, ed è quella di non essere santi”.    </p>
<p><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/Gesù-di-Zeffirelli-150x150.jpg" alt="Gesù di Zeffirelli" title="Gesù di Zeffirelli" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1580" /></p>
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		<title>Il Discorso della Montagna che cambiò il mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 17:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gli stolti insegnano ai figli le scemenze di Halloween, questo giornale propone la Verità come modello. Dal Vengelo secondo Matteo: &#8220;Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/il-discorso-della-montagna-che-cambio-il-mondo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre gli stolti insegnano ai figli le scemenze di Halloween, questo giornale propone la Verità come modello.</p>
<p>Dal Vengelo secondo Matteo:<br />
&#8220;Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: </p>
<p>&#8220;Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.<br />
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.<br />
Beati i miti, perché erediteranno la terra.<br />
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.<br />
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.<br />
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.<br />
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.<br />
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.<br />
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. </p>
<p>Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null&#8217;altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.&#8221;</p>
<p>Laudetur Jesus Christus.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/Gesù-beatitudini-150x150.jpg" alt="Gesù - beatitudini" title="Gesù - beatitudini" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1507" /></p>
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		<title>La luce vera, che illumina il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 07:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[30 domenica del tempo liturgico ordinario – Mc 10, 46 &#8211; 52 &#8230;&#8230;[46] E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/la-luce-vera-che-illumina-il-mondo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>30 domenica del tempo liturgico ordinario – Mc 10, 46 &#8211; 52<br />
&#8230;&#8230;[46] E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.[47] Costui, al sentire che c&#8217;era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: &#8220;Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!&#8221;.<br />
[48] Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: &#8220;Figlio di Davide, abbi pietà di me!&#8221;.[49] Allora Gesù si fermò e disse: &#8220;Chiamatelo!&#8221;. E chiamarono il cieco dicendogli: &#8220;Coraggio! Alzati, ti chiama!&#8221;.[50] Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.[51] Allora Gesù gli disse: &#8220;Che vuoi che io ti faccia?&#8221;. E il cieco a lui: &#8220;Rabbunì, che io riabbia la vista!&#8221;.[52] E Gesù gli disse: &#8220;Và, la tua fede ti ha salvato&#8221;. E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<p>All’uscita da Gerico, la straordinaria ed affascinante città considerata la più antica del mondo, via obbligata per chi, dal nord della Palestina, voleva recarsi nella città santa di Gerusalemme attraversando la fossa del Giordano, avviene l’ episodio della guarigione del cieco Bartimeo, l’ultimo miracolo raccontato nel Vangelo secondo san Marco.<br />
E’ l’ultimo gesto d’amore e di compassione di Gesù che è sempre stato pronto a chinarsi sulle piaghe della nostra umanità sofferente.<br />
Non possiamo però fermarci al fatto straordinario della guarigione di un cieco, ma dobbiamo leggere più in profondità questo fatto.<br />
A Bartimeo Gesù donava certo la vista degli occhi, ma nello stesso tempo dava anche una vista più acuta. A Bartimeo, Gesù faceva il grande dono della fede in lui.<br />
Questo racconto evangelico è molto movimentato: in pochi versetti ci sono moltissimi verbi, verbi di movimento appunto.<br />
Rileggiamoli insieme: Bartimeo grida al passaggio di Gesù e la folla lo sgrida per farlo tacere. E allora egli strilla più forte ancora per attirare l’attenzione del Signore. Il quale si ferma e fa chiamare il cieco, lo fa venire a sé. Alcuni lo sollecitano ad andare da Gesù: “Coraggio. Alzati, muoviti, ti chiama!”.<br />
A questo punto il poveretto balza in piedi dopo aver gettato il mantello che non solo gli serviva come abito, ma sul quale anche era probabilmente sdraiato lungo il ciglio della strada.<br />
Questa scena è molto di più di un semplice fatto di cronaca: gettare via il mantello è un gesto simbolico molto espressivo. L’evangelista san Marco, infatti, vuole farci capire che, gettando il mantello, Bartimeo si libera anche di tutto il suo passato, stava per cominciare un’altra vita.<br />
Non solo ritornava a vedere con gli occhi, ma otteneva la vista interiore, profonda, cioè la fede.<br />
Questa pagina del Vangelo è una stupenda esaltazione della fede.<br />
La fede che non è solo sapere delle cose o credere che esiste Dio da qualche parte del cielo, ma quel tipo di fede che è soprattutto incontro, decisione di seguire qualcuno e quindi conversione e rinnovamento.<br />
Tanti cristiani pensano che, in fondo, per loro, non si è mai verificato, né mai si verificherà un vero e proprio incontro con Cristo come quello che ebbero i contemporanei di Gesù duemila anni fa.<br />
Invece non è così: la Chiesa ci domanda di partecipare regolarmente alla Messa della domenica perché sa che attraverso la Parola che viene annunciata, i gesti che si compiono, davvero c’è la possibilità di un incontro con il Signore.<br />
In ogni Messa, bella o brutta che sia, lunga o breve, celebrata da un prete o dall’altro, in ogni nostra Messa e di ogni nostra Messa si può e si deve dire: “E’ Gesù che passa! E’ Gesù che parla!”.<br />
Per incontrarlo devi però buttare via il mantello delle tue sicurezze, dei tuoi giudizi e pregiudizi. E devi farti coraggio, come hanno detto a Bartimeo quella volta. Incontrare sul serio Gesù, vivere da cristiani coerenti, oggi richiede molto e molto coraggio.<br />
Anche se i sondaggi dicono che gran parte degli italiani si ritengono cattolici, poi di fatto nelle scelte concrete i valori sui quali dovrebbe poggiare tale affermazione sono smentiti di continuo nelle scelte della vita di ogni giorno. Dobbiamo avere il coraggio di resistere alle lusinghe di certi messaggi e di stare dalla parte del Signore e di quello che c’insegna la Chiesa.<br />
Un percorso lungo, accidentato, illuminato solo nei passi che ci stanno immediatamente davanti.<br />
Ma che alla fine premia e ripaga di tutto.<br />
La cecità di Bartimeo non fu vinta da un guaritore, ma da Colui che possedeva il senso della vita e conosceva e conosce il sentiero che porta alla luce.<br />
Il Vangelo è portatore di un messaggio che il mondo ha forse dimenticato, ma che se viene riscoperto procura una gioia immensa e l’insopprimibile volontà di comunicarlo agli altri.<br />
<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/gesù-e-bartimeo-150x150.jpg" alt="gesù e bartimeo" title="gesù e bartimeo" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1378" /></p>
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		<title>Chi vuol essere il primo, si faccia servo di tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 05:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e religione]]></category>
		<category><![CDATA[Figlio di Dio]]></category>
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		<category><![CDATA[servo]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[Zebedeo]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 29ma del tempo ordinario (ciclo B del Lezionario) – Mc 10, 35 &#8211; 45 [35] E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: &#8220;Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo&#8221;. [36] &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/chi-vuol-essere-il-primo-si-faccia-servo-di-tutti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 29ma del tempo ordinario (ciclo B del Lezionario) – Mc  10, 35 &#8211; 45<br />
[35] E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: &#8220;Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo&#8221;. [36] Egli disse loro: &#8220;Cosa volete che io faccia per voi?&#8221;. Gli risposero: [37] &#8220;Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra&#8221;. [38] Gesù disse loro: &#8220;Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?&#8221;. Gli risposero: &#8220;Lo possiamo&#8221;.<br />
[39] E Gesù disse: &#8220;Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. [40] Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato&#8221;.<br />
[41] All&#8217;udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. [42] Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: &#8220;Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. [43] Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, [44] e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. [45] Il Figlio dell&#8217;uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti&#8221;</p>
<p>IL FIGLIO DELL’UOMO NON E’ VENUTO PER FARSI SERVIRE</p>
<p>L’episodio dei due fratelli che chiedono posti importanti nel Regno che Gesù ha dichiarato di essere venuto ad inaugurare nel mondo è preceduto, nel Vangelo di San Marco, dal terzo annuncio della sua passione e morte che però la Liturgia non ci fa ascoltare.<br />
Il contesto è comunque molto importante per far rilevare, una volta ancora, l’incapacità degli apostoli di entrare in una certa logica assolutamente incompatibile con la mentalità di questo mondo, dalla quale non sono immuni neanche coloro che più dovrebbero avere compreso la diversa prospettiva che Gesù cerca inculcare ai suoi.<br />
Che cosa domandano Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, al Signore? Posti importanti e sicuri. Quando Gesù poi li apostrofa dicendo loro che non si rendono conto di quello che domandano e di ciò che comporta “sedere alla sua destra e alla sua sinistra”, sembrano non scomporsi nemmeno.<br />
L’ambizione e il carrierismo accecano anche i migliori. E questo avviene in tutti gli ambiti: sociale, culturale, politico ed anche … ecclesiale.<br />
Quando il vizio della superbia e i suoi derivati entrano nella Comunità cristiana, ciò avvilisce particolarmente perché si sperimenta l’impossibilità di essere credibili nell’annuncio del Vangelo.<br />
Nella Chiesa, ma anche in una qualsiasi altra società ben ordinata, non deve però assolutamente mancare una gerarchia e una diversificazione di ruoli. Ed è indispensabile trovare le persone idonee a ricoprirli.<br />
La “meritocrazia” non può essere esclusa a priori, ma il problema, almeno stando al Vangelo, è di comprendere in che cosa debba consistere questo “potere di chi ha i meriti per esercitarlo”.<br />
Gesù lo spiega con chiarezza: il principio è quello del “servizio” e il modello di riferimento è il Figlio di Dio stesso.<br />
Si serve davvero, non quando si è potenti, ma quando si è autorevoli (senza scadere nell’autoritarismo!).<br />
In questo senso il Vangelo, una volta ancora, rivela un’attualità sorprendente.<br />
Molti dei mali della nostra società vanno ricercati in padri o madri che, invece di assumersi la responsabilità che loro compete in virtù di tale fatto, si gratificano considerandosi semplici “amici” dei loro figli; in docenti che scendono con troppa disinvoltura dalla cattedra per “stare alla pari” degli allievi e rinunciando ad insegnare e a verificare l’apprendimento; in politici che non avendo il senso dello Stato si preoccupano solo del consenso; in uomini di Chiesa che per paura delle defezioni rinunciano all’annuncio di verità scomode.<br />
E l’esemplificazione potrebbe continuare.<br />
Gesù non ha esercitato alcun potere nel senso umano, ma è stato una persona autorevole perché testimone credibile delle parole che pronunciava.<br />
Se non avesse agito così …. anziché sulla croce sarebbe morto naturalmente sul suo letto!<br />
<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/Gesù-si-fa-servo-150x150.jpg" alt="Gesù si fa servo" title="Gesù si fa servo" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1127" /></p>
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