Il Sud non permetterà la riforma federalista »

Il Sud non permetterà la riforma federalista

Ricolfi: “Attenti, il Gattopardo si farà un boccone del federalismo”
E poi: “Il Sud non ha interesse a cambiare, lo stato di cose gli permette di vivere al di sopra dei suoi mezzi”

Gobbo: “L’Italia sta implodendo, serve il federalismo” »

Gobbo: “L’Italia sta implodendo, serve il federalismo”

“C’è già la secessione, partendo dall’industria e dagli artigiani. Venite a vedere qui da noi che cosa sta succedendo con la logica della delocalizzazione… le imprese sono sempre più spinte ad andare verso la Slovenia e l’Austria a causa della tassazione e dello scarso aiuto alle aziende”. Così il segretario veneto della Lega Nord Giampaolo Gobbo commenta con Affaritaliani.it un libro scritto da un anonimo.
Il sindaco di Treviso aggiunge: “Il sistema sta implodendo. Non pensiamo allo Stato soltanto come a un territorio, il concetto è che purtroppo una parte d’Italia ha il senso dello Stato e un’altra parte non ce l’ha. Non è una questione tecnica di secessione o meno. Ricordo la divisione tra Regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario e anche quelle assistite. E’ chiaro che auspico un Paese federale e moderno altrimenti, gioco forza e di per sé – non solo politicamente -, ci saranno le condizioni socio-economiche che potrebbero portare alla soluzione dell’indipendenza della Padania”.
Gobbo

Per il Sud serve una nuova “spedizione dei Mille” »

Per il Sud serve una nuova “spedizione dei Mille”

«Ogni libro sull’arretra­tezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio se­condo, e ciò segnala un evidente falli­mento della politica». Il saggio che l’editore Donzelli manda in libreria da domani, 30 ottobre con il titolo “Sud, un sogno possibile” (207 pagine, 16 eu­ro) si apre così, senza mezze misure come è nello stile del suo autore, il Ministro della Funzione Pubblica sig. Renato Brunetta.

Bersani, il PD e la “Questione Centrale” »

Bersani, il PD e la “Questione Centrale”

Dove è nato Pier Luigi Bersani? A Bettola. Non ridete, è in provincia di Piacenza. Dove è eletto Bersani? Nella circoscrizione XI dell’Emilia-Romagna. Il padre era un meccanico benzinaio e lui è laureato in filosofia con una tesi sulla storia del cristianesimo e la figura di Papa Gregorio Magno. E’ sempre stato nel Partito comunista, è diventato Presidente della Regione Emilia-Romagna, ministro ora diventerà segretario del Pd. E’, finalmente, l’uomo giusto al posto. Questa è la mia convinzione ed è anche una vecchia predizione nel mio libro “Un’altra Italia: ovvero come risolvere la questione centrale”. Ma già con Franceschini ci si stava avvicinando all’obiettivo. Bersani sarà un leader di un partito che rappresenta il Centro Italia.
Il leader di una “lega democratica” che finge di rappresentare tutto il Paese, finge di essere un partito nazionale, ma che di fatto ha il proprio focolaio di riferimento in Emilia-Romagna, in Toscana, in Umbria e nelle Marche. Motivo per il quale la sinistra italiana è sempre minoranza e motivo per il quale la Lega Nord non è il primo partito territoriale d’Italia.
Se c’è un intenzione politica di dividere il Paese questa non è nell’idea del federalismo quanto nell’idea che ci sarebbe qualcuno più legittimato di altri a governarlo. E il Centro Italia ha sempre tentato di delegittimare chiunque non esprimesse il partito politico più forte nel Centro Italia. E’ stato così con la Democrazia cristiana (Andreotti il gobbo mafioso, Cossiga il gladiatore scritto con la K iniziale, Fanfani piccolino come Brunetta…) dal serio al faceto, o al gossip come si dice oggi.
Del resto la “lega” l’hanno inventata nel Centro Italia mica a Varese. Signore e Trocino, che hanno scritto un libro sul Carroccio, raccontano che nel 1975 l’allora Presidente dell’Emilia-Romagna, che non era Bersani, ma Guido Fanti, lanciò l’idea della “Padania e di una grande Lega del Po, un accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia.” Capito?
Il sociologo Fausto Anderlini ricorda che le leghe bracciantili sono nate proprio in Emilia-Romagna ed erano basate sulla chiusura totale agli immigrati e ai “crumiri” che arrivavano dal Veneto e da altre regioni limitrofe; gente che veniva picchiata a sangue se non stava alle regole. La Lega Nord, insomma, non ha inventato un bel niente. Ha semplicemente raccolto e rielaborato quello che i titolari hanno abbandonato, almeno in Centro Italia. Ed è per questo che la Lega Nord potrà sfondare anche in quelle regioni: perché è come un ritorno alle origini. Senza dimenticare che, nel nostro Paese, là dove è nato il comunismo si è, poi, sviluppato anche il fascismo.
Dario Franceschini è stato un assaggio, ma troppo spurio e troppo cattolico per essere autenticamente espressione del Centro Italia; luogo di riferimento anche per i vecchi repubblicani antipapisti dell’area tra Ferrara e Ravenna e Rimini. Oggi, in una crisi profonda delle ragioni della sinistra, tocca al nucleo fondante: se fallirà anche la rappresentanza di Bersani la sinistra italiana non esisterà più. Ecco perché, consciamente – ma mi pare, come al solito, molto più inconsciamente – il maggiore partito di sinistra, oggi, è costretto a scegliere un leader che sia un rappresentante autentico, radicato nel proprio territorio, espressione “pura” del proprio dna. Bersani, insomma, non è un Veltroni e meno che meno un ex radicale come Rutelli.
Il Partito comunista, diventato Partito democratico, sta scegliendo la sua ultima carta per la sopravvivenza. Dovrà elaborare il nuovo, se c’è, dell’Italia centrale. E su questo ci ritorneremo. Questo significa, in linea generale, che il nostro Paese è avviato verso una trasformazione radicale perché si tratterà attraverso la dinamica politica tra PdL, Lega Nord e Pd (che insieme raccolto intorno all’80% del voto politico) di trovare un nuovo equilibrio. Il PdL rappresenterà il Sud e se non lo farà in pieno nascerà un vero e proprio “partito del Sud”, la Lega Nord rappresenterà il Nord e il Pd rappresenterà il Centro Italia. E’ sempre stato così durante la, cosiddetta, seconda Repubblica, ma la retorica dello stato unitario ha sempre coperto la realtà e reso gli italiani incoscienti delle reali dinamiche politiche ed economiche di fondo.
Oggi che la crisi avanza, che l’impossibilità di governo si fa sempre più palese, che il dibattito sui governatori si arroventa ognuno dovrà acquisire consapevolezza della realtà e, soprattutto, mostrare la propria vera faccia. I comunisti e post-comunisti nel nostro Paese non l’hanno mai fatto perché hanno potuto costruire un’énclave nel bel mezzo del Paese; fatta di mezzadria e poi di cooperative, costruendo una rete fitta tra politiche locali, economia, finanza e cultura mediatica e rappresentanza nazionale che ha permesso al Pci, e poi ai suoi derivati, grazie alla dominanza delle ideologie, di presentarsi come partito a caratura nazionale. Ma non è così: anche Bersani sarà un leader – sicuramente il più adatto in questo momento storico – di un partito territoriale. E in quanto tale un partito che potrà fare chiarezza solo se dichiarerà chi vuole rappresentare. I partiti nazionali hanno “giocato” a rappresentare le diverse classi sociali, i partiti territoriali e post-ideologici sono trasversarli ma imperniati su territori di riferimento perché rappresentano diverse mentalità.
Si smetta, allora, di criticare la Lega Nord su localismo e territorialità e ognuno si assuma le proprie responsabilità politiche.
Oggi, in Italia, se guardiamo da dove arriva il consenso, non troviamo più partiti politici di caratura nazionale e dunque, per ora, l’asse Bossi-Berlusconi è il meglio che possiamo avere perché rappresentano il miglior compromesso nazionale con il legame tra il Sud e il Nord. Dove va l’Italia Centrale? Attendiamo la risposta da Pier Luigi Bersani.
(di ANTONIO GESUALDI)
.Bersani

Germania Federale al voto, utopia leghista »

Germania Federale al voto, utopia leghista

La Germania, il più popoloso ed economicamente importante Paese membro della UE, va al voto in questo fine settimana.

Non ci interessa adesso addentrarci in un’analisi del panorama politico attuale e nelle relative previsioni degli scenari post-voto che sortiranno dalle elezioni. Nemmeno vogliamo perderci in battute di spirito circa la concomitanza con l’Oktoberfest, sebbene chiunque l’abbia frequentata almeno una volta nella vita potrebbe aver da dubitare sulla completa regolarità del voto espresso da molte centinaia di migliaia di persone che passano una giornata alla Theresienwiese tra boccali da litro sempre pieni e sempre subito vuoti… Ma tralasciamo…

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