L'angelo a S. Marco
Pax tibi Marce
Evangelista meus...

Vangelo Gv 1,1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio..
Ecco che ci siamo! Cominciano anche da noi! Chi? I “musulmani moderati”, naturalmente! Spalleggiati dalla massoneria, che vede nella Lega Nord la minaccia alla sua egemonia politica.
A Vicenza accade che la Lega Nord riesca a far desistere, con una azione civile di pressione mediatica, gli organizzatori del “Festival Islamico” dal proposito di fare tappa a Vicenza il giorno domenica 6 Dicembre. La Lega aveva organizzato un presidio da tenersi vicino al capannone dove avrebbero dovuto presentarsi alcuni predicatori molto noti del mondo islamico jihadista europeo, un presidio al quale avrebbero partecipato molte migliaia di persone. Gli organizzatori hanno dovuto inventare una indisposizione del predicatore più atteso, noto per le sue posizioni in tutta Europa e in Medio Oriente, per giustificare la soppressione dell’evento. Uno smacco tremendo, tanto più perché inflitto con armi tipiche del civile scontro democratico: la pressione mediatica, la mobilitazione, la dialettica, il coinvolgimento della società civile.
Così il cardinale Bagnasco nella prolusione ai lavori della CEI, riferendosi alla sentenza della Corte di Strasburgo sulla rimozione dei crocifissi dalle scuole italiane:
“Il sorprendente pronunciamento deve fare riflettere su una certa ideologia che non rinuncia a fare capolino nelle circostanze più delicate della vita continentale, quella di un laicismo per cui la neutralità coinciderebbe con l’assenza di valori, mentre la religione sarebbe necessariamente di parte. Ma una simile posizione, oltre ad essere un’impostura, non è mai stata espressa dalla storia e neppure dalla volontà politica degli europei. C’è piuttosto l’obbligo di registrare qui il tentativo di rivalsa che esigue minoranze culturali, servendosi del volto apparentemente impersonale della burocrazia comunitaria, perseguono sulle libere determinazioni dei popoli. Ma per questa strada si mette fuori gioco se stessi e l’Europa – necessaria a se stessa e al mondo – si allontana sempre di più dalla gente.”
Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha ricevuto il capo delegazione della Commissione delle Comunità Europee, sig. Yves Gazzo, in occasione del suo accreditamento come Rappresentante UE presso la Santa Sede. Nel discorso – che pubblichiamo di seguito integralmente – il Papa ha ribadito l’importanza di tenere viva la memoria delle radici cristiane della nostra cultura, poiché da esse proviene da millenni la linfa buona della nostra società, senza la quale questa rinsecchirebbe e piomberebbe nella guerra tra interessi contrapposti dissociati dalla visione complessiva del Bene Comune.
Senza pretendere di dover aggiungere nulla alle parole di Benedetto XVI, lasciamo volentieri spazio al testo ufficiale sul quale invitiamo a riflettere.
“Buscar el levante por el poniente”… Questa fu la frase che riassumeva l’impresa tentata da Cristoforo Colombo nel 1492: trovare l’Oriente passando per Occidente. La data del 12 Ottobre, Columbus Day negli USA che fanno memoria dell’arrivo delle tre caravelle nelle isole caraibiche del nuovo continente, fa riflettere ancora una volta. Come è noto, in quegli anni era da poco caduto l’Impero Romano d’Oriente in mano alla Jihad Islamica (1453) che ancora è sovrana sulle terre del Corno d’Oro e dell’Asia Minore, ribattezzate Turchia; in quegli anni la Chiesa conobbe la massima corruzione, che la portò a guerreggiare anche con Venezia (1508-09) e a subire lo scisma Luterano (1516); cominciò l’avventura coloniale europea verso l’Africa, l’Asia e l’America; con Copernico arrivò la rivoluzione scientifica che fu seguita un secolo dopo da Galileo e dalla “svolta antropologica” di Cartesio.
In pratica finiva un’epoca, quella che infelicemente – in mala fede, direi – viene chiamata Medioevo, e iniziava la cosiddetta Età Moderna che portò guerre di religione, schiavismo, assolutismo, caccia alle streghe, peste e fame, sfruttamento coloniale, secolarizzazione, e infine l’approdo alle rivoluzioni causate dal peso di tanta sofferenza e ingiustizia accumulate negli anni.
Dalle rivoluzioni e dalle conseguenti Guerre Napoleoniche scaturì l’ordine fissato dal Congresso di Vienna e l’introduzione alla cosiddetta Età Contemporanea, ancora sotto l’egida del pensiero filosofico individualista e razionalista, poi diventato relativista e nichilista.
Oggi si ha la sensazione che, dopo la fine del socialismo e la crisi profonda del capitalismo, l’intero impianto antropologico e filosofico, quindi anche sociopolitico ed economico sia giunto a una crisi senza ritorno, alla fine del suo percorso.
La filosofia, che si era definitivamente emancipata dal ruolo di “ancilla theologiae” con la svolta cartesiana, è passata dal nichilismo (da nihil = nulla) al decostruzionismo di Derrida, vero stadio terminale del pensiero umano che diviene impotente, sradicato, solipsista, per certi versi inutile e insignificante.
Se l’Occidente non trova più se stesso, se vive una crisi di identità che lo porta a rifugiarsi nel formalismo burocratico o in forme chiuse di pensiero come il laicismo, o piuttosto nella fuga verso il disimpegno, verso un indefinito ecologismo isterico e timoroso; oppure se l’Occidente cerca delle suggestioni fantasiose tipo New Age o affonda nel baratro del suicidio progressivo con l’uso crescente della droga, lo si deve a questa generale crisi di sistema.
“Che fare?”… Vien da sorridere, pensando a Lenin che scriveva un libro con questo titolo nel 1902, ponendosi un interrogativo sul “dopo-rivoluzione” al quale non seppe mai dare risposta…
La risposta che si propone ai lettori è di tornare da dove eravamo partiti, invertendo i termini: “Buscar el poniente por el levante”, cioè cercare nell’Est dell’Europa le radici spirituali che nell’Ovest si stanno rinsecchendo. L’oriente europeo ha patito l’inferno del comunismo e ha temprato e riforgiato la sua anima, i suoi valori, i suoi sentimenti in quelle fiamme di morte e di desolazione economica, ma soprattutto spirituale ed umana che sono la naturale concreta applicazione del pensiero di Marx, Lenin, Mao e Trotsky. Il recente Premio Nobel per la letteratura a una tedesco-rumena come Herta Muller è solo un invito a scoprire l’anima di quelle popolazioni di fratelli e sorelle, che per 80 anni ci sono state strappati e che oggi dobbiamo riabbracciare.
Verso di loro deve rivolgersi l’UE per la sua edificazione, non verso la Turchia o verso astoriche costruzioni politiche o geostrategiche mediterranee volute dagli USA; verso il patrimonio religioso, letterario, artistico, culturale, demografico e spirituale del “suo” Oriente l’Europa deve trovare il nuovo modo di essere perno dell’Occidente.
“Buscar el poniente por el levante” quindi. Potrebbe essere il motto di una nuova rinascita, il principio di una nuova era di consapevolezza, di forza nelle convinzioni e dunque di pace duratura.
(articolo di Davide Lovat)


Quando negli anni Sessanta del secolo scorso il presidente francese, Gen. Charles De Gaulle, pubblicamente espose il suo ideale di un’Europa “dall’Atlantico agli Urali” gli USA attaccarono diplomaticamente la allora Comunità Europea, mettendo la Francia ai margini sebbene fosse un Paese membro fondatore di quella che oggi è la UE (con Italia, Germania e Benelux).
Oggi più che mai va richiamato e condiviso il pensiero dell’eroe francese della Seconda Guerra Mondiale. La Russia è passata attraverso il dramma tragico del Comunismo, bestemmia assoluta che ha rovinato la vita a miliardi di persone e che anche da morto continua a riverberare i suoi nefasti influssi in tante vittime disgraziate e inconsapevolmente fuorviate; ma la Russia è uno dei baluardi del Cristianesimo, e uno dei pilastri insostituibili dell’Europa.