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	<title>L&#039;altra Campana &#187; Economia</title>
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		<title>L&#8217;Eurozona torna a crescere. Speriamo bene&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 09:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna a salire dopo 15 mesi il prodotto interno lordo dell’Eurozona. Dopo le anticipazioni di novembre, arriva la certificazione di Eurostat: crescita su base trimestrale dello 0,4% nel terzo trimestre; su base annuale Bruxelles conferma il calo del 4,1%. Bene &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/leurozona-torna-a-crescere-speriamo-bene/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna a salire dopo 15 mesi il prodotto interno lordo dell’Eurozona. Dopo le anticipazioni di novembre, arriva la certificazione di Eurostat: crescita su base trimestrale dello 0,4% nel terzo trimestre; su base annuale Bruxelles conferma il calo del 4,1%.</p>
<p>Bene l’Italia con il pil del terzo trimestre che sale dello 0,6% su base trimestrale, contro il -0,5% del secondo trimestre e un -4,6% su base annuale contro il -5,9% del secondo trimestre. L’ultima volta che l’andamento del pil della zona dell’euro aveva registrato un segno &#8220;+&#8221; era stato nel primo trimestre del 2008, con un +0,7% che preludeva la crisi. Nel secondo trimestre il pil dell’area euro ha registrato una contrazione dello 0,2% su base trimestrale e una contrazione del 4,8% su base annuale.</p>
<p>Nell’Ue a 27 paesi il pil registra un rialzo dello 0,3% su base trimestrale e una contrazione del 4,3% su base annuale, contro il -0,3% e il -5% del secondo trimestre. A guidare la crescita, la Germania con il +0,7%, l’Italia con il +0,6% e la Francia con il +0,3%. Resta negativa la Spagna con un -0,3% e, fuori dall’euro, la Gran Bretagna con un -0,3%. Sono meno pesanti del previsto anche i dati sulle vendite al dettaglio che restano piatte su base mensile a ottobre e calano dell’1,9% su base annuale. Eurostat rivede a -0,5% il dato mensile di settembre dall’iniziale -0,7% e a -2,8% il dato annuale, dall’iniziale -3,6%. Nell’Ue a 27 paesi le vendite salgono dello 0,3% mensile, contro il -0,3% di settembre e arretrano dello 0,9% annuale dal -2,2% di settembre.</p>
<p>Dati positivi che non sono ancora la certificazione dell’uscita dalla crisi: a Francoforte, il consiglio direttivo della Banca centrale europea, come previsto, ha annunciato di aver lasciato invariato al minimo storico dell’1% il tasso di rifinanziamento pronti contro termine. Anche il tasso sui depositi e quello marginale sono rimasti rispettivamente allo 0,25% e all’1,75%.</p>
<p>Segnali di segno positivo che registriamo con piacere. Tuttavia non siamo affatto convinti che rappresentino la fine della crisi, poiché il fattore disoccupazione mescolato con il problema del corso eccessivamente svalutato delle valute asiatiche (Yuan Renminbi della Cina e Rupia indiana su tutte) è secondo noi un elemento fatidico per l&#8217;Occidente, destinato a causare disastri nei prossimi 3-4 anni. Comunque speriamo di sbagliare, più per fede che per ragione.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/12/eurozona-150x150.jpg" alt="eurozona" title="eurozona" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2107" /></p>
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		<title>Molgora: rivedere gli studi di settore</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 09:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO — Non solo Irap, Ires e Iva. C’è un altro fronte che agita le notti dei piccoli impren­ditori, si chiama studio di setto­re. Si tratta del sistema perverso utilizzato dall’Agenzia delle entrate per sta­bilire il giro d’affari minimo di &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/molgora-rivedere-gli-studi-di-settore/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> MILANO — Non solo Irap, Ires e Iva. C’è un altro fronte che agita le notti dei piccoli impren­ditori, si chiama studio di setto­re. Si tratta del sistema perverso utilizzato dall’Agenzia delle entrate per sta­bilire il giro d’affari minimo di ogni attività imprenditoriale, basato su calcoli astrusi e scollegati dalla realtà, figlio di una mentalità che vuole l&#8217;imprenditore &#8220;ladro ed evasore a prescindere&#8221;.</p>
<p>«Il punto è che il 2009 non è stato un anno normale — afferma Ivan Malavasi, presidente della Cna — e di questo bisognerà te­nerne conto. Potrebbero persino esserci le condizioni per una mo­ratoria di un anno degli studi di settore. O perlomeno che ci sia una moratoria degli accertamen­ti, una sospensione degli effetti di verifica fiscale. Insomma, vi­sto che verosimilmente saranno molte le imprese che risulteran­no non congrue agli studi di set­tore, evitiamo che questo faccia scattare le verifiche della Guar­dia di Finanza».</p>
<p>Se anche l’ultimo trimestre confermerà l’andamento negati­vo, nel 2009 il manifatturiero ita­liano dovrebbe presentare un ca­lo medio del 30% del fatturato, un dato che alimenta la preoccu­pazione delle associazioni di ca­tegoria. «Timori più che giustifi­cati — conferma Vincenzo Guer­rini, presidente di Confartigiana­to — considerato che il 2008 si è avvalso di un primo semestre positivo, mentre il 2009 sarà del tutto negativo. A tal proposito noi confermiamo la fiducia ne­gli studi di settore come strumento utile di valutazione, sicu­ramente più affidabile del vec­chio redditometro, ma chiedia­mo sensibilità e oculatezza nel suo utilizzo. E se poi accertiamo che in un’area disastrata, come quella del distretto tessile di Pra­to, si rischia di perdere ancora qualche migliaio di aziende, pen­siamo anche a una moratoria ter­ritoriale. Perché non si può pretendere che la gente paghi per ciò che non ha in casa».</p>
<p>Un ap­pello in piena regola. Anche se le richieste sono molteplici: se Confapi aderisce alla richiesta della moratoria, Confcommer­cio rilancia l’ipotesi di una revi­sione degli studi di settore così come è accaduto per il 2008. «L’intenzione è proprio quella di seguire il modello dello scorso anno — dice Daniele Molgora, sottosegretario all’Economia, leghista —. Faremo una revisione tenendo conto dell’eccezionalità del 2009, abbiamo rinviato alla pri­mavera gli studi, in modo da po­ter raccogliere i dati effettivi del­l’economia fino a fine anno. Si terrà conto che quest’anno sarà difficile avere un utile d’eserci­zio. Ma ritengo altamente improbabile che si possa attuare una sospensione degli studi di setto­re. Del resto, se avessimo i fondi per attuare una simile scelta, sa­rebbe più proficuo abbassare l’Iva alle Pmi». <img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/Molgora-on.-150x150.jpg" alt="Molgora on." title="Molgora on." width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1800" /></p>
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		<title>Etica ed Economia sono sorelle</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 09:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle questioni centrali affrontate nell&#8217;Enciclica papale Caritas in Veritate riguarda i rapporti tra etica ed economia. È il momento giusto per discuterne, anche perché la crisi finanziaria ha sollevato nuovi interrogativi proprio su questi aspetti. Talvolta si pensa che &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/etica-ed-economia-sono-sorelle/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle questioni centrali affrontate nell&#8217;Enciclica papale Caritas in Veritate riguarda i rapporti tra etica ed economia. È il momento giusto per discuterne, anche perché la crisi finanziaria ha sollevato nuovi interrogativi proprio su questi aspetti.<br />
Talvolta si pensa che etica ed economia siano due mondi distinti e separati. Non è così. Non lo è innanzitutto con riferimento al metodo di analisi delle scienze economiche. In base a un popolare stereotipo, le scienze economiche si basano sul presupposto che gli individui massimizzano solo il benessere materiale e pensano solamente al profitto. In realtà il metodo dell&#8217;economia è l&#8217;&#8221;individualismo metodologico&#8221;. Esso muove dalla premessa che i fenomeni economici e sociali vanno spiegati a partire dai comportamenti individuali. Per spiegare questi ultimi, dobbiamo presupporre che l&#8217;individuo si comporti &#8220;in modo appropriato alla situazione&#8221;. Cioè l&#8217;individualismo metodologico e il metodo dell&#8217;economia si basano sulla logica situazionale: spiego il comportamento spiegando la situazione. Ma &#8220;in modo appropriato alla situazione&#8221; non vuol dire massimizzare il benessere materiale. Al contrario, questo principio è compatibile con qualunque ipotesi sulle motivazioni individuali. In altre parole, non dobbiamo confondere l&#8217;individualismo con l&#8217;egoismo, così come l&#8217;altruismo non va confuso con il collettivismo.<br />
Economia ed etica non sono separate anche in un secondo senso, ancora più rilevante. Come è sottolineato da un&#8217;antica tradizione di pensiero liberale, il buon funzionamento di un&#8217;economia di mercato e di uno stato di diritto si basano anche su presupposti etici che devono essere condivisi e su un particolare sistema di valori.<br />
Ricordo due idee di questa tradizione. La prima è l&#8217;idea che il rispetto e l&#8217;applicazione dei contratti non può fare affidamento solo sulla legge. Occorre anche che gli individui abbiano interiorizzato le norme che governano gli aspetti contrattuali, indipendentemente dal timore delle sanzioni per chi è colto a violare lo spirito o la forma della legge.<br />
Il rispetto per i diritti di proprietà, il mantenimento della parola data e degli impegni presi, il rispetto delle aspettative e delle intenzioni tra le parti contraenti devono discendere anche da un comune sistema di valori, non solo dagli incentivi economici o dal timore di essere sanzionati dalla legge. Senza questi presupposti, un sistema basato sul libero scambio difficilmente potrebbe funzionare.<br />
Una seconda idea è l&#8217;importanza dell&#8217;etica professionale. Indipendentemente da incentivi e sanzioni, chi svolge determinate professioni ha obblighi e responsabilità anche morali nei confronti della società: il medico nei confronti dei pazienti, l&#8217;avvocato verso i clienti o, per ricordare un esempio recente in cui questo principio era evidentemente venuto meno, l&#8217;auditor verso i risparmiatori.<br />
Questa tradizione di pensiero liberale trova conferma anche in una recente letteratura empirica in economia e scienze politiche. La storia ci mostra come società e paesi traggano il loro successo anche dal radicamento e dalla diffusione tra i cittadini e nelle istituzioni di queste regole di comportamento e dalla forma che esse assumono. Una distinzione importante a questo proposito è tra norme di moralità limitata o generalizzata. La moralità limitata applica la nozione di giusto o sbagliato solo a un certo ambito di interazioni sociali: la famiglia, il clan, la comunità a cui si appartiene. Al di fuori di questo ambito, quasi tutto è moralmente permesso. La moralità generalizzata si fonda invece sul presupposto che la nozione di giusto o sbagliato debba valere universalmente, nei confronti di tutti gli individui.<br />
Non sorprendentemente, la diffusione di norme di moralità generalizzata si accompagna alla diffusione di fiducia reciproca tra estranei, e spinge a forme di organizzazione economica, sociale e politica più efficienti e progredite. Un&#8217;abbondante e convincente evidenza empirica mostra che dove vi è più fiducia generalizzata le imprese hanno un&#8217;organizzazione più decentrata, l&#8217;economia di mercato funziona meglio, vi è più senso civico, anche la partecipazione politica è più attenta al bene pubblico piuttosto che agli interessi di parte. Insomma, numerose ricerche in campo economico e politologico suggeriscono che la diffusione di norme di moralità generalizzata sono un ingrediente centrale per spiegare lo sviluppo economico e il buon funzionamento delle istituzioni.<br />
Tuttavia la tradizione liberale si ferma qui. Essa sottolinea l&#8217;importanza di condividere un particolare insieme di regole di comportamento che facilitano la convivenza sociale. Ma si guarda bene dal chiedere che vengano condivisi anche i fini, se non nel senso del principio kantiano, che gli individui devono sempre essere riconosciuti come fini e mai usati come mezzi per raggiungere un altro fine. Al contrario, nel pensiero liberale l&#8217;economia di mercato in uno stato di diritto è molto più di un mezzo per produrre ricchezza e allocare con efficienza risorse scarse. Esso è anche e soprattutto un sistema che consente a ogni individuo di perseguire il suo fine, i suoi obiettivi personali, di autodeterminarsi in linea con il suo particolare sistema di valori. Possiamo invocare un legame più stretto di così tra etica ed economia, o invocare principi etici più forti, senza rinnegare la visione liberale dell&#8217;economia di mercato in uno stato di diritto? In particolare senza correre il rischio di interferire con la libertà individuale di autodeterminarsi? Qual è il ruolo della politica al riguardo? Come evitare che anche la politica diventi occasione di abusi e di sopraffazione, magari nel nome del bene comune, come è avvenuto in passato? Queste domande entrano in dialettica con l&#8217;enciclica papale e aprono un serio e opportuno confronto. Nel rispetto di un altro importante principio caro alla tradizione liberale: che la verità non è manifesta; e che il modo migliore per progredire nella ricerca della verità è cercare di correggere gli errori. Il che richiede un dibattito aperto e critico tra diversi punti di vista.<br />
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L&#8217;articolo a cura di Guido Tabellini, comparso su Il Sole 24 ore, è tratto dall&#8217;introduzione al dibattito all&#8217;Università Bocconi, &#8220;Caritas in veritate &#8211; Un&#8217;altra economia è davvero possibile?&#8221;, con la partecipazione del cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/etica-e-economia-150x150.jpg" alt="etica e economia" title="etica e economia" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1644" /></p>
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		<title>Tremonti e Berlusconi si sono chiariti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 09:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO &#8211; &#8220;Non abbiamo mai sottovalutato la portata della crisi. La politica del rigore è stata non solo quella di Tremonti, ma di tutto il governo. E&#8217; stato chiarito un equivoco&#8221;. Lo ha detto Silvio Berlusconi intervenendo telefonicamente da Arcore &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/tremonti-e-berlusconi-si-sono-chiariti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; &#8220;Non abbiamo mai sottovalutato la portata della crisi. La politica del rigore è stata non solo quella di Tremonti, ma di tutto il governo. E&#8217; stato chiarito un equivoco&#8221;. Lo ha detto Silvio Berlusconi intervenendo telefonicamente da Arcore a Ballarò. Secondo il premier bisogna però dire &#8220;si alla politica del rigore coniugata con la politica dello sviluppo&#8221;. Berlusconi ha poi detto di essere &#8220;a casa ammalato per lavorare nonostante l&#8217;ora tarda&#8221;. Ha difeso lo scudo fiscale, sottolineando che &#8220;vengono ricavati importanti capitali per l&#8217;economia del paese&#8221;.</p>
<p>Il governo conferma l&#8217;obiettivo di tagliare l&#8217;Irap e istituire il quoziente familiare, ma il momento arriverà quando i conti lo consentiranno. Cioé quando? Chiede Giovanni Floris a Berlusconi. &#8220;Dipende dalla crisi&#8221;, risponde il Cavaliere. E quando finirà? chiede Floris. &#8220;Nessuno lo sa al mondo&#8221;, replica Berlusconi. &#8220;Il governo ha un programma, che conferma, che prevede la riduzione dell&#8217;Irap e il quoziente familiare &#8211; dice Berlusconi &#8211; Nell&#8217;ambito di una politica di rigore, ci vogliono anche le misure per lo sviluppo, le imprese e le famiglie. Entro i tempi che saranno possibili in base alla situazione del conti dello Stato, intendiamo mantenere le promesse del nostro programma che consideriamo impegni sacri con gli elettori&#8221;. Insomma, ripete Berlusconi, &#8220;stiamo studiando il modo per coniugare rigore e aiuto alle famiglie e alle imprese&#8221;.</p>
<p>In precedenza anche Paolo Bonaiuti portavoce del presidente del Consiglio, rispondendo ad una domanda sull’esito del colloquio fra il premier e il ministro dell’Economia svoltosi in serata a villa San Martino, ad Arcore, aveva spiegato: &#8220;Continua con grande impegno una collaborazione che è stata sempre intensa e proficua da più di 15 anni&#8221;, ha aggiunto il sottosegretario.</p>
<p>Giulio Tremonti è &#8220;soddisfatto&#8221; dal colloquio con Berlusconi anche per aver avuto &#8220;la conferma di un forte rapporto personale e affettivo con il presidente&#8221;. E&#8217; quanto riferiscono fonti vicine al ministro dell&#8217;Economia che hanno potuto parlare con il titolare di Via XX Settembre al termine dell&#8217;incontro.</p>
<p>Umberto Bossi intanto aveva fatto visita nel primo pomeriggio ad Arcore a Silvio Berlusconi in maniera assolutamente riservata e poi ha messo la sordina sull&#8217;incontro, tanto che molti dei suoi più stretti collaboratori nel pomeriggio hanno persino negato che l&#8217;incontro ci sia realmente stato. Un fatto questo che non stupisce chi conosce bene il leader del Carroccio. Quando si tratta di raggiungere &#8216;la quadra&#8217; come la chiama lui, Bossi è capace di negare anche l&#8217;evidenza. Lo ha già fatto in passato ed è nel suo bagaglio di tattica e di strategia politica. L&#8217;incontro di oggi è stato breve, una visita al Berlusconi convalescente per la scarlattina, accompagnato dal capogruppo alla Camera Roberto Cota, ma indubbiamente il leader della Lega ha parlato con il premier delle questioni più calde sul tappeto, la posizione di Giulio Tremonti e soprattutto le candidature per le regionali. Bossi, con la sua opera di tessitore, è tornato all&#8217;antico: crea il black out informativo sulle sue azioni in attesa di calare le sue carte.<br />
La quadra viene trovata in un comitato ad hoc da istituire nel Pdl la cui presidenza sarà affidata a Tremonti. Una sorta di cabina di regia (composta dai coordinatori del partito, dai capigruppo e dai ministri e sottosegretari economici) che dovrà affrontare, discutere e decidere gli indirizzi di politica economica del governo. Ma anche un modo per rimarcare che le scelte finali spetteranno a chi quel partito lo guida e cioé lo stesso Berlusconi. Una soluzione concordata con il co-fondatore del partito Gianfranco Fini, anch&#8217;egli preoccupato di stemperare le tensioni ma anche di mettere un freno alle ambizioni di Tremonti e della Lega. Una soluzione accettata dal ministro dell&#8217;Economia, anche perché accompagnata dalla promessa di un atto di fiducia da parte del partito sulla linea di politica economica fin qui tenuta dal ministero di Via XX Settembre, magari da formalizzare con una presa di posizione dell&#8217;Ufficio di presidenza del Pdl, in programma per il 5 novembre. Nel corso del colloquio, infine, Tremonti avrebbe illustrato a Berlusconi le sue idee su come promuovere lo sviluppo. Un modo per dire che il rigore, pur restando la sua stella polare, non impedisce di pensare alla crescita. I due avrebbero così convenuto sul fatto che il taglio dell&#8217;Irap, pur restando nell&#8217;agenda del governo, sarà fatto ma con gradualità e comunque non adesso. <img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/berlusca-e-tremonti-150x150.jpg" alt="berlusca e tremonti" title="berlusca e tremonti" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1488" /></p>
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		<title>Premio Nobel a due docenti negli USA</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 16:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[STOCCOLMA (SVEZIA) &#8211; Elinor Ostrom e Oliver Williamson , entrambi statunitensi, hanno vinto il premio Nobel per l&#8217;economia 2009. Sono stati premiati per le loro ricerche sull&#8217;organizzazione della cooperazione nella governance economica. La Sig.ra Ostrom, 76 anni, è la prima &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/premio-nobel-a-due-docenti-negli-usa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>STOCCOLMA (SVEZIA) &#8211; Elinor Ostrom e Oliver Williamson , entrambi statunitensi, hanno vinto il premio Nobel per l&#8217;economia 2009. Sono stati premiati per le loro ricerche sull&#8217;organizzazione della cooperazione nella governance economica.<br />
La Sig.ra Ostrom, 76 anni, è la prima donna ad essersi aggiudicata il prestigioso riconoscimento per quanto riguarda l&#8217;economia. La Olstrom, che insegna alla Indiana University di Bloomington, negli Usa, è una delle massime studiose delle conseguenze del rapporto tra gli uomini e l&#8217;ambiente in particolare delle gestione delle risorse comuni e di come siano state creati nei secoli delle apposite istituzioni per la gestione delle stesse.<br />
Oliver Williamson, 77 anni, che insegna a Berkeley, nella University of California, è invece il creatore della cosiddetta Economia Neo-Istituzionalista. Williamson sostiene che ogni organizzazione economica nasce dal tentativo di minimizzare costi di transazione in contesti caratterizzati da contratti incompleti, investimenti specifici, razionalità limitata e opportunismo. Tale circostanza comporta che ogni organizzazione economica soffre di un problema di contrattazione incompleta.<br />
La Sig.ra Ostrom, spiega il comitato, «ha dimostrato come le comproprietà possono essere gestite in maniera efficace dalle associazioni di utenti». Oliver E. Williamson, ha vinto invece «per la sua analisi della governance economica, in particolare dei confini di un&#8217;impresa». Con i suoi studi, spiega la motivazione, Williamson «ha mostrato che i mercati e le organizzazioni gerarchiche, a riflesso di quanto avviene nelle aziende, hanno delle strutture di governance alternative che si differenziano per il modo diverso di risolvere i conflitti di interesse». Insieme al premio ai due vincitori vanno 10 milioni di corone svedesi, che equivalgono a poco meno di 1 milione di euro.</p>
<p><img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/sig.ra-olstrom-e-sig.-williamson-150x147.jpg" alt="sig.ra olstrom e sig. williamson" title="sig.ra olstrom e sig. williamson" width="150" height="147" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1073" /></p>
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		<title>L&#8217;economia deve creare sviluppo o va ripensata</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 08:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proponiamo alla riflessione un articolo pubblicato su &#8220;Avvenire&#8221; e firmato dal bravo Luca Liverani. L&#8217;economia non è infatti solo calcolo, dati, flussi finanziari, allocazione delle risorse, metodi di produzione, ma è soprattutto un &#8220;discorso sopra le regole del luogo in &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/leconomia-deve-creare-sviluppo-o-va-ripensata/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proponiamo alla riflessione un articolo pubblicato su &#8220;Avvenire&#8221; e firmato dal bravo Luca Liverani. L&#8217;economia non è infatti solo calcolo, dati, flussi finanziari, allocazione delle risorse, metodi di produzione, ma è soprattutto un &#8220;discorso sopra le regole del luogo in cui si vive&#8221; (questo è il significato etimologico di &#8220;òikos + nòmos&#8221; da cui deriva la parola economia, cioè &#8220;luogo/ambiente + regole/norme&#8221;).</p>
<p>«Un sistema economico va messo in discussione se il suo esclusivo obiettivo è il profitto e non lo sviluppo. Perché crea povertà, emarginazione, disordine sociale». Ed è lì, nei settori più colpiti che deve arrivare il sostegno dello Stato: «È urgente concentrarsi sulle famiglie regolari con figli, sul Meridione, sulla non autosufficienza di anziani e malati, sulla povertà estrema di molti, immigrati e non solo». È un’analisi lucida che usa come metro la &#8220;Caritas in veritate&#8221; di Benedetto XIV, quella che il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, espone in occasione della presentazione in Campidoglio del rapporto su La povertà alimentare in Italia. Una ricerca promossa dalla Fondazione per la sussidiarietà, sui dati raccolti tra gli 8mila enti caritativi che si riforniscono dal Banco alimentare.</p>
<p>Al convegno «Poveri perché soli», organizzato per la presentazione dello studio, intervengono tra gli altri, assieme al Presidente dei vescovi italiani, il presidente del Senato Renato Schifani e il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. Per il cardinale Bagnasco dunque «il mercato va subordinato a regole chiare per evitare la massificazione del profitto attraverso l’inganno». Quello che ad esempio ha provocato la grande crisi finanziaria americana e poi globale. Ma le crisi possono essere «occasioni di verifica», specie in una fase storica «ambivalente e complessa» come la nostra. Il presidente della Cei indica alcune tra le principali cause «della questione sociale che riguarda non solo paesi poveri e ricchi, ma anche individui forti e deboli all’interno degli stessi paesi». Certo, la fame morde di più nel Sud del mondo dove, dice il Cardinale citando dati Fao, le persone denutrite sono un miliardo e 20 milioni, l’11% in più nel 2009.</p>
<p>Il Presidente della Cei, citando papa Ratzinger, chiede se «siamo disposti a fare un esame di questo modello di sviluppo». Perché «la prosperità economica non corrisponde a quella salute globale che comunemente chiamiamo felicità». Tutti «dobbiamo imparare a consumare in modo più sobrio e critico», mentre agli amministratori pubblici è richiesto di intervenire sui settori più deboli della società, la famiglia innanzitutto. «L’equo profitto non deve essere escluso, ma va animato dalla gratuità e dall’amore perché tutti siamo figli di Dio».</p>
<p>Amore e gratuità alla radice del Banco Alimentare, nato da una felice intuizione di Danilo Fossati, patron della Star, e don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Una realtà che, spiega monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus, associa oggi 8mila enti che distribuiscono pasti a un milione e mezzo di persone, 56 milioni di tonnellate di alimenti per un valore di 180 milioni di euro.</p>
<p>Il presidente Schifani ricorda che «il tema della povertà non riguarda solo il Sud del Paese, ma anche ampie aree delle regioni ricche». Ma è indubbio che l’Italia «non può competere senza un salto di qualità di tutte le regioni meridionali». E sottolinea come purtroppo «l’apertura alla vita possa essere causa di povertà: molte famiglie con la nascita di un figlio o con l’accoglienza a un parente disabile si assumono rischi nuovi». Il ministro Scajola, plaudendo all’impegno del Banco Alimentare, sottolinea la necessità di «valorizzare le sinergie virtuose ed efficaci tra istituzioni e privati, capaci di attuare concreti progetti di sviluppo».<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/card.-Bagnasco-150x150.jpg" alt="card. Bagnasco" title="card. Bagnasco" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1036" /></p>
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