L’Eurozona torna a crescere. Speriamo bene… »

L’Eurozona torna a crescere. Speriamo bene…

Torna a salire dopo 15 mesi il prodotto interno lordo dell’Eurozona. Dopo le anticipazioni di novembre, arriva la certificazione di Eurostat: crescita su base trimestrale dello 0,4% nel terzo trimestre; su base annuale Bruxelles conferma il calo del 4,1%.

Bene l’Italia con il pil del terzo trimestre che sale dello 0,6% su base trimestrale, contro il -0,5% del secondo trimestre e un -4,6% su base annuale contro il -5,9% del secondo trimestre. L’ultima volta che l’andamento del pil della zona dell’euro aveva registrato un segno “+” era stato nel primo trimestre del 2008, con un +0,7% che preludeva la crisi. Nel secondo trimestre il pil dell’area euro ha registrato una contrazione dello 0,2% su base trimestrale e una contrazione del 4,8% su base annuale.

Molgora: rivedere gli studi di settore »

Molgora: rivedere gli studi di settore

MILANO — Non solo Irap, Ires e Iva. C’è un altro fronte che agita le notti dei piccoli impren­ditori, si chiama studio di setto­re. Si tratta del sistema perverso utilizzato dall’Agenzia delle entrate per sta­bilire il giro d’affari minimo di ogni attività imprenditoriale, basato su calcoli astrusi e scollegati dalla realtà, figlio di una mentalità che vuole l’imprenditore “ladro ed evasore a prescindere”.

Etica ed Economia sono sorelle »

Etica ed Economia sono sorelle

Una delle questioni centrali affrontate nell’Enciclica papale Caritas in Veritate riguarda i rapporti tra etica ed economia. È il momento giusto per discuterne, anche perché la crisi finanziaria ha sollevato nuovi interrogativi proprio su questi aspetti.
Talvolta si pensa che etica ed economia siano due mondi distinti e separati. Non è così. Non lo è innanzitutto con riferimento al metodo di analisi delle scienze economiche. In base a un popolare stereotipo, le scienze economiche si basano sul presupposto che gli individui massimizzano solo il benessere materiale e pensano solamente al profitto. In realtà il metodo dell’economia è l’”individualismo metodologico”. Esso muove dalla premessa che i fenomeni economici e sociali vanno spiegati a partire dai comportamenti individuali. Per spiegare questi ultimi, dobbiamo presupporre che l’individuo si comporti “in modo appropriato alla situazione”. Cioè l’individualismo metodologico e il metodo dell’economia si basano sulla logica situazionale: spiego il comportamento spiegando la situazione. Ma “in modo appropriato alla situazione” non vuol dire massimizzare il benessere materiale. Al contrario, questo principio è compatibile con qualunque ipotesi sulle motivazioni individuali. In altre parole, non dobbiamo confondere l’individualismo con l’egoismo, così come l’altruismo non va confuso con il collettivismo.
Economia ed etica non sono separate anche in un secondo senso, ancora più rilevante. Come è sottolineato da un’antica tradizione di pensiero liberale, il buon funzionamento di un’economia di mercato e di uno stato di diritto si basano anche su presupposti etici che devono essere condivisi e su un particolare sistema di valori.
Ricordo due idee di questa tradizione. La prima è l’idea che il rispetto e l’applicazione dei contratti non può fare affidamento solo sulla legge. Occorre anche che gli individui abbiano interiorizzato le norme che governano gli aspetti contrattuali, indipendentemente dal timore delle sanzioni per chi è colto a violare lo spirito o la forma della legge.
Il rispetto per i diritti di proprietà, il mantenimento della parola data e degli impegni presi, il rispetto delle aspettative e delle intenzioni tra le parti contraenti devono discendere anche da un comune sistema di valori, non solo dagli incentivi economici o dal timore di essere sanzionati dalla legge. Senza questi presupposti, un sistema basato sul libero scambio difficilmente potrebbe funzionare.
Una seconda idea è l’importanza dell’etica professionale. Indipendentemente da incentivi e sanzioni, chi svolge determinate professioni ha obblighi e responsabilità anche morali nei confronti della società: il medico nei confronti dei pazienti, l’avvocato verso i clienti o, per ricordare un esempio recente in cui questo principio era evidentemente venuto meno, l’auditor verso i risparmiatori.
Questa tradizione di pensiero liberale trova conferma anche in una recente letteratura empirica in economia e scienze politiche. La storia ci mostra come società e paesi traggano il loro successo anche dal radicamento e dalla diffusione tra i cittadini e nelle istituzioni di queste regole di comportamento e dalla forma che esse assumono. Una distinzione importante a questo proposito è tra norme di moralità limitata o generalizzata. La moralità limitata applica la nozione di giusto o sbagliato solo a un certo ambito di interazioni sociali: la famiglia, il clan, la comunità a cui si appartiene. Al di fuori di questo ambito, quasi tutto è moralmente permesso. La moralità generalizzata si fonda invece sul presupposto che la nozione di giusto o sbagliato debba valere universalmente, nei confronti di tutti gli individui.
Non sorprendentemente, la diffusione di norme di moralità generalizzata si accompagna alla diffusione di fiducia reciproca tra estranei, e spinge a forme di organizzazione economica, sociale e politica più efficienti e progredite. Un’abbondante e convincente evidenza empirica mostra che dove vi è più fiducia generalizzata le imprese hanno un’organizzazione più decentrata, l’economia di mercato funziona meglio, vi è più senso civico, anche la partecipazione politica è più attenta al bene pubblico piuttosto che agli interessi di parte. Insomma, numerose ricerche in campo economico e politologico suggeriscono che la diffusione di norme di moralità generalizzata sono un ingrediente centrale per spiegare lo sviluppo economico e il buon funzionamento delle istituzioni.
Tuttavia la tradizione liberale si ferma qui. Essa sottolinea l’importanza di condividere un particolare insieme di regole di comportamento che facilitano la convivenza sociale. Ma si guarda bene dal chiedere che vengano condivisi anche i fini, se non nel senso del principio kantiano, che gli individui devono sempre essere riconosciuti come fini e mai usati come mezzi per raggiungere un altro fine. Al contrario, nel pensiero liberale l’economia di mercato in uno stato di diritto è molto più di un mezzo per produrre ricchezza e allocare con efficienza risorse scarse. Esso è anche e soprattutto un sistema che consente a ogni individuo di perseguire il suo fine, i suoi obiettivi personali, di autodeterminarsi in linea con il suo particolare sistema di valori. Possiamo invocare un legame più stretto di così tra etica ed economia, o invocare principi etici più forti, senza rinnegare la visione liberale dell’economia di mercato in uno stato di diritto? In particolare senza correre il rischio di interferire con la libertà individuale di autodeterminarsi? Qual è il ruolo della politica al riguardo? Come evitare che anche la politica diventi occasione di abusi e di sopraffazione, magari nel nome del bene comune, come è avvenuto in passato? Queste domande entrano in dialettica con l’enciclica papale e aprono un serio e opportuno confronto. Nel rispetto di un altro importante principio caro alla tradizione liberale: che la verità non è manifesta; e che il modo migliore per progredire nella ricerca della verità è cercare di correggere gli errori. Il che richiede un dibattito aperto e critico tra diversi punti di vista.
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L’articolo a cura di Guido Tabellini, comparso su Il Sole 24 ore, è tratto dall’introduzione al dibattito all’Università Bocconi, “Caritas in veritate – Un’altra economia è davvero possibile?”, con la partecipazione del cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano.etica e economia

Tremonti e Berlusconi si sono chiariti »

Tremonti e Berlusconi si sono chiariti

MILANO – “Non abbiamo mai sottovalutato la portata della crisi. La politica del rigore è stata non solo quella di Tremonti, ma di tutto il governo. E’ stato chiarito un equivoco”. Lo ha detto Silvio Berlusconi intervenendo telefonicamente da Arcore a Ballarò. Secondo il premier bisogna però dire “si alla politica del rigore coniugata con la politica dello sviluppo”. Berlusconi ha poi detto di essere “a casa ammalato per lavorare nonostante l’ora tarda”. Ha difeso lo scudo fiscale, sottolineando che “vengono ricavati importanti capitali per l’economia del paese”.

Premio Nobel a due docenti negli USA »

Premio Nobel a due docenti negli USA

STOCCOLMA (SVEZIA) – Elinor Ostrom e Oliver Williamson , entrambi statunitensi, hanno vinto il premio Nobel per l’economia 2009. Sono stati premiati per le loro ricerche sull’organizzazione della cooperazione nella governance economica.
La Sig.ra Ostrom, 76 anni, è la prima donna ad essersi aggiudicata il prestigioso riconoscimento per quanto riguarda l’economia. La Olstrom, che insegna alla Indiana University di Bloomington, negli Usa, è una delle massime studiose delle conseguenze del rapporto tra gli uomini e l’ambiente in particolare delle gestione delle risorse comuni e di come siano state creati nei secoli delle apposite istituzioni per la gestione delle stesse.
Oliver Williamson, 77 anni, che insegna a Berkeley, nella University of California, è invece il creatore della cosiddetta Economia Neo-Istituzionalista. Williamson sostiene che ogni organizzazione economica nasce dal tentativo di minimizzare costi di transazione in contesti caratterizzati da contratti incompleti, investimenti specifici, razionalità limitata e opportunismo. Tale circostanza comporta che ogni organizzazione economica soffre di un problema di contrattazione incompleta.
La Sig.ra Ostrom, spiega il comitato, «ha dimostrato come le comproprietà possono essere gestite in maniera efficace dalle associazioni di utenti». Oliver E. Williamson, ha vinto invece «per la sua analisi della governance economica, in particolare dei confini di un’impresa». Con i suoi studi, spiega la motivazione, Williamson «ha mostrato che i mercati e le organizzazioni gerarchiche, a riflesso di quanto avviene nelle aziende, hanno delle strutture di governance alternative che si differenziano per il modo diverso di risolvere i conflitti di interesse». Insieme al premio ai due vincitori vanno 10 milioni di corone svedesi, che equivalgono a poco meno di 1 milione di euro.

L’economia deve creare sviluppo o va ripensata »

L’economia deve creare sviluppo o va ripensata

Proponiamo alla riflessione un articolo pubblicato su “Avvenire” e firmato dal bravo Luca Liverani. L’economia non è infatti solo calcolo, dati, flussi finanziari, allocazione delle risorse, metodi di produzione, ma è soprattutto un “discorso sopra le regole del luogo in cui si vive” (questo è il significato etimologico di “òikos + nòmos” da cui deriva la parola economia, cioè “luogo/ambiente + regole/norme”).

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