Torna a salire dopo 15 mesi il prodotto interno lordo dell’Eurozona. Dopo le anticipazioni di novembre, arriva la certificazione di Eurostat: crescita su base trimestrale dello 0,4% nel terzo trimestre; su base annuale Bruxelles conferma il calo del 4,1%.
Bene l’Italia con il pil del terzo trimestre che sale dello 0,6% su base trimestrale, contro il -0,5% del secondo trimestre e un -4,6% su base annuale contro il -5,9% del secondo trimestre. L’ultima volta che l’andamento del pil della zona dell’euro aveva registrato un segno “+” era stato nel primo trimestre del 2008, con un +0,7% che preludeva la crisi. Nel secondo trimestre il pil dell’area euro ha registrato una contrazione dello 0,2% su base trimestrale e una contrazione del 4,8% su base annuale.
Nell’Ue a 27 paesi il pil registra un rialzo dello 0,3% su base trimestrale e una contrazione del 4,3% su base annuale, contro il -0,3% e il -5% del secondo trimestre. A guidare la crescita, la Germania con il +0,7%, l’Italia con il +0,6% e la Francia con il +0,3%. Resta negativa la Spagna con un -0,3% e, fuori dall’euro, la Gran Bretagna con un -0,3%. Sono meno pesanti del previsto anche i dati sulle vendite al dettaglio che restano piatte su base mensile a ottobre e calano dell’1,9% su base annuale. Eurostat rivede a -0,5% il dato mensile di settembre dall’iniziale -0,7% e a -2,8% il dato annuale, dall’iniziale -3,6%. Nell’Ue a 27 paesi le vendite salgono dello 0,3% mensile, contro il -0,3% di settembre e arretrano dello 0,9% annuale dal -2,2% di settembre.
Dati positivi che non sono ancora la certificazione dell’uscita dalla crisi: a Francoforte, il consiglio direttivo della Banca centrale europea, come previsto, ha annunciato di aver lasciato invariato al minimo storico dell’1% il tasso di rifinanziamento pronti contro termine. Anche il tasso sui depositi e quello marginale sono rimasti rispettivamente allo 0,25% e all’1,75%.
Segnali di segno positivo che registriamo con piacere. Tuttavia non siamo affatto convinti che rappresentino la fine della crisi, poiché il fattore disoccupazione mescolato con il problema del corso eccessivamente svalutato delle valute asiatiche (Yuan Renminbi della Cina e Rupia indiana su tutte) è secondo noi un elemento fatidico per l’Occidente, destinato a causare disastri nei prossimi 3-4 anni. Comunque speriamo di sbagliare, più per fede che per ragione.




