Al Qaeda tenta strage sul volo per Detroit

Uno studente nigeriano ha tentato di far esplodere in volo l’aeroplano su cui viaggiava da Amsterdam a Detroit. L’attentato è fallito perché l’ordigno esploso non era sufficientemente potente da aprire la carlinga ed ha causato solo il ferimento di due passeggeri, oltre all’attentatore che al momento dell’arresto si è dichiarato appartenente alla rete terroristica di Al Qaeda.

Niente di strano, se ben ci si pensa. In fin dei conti non c’è nessun motivo per credere che l’ondata di attentati di matrice islamica sia in attenuazione. Come diceva Bush jr. in un momento di lucidità: “It’s not a question about if, but about when” cioè non dobbiamo chiederci “se” ci saranno ancora attentati, ma “quando” ci saranno.

In questo caso la tragedia e le centinaia di vittime innocenti sono solo state sfiorate, ma non ci si può illudere: si deve tenere la guardia alzata e pregare. Purtroppo la democrazia non ha altri strumenti per evitare il peggio.

O meglio: una certa democrazia non ce li ha. In realtà la Svizzera ha dimostrato all’intero mondo che, volendo, gli strumenti per imporsi ci sarebbero ma serve il coraggio di dare al popolo la possibilità di esprimersi in modo consapevole e informato. Assumere comportamenti e votare leggi capaci di stroncare il terrorismo islamico ed il proselitismo politico religioso dei musulmani non sarebbe impossibile.

Ma servirebbe quel coraggio che nella maggior parte dello spaventato e vigliacco Occidente non esiste.aereo

Ayatollah Khamenei: “eliminare l’opposizione”

TEHERAN – Una frase che non ammette repliche: «l’opposizione sarà eliminata». L’ha pronunciata la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, in un discorso ritrasmesso dalla televisione di Stato.

Khamenei ha parlato mentre, dalla notte scorsa, circolano insistenti sui siti dell’opposizione le voci del possibile arresto di Mir Hossein Mussavi e altri capi della protesta per cercare di mettere fine definitivamente alle manifestazioni nelle piazze e nelle università. Pur senza nominarli, l’ayatollah ha accusato questi leader di avere «violato la legge, organizzato rivolte e incoraggiato la gente a resistere al sistema» della Repubblica islamica. «Non si tratta di cose da poco – ha aggiunto la Guida suprema – e tutto questo ha dato coraggio ai nemici». «Ma essi – ha affermato ancora Khamenei – sono come la schiuma sull’acqua e quello che rimane è il sistema. L’opposizione verrà eliminata agli occhi della nazione».

La questione delle elezioni «è finita» e non ci devono essere più proteste. Lo ha affermato la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, in merito alla contestata rielezione nel giugno scorso del presidente Mahmud Ahmadinejad che ha portato alla più grave ondata di manifestazioni e disordini nella storia della Repubblica islamica. «Le elezioni sono finite, sono state legali e non hanno potuto dimostrare le loro affermazioni», ha detto Khamenei, in un discorso ritrasmesso dalla televisione di Stato, facendo riferimento alle denunce di brogli da parte dell’opposizione.

Insomma, ennesimo esempio di cosa si intenda nell’islam per repubblica. Tutto tranne una democrazia, che infatti è considerata una forma di governo blasfema prodotta dall’Occidente infedele. Ma da noi, in Europa, ci sono delle anime belle che vogliono dare a questa gente la sovranità e combattono con tutte le forze contro chi intende resistere in nome della libertà, della fraternità e dell’uguaglianza.
Un vero e proprio masochismo ideologico.khamenei

La democrazia è sotto attacco e in pericolo

Schumpeter, filosofo della politica tedesco del XX secolo, arrivò alla conclusione che la democrazia occidentale si sta riducendo a un mero meccanismo di attribuzione del potere alle lobbies in concorrenza tra loro attraverso il metodo del voto popolare.

La sua riflessione, arguta e dettagliata, ora ci interessa solo nelle conclusioni ma ci preme notare come avesse ragione quando sosteneva che un sistema siffatto smette di essere una vera democrazia, in quanto il popolo risulta spossessato del suo potere e diventa solo uno strumento da manipolare per canalizzarne il consenso, attraverso strategie comunicative di massa, nella direzione preferita da questo o da quel gruppo di interessi. In questo tipo di sistema il potere sarebbe quindi una “oligarchia delle lobbies organizzate”, mascherato da democrazia per evitare l’insorgere di conflitti sociali: il popolo, votando, crede di essere sovrano, e invece non decide mai un bel niente.

Quando viene il sospetto che anche noi ci troviamo in questo tipo di sistema? Quando ci rendiamo conto che, forse, quella previsione di Schumpeter si è già avverata, qui ed ora?
Risposta: quando un cortocircuito del sistema consente al popolo di esprimersi su temi sgraditi ai detentori del potere e quando, ulteriore cortocircuito, il popolo vota in modo contrario a quanto stabilito, imposto, preteso dalla poderosa macchina della propaganda istituzionale. Come, per esempio, è accaduto in Svizzera nei giorni scorsi con il referendum costituzionale “anti-minareti islamici”.

La conferma, la prova del 9 dei nostri sospetti viene data dalla reazione parossistica e compulsiva di tutti i media, di tutte le agenzie sociali di grande influenza (Chiesa, ONU e loro organismi specifici e autonomi), di tutto il “gotha” del politically correct, di tutti coloro che si stracciano le vesti contro la volontà popolare, con il chiaro intento di plagiarla e delegittimarla. L’ultimo esempio analogo che tutti ricordiamo è quello dell’Irlanda, unico Paese membro della UE a cui fu consentito di esprimersi sull’argomento e che votò contro la ratifica del Trattato di Lisbona; ebbene, il “Sistema” si mise in moto immediatamente e costrinse il popolo irlandese a scegliere tra aiuti economici, in cambio del voto favorevole, e un vero e proprio embargo politico commerciale in caso contrario, attuato in modo subdolo e strisciante fin da subito. Gli irlandesi, richiamati a votare dopo solo un anno e colpiti dagli effetti dell’embargo silenzioso, in un clima di propaganda degno di Goebbels hanno rinunciato alla loro volontà di popolo e anno dovuto chinare il capo, schiacciati dalla prepotenza dei “Signori” al potere.

Anche in Svizzera sembra che il desiderio delle “avanguardie consapevoli” sia lo stesso: combattere il popolo per piegarlo alla loro volontà. E in questo ravvisiamo una deriva che ci ispira l’uso, come si nota, della terminologia e del lessico leninista sovietico.

Certo, la Svizzera è il Paese dove la volontà popolare è maggiormente tutelata. E’ lo Stato democratico per eccellenza e non solo, o non tanto, per l’esistenza di istituti di democrazia diretta, ma per tutte quelle caratteristiche che fanno di un ordinamento giuridico statale una vera democrazia, piuttosto che un’oligarchia legittimata dal voto come sono diventati purtroppo oggidì la quasi totalità dei Paesi occidentali. Ma come faranno gli Svizzeri a resistere, se il mondo intero gli si dovesse coalizzare contro colpendoli negli interessi economici e nei beni primari? Come potranno resistere, se sottoposti a sanzioni non dichiarate e a una propaganda ipnotizzante, come è accaduto agli irlandesi? Alla fine, in un anno o due sarebbero obbligati a cedere.

Che fare? (giusto per rimanere col linguaggio di Lenin)
Noi possiamo solo monitorare la situazione, cercare di moltiplicare le voci in difesa del diritto dei popoli alla sovranità e all’autodeterminazione, diffondere sempre più l’allarme contro la svolta totalitaria di stampo lobbistico, ma di chiara matrice ideologica neomarxista, che sta colpendo l’Occidente.
Qui non c’entra l’Islam, non c’entra il contenuto o il merito di questa o quella pronuncia popolare che esce dai dettami del Sistema, o dai dogmi del politically correct; qui è in gioco il significato stesso della parola democrazia e, quindi, la sua esistenza e la possibilità di durare.

Farlo capire alle masse ipnotizzate dalla TV è un’impresa improba, ecco perché noi vogliamo cimentarci proprio in questa battaglia apparentemente persa in partenza.

(Davide Lovat)Simboli della massoneria

La Svizzera baluardo d’Europa vieta i minareti

svizzera chIn Svizzera, federazione con democrazia diretta, si è avuta l’ennesima prova di un fatto ormai evidente: quando al popolo viene consentito di esprimersi e di esercitare la propria sovranità emerge in Europa un pensiero completamente opposto rispetto ai “desiderata” delle élites.

Chiamato ad esprimersi sull’opportunità di introdurre nella costituzione elvetica il divieto di costruire nel territorio svizzero i minareti, dai quali il muezzìn chiama i fedeli musulmani alla preghiera 5 volte al giorno, il popolo a grande maggioranza ha appoggiato il SI’ propugnato dal partito a ispirazione cristiana UDC di fatto manifestando la propria opinione negativa sull’espansione dell’Islam nello stato alpino.

Nonostante una propaganda a senso unico dell’intellighentia formata da politici, giornalisti, intellettuali e perfino dal clero cattolico locale, il popolo ha detto che non vuole l’invadenza islamica. La Svizzera è uno Stato connotato dalle guerre di religione in ambito cristiano, è la terra di Zwingli (Zurigo) e di Calvino (Ginevra, che fu perfino una città-stato teocratica protestante quando Calvino era in vita) ha sviluppato un forte senso di tolleranza e di democrazia proprio perché le sanguinose guerre del passato hanno dimostrato che nessuna confessione religiosa deve avere la pretesa di imporsi politicamente. Ora, con l’Islam è oramai chiaro per tutti che questi discorsi sono parole al vento, giacché il fine escatologico della religione coranica è quello di sottomettere l’intera umanità perché solo così si permetterà la manifestazione di Allah nel “giorno del Giudizio”. Gli svizzeri sono un popolo istruito, laborioso, che si informa, che conosce i propri diritti e che pretende che siano rispettati nella misura in cui ciascuno compie il proprio dovere. Sono un modello di democrazia proprio perché sono persone consapevoli del loro potere decisionale. Non sono un “popolo bue” che si fa incantare dalla propaganda e, grazie a una rete sociale capillare, anche i pastori delle valli e gli allevatori delle montagne vanno a votare con piena consapevolezza delle implicazioni del loro voto.

Il popolo ha votato e ha detto SI’ al divieto di nuovi minareti, ha detto che questo divieto deve entrare addirittura nella costituzione, ha detto che la Svizzera vuole rimanere tollerante con tutti ma anche assolutamente cristiana. Il popolo svizzero ha dato una grande lezione a tutta Europa e ha potuto farlo proprio perché non aderisce all’Europa politica, quella UE che ogni volta che ha consultato il popolo è stata presa a sberle in faccia e che proprio per quel motivo ha deciso di non consultarlo più, diventando una “burocrazia élitaria lobbistica” che decide per tutti senza chiedere a nessuno.

Da queste pagine lanciamo un monito: se non imiteremo gli svizzeri saremo spacciati.

Ecco perché, quanto prima, inviteremo i nostri politici a preparare un disegno di legge che vada nella stessa direzione di quella tracciata non dalle classi dirigenti elvetiche, ma dal popolo sovrano della repubblica cantonale Svizzera. Al popolo svizzero va un sentito ringraziamento dal profondo dell’anima.

GRAZIE SVIZZERA.

Il Crocifisso era un uomo ucciso per le sue idee

La Corte di Strasburgo era già famosa per aver assolto Vittorio Emanuele che aveva sparato a un tedesco nei testicoli, causando una morte orrenda tra atroci sofferenze. La motivazione? A sparare fu il fucile. Ora si è superata con la sentenza sul Crocifisso, scritto con la maiuscola perché il Crocifisso è Gesù di Nazareth. Parliamone però con approccio laico.
Gesù fu crocifisso venerdì 7 Aprile 783 ab urbe condita, cioè nel 30 (Dionigi il Piccolo commise un errore a individuare l’anno 1). Capo d’imputazione? Sedizione e sobillazione contro il potere costituito, reati per cui era prevista appunto la croce. Reato contestato? Aver predicato che i poveri, gli umili, i miti, sono uguali ai ricchi e ai potenti, perfino a Cesare, davanti alla Legge e a Dio; aver predicato che un lebbroso è fratello del Re; aver ammonito i ricchi circa le conseguenze dell’ingiustizia.
Concetti, questi, che minavano alla base la struttura del potere costituito. Dopo la sua morte cominciò la riflessione attorno alla sua natura e da questa scaturì il concetto di Persona, cardine della civiltà attuale e basamento di ogni democrazia moderna. Seconda Persona dell’unico Dio/Trinità ma anche Persona umana e, così, fratello di ogni uomo che in lui assumeva la dignità di Dio. Ogni uomo, grazie a Gesù, è stato elevato al rango di Dio.
Ora questo è un fatto, indipendentemente dalla fede che uno può avere o no. Dal concetto di Persona derivano i diritti umani, le riflessioni sulla giustizia, i valori di libertà, fraternità e uguaglianza. Tutti dal Crocifisso, cioè l’uomo che è stato ucciso per le idee appena esposte.
Togliere il suppellettile che lo raffigura nel giorno dell’esecuzione serve ad avallare la sua uccisione e a rinnegare tutti quei valori, abiurando la democrazia e aprendo le strade alla legge del più forte. I ricchi e potenti ci sono anche oggi e senza la tutela di leggi fondate su valori immutabili il destino dei poveri, dei buoni, dei deboli, degli ultimi tornerebbe uguale al passato.via crucis

Zaia: sul Crocifisso sentenza vergognosa

“In attesa di conoscere le motivazioni non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica”. Così il ministro delle politiche agricole Luca Zaia interviene in merito alla notizia della sentenza. “Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Senza identità non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l’Europa. Che destino paradossale: proprio coloro che dovrebbero tutelare il senso comune si danno da fare per scardinare la nostra civiltà. Si vergognino!”.

Noi di seguito riportiamo quanto già scritto alcune settimane fa sullo stesso argomento. Nei prossimi giorni contiamo di ritornarci, per delineare i contorni veri della questione.

“Davanti al popolo leghista radunato a Venezia il Ministro Zaia ha ricordato l’importanza imprescindibile dell’affissione del Crocifisso nei pubblici uffici e nelle scuole.

Bisogna chiarire il motivo di tanta importanza: quel simbolo, che è certo importante per i credenti, deve stare nei luoghi dove si svolgono i pubblici uffici per la sua capacità di riunire in sé anche tutti valori laici che stanno alla base della convivenza civile e delle regole essenziali della democrazia. Facciamo alcuni esempi.

L’aula di tribunale? L’immagine di un innocente condannato ingiustamente a morte è un monito per i giudici ad essere giusti e clementi, un esempio per gli imputati ad essere pazienti davanti all’immagine di un uomo che ha sopportato una tale ingiustizia senza rivoltarsi e offrendo il suo perdono, un richiamo ai colpevoli a farsi un esame di coscienza ricordando che esistono condanne peggiori della detenzione.

L’ospedale? Per i medici è l’invito a usare misericordia verso chi soffre e, forse, che dietro la sofferenza più atroce può celarsi la speranza; per i malati è un invito alla pazienza e un esempio di come si può accettare la sofferenza senza farsi vincere dall’odio.

Gli uffici pubblici? La vicenda del Nazareno è esemplare di come la coerenza a un ideale di servizio agli altri può venire percorsa fino alle estreme conseguenze, con dedizione e abnegazione; l’ingiustizia rappresentata da quella storica esecuzione invita invece alla pazienza e al rispetto delle regole anche chi subisce dei torti dal pubblico potere.

A scuola? L’insegnamento di fraternità, libertà e uguaglianza nella dignità di ogni uomo predicato da Gesù di Nazareth è la base del sistema democratico; esso si è diffuso dopo la sua morte ed ha minato le fondamenta della civiltà Greco-Romana fondata sulla forza e sulla prevaricazione, sulla schiavitù e sulla conquista di un popolo e sulla sottomissione degli altri popoli. I fondamenti della nostra società sono racchiusi in quel simbolo che deve servire come messaggio chiaro anche ai figli dei nuovi arrivati che un giorno avranno la responsabilità della cittadinanza e, pertanto, dovranno conoscerne il significato.

Infine, il Crocifisso è un grande simbolo di umiltà: se quell’uomo era solo un uomo, nulla ha fatto per sobillare la rivolta dei suoi seguaci, accettando su di sé le conseguenze dell’invidia, dell’odio, della calunnia e dell’ingiustizia. Ma se fosse stato davvero la seconda persona della Trinità, il Figlio Eterno del Padre Eterno, Dio fattosi uomo… Quale grandezza inconcepibile per l’uomo è l’umiltà di un Dio che vince la morte facendosi uccidere, che trionfa sul potere subendo la sconfitta, che distrugge l’odio perdonando i persecutori!

Anche queste, se non solo queste, sono le tanto citate e non sempre conosciute “radici cristiane dell’Occidente”.”crocifisso in tribunale

La democrazia non si può esportare

L’ennesimo attentato che gli afghani hanno commesso contro le forze occidentali è assurto agli onori della cronaca in Italia perché è costato la vita a 6 soldati cittadini della Repubblica.

Adesso si scatena il dibattito sull’opportunità di mantenere l’impegno militare in quella regione del mondo e cominciano i distinguo, le rivendicazioni, le mistificazioni ideologiche, le bugie interessate… Insomma il solito teatrino della politica nostrana, sempre più squallido anche di fronte ai morti. Una cosa però è certa: Bossi aveva anticipato tutti in estate dicendo che forse era il momento di ripensare tutta l’operazione e di far tornare a casa i soldati, ma come al solito era stato stigmatizzato quasi come se si trattasse di un demente accaldato dal sole d’Agosto.

Bossi invece, come al solito, dice le cose giusto al momento giusto, solo che il suo modo di parlare a volte simbolico e quindi criptico, a volte immediato e popolare, non viene capito se non dai suoi elettori che, per fortuna, continuano ad aumentare.

Ma cosa voleva dire Bossi in realtà, e cosa sosteniamo noi da un decennio ormai? Semplice: la democrazia non si può esportare perché essa è il prodotto della civiltà cristiana-occidentale, e può attecchire solo in quelle società che condividono almeno in linea di massima i valori fondamentali sull’uomo come persona e sulla società intesa come mezzo per ottenere la pace in mutua collaborazione comunitaria. Ecco perché in Giappone e in India, pur con le profonde differenze evidenti a tutti, certe forme di democrazia si sviluppano più o meno serenamente, mentre nei Paesi islamici essa è impossibile (e in Turchia resisterà finché resisteranno i principi laicissimi e anti-sharìa imposti dal fondatore Kemal Ataturk, poi franerà brutalmente dando luogo a una riedizione dello stato Ottomano antecedente).

La democrazia, checché se ne pensi, non è solo un meccanismo elettorale fondato sull’attribuzione del potere attraverso il voto; democrazia è quel preciso regime dove il popolo tutto gode di una serie di tutele, di garanzie, di privilegi e di diritti che sono sanciti in base a ben determinati principi giuridici, etici e filosofici. Tali principi sono scaturiti dalla millenaria riflessione compiuta in Occidente in un ambiente strettamente e unicamente cristiano, che sono diventati poi condivisi da tutti anche una volta spogliati della visione religiosa. Della visione, sia chiaro, non della matrice che è e resta cristiana.

Ora, dopo l’11 settembre 2001 gli americani hanno creduto che la soluzione contro il terrorismo fosse quella di “esportare la democrazia” ma non hanno considerato, a causa della loro consueta visione unilaterale dei problemi, che per quel miliardo e mezzo di fedeli all’Islam la democrazia è semplicemente un’eresia, un tabù inviolabile, una porcheria prodotta da gente corrotta da false credenze religiose. Il potere, per i musulmani, non viene da Dio come per la filosofia cristiana, ma è direttamente nelle mani di Allah che lo esercita sulla terra tramite il Corano e l’adesione a esso. Anche senza una lettura radicale della filosofia politica musulmana, è sufficiente analizzare la struttura antropologica delle società dei Paesi a maggioranza islamica per rendersi conto di questa barriera invalicabile.

Tali argomenti noi svilupperemo ancora, per campi specifici e con analisi precise, in futuro su queste pagine, ogni volta che l’occasione sarà propizia. Per ora ci basta dire questo: Bossi, e chi come lui ha capito quanto detto fin qua, ritiene inutile sprecare risorse economiche e soprattutto vite umane in direzione di un obiettivo che non è raggiungibile nemmeno in teoria. I musulmani non saranno mai democratici senza smettere di essere musulmani, perché un’identità esclude l’altra proprio nei valori radicali e fondamentali.

Rimane il problema di che fare contro quello che è stato chiamato “terrorismo islamico”, mentre noi lo chiamiamo semplicemente “consueta prosecuzione della storia nei secoli attuali coerentemente con quelli passati”, se sono storicamente ricordati come successi nei secoli i fatti di Poitiers, Gerusalemme e tutto il Nord Africa, Bisanzio, Lepanto, Rodi, le coste italiane, Budapest, Vienna, più mille episodi meno epocali, eccetera eccetera eccetera.

La sola cosa certa è che l’approccio materialista e socio-economico di stampo marxista è totalmente sbagliato. Sbagliato è anche l’approccio della logica comprendente figlio della scienza politica americana. Sbagliato è anche credere che quel sistema sociale sarà scardinato un giorno dal liberismo, giacché i valori che lo caratterizzano sono assai più forti di quelli labili dell’utilitarismo illuminista.

Quindi bisogna pensare in un altro modo: secondo noi serve una guerra di tipo culturale attraverso i media, accompagnata da una strategia economica coordinata di tutto il mondo libero. Solo che per attuarla serve dapprima una seria presa di coscienza di cosa sia l’Islam nella sua essenza, al di là delle tante sfaccettature esteriori; e poi una seria comprensione di cosa siamo davvero noi occidentali, per agire di conseguenza. Inoltre servirebbero politici istruiti che pensino alle generazioni future, anziché alle future elezioni…

Ma proprio quest’ultimo è il grande limite dell’Occidente contemporaneo.