Giustizia, problema irrisolvibile

Suscita imbarazzo vedere come Parlamento e Magistratura continuino ad accapigliarsi cercando di invadere la rispettiva sfera di competenza. L’Italia da 20 anni vive una sorta di paralisi istituzionale a causa di questo conflitto dapprima sopito e nascosto, poi esploso quando l’azione politica della Magistratura è stata apertamente smascherata, consentendo di rileggere con occhi nuovi anche tutta la vergognosa pagina di Tangentopoli.

A voler essere imparziali, non c’è alcun motivo per fare il tifo. Chi rispetta i fondamenti della democrazia vorrebbe solo una cosa: che il Parlamento facesse le leggi, che il Governo provvedesse a renderle efficaci e che la Magistratura giudicasse sulla corretta applicazione e sulle violazioni. Si chiama “ripartizione dei tre poteri” e fin dai tempi della pubblicazione de “L’ésprit des lois” di Charles Louis de Montesquieu costituisce uno dei cardini della nostra civiltà.

In Italia purtroppo ci sono due gravi vizi che impediscono il corretto funzionamento della democrazia, il primo storico-politico e il secondo culturale. Quello storico-politico deriva dall’occupazione della Magistratura effettuata dai comunisti che stavano completando la rivoluzione secondo il modello di Gramsci: occupare tutti i centri di potere dalla periferia al centro per impadronirsi dello Stato in maniera da non dover spargere sangue. Purtroppo per loro, il comunismo mondiale è fallito proprio quando stavano per completare l’opera prendendo il Parlamento e già comandavano Scuola, Pubblica Amministrazione e Magistratura; per inerzia cercarono lo stesso di effettuare un colpo di stato a suon di arresti, e questa fu di fatto Tangentopoli, ma la discesa in campo di Berlusconi, vero e proprio “ultimo dei Mohicani” (più cani che “Mohi” a dire il vero…), sparigliò le carte e sconquassò i piani. Da allora in Italia non si va più avanti, con la Magistratura che cerca di arrestare Berlusconi e contrastare la sua politica, e con Berlusconi che governa pensando più a difendere se stesso e la sua ricchezza piuttosto che al bene comune. La via d’uscita, che è pura utopia, sarebbe un patto per il bene dell’Italia: Berlusconi si impegna a uscire dalla politica alla fine di questa legislatura in cambio di un salvacondotto di 30 anni per lui e le sue aziende, il Parlamento discute e vara una legge condivisa e rigida contro il conflitto d’interessi da applicare a tutti i simil-Berlusconi che crescono ovunque in Italia, la Magistratura ritorna nei ranghi e lascia il campo della politica ai politici. Ripeto, pura utopia.

Il secondo vizio è culturale: in Italia si è perso il senso della giustizia. Per quante leggi si facciano, l’esperienza insegna che la legge è uguale per tutti ma la sua applicazione varia molto a seconda del censo. I poveri pagano sempre, i ricchi nemmeno quando ammazzano. Sembra una frase qualunquista, ma ripensando ai casi di cronaca nera più eclatanti non è possibile contestare questa affermazione. Se hai i soldi per pagare buoni avvocati e addirittura per sistemare le cose in silenzio e “molto in alto” te la cavi con poco o niente; se sei un “poro can” non sei sicuro nemmeno se sei innocente.

Qui verrebbe da inoltrarsi in una dissertazione dotta sul principio tomista IUS SIVE IUSTUM, e sulla filosofia del diritto che lega verità e giustizia in maniera indissolubile e complementare…. Ma sarebbe tempo perso. Siamo in Italia e i giudici parlano una lingua diversa.

Diversa soprattutto dal Veneto……
(Davide Lovat)
giustizia sconfortata

Babbo Natale, una putrida carogna

Una delle cose veramente fastidiose del periodo natalizio è Babbo Natale! Da bambino lo sopportavo e nemmeno mi dispiaceva, sembrava solo una specie di pagliaccione vestito di rosso e tutto sommato innocuo, un personaggio di una fiaba come potevano essere Pinocchio o Il Gatto con gli stivali, Biancaneve o Peter Pan.

Mia madre mi ha sempre spiegato che si trattava di un personaggio di fantasia e che non si doveva confonderlo con un mago e nemmeno con qualcosa di vero, insegnandomi ad apprezzare la fantasia come un gioco ma facendomi respirare, con l’esempio del suo amore, come la verità del Natale fosse l’Amore di Gesù Cristo che nel Natale viene ricordato alla nascita, quando fu bambino quale ero io.

Col passare degli anni, tuttavia, il pagliaccione rosso (colore politico?) ha assunto un ruolo diverso. Uscito dall’età dei sogni e delle favole ho percepito quella figura, stravolgimento della tradizione popolare di S.Nicola, come una volgare impostura e un modo per squalificare il senso del Natale. Oggi non ho più dubbi: Babbo Natale è un mostro prodotto da menti perfide che hanno ideato il modo più subdolo per stuprare lo spirito innocente dei bambini. Mi spiego.

Insegnare a un bimbetto che il Natale è la festa dove si fanno i regali e che questi regali li porta una specie di mago che vive al Polo Nord e viaggia su una slitta trainata da renne volanti è una fiaba vuota, ma ancora solo una fiaba. Insegnare a un bimbetto che verso questa figura “magica” ci si deve rivolgere con atteggiamento richiedente e speranzoso, scrivendo una letterina con i propri desideri di qualche bene materiale, comincia a diventare una carognata. La carognata si completa quando il piccolo, crescendo, scopre che Babbo Natale non esiste e che i regali li compravano con i soldi i genitori. Fine della fiducia in qualcosa di superiore, fine della disponibilità a stupirsi davanti a qualcosa di ignoto, abitudine diseducata a una preghiera per scopi solo materiali e finalizzata all’ottenimento di una soddisfazione come nelle divinazioni pagane, prevalenza del senso materiale e svuotamento di senso del Natale.

I bambini che vengono educati a credere in Babbo Natale sono bambini violentati. A loro viene tolto il senso dell’amore, dell’intimità del cuore, del dono, della preghiera e della trascendenza. Sono destinati al dubbio, all’incredulità, probabilmente anche all’infelicità.

Viceversa, se non altro per amore della verità storica, il Natale va insegnato come Natività di Gesù, un uomo che ha introdotto nell’umanità i concetti di Carità e di Persona e che solo per questo va ricordato da tutti con gratitudine. Ai bimbi non servono parole complicate, poiché hanno ancora la purezza che consente di capire le cose senza bisogno del ragionamento, perciò anche chi non fosse interessato a impartire un’educazione religiosa, ma mirasse alla felicità dei propri figli, dovrebbe evitare fortemente di proporre un’educazione destinata a sfociare nel materialismo, anche etico, nella delusione e nella consapevolezza che perfino i genitori possono mentire per anni su cose riguardanti i sentimenti e le speranze.

Chi invece volesse impartire ai figli un’educazione cristiana deve insegnare che la preghiera è innanzitutto lode a Dio, poi ringraziamento per il fatto stesso di vivere e di capire, e solo alla fine richiesta ma in cambio della bontà, cioè di una condotta retta. Deve insegnare qualcosa di cui non doversi vergognare perché non si rischia lo sbugiardamento, qualcosa che è vero a 3 anni come a 30 o a 90, perché la verità genera rispetto e richiede sincerità in cambio. Deve motivare ogni gesto d’amore con l’Amore di Gesù, venuto al mondo ignudo e piccolo con una mangiatoia per bestie come culla. Deve seguire da vicino la crescita psichica e psicologica dei figli, secondo dopo secondo, dando l’esempio per ispirare l’imitazione, collegando anno dopo anno il senso del Natale con quello della Pasqua, senza timore che i figli non capiscano perché il messaggio di Cristo è accessibile in modo sempre nuovo a tutte le età e per tutti i livelli di istruzione.

In tutto questo Babbo Natale non c’entra, perciò è convenientissimo che ai bambini cristiani venga detta subito la verità. Se fino a qualche tempo addietro mi sembrava solo un pagliaccione, oppure la maschera con cui qualche buontempone si regala uno scorcio anticipato di Carnevale in pieno dicembre, oggi sono costretto a riconoscere che è il prodotto di un disegno infingardo finalizzato all’usurpazione del Natale nel cuore dei bambini.

Il colpo definitivo me lo hanno dato quei lestofanti appesi sui balconi delle case, col sacco in spalla: tanti Babbo Natale che sembrano svaligiatori intenti a rubare il Natale dalle case dei bambini. Non c’è niente di buono in quel volgare, lurido vecchiaccio.

“…et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a Malo”. Liberaci dal Maligno, Padre Nostro.

(Davide Lovat)Babbo natale cattivo

Le donne musulmane si muovono, le occidentali sono smarrite

Intervista a Antonio Gesualdi, una testa pensante che vive a Padova. Una di quelle specie umane da sottoporre a tutela del WWF, visto il livello del dibattito politico in Italia.
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CIAO ANTONIO, SENTI UNA COSA… QUALE SENSAZIONE TI HA LASCIATO LA VICENDA DI GHEDDAFI CHE INCONTRA LE BELLE RAGAZZE A MARGINE DEL VERTICE DELLA FAO?
Credo che questa cosa sia, assolutamente, da combattere perché non ha niente di religione e niente di evolutivo. Non va bene per nessuno.

COSA INTENDI DIRE?
E’ solo un’operazione politica sulle donne. Tutto questo dibattere del ruolo della donna che nasconde le grandi paure dell’uomo è la vera rivoluzione in corso nelle aree a maggioranza islamica: non c’è rivoluzione dei maschi, altrimenti si ammazzerebbero e farebbero politica, ma rivoluzione della cultura, del sapere, dell’alfabetizzazione, appunto del ruolo della donna. Guarda bene cosa succede in Iran: Ahmadinejad ha fatto perfino fotografare la moglie!

QUESTO LO CAPISCO BENE. MA GHEDDAFI E LE NOSTRE RAGAZZE….?
Che le nostre ragazze si prestino, per 60 euro, a vestirsi da brave bambine per andare ad ascoltare un dittatore imbolsito che regala loro il Corano, in realtà è come aver partecipato ad un harem. Perché, altrimenti, Gheddafi dovrebbe preoccuparsi di far vedere che si impegna a coranizzare le ragazze sotto i 35 anni e non i maschietti che saprebbe, invece, di omosessuale?

SPIEGAMI MEGLIO…
E’ una fiction dove i protagonisti fanno finta di inscenare ciò che è nella loro testa, non nella realtà. Gheddafi fa finta di essere ancora un dittatore musulmano e le nostre ragazze fanno finta di essere state rapite, stuprate, godute dal sultano, ma in realtà sono solo delle ragazze che fanno finta di lavorare. Questo perchè, da noi, non vedo nessuna rivoluzione del femminile in corso. Oggi si lavora nel marketing, nella comunicazione, nelle relazioni, nell’immagine… tutta fuffa.

INTENDI DIRE CHE NEI PAESI ISLAMICI QUALCOSA SI MUOVE MENTRE DA NOI LE DONNE SONO DISORIENTATE?
Sotto sotto, io vedo l’esigenza del dittatore di farci credere ancora – e credere lui stesso – che nel suo mondo niente è cambiato e niente sta cambiando. E allo stesso tempo vedo le nostre ragazze che vorrebbero un mondo più “forte”, con valori più decisamente affermati: identità più marcate, ruoli più chiari, una vita più sana insomma. E non parlo di alimentazione o fitness, naturalmente. Se avessero padri, o fidanzati, o mariti più “cazzuti” e vivessero in una società più responsabile, più seria, non avrebbero l’alibi del lavoro precario che non consente di compiersi e la ricerca goduriosa di relazioni effimere e fugaci, compensate poi dal tremore e dall’attrazione verso il mostro, che è la trasposizione psicologica del maschio forte e protettivo di cui non trovano più traccia e che quindi combattono, pur avendone estremo bisogno.

MI FAI VENIRE IN MENTE IL LIBRO DELLA GENESI, CAPITOLO 3 VERSETTO 16(alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».)
Davide, queste sono le tue solite puntature religiose… Che non sono mai banali, però, perché l’umanità, alla fine, è ancora nella propria infanzia. Duemila o tremila anni, in fondo, sono ben poco rispetto all’eternità.

MA COSA DOVREMMO FARE AFFINCHE’ LA GENTE SI FACCIA UN’IDEA SERIA E VERA SU QUESTE COSE?
Io aprirei un confronto, ma di quelli come tra me e te: dove ci sta anche il vaffa….

ABOLIRE L’IPOCRISIA E IL POLITICALLY CORRECT?
Ma che roba è?

(Intervista di Davide Lovat al politologo Antonio dr.Gesualdi)Gesualdi Antonio

Immunità parlamentare: come sostituirla?

Da molto tempo in Italia si parla dell’esigenza di riformare il settore della Giustizia, ma nessun Governo finora è mai riuscito a trovare la chiave per aprire la porta giusta ai lavori del Parlamento, affinché legiferi in questa direzione.

I problemi con la Magistratura del Presidente del Consiglio on. Berlusconi sono al tempo stesso la prova evidente ed il maggior ostacolo al compimento di un’ammodernamento del Terzo Potere che in Italia è ormai essenziale, poiché la deriva che il Paese subisce da 17 anni a questa parte non è degna di una democrazia equilibrata. Dall’anno di Tangentopoli a oggi è stato uno stillicidio continuo e il ruolo della Magistratura è profondamente cambiato, diventando anche qualcosa di anomalo nell’ordinamento istituzionale per la evidente connotazione politica che essa si è data. Basti pensare al clamoroso numero di avvocati che sono riusciti a farsi eleggere in Parlamento (ricordiamo che un avvocato, di politica, capisce quanto un medico o un ingegnere: niente! se non quello che ha imparato fuori da scuola); addirittura oggi abbiamo un partito politico fondato e diretto da ex magistrati, composto in gran numero da avvocati, come è l’IdV.

Il principio della separazione dei poteri, cardine della democrazia, è stato gravemente intaccato dall’enorme potere che la Magistratura si è presa grazie all’abolizione dell’immunità parlamentare seguita, sull’onda del populismo, ai fatti di Tangentopoli. Da allora i politici e i governanti sono costantemente sotto il tiro della Magistratura e, anche a voler pensare bene, nessuno può togliere il sospetto che questo sbilanciamento senza contrappesi faccia pendere l’ago del potere verso quest’ultima che ha il coltello dalla parte del manico. Se non altro per una questione psicologica.

Il direttore del TG1 dr. Minzolini ha sollevato ieri sera (9/11/2009) l’importante questione dell’immunità parlamentare e io credo che non lo abbia fatto perché ne ha nostalgia. Credo che lo abbia fatto per ricordarne la “ratio”, cioè lo scopo per il quale quella norma era stata inserita in Costituzione da giuristi sopraffini quali furono i Padri Costituenti.

Possiamo perciò accettare che quella norma sia stata abolita ma, alla luce di quanto visto dopo la sua abrogazione, dobbiamo riflettere su quella “ratio” e reinserire nell’ordinamento giuridico un elemento di tutela per il Primo Potere (legislativo, del Parlamento) e per il Secondo Potere (esecutivo, del Governo) dal Terzo Potere (giudiziario, della Magistratura). La deriva forcaiola e populista dell’antipolitica anarcoide è pericolosa, porta a svolte autoritarie o lobbistiche di potere occulto che sono molto più pericolose per il popolo e la sua democrazia di quanto non possa mai esserlo una classe politica inadeguata o perfino corrotta.
Il problema sollevato dal dr. Minzolini è pertanto molto serio e, se il Lodo Alfano non è stato giudicato adeguato ai principi costituzionali, un nuovo dispositivo di legge costituzionale deve essere introdotto nel nostro ordinamento per frenare le spinte giacobine dei novelli Robespierre che nulla di buono hanno da portare alla gente, esattamente come il Robespierre originale.

Il quale, peraltro, ha avuto dalla sorte quello che aveva seminato, secondo quella Giustizia che la filosofia cristiana ha sempre definito con il motto UNICUIQUE SUUM TRIBUERE (“sia dato a ciascuno il suo”). Quello che noi auguriamo a tutti, appunto: né più, né meno.

(Davide Lovat)

minzolini

Anche l’on. Calearo lascia il PD

Dopo le defezioni di Rutelli a Roma, Dellai nel Trentino, Cacciari a Venezia e Chiamparino a Torino, il Partito Democratico perde un altro pezzo: il parlamentare on. Calearo di Vicenza si è dimesso, dichiarando di aderire al gruppo misto perché non più in sintonia con la natura del PD.

Su questo giornale avevamo ampiamente anticipato le conseguenze della scontata vittoria di Bersani, uomo di D’Alema, e quanto sta accadendo non fa altro che dimostrare come fummo facili profeti. D’altro canto la politica è una materia scientifica (c’è perfino la Facoltà di Scienze Politiche anche se nessuno sembra dargli peso…), sebbene sia praticata per lo più da persone improvvisate e da molti maneggioni e faccendieri….

Comunque, l’on. Calearo ha motivato la sua uscita dal PD con un’analisi corretta: “la vittoria di Bersani – dice – è la vittoria di un modo di concepire il PD che non mi appartiene. Bersani è un’ottima persona e un amico, ma la sua idea è quella di un partito socialdemocratico e cattocomunista con una concezione del mondo del lavoro e dell’impresa di stampo tosco-emiliano. Io vengo dal Triveneto e provengo da una cultura completamente diversa. Avevo aderito al progetto di PD di Walter Veltroni, ma quel progetto è naufragato definitivamente con la sconfitta di Franceschini alle primarie. La mia uscita dal partito è la logica conseguenza”.

Analisi ineccepibile: sembra quanto abbiamo scritto il giorno prima della vittoria di Bersani annunciandola anche nelle proporzioni, tanto era scontata.

Diverso è il nostro giudizio sulla visione politica dell’on. Calearo per il futuro. Egli dichiara di volersi impegnare per dare vita a un “partito nuovo” che raccolga i delusi di PdL e Lega Nord e al tempo stesso conservi i voti della “mozione Franceschini”, cioè l’ex-Margherita per capirsi – ammesso che ci si possa capire in questo ginepraio autoreferenziale che è diventato il centrosinistra italiano. Questo soggetto politico nuovo Calearo lo vorrebbe fare insieme a Dellai, Rutelli e Veltroni….. Non ci sono commenti, ovviamente.

La sola cosa che possiamo dire è che Calearo appartiene a quella categoria di persone che si buttano in politica convinti che sia la cosa più naturale della terra: era un imprenditore, è membro della ricca borghesia e di una famiglia in vista nella piccola e provinciale Vicenza, in questo contesto si sente importante per diritto di nascita e quindi pensa di avere diritto e dovere di fare il politico, dopo aver fatto il presidente degli industriali.
Peccato che la verità delle cose sia diversa: la politica sarebbe una cosa seria e dovrebbe essere lasciata a chi ne capisce, per il bene della gente. Calearo è un imprenditore? Vada a lavorare… Chi può rappresentare, seriamente, se non qualche cordata di amici con interessi comuni? Rappresentare il popolo è un compito che si svolge dal basso, non discendendo tra la plebe partendo dal castello in collina. Siamo in democrazia, non in aristocrazia. Per governare il popolo bisogna condividerne l’anima, il sentimento comune, conoscerne l’umore e l’odore. Serve il cuore, non il portafoglio pieno che sta nella tasca davanti al cuore. Serve il cervello, ma pieno dei frutti di sudate carte e libri consumati, non di ammanicamenti e conoscenze per ottenere scorciatoie.

Ci possiamo permettere una facile previsione, dunque: il sig. Calearo continuerà a venire riciclato di qua o di là, perché in una città piccola dalla mentalità servile come Vicenza è facile sembrare grandi, bastano 4 soldi. Ma di sicuro non inciderà minimamente sulla politica del Paese, l’apice della sua “carriera” lo ha già toccato e dall’apice si può solo scendere.

Magari, lo ritroveremo a fare il sindaco fra qualche anno oppure avrà qualche altro ruolo visibile. Ma non significa nulla. Non c’è sostanza.

Davide Lovat
Calearo

Apertura

Lo scopo della fondazione di un giornale on-line scaturito dalla società civile Veneta, un giornale indipendente, ma di vicinanza politica alle idee espresse dalla Lega Nord, è quello di colmare un vuoto mediatico che nel 2009 non ha più ragione di sussistere. Il fatto che tutti i giornali oggi esistenti abbiano orientamenti politici più o meno avversi a quello che è il primo partito in gran parte del Nord Italia è un’anomalia, rafforzata dal fatto che nessun organo di stampa o di diffusione del pensiero sia invece aperto a sostenere o almeno considerare anche quelle istanze scaturite da una parte sostanziosa dell’elettorato, fatta eccezione per il giornale di partito “La Padania”, che tuttavia non ha una versione on-line.

Per senso democratico e per un maggiore pluralismo dei media riteniamo perciò importante provare a dare vita a uno strumento che possa diventare, si spera, un punto di riferimento per la diffusione delle idee, per il confronto, per il dibattito, per la visibilità di un movimento politico che è l’espressione di un modo di essere della gente Veneta in particolare e padana in generale, di un popolo ben definito, di un insieme di valori pieni di dignità e meritevoli di ascolto e di rispetto, senza che queste idee e le persone che le esprimono debbano necessariamente sottostare al filtro, al setaccio, alla censura dei media nemici che sottopongono alla massa un’immagine del leghismo deformata dalla lente dell’ideologia di parte e dell’interesse contrapposto.
L’indipendenza dal partito Lega Nord dell’editore sarà difesa, giacché esistono già gli organi ufficiali del partito. Questo giornale vuole essere espressione dell’elettorato leghista, della società civile dove il leghismo fiorisce e si diffonde, non del partito che beneficia del consenso di questo popolo.
La speranza è quella di consentire una maturazione reciproca, dei rappresentanti politici quanto degli elettori, per consentire alla società tutta di migliorare e per rendere evidente a tutti che le idee che animano nel profondo il progetto leghista sono portatrici di una dignità intellettuale e titolari di uno spessore culturale tali non solo da fugare definitivamente le superficiali accuse stereotipate di razzismo, xenofobia, antieuropeismo, chiusura mentale ed egoismo, ma addirittura tali da aprire la mente a chi si è stancamente fermato su correnti filosofiche e di pensiero politico superate dalla Storia e incapaci di far fronte alle esigenze proposte nel XXI secolo dalla complessità del mondo nell’era della comunicazione globale e dell’ipertecnologia. Non per convertirli, ma almeno per farli riflettere e renderli più liberi.

Davide Lovat

Per quanto riguarda gli aspetti legali su quanto pubblichiamo si fa riferimento alle leggi vigenti. E naturalmente saremo grati agli autori di materiali che pubblichiamo, e che non riusciamo ad individuare, se volessero segnalarci la propria primazia.