Bitonci: i difensori del Crocifisso siamo noi, altro che Galan

“Ricordo a tutti i cittadini della provincia di Padova che sabato 14 e domenica 15 novembre in quasi tutte le piazze sarà presente un gazebo della Lega Nord per raccogliere le firme contro la sentenza della Corte Europea. Per l’occasione saranno distribuiti migliaia di crocifissi”. Con questa “comunicazione di servizio” il Deputato del Carroccio e sindaco di Cittadella Massimo Bitonci sottolinea l’impegno politico del suo partito a salvaguardia delle tradizioni culturali, religiose e d’identità della gente veneta e, più in generale, del popolo italiano.

“Fa specie – ha commentato il parlamentare veneto – constatare come personaggi di particolare peso politico (almeno per ora e sicuramente – per fortuna – ancora per poco) non si siano espressi in merito alla sentenza della Corte europea, anche se dovremmo essere abituati a certi comportamenti visto che, già in passato, sia in tema di Islam che sulla delicata questione immigrazione, proprio certi personaggi hanno assunto posizioni decisamente discutibili e lontane anni luce dal sentire comune e dalla volontà del popolo veneto. D’altra parte comprendiamo bene quanto possa dare fastidio al “martin pescatore” una forza politica come la Lega Nord rimasta ormai l’unica e la sola in grado di tutelare realmente il Veneto e la sua gente. Non è la prima volta, purtroppo, che da certi personaggi giungono segnali poco rassicuranti: talvolta infatti gli interessi (altro che la coscienza!) riescono a prevalere sul buon senso e sull’amore per la propria terra e per la propria gente”.

Il Deputato Bitonci ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei sindaci di ogni provincia veneta abbia intrapreso iniziative diverse a tutela del simbolo della cristianità e della tradizione del Paese: “La Lega Nord non sta strumentalizzando niente e nessuno; sta solo difendendo un simbolo che ci appartiene ed identifica come cattolici. E’ giunto il momento – ha concluso Bitonci – di far sentire chiara e forte la voce dei veneti, che sono disponibili a fare ogni sforzo per consentire l’integrazione e l’apertura verso tutti, a patto però di vedere rispettati gli ideali, i valori, le tradizioni tramandate di padre in figlio per centinaia di anni.”

Bitonci

Il Crocifisso era un uomo ucciso per le sue idee

La Corte di Strasburgo era già famosa per aver assolto Vittorio Emanuele che aveva sparato a un tedesco nei testicoli, causando una morte orrenda tra atroci sofferenze. La motivazione? A sparare fu il fucile. Ora si è superata con la sentenza sul Crocifisso, scritto con la maiuscola perché il Crocifisso è Gesù di Nazareth. Parliamone però con approccio laico.
Gesù fu crocifisso venerdì 7 Aprile 783 ab urbe condita, cioè nel 30 (Dionigi il Piccolo commise un errore a individuare l’anno 1). Capo d’imputazione? Sedizione e sobillazione contro il potere costituito, reati per cui era prevista appunto la croce. Reato contestato? Aver predicato che i poveri, gli umili, i miti, sono uguali ai ricchi e ai potenti, perfino a Cesare, davanti alla Legge e a Dio; aver predicato che un lebbroso è fratello del Re; aver ammonito i ricchi circa le conseguenze dell’ingiustizia.
Concetti, questi, che minavano alla base la struttura del potere costituito. Dopo la sua morte cominciò la riflessione attorno alla sua natura e da questa scaturì il concetto di Persona, cardine della civiltà attuale e basamento di ogni democrazia moderna. Seconda Persona dell’unico Dio/Trinità ma anche Persona umana e, così, fratello di ogni uomo che in lui assumeva la dignità di Dio. Ogni uomo, grazie a Gesù, è stato elevato al rango di Dio.
Ora questo è un fatto, indipendentemente dalla fede che uno può avere o no. Dal concetto di Persona derivano i diritti umani, le riflessioni sulla giustizia, i valori di libertà, fraternità e uguaglianza. Tutti dal Crocifisso, cioè l’uomo che è stato ucciso per le idee appena esposte.
Togliere il suppellettile che lo raffigura nel giorno dell’esecuzione serve ad avallare la sua uccisione e a rinnegare tutti quei valori, abiurando la democrazia e aprendo le strade alla legge del più forte. I ricchi e potenti ci sono anche oggi e senza la tutela di leggi fondate su valori immutabili il destino dei poveri, dei buoni, dei deboli, degli ultimi tornerebbe uguale al passato.via crucis

Zaia: sul Crocifisso sentenza vergognosa

“In attesa di conoscere le motivazioni non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica”. Così il ministro delle politiche agricole Luca Zaia interviene in merito alla notizia della sentenza. “Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Senza identità non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l’Europa. Che destino paradossale: proprio coloro che dovrebbero tutelare il senso comune si danno da fare per scardinare la nostra civiltà. Si vergognino!”.

Noi di seguito riportiamo quanto già scritto alcune settimane fa sullo stesso argomento. Nei prossimi giorni contiamo di ritornarci, per delineare i contorni veri della questione.

“Davanti al popolo leghista radunato a Venezia il Ministro Zaia ha ricordato l’importanza imprescindibile dell’affissione del Crocifisso nei pubblici uffici e nelle scuole.

Bisogna chiarire il motivo di tanta importanza: quel simbolo, che è certo importante per i credenti, deve stare nei luoghi dove si svolgono i pubblici uffici per la sua capacità di riunire in sé anche tutti valori laici che stanno alla base della convivenza civile e delle regole essenziali della democrazia. Facciamo alcuni esempi.

L’aula di tribunale? L’immagine di un innocente condannato ingiustamente a morte è un monito per i giudici ad essere giusti e clementi, un esempio per gli imputati ad essere pazienti davanti all’immagine di un uomo che ha sopportato una tale ingiustizia senza rivoltarsi e offrendo il suo perdono, un richiamo ai colpevoli a farsi un esame di coscienza ricordando che esistono condanne peggiori della detenzione.

L’ospedale? Per i medici è l’invito a usare misericordia verso chi soffre e, forse, che dietro la sofferenza più atroce può celarsi la speranza; per i malati è un invito alla pazienza e un esempio di come si può accettare la sofferenza senza farsi vincere dall’odio.

Gli uffici pubblici? La vicenda del Nazareno è esemplare di come la coerenza a un ideale di servizio agli altri può venire percorsa fino alle estreme conseguenze, con dedizione e abnegazione; l’ingiustizia rappresentata da quella storica esecuzione invita invece alla pazienza e al rispetto delle regole anche chi subisce dei torti dal pubblico potere.

A scuola? L’insegnamento di fraternità, libertà e uguaglianza nella dignità di ogni uomo predicato da Gesù di Nazareth è la base del sistema democratico; esso si è diffuso dopo la sua morte ed ha minato le fondamenta della civiltà Greco-Romana fondata sulla forza e sulla prevaricazione, sulla schiavitù e sulla conquista di un popolo e sulla sottomissione degli altri popoli. I fondamenti della nostra società sono racchiusi in quel simbolo che deve servire come messaggio chiaro anche ai figli dei nuovi arrivati che un giorno avranno la responsabilità della cittadinanza e, pertanto, dovranno conoscerne il significato.

Infine, il Crocifisso è un grande simbolo di umiltà: se quell’uomo era solo un uomo, nulla ha fatto per sobillare la rivolta dei suoi seguaci, accettando su di sé le conseguenze dell’invidia, dell’odio, della calunnia e dell’ingiustizia. Ma se fosse stato davvero la seconda persona della Trinità, il Figlio Eterno del Padre Eterno, Dio fattosi uomo… Quale grandezza inconcepibile per l’uomo è l’umiltà di un Dio che vince la morte facendosi uccidere, che trionfa sul potere subendo la sconfitta, che distrugge l’odio perdonando i persecutori!

Anche queste, se non solo queste, sono le tanto citate e non sempre conosciute “radici cristiane dell’Occidente”.”crocifisso in tribunale

Vivere è scegliere tra la mediocrità e la verità

SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI
….. Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”……

(Commento al Vangelo di don Pierangelo Rigon)
Oggi si proclama il Vangelo secondo san Matteo (5, 1- 12)

Il 1 novembre, festa di Ognissanti, la Liturgia ci fa ascoltare le Beatitudini.
E’ il grande esordio al “discorso della montagna”, contenuto nei capitoli 5,6,7 del primo Vangelo, cioè quello di San Matteo.
Giustamente si è soliti considerare questo discorso del Signore come la “magna charta” del cristianesimo, cioè la legge fondamentale che dovrebbe guidare orientamenti e scelte di chi ha deciso di seguire Gesù Cristo e di farne il maestro e il modello di vita.

Le beatitudini non sono umanamente comprensibili, rappresentano l’assurdo eretto a criterio di ragione.
Credo che nessun uomo sapiente, o considerato tale, in tutta la storia dell’umanità, abbia detto qualcosa di simile.
Dunque, chi le ha pronunciate o è folle, o vuol scherzare, o è Uno che ha veramente capito il senso della vita perché è proprio la Vita stessa.
I cosiddetti “santi”, quelli che oggi la Chiesa festeggia perché sono certamente nella gloria di Dio (lo attesta la parola infallibile del Pontefice Romano quando li canonizza) hanno preso molto sul serio queste parole.
Tant’è che, molti di loro, sono stati considerati dei pazzi.
Ogni beatitudine scardina sicurezze acquisite e modelli di pensiero fortemente propagandati, specialmente oggi.
Ci si potrebbe domandare quale vantaggio abbiamo a vivere così. Perché dovremmo farlo? “Perché – dice Gesù – avrete la ricompensa nei cieli”.

La dottrina cristiana ci parla di “Paradiso”: è là che vivono i Santi, è la che abita Dio, è là che noi speriamo di giungere dopo una vita vissuta da buoni.
Naturalmente nessuno di noi può definire il Paradiso, anche se proprio molti Santi, già in terra, hanno avuto la grazia di contemplarlo; insieme al suo opposto, l’inferno.

La maggior parte di noi, però, può solo immaginarlo perché – come dice la II lettura della Messa del 1° novembre (un versetto della I lettera di San Giovanni) – “ciò che saremo non è stato ancora rivelato”.

E’ come dire: “non lo sappiamo”.

La vita cristiana è un dato di fatto (perché il Battesimo ci ha costituiti realmente “figli” di Dio e “fratelli” di Gesù Cristo, il primogenito), ma è anche al tempo stesso un cammino che si realizza nel tempo che ci è dato di vivere.
Attimo per attimo, perciò, siamo chiamati ad essere cristiani, secondo le indicazioni di Gesù, facendo delle Beatitudini il programma, la scala che ci porta in Paradiso.

Sappiamo bene che c’è chi, anche in molti salotti televisivi, ride di tutte queste cose con il sussiego tipico dell’intellettuale laico o del “cristiano maturo”.
Noi, poveri cristiani della strada, cresciuti con il catechismo del vecchio parroco, noi ci fidiamo di tutto quello che abbiamo appreso.
Sappiamo che non vi è inganno in questo insegnamento perché esso risale agli Apostoli che l’hanno udito dalle labbra del Nazareno, il Crocifisso e Risorto.

Il “Santo di Dio” è Lui!

Nella sua infinita bontà Egli ci partecipa questo dono, rendendoci non tanto “impeccabili”, ma capaci, fosse anche dopo innumerevoli cadute, di risalire ogni volta la china e di guardare in alto.
Non aspirare alla Santità, non credere alla Santità, irridere la Santità, è scegliere una vita mediocre o che tale, prima o poi, si rivelerà agli altri e anche a noi stessi.
Come aveva ragione Léon Bloy, quando affermava: “Non c’è che una tristezza al mondo, ed è quella di non essere santi”.

Gesù di Zeffirelli

Ora di Corano a scuola? Urso non ha capito niente!

madrassaIn occasione di un convegno tenutosi nella bellissima cittadina di Asolo (TV) il parlamentare Urso (PdL di provenienza AN) se ne è uscito con l’idea di introdurre nei programmi scolastici un’ora di religione islamica, in alternativa a quella di religione cattolica.
Questa proposta dimostra la mancanza di istruzione della classe politica italiana, composta da persone che devono votare leggi e prendere decisioni per la guida del Paese senza sapere niente di niente, tranne che del modo di intrallazzare e di fare i lacché del potente di turno.
Perché un giudizio tanto duro? Lo spieghiamo con semplicità.
La questione dell’ora di religione cattolica, parimenti alla questione dell’obbligatorietà dell’esposizione del crocifisso negli uffici pubblici, non attiene alla sfera religiosa ma è, esattamente al contrario, l’espressione della più piena e consapevole laicità dello Stato.
La religione cattolica è il fondamento culturale ed epistemologico (qualcuno spieghi a Urso cosa vuol dire) di tutti i valori che determinano la democrazia: libertà, uguaglianza, fraternità, sussidiarietà, solidarietà, proprietà, dignità della persona, il concetto stesso di persona…. Tutti frutti della religione cristiana e delle riflessioni scaturite dai pensatori cristiani che sempre meglio hanno compreso l’immutabile rivelazione di Gesù, anche se Urso non lo sa e, con lui, tutta la marmaglia che ciancia senza aver mai aperto un testo di filosofia del diritto, di filosofia politica, di scienza politica, di storia del pensiero politico, di antropologia culturale, di antropologia filosofica, di teologia fondamentale.
Questa gente fa politica, ramazza preferenze alle elezioni promettendo favori a gruppi o associazioni, a centri d’interesse, ma non sa niente di tutto quello che dovrebbe essere il requisito minimo per occuparsi di politica.
Torniamo però alla questione dell’ora di religione islamica. Se vogliamo che i musulmani presenti nel nostro territorio si assimilino alla nostra cultura, devono studiare le radici di questa cultura e capirne i valori, assumerli, farli propri. Sono valori , i nostri, totalmente contrapposti a quelli del Corano e per questo il Corano deve poter essere studiato solo all’interno di una Facoltà universitaria di Teologia, come ogni altra religione non cristiana.
Far invece studiare il Corano senza una chiave critica che ne dimostri l’incompatibilità con la Costituzione Italiana è un modo straordinario per creare separazione e radicalismo delle seconde generazioni, come accaduto in Francia e Regno Unito, ma soprattutto un modo ulteriore per squalificare il valore della nostra Costituzione (non della religione cristiana, grandissima testa di Urso!) agli occhi dei futuri cittadini di provenienza straniera, che così saranno in perenne conflitto con noi e non potranno integrarsi.
Una sola cosa trovo di positiva, in questa rara dimostrazione di inadeguatezza di un uomo al ruolo di politico: emerge l’equivoco di fondo sull’utilità e la modalità di insegnamento della religione cristiana a scuola. Equivoco che riguarda anche la Chiesa, bisogna dirlo chiaramente.
L’ora di religione non dovrebbe mai essere un’ora di catechismo; nemmeno un’inutile ora di storia delle religioni; dovrebbe essere invece un’ora di teologia politica, quella materia tanto cara anche a Gianfranco Miglio (laico), all’esimio don Farina della Biblioteca Pontificia, al nostro pontefice Benedetto XVI quando era solo il prof. Ratzinger. Una materia che insegna a raccordare i principi etici e filosofici della religione con quelli derivati del pensiero laico, dai quali è scaturito il nostro ordine giuridico con tutti quelli che noi conosciamo essere “i diritti e i doveri del cittadino”. Una materia che fa capire il perché delle leggi, dei principi che le determinano, delle ragioni perché sono considerate giuste, cosa significhi Giustizia, cosa significhi Verità, cosa significhi Bene Comune, cosa significhi Politica.
L’ora di catechismo si faccia pure in parrocchia, ma un’ora di religione impostata come ho appena detto toglierebbe tanta confusione dalla testa delle persone e, probabilmente, toglierebbe tanti Urso dalle aule parlamentari. Ce ne sono troppi con quella testa da Urso! In tutti i partiti….

Davide Lovat