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	<title>L&#039;altra Campana &#187; Cina</title>
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		<title>Marco Polo, un Veneto in Cina</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cominciamo a pubblicare le biografie di illustri personaggi storici che a scuola ci furono proposti come italiani, quando invece la loro Patria era Venezia la Serenissima. Il primo, anche per l&#8217;importanza simbolica che oggi ha nei confronti dei rapporti con &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/2053/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciamo a pubblicare le biografie di illustri personaggi storici che a scuola ci furono proposti come italiani, quando invece la loro Patria era Venezia la Serenissima. Il primo, anche per l&#8217;importanza simbolica che oggi ha nei confronti dei rapporti con la Cina, è Marco Polo.</p>
<p>:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<br />
«… né cristiano né pagano, saracino o tartero, né niuno huomo di niuna generazione non vide né cercò tante meravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo» [dal Milione]</p>
<p>Marco Polo nasce nel 1254 a Venezia da una famiglia patrizia di facoltosi mercanti, originaria di Sebenico, in Dalmazia, che era territorio della Repubblica. Più o meno in quegli anni — non si sa con certezza se prima o dopo la sua nascita — il padre Niccolò e lo zio Matteo partono per un viaggio commerciale in Oriente; e si stabiliscono, dapprima, nella capitale dell’Impero latino, Costantinopoli, poi a Soldaia, in Crimea, dove intorno al 1280 Marco il Vecchio (il fratello maggiore), in società con Matteo e Niccolò, fonderà una compagnia di affari.</p>
<p>Nel loro viaggio, i fratelli Polo si spingono fino alla corte del grande Qubilai, il conquistatore e unificatore della Cina, il più illustre discendente del Gengis Khan; e durante questo loro primo soggiorno (1265) ottengono importanti privilegi e probabilmente anche la dignità nobiliare mongola.</p>
<p>Nel 1269, quando il padre e lo zio fanno ritorno a Venezia, Marco ha quindici anni; e poco più tardi, ancora giovinetto, probabilmente nella primavera o nell’estate del 1271, parte insieme con loro per la Cina, dove rimarrà per circa venticinque anni.</p>
<p>Dopo aver lasciato, nel novembre di quello stesso anno, San Giovanni d’Acri, verso il maggio 1275, i Polo giungono alla corte di Qubilai. Qui Marco, dopo aver assolto l’incarico, affidatogli dall’imperatore, di ispezionare le regioni al confine del Tibet e lo Yün-nan, viene elevato alla dignità di “messere” — titolo che lo lega direttamente alla figura del sovrano, di cui diviene informatore ed ambasciatore personale presso tutti i popoli dell’impero. E con questo titolo, per l’appunto, Marco viene menzionato nel Milione.</p>
<p>Durante tutta la sua permanenza presso la corte mongolica, per conto del Gran Khan, Marco svolgerà attività amministrative, lunghe e delicate ambascerie e incarichi diplomatici di prestigio, compiendo a tal fine diversi viaggi. Tra i tanti incarichi affidatigli, va segnalata la nomina, nel 1278, a governatore di Hang-chou, già capitale, sotto la dinastia dei Sung, del reame dei Mangi.</p>
<p>Nel 1292 i Polo salpano dal porto di Zaitun ed iniziano per mare il viaggio di ritorno in patria che si concluderà nel 1295. In quello stesso anno, poco dopo, in una delle tante battaglie navali che a quel tempo avvenivano tra veneziani e genovesi nel Mediterraneo orientale e nei mari italiani — non è dato sapere con certezza quale (non necessariamente quella di Curzola, come sostengono alcuni suoi biografi) — Marco cade prigioniero dei genovesi. E fra il 1298 e 1299, proprio nelle carceri di Genova, detta al compagno di prigionia, Rustichello da Pisa, il suo resoconto di viaggio &#8220;Le Divisament du Monde&#8221;. Scritto nella redazione originale in franco-italiano, il libro sarà ben presto noto con il titolo di &#8220;Milione&#8221;: dal soprannome di tutta la stirpe dei Polo, per aferesi da Emilione, nome di un antenato della famiglia.</p>
<p>Ratificata la pace tra veneziani e genovesi, il primo luglio 1299, Marco torna libero e fa ritorno a Venezia, dove sposa Donata (probabilmente della famiglia Loredano), da cui ha tre figlie.</p>
<p>Fino alla morte, il viaggiatore veneziano si occuperà con lo zio Matteo di affari e commercio, oltre che soprattutto della diffusione del suo libro. Sappiamo che nell’agosto del 1307 consegna una copia del Milione a Thibault de Cepoy, affinché la recapiti a Carlo di Valois, fratello del re di Francia Filippo il Bello. Oltre a Carlo di Valois, se ne procurano copie l’infante di Portogallo don Pedro e numerosi nobili e principi. Il libro, ben presto volgarizzato, circolerà in versioni toscane più o meno fedeli, e riscuoterà, fin dai primi del Trecento, un notevole successo.</p>
<p>Il 9 gennaio 1324 Marco firma il suo testamento, testamento che, insieme con altri documenti, attesta come le proprietà dei Polo fossero in realtà più limitate rispetto alle meravigliose ricchezze che solitamente venivano attribuite loro. La modesta casa della famiglia, nell’odierna Corte del Milion, ne dà conferma.</p>
<p>Il «nobilis vir Marchus Paulo Milioni» — così come l’illustre viaggiatore è chiamato in un documento del 1305 — muore a Venezia nel 1324.</p>
<p>Un Veneto è dunque il primo occidentale ad aver aperto canali diplomatici, commerciali e culturali con l&#8217;Estremo Oriente, in un epoca in cui le distanze tra continenti potevano sembrare come le distanze planetarie d&#8217;oggigiorno.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/marco-polo-150x150.jpg" alt="marco polo" title="marco polo" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2056" /></p>
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		<title>Cina e USA alla guerra per lo Yuan Renmimbi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 15:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La questione valutaria è uno dei temi più caldi nell’agenda della prossima visita ufficiale del leader americano in Cina. In piena crisi economica, infatti, non si può più ignorare la moneta cinese e i suoi flussi di gestione. Pechino apre &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/cina-e-usa-alla-guerra-per-lo-yuan-renmimbi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione valutaria è uno dei temi più caldi nell’agenda della prossima visita ufficiale del leader americano in Cina. In piena crisi economica, infatti, non si può più ignorare la moneta cinese e i suoi flussi di gestione. Pechino apre alla rivalutazione, ma sganciata dal dollaro.</p>
<p>PECHINO – L’incontro bilaterale fra Barack Obama e Hu Jintao si svolgerà dal 15 al 18 novembre prossimo nella capitale cinese. Nell’agenda dell’incontro sono presenti molti temi, ma al primo posto si trova lo sviluppo dei rapporti commerciali e la valutazione dello yuan renmibi, la moneta nazionale cinese da sempre “sganciata” dal Fondo monetario internazionale. Il governo americano, infatti, preme da tempo affinché Pechino acconsenta a far giudicare dall’organismo internazionale il reale valore della sua valuta.</p>
<p>E proprio ieri il governo cinese ha detto di essere pronto a permettere una rivalutazione dello yuan, dopo 18 mesi di stallo, ma a patto che questa avvenga con l’aggancio di altre monete e non soltanto del dollaro. L’apertura è contenuta nel terzo Rapporto annuale della Banca popolare cinese [la Banca centrale di Pechino], secondo cui “seguendo i principi di iniziativa, controllo e gradualismo – con riferimento al flusso internazionale di capitali e ai cambiamenti nelle valute maggiori – miglioreremo il meccanismo di scambio dello yuan”.</p>
<p>Le monete cartacee oggi usate (totalmente svincolate dalle quantità di metalli preziosi) hanno valore in quanto mezzo di pagamento stabile riconosciuto nell&#8217;economia di un certo Paese: la stabilità della moneta è garantita dal controllo sull&#8217;emissione da parte delle Banche centrali (la crescita dell&#8217;offerta di moneta deve essere infatti in linea con la crescita dell&#8217;economia, altrimenti eventuali eccessi si riproducono nel lungo periodo come inflazione), mentre il riconoscimento come mezzo di pagamento è garantito dalla legge.</p>
<p>Discorso diverso per il cambio di una moneta: in questo caso, entrano in gioco gli organismi monetari internazionali che dettano (o dovrebbero dettare) la linea di interscambio. In occasione del suo insediamento, nel gennaio 2009, la nuova amministrazione Usa aveva provocato la Cina: parlando in televisione, infatti, il Segretario del Tesoro Timothy Geithner aveva accusato Pechino di manipolare il cambio della sua moneta. Dopo le vibrate proteste di Zhongnanhai, è intervenuto Obama che – con una telefonata – ha di fatto sconfessato il suo ministro.</p>
<p>Le accuse di Geithner contro lo yuan sottovalutato avevano cominciato a provocare una tempesta economica e politica mondiale. Pressioni della nuova amministrazione americana per la rivalutazione dello yuan avrebbero certamente portato a un ulteriore indebolimento del dollaro, cosa che avrebbe rischiato di provocare nuovi sconquassi nell’economia globale. Una conseguenza che Pechino teme profondamente: al momento, infatti, i cinesi possiedono almeno 1.200 miliardi di dollari in obbligazioni americane, del Tesoro e non, su un totale di circa 2.000 miliardi di dollari di riserve.</p>
<p>Su queste riserve la Cina sta già di fatto pagando un prezzo salato, visto che il dollaro si sta svalutando rispetto a tutte le monete e soprattutto allo yuan. Ma una brusca rivalutazione dello yuan avrebbe alzato il prezzo oltre la soglia di sopportazione per la Cina. In altre parole Pechino, di fronte a una dura richiesta americana di rivalutazione, avrebbe potuto vendere titoli Usa, con conseguenze imprevedibili per l’economia mondiale.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/yuan-150x150.jpg" alt="yuan" title="yuan" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1788" /></p>
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		<title>I brividi (non di freddo) della neve artificiale</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 13:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Pechino nevica per volontà degli uomini. Sgomento. Non ci sono altre parole per descrivere lo stato d’animo che provoca oggi un’attenta riflessione su dove si sia spinto l’uomo nel suo rapporto con Dio ed il Creato. Fin dall’antichità tra &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/i-brividi-non-di-freddo-della-neve-artificiale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Pechino nevica per volontà degli uomini. Sgomento. Non ci sono altre parole per descrivere lo stato d’animo che provoca oggi un’attenta riflessione su dove si sia spinto l’uomo nel suo rapporto con Dio ed il Creato.<br />
Fin dall’antichità tra i bisogni fondamentali delle prime società c’è sempre stato quello di “credere in qualche cosa”: credere la vita non finisca con la morte, credere che tutto abbia un inizio significante, credere che una mano invisibile muova tutte le cose.<br />
Ai giorni nostri nel mondo molti popoli vivono la Fede ancora in modo “istintivo” e, liberi dalla scienza positiva, rispondono al bisogno di pregare trasformando ogni fonte di Bene in un dio. Molti credono e pregano il dio- sole, il dio- fecondità, il dio- morte. Anche alcuni re e sacerdoti venivano e vengono addirittura adorati come delle divinità.<br />
Dio ha creato l’uomo, l’uomo si crea il suo dio.<br />
Dal giorno in cui Gesù Cristo ha cambiato la Storia, rivelandosi al mondo come Figlio di Dio, l’uomo ha invece iniziato un percorso che lo sta portando ad eliminare il divino dalla sua vita, cercando di dimostrare in ogni modo di poter fare a meno di quell’istintivo e naturale bisogno primario. Nel corso del tempo ad esempio abbiamo visto crescere la ricchezza materiale come segno universale di felicità.<br />
Abbiamo assistito poi al controllo sempre più pregnante sulla vita: su chi, quando, perché e come si deve nascere, crescere e morire, passando dal controllo delle nascite con pillole e pilloline, alla clonazione e fino all’eutanasia.<br />
Proprio in questi giorni registriamo i più goffi e spigliati tentativi di giocare con la morte al suono del ritornello “dolcetto o scherzetto”.<br />
Dall’altra parte del globo ora rimbalza la notizia della neve a comando. Inizialmente “L’Ufficio Modificazione del Tempo” sembrava il lancio di una nuova trovata fantozziana. Invece esiste davvero, ed è cinese. Si sa che i cinesi taroccano tutto, ora anche la meteo!<br />
Forse siamo incuriositi e ci facciamo una risata, e poi la neve evoca atmosfere natalizie…<br />
Ma forse i veri brividi (e non di freddo) ci vengono se proviamo a chiederci quale sarà il prossimo passo. Ci renderemo conto che la risposta potrà solo essere terrificante.</p>
<p>Roberto Grande<br />
<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/neve-in-cina-150x150.jpg" alt="neve in cina" title="neve in cina" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1613" /></p>
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		<title>Primo anno di Obama: bilancio deludente</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 15:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 4 Novembre sarà il primo anniversario dell&#8217;elezione di Barack Hussein Obama alla carica di Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America, il primo presidente di colore come ha fatto notare chi fa stupidamente caso al colore della pelle delle persone. Noi, &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/primo-anno-di-obama-bilancio-deludente/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 Novembre sarà il primo anniversario dell&#8217;elezione di Barack Hussein Obama alla carica di Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America, il primo presidente di colore come ha fatto notare chi fa stupidamente caso al colore della pelle delle persone.<br />
Noi, che per cultura veneta e cristiana valutiamo le persone per quello che si dimostrano e per ciò che fanno, abbiamo osservato con attenzione e disincanto questo primo anno che molti hanno caricato di aspettative forse eccessive, soprattutto per un coinvolgimento emotivo nelle vicende degli USA che ci è totalmente alieno.<br />
Vorremmo pertanto sottoporre ai lettori un bilancio basato sull&#8217;attenta consultazione dei media americani, oltre che dalla conoscenza degli USA acquisita in anni di studi mirati.</p>
<p>Obama (così lo chiamano qua in Italia, manco fosse nostro parente) nei primi 3 mesi ha fatto molti proclami mirati a ribadire gli intenti espressi durante la campagna elettorale, molti gesti appariscenti, molti viaggi studiati nei particolari per comunicare le sue intenzioni; ma poi? Vediamo i punti essenziali:</p>
<p>DIALOGO CON IL MONDO ISLAMICO<br />
Rispetto a Bush jr. ha sicuramente cambiato atteggiamento, d&#8217;altra parte la posizione del Presidente che subì l&#8217;attacco alle Twin Towers e al Pentagono era molto franca e dichiaratamente oltranzista. Vantando vicinanze di tipo parentale con la religione di Maometto, Barack Hussein si è recato al Cairo a tenere un discorso tanto sentimentale quanto inconsistente. Bello da un punto di vista retorico, ottimo per prendere i voti dei gonzi della sinistra &#8220;liberal&#8221; e per piacere ai &#8220;paci-finti&#8221; di casa nostra, ma tristemente vuoto e sterile. Infatti, al di là dei proclami, a oggi nulla è cambiato nella politica americana in Medioriente.</p>
<p>QUESTIONE ISRAELO-PALESTINESE<br />
Nessun passo avanti, solo parole per indicare &#8220;una via lastricata, luminosa e ampia verso il nulla&#8221; per citare l&#8217;intellettuale israeliano Nahum Barnea. La situazione a Gerusalemme è sempre tesissima e in fase di peggioramento, benché dopo la morte di Arafat e l&#8217;uccisione dello sceicco Yassin tanto al Fatah quanto Hamas vivano una crisi di leadership che finora ha ridotto le iniziative violente. Ma i rapporti sempre più tesi sulla questione nucleare iraniana, strettamente connessi al rapporto con Israele e alla questione Palestinese sono uno scacco dal quale Obama non si sta divincolando.</p>
<p>RAPPORTI CON LA CINA<br />
Il pesante fardello del debito americano, in buona parte nelle mani della Cina, ha spinto Obama a un atteggiamento molto mite, perfino tenero verso il regime cinese. Addirittura Obama ha rifiutato di dare udienza al Dalai Lama, tra lo sconforto dei suoi elettori dello star system holliwoodiano, milionari nel portafoglio ma buddhisti zen nelle apparenze. Il Premio Nobel per la pace, arrivato 10 giorni dopo, a taluni è parso quasi una compensazione, un modo per ribadire che &#8220;comunque è buono e bravo&#8221;. Rimane, nei fatti, il silenzio assordante di Obama durante la persecuzione cinese verso gli Uighuri di quest&#8217;estate, insieme con la rassegnata omissione di ogni riferimento alle violazioni dei diritti umani in Cina (che vuol dire anche Tibet e Xinjang, ndr)</p>
<p>RIFORMA DEL WELFARE E DELLA SANITA&#8217;<br />
Il tema è di piena attualità, il dibattito è in corso: finora siamo alle intenzioni, nulla è cambiato. Diamo tempo al tempo.</p>
<p>RISPOSTE ALLA CRISI ECONOMICA<br />
Obama aveva promesso di aiutare le famiglie, per ora ha aiutato molte banche a salvarsi dal crac che avrebbe dissestato l&#8217;intero sistema. La prendiamo come scelta strategica e aspettiamo di vedere cosa verrà fatto per le famiglie rimaste senza casa. Già, perché in Italia non si fa vedere ma nelle periferie delle città americane sono sorte molte tendopoli: canali satellitari liberi come Fox o come France24 hanno trasmesso reportages letteralmente incredibili per chi ha sempre creduto che gli USA fossero la &#8220;terra di Bengodi&#8221;. Sarà per questo che il neo Premio Nobel non rilascia alcuna intervista a Fox?<br />
Intanto la crisi è progredita e peggiorata, anche se è di pochi giorni fa la notizia che forse il trend sta cambiando. Ma sarà vero? Vedremo&#8230;</p>
<p>POLITICA PER L&#8217;AFRICA<br />
Obama ha detto agli africani di smettere di lamentarsi, di rimboccarsi le maniche e di darsi da fare, senza più recriminare sul passato coloniale che riguarda ormai la storia e non l&#8217;attualità. Ha detto loro anche che gli USA li aiuteranno, se dimostreranno buona volontà.<br />
Condividiamo il principio, pur con degli importanti &#8220;distinguo&#8221;. Però se fossimo africani permalosi la prenderemmo quasi come una minaccia del tipo: &#8220;se fate come diciamo noi, bene; sennò fischiate, cantate e ballate&#8230;&#8221;. Per fortuna non siamo permalosi, e nemmeno affamati.</p>
<p>TEMI &#8220;DI SINISTRA&#8221;<br />
Le lobbies che hanno eletto Obama si aspettavano grandi riforme in ambito ecologista: infatti il Presidente si sta spendendo in tutti i modi per far vendere pannelli fotovoltaici e pale eoliche ai suoi finanziatori, sta ripetendo ovunque le teorie di quell&#8217;altro &#8220;eccezionale&#8221; Premio Nobel, Al Gore, relative al riscaldamento globale; sta chiedendo al Congresso incentivi economici per favorire queste politiche. Peccato che soldi ce ne siano pochini, purtroppo. Anche sul fronte delle unioni omosex Obama aveva speso più di qualche parola, ma non ha ancora fatto nulla di ufficiale anche perché nel mondo, a partire dalla Spagna, sembra che l&#8217;aria stia girando in altra direzione&#8230;<br />
Sulla questione dell&#8217;aborto invece sembra proprio un ottimo rappresentante della sinistra più spinta, però ci viene una domanda: come può un abortista venire considerato degno del Premio Nobel per la pace? Che c&#8217;entra l&#8217;aborto con la pace?</p>
<p>Concludendo: un anno forse è troppo poco, sicuramente il debito americano (pubblico ed estero) è talmente esorbitante da rappresentare un fardello insostenibile, sicuramente la crisi economica non lo aiuta, sicuramente il mondo è difficile e la vita è dura&#8230; Però lui è Presidente degli Stati Uniti e al suo predecessore capitò anche di peggio, a ben vedere.<br />
Noi avevamo accolto con speranza l&#8217;aria di novità portata dall&#8217;elezione di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, e vogliamo ancora aspettare almeno un anno fino alle elezioni di &#8220;mid-term&#8221;. Per ora però, a essere sinceri, ci è sembrata la solita aria fritta delle sinistre liberal, incapaci di fare da una mano un pugno.</p>
<p>Davide Lovat<br />
<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/11/obama-hussein-150x150.jpg" alt="obama hussein" title="obama hussein" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1598" /></p>
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		<title>Imperialismo cinese in America Latina</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 09:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La penetrazione economico-commerciale della Cina nell&#8217;America centro-meridionale minaccia la già declinante influenza statunitense nel continente. Con buona pace della dottrina Monroe. In tempi di crisi, si sa, chi ha un po’ di soldi può fare ottimi affari, magari a spese &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/imperialismo-cinese-in-america-latina/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La penetrazione economico-commerciale della Cina nell&#8217;America centro-meridionale minaccia la già declinante influenza statunitense nel continente. Con buona pace della dottrina Monroe.</p>
<p>In tempi di crisi, si sa, chi ha un po’ di soldi può fare ottimi affari, magari a spese altrui. E così la Cina, forte di enormi riserve valutarie accumulate in anni di attivi commerciali con gli Stati Uniti, da qualche tempo a questa parte si è lanciata alla conquista dell’America latina. Cioè di ciò che Washington, sin dall’Ottocento, considera il proprio cortile di casa, in ossequio a quella dottrina Monroe con cui, nel 1823, un’America in piena ascesa bandì ogni influenza esterna (europea, figuriamoci cinese) dal “suo” emisfero occidentale.</p>
<p>Possiamo ipotizzare che il presidente Monroe si stia rivoltando nella tomba. Di fatto, ne avrebbe tutte le ragioni. In un momento in cui i paesi latinoamericani sono, chi più chi meno, alle prese con una brusca frenata economica, il crollo dei prezzi delle materie prime (voce importante del loro export) e un ristretto accesso al credito, Pechino appare sempre più determinata ad impersonare il ruolo di grande salvatore. Ovviamente, in cambio di congrui benefici.</p>
<p>Recentemente, il governo cinese ha siglato una serie di accordi significativi. Il primo prevede un raddoppio, da 6 a 12 miliardi di dollari, dell’aiuto al Venezuela, in cambio di un sostanzioso aumento (da 380 mila a un milione di barili) dell’export venezuelano di greggio verso la Cina. Vi è poi il prestito di 1 milione di dollari all’Ecuador, per la costruzione di una centrale elettrica (che sarà realizzata da imprese cinesi).</p>
<p>Ma gli accordi più importanti sono, probabilmente, quelli conclusi con Argentina e Brasile. Alla prima Pechino ha promesso 10 miliardi di dollari in aiuti, con cui Buenos Aires si impegna a pagare l’importazione di merci cinesi. Il fatto, poi, che questo prestito (come molti altri) sia stato concesso in yuan, potrebbe aprire la strada ad un eventuale uso della la valuta cinese come moneta di riserva, affianco o finanche in sostituzione del dollaro.</p>
<p>Storia simile per il Brasile, alla cui compagnia petrolifera di Stato, Petrobras, l’Impero di Mezzo ha staccato un assegno di 10 miliardi di dollari (poco meno degli 11,2 miliardi elargiti in totale dalla Banca interamericana nel 2008, fanno notare a Brasilia). Questi andranno a finanziare la ricerca offshore, in cambio dell’impegno brasiliano ad esportare in Cina almeno 100 mila barili di petrolio al giorno.</p>
<p>Insomma, in un momento in cui l’amministrazione Obama affronta lo spinoso problema dell’erosione dell’influenza statunitense in America latina, dall’altra parte del Pacifico una Cina con molti soldi e pochi scrupoli appare intenzionata a sfruttare appieno la debolezza americana. Perché, in tempi di magra come di abbondanza, chi si ferma è perduto.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/lula-da-silva-con-hu-jintao-150x150.jpg" alt="lula da silva con hu jintao" title="lula da silva con hu jintao" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1457" /></p>
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		<title>Scoperto giacimento in Tibet, la Cina esulta</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 08:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>PECHINO – Nella tundra tibetana “è nascosto il segreto per l’indipendenza energetica della Cina, che vede aprirsi la strada verso uno sviluppo ecosostenibile e senza petrolio”. Lo ha dichiarato ieri un rappresentante del ministero cinese per la Terra e le risorse, che ha spiegato: “Sotto i ghiacci di Tibet e Qinghai i nostri geologi hanno trovato il più grande giacimento sotterraneo  di idrati di metano”. Il combustibile, noto come “ghiaccio che brucia”, è caratteristico del sottosuolo cinese: per forma e spessore, assomiglia all’acqua solidificata. Ma se viene bruciato, sprigiona energia pulita: il metano è infatti un combustibile pulito, che emette diossido di carbonio e acqua. Come il gas naturale, può essere trasportato tramite tubi, navi o camion.</p>
<p>Secondo il ministero, si tratta della più importante scoperta geologica mai avvenuta in Cina sin dal 1959, quando vennero trovati alcuni depositi di petrolio. Il valore energetico stimato della nuova riserva di “ghiaccio che brucia” è equivalente a 255,5 miliardi di barili di greggio: all’incirca, 200 volte la produzione interna di petrolio. Subito dopo l’annuncio, la Borsa di Shanghai ha visto schizzare il valore delle azioni di compagnie energetiche.</p>
<p>Tuttavia è il risvolto geopolitico quello che ci colpisce: se la notizia si rivelerà fondata &#8211; e non sembra logico dubitarne &#8211; il Tibet può dimenticare ogni velleità indipendentistica &#8220;sine die&#8221;, almeno finché esisterà questa forma di Stato in Cina. Per le élites culturali occidentali perbeniste è un duro colpo, ma lo è ancor di più per quella povera gente violentata nella libertà e nei sentimenti dal brutale regime ateo imposto da Pechino a una popolazione di montagna che ha nello sguardo al cielo, e alla sua infinita libertà, il suo orizzonte naturale.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/Lhasa-Tibet-150x150.jpg" alt="Lhasa Tibet" title="Lhasa Tibet" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1260" /></p>
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		<title>60 anni della Cina: il Partito non è Dio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 14:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi 1 Ottobre 2009 si compie il 60°anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, dopo la Lunga Marcia e la Rivoluzione Maoista che instaurarono il regime comunista nella Terra di Mezzo (che con &#8220;Celeste Impero&#8221; è uno dei nomi più &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/60-anni-della-cina-il-partito-non-e-dio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-837" title="hu jintaoPCC" src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/hu-jintaoPCC-150x150.jpg" alt="hu jintaoPCC" width="150" height="150" />Oggi 1 Ottobre 2009 si compie il 60°anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, dopo la Lunga Marcia e la Rivoluzione Maoista che instaurarono il regime comunista nella Terra di Mezzo (che con &#8220;Celeste Impero&#8221; è uno dei nomi più usati per indicare la Cina, nessun riferimento dunque a romanzi di genere fantasy).</span></p>
<p>Essendo la Cina un Paese ancora per molti versi sconosciuto e misterioso, con le sue tante etnie, la  sua storia variegata, i suoi 1.300 milioni di abitanti che la rendono lo Stato più abitato del mondo, riteniamo opportuno darne una panoramica anche in chiave cristiana, poiché la religione cattolica è in fortissima espansione in quel Paese e conta già oltre 25 milioni di fedeli. Pochi rispetto alla popolazione cinese, ma tantissimi se si guarda al numero assoluto. Per spirito di fratellanza verso quelle genti che condividono la nostra stessa religione in condizioni molto difficili, proponiamo alla lettura di chi fosse interessato un interessante documento firmato Bernardo Cervellera, uno dei massimi esperti della materia.</p>
<p>ROMA &#8211; In occasione del 1° ottobre, a 60 anni della fondazione della Repubblica popolare cinese, le chiese cristiane sono “invitate” a esporre la bandiera rossa davanti all’altare, come segno di gratitudine per il contributo del Partito all’armonia fra le religioni.</p>
<p>Molti giovani sono entusiasti di questo legame fra fede e patriottismo. Ma i vecchi che ricordano la persecuzione di questi 60 anni, sono più freddi e realisti: loro stessi ricordano l’entusiasmo per la nuova repubblica, trasformatosi in poco tempo in un incubo che dura ancora oggi. Ma proprio la loro persecuzione è stata una profezia. Quanto da essi subito, l’hanno poi subito i “nemici” di Mao, i democratici “nemici” di Deng; i giovani di Tiananmen; i contadini, gli operai e i dissidenti attuali</p>
<p>Si può affermare che proprio le vittime della persecuzione religiosa hanno preparato la crescita della società civile che oggi chiede il rispetto dei diritti umani.</p>
<p>La persecuzione contro cattolici, protestanti e le altre religioni è avvenuta subito all’indomani della proclamazione della Rpc. Fin dall’inizio<a name="_ftnref1" href="http://new.asianews.it/cp2/atk/attributes/fck2.2/editor/fckeditor.html?InstanceName=testo&amp;Toolbar=Article#_ftn1"><span><span><span><span> </span></span></span></span></a>, infatti, il maoismo si propone in modo programmatico di distruggere ogni religione come superstizione, o assorbirla come strumento di governo, controllata da organizzazioni alle dipendenze del Partito. Così, da subito, personalità delle Chiese che lavoravano per il popolo – e che all’inizio avevano perfino guardato con simpatia l’arrivo dei comunisti – si trovano a resistere alla divinizzazione e all’assolutismo del potere, salvaguardando la libertà della propria coscienza.</p>
<p>La prima resistenza alla supremazia del Partito è stata quella di coloro che non hanno accettato di sottomettere la fede alle voglie del Partito, ma sono rimasti devoti a un Figlio di Dio superiore al “dio” Mao. <span>Fra questi vale la pena ricordare la grande testimonianza offerta da vescovi come Ignazio Gong Pinmei di Shanghai, Domenico Tang Yiming di Guangzhou, Giuseppe Fan Xueyan di Baoding. Tutti loro hanno passato decine di anni nei campi di lavoro forzato. L’ultimo è morto sotto le torture nel 1992.</span></p>
<p>Con la Rivoluzione Culturale (1966-1976) si compie l’opera di distruzione: monasteri svuotati e distrutti; chiese trasformate in fabbriche o magazzini; vescovi, preti, fedeli uccisi o mandati ai lavori forzati. Dal ’66 al ’76 tutta la Chiesa cinese, ufficiale e non ufficiale, è una chiesa di martiri. Il Partito proclama che le religioni sono ormai “abolite”.</p>
<p><span>Alla fine degli anni ’70, con le politiche liberali di Deng Xiaoping, e per migliorare l’immagine della Cina all’estero, alcune chiese vengono riaperte e molti preti e vescovi tornano liberi dalla prigione e dal lager. Ma ancora una volta si pone per loro una scelta: o accettare uno stretto controllo statale della liturgia e della pastorale, o svolgere le proprie attività in modo sotterraneo, di nascosto. Per sfuggire al controllo, molti di essi costituiscono strutture parallele a quelle della chiesa ufficiale: abitazioni usate come chiese, seminari, cappelle.</span></p>
<p><span>Tutte queste strutture e attività, già proibite ufficialmente nell’85, vengono categoricamente condannate come illegali nel 1994, quando il governo pubblica i cosiddetti Regolamenti per le religioni, a firma dell’allora Primo Ministro Li Peng, il “macellaio di Tiananmen”. I Regolamenti obbligano tutte le comunità religiose a registrarsi presso l’Ufficio affari religiosi, che controlla i luoghi di culto, i preti che officiano, i fedeli, i tempi delle liturgie, le vocazioni, i rettori di seminario, i professori, le risorse finanziarie, i rapporti con fedeli stranieri.</span></p>
<p><span>Da allora, in molte regioni, la Cina lancia una campagna per eliminare tutte le comunità sotterranee o assorbirle nell’Associazione patriottica, l’organizzazione che vuole edificare una Chiesa indipendente dal papa. La resistenza dei cattolici (e protestanti) sotterranei ha generato una violenta persecuzione – la stessa che oggi subiscono contadini, operai e attivisti per i diritti umani – ma ha tenuto viva l’idea che l’uomo ha diritto alla libertà religiosa, che il potere dello Stato non è assoluto.</span></p>
<p>Ancora oggi è in atto una campagna per eliminare tutte le comunità protestanti sotterranee e le cosiddette chiese domestiche, distruggendo chiese, arrestando i pastori, bastonando i fedeli, proibendo la diffusione di bibbie.</p>
<p>La comunità cattolica non sta meglio. I vescovi ufficiali – circa 70, riconosciuti da Pechino – sono ormai sotto un controllo ferreo perché segretamente riconciliati col papa. I vescovi sotterranei – non riconosciuti – sono tutti (circa 40) agli arresti domiciliari.  Vale la pena ricordare che alcuni di loro sono scomparsi da tempo: mons. Giacomo Su Zhimin (diocesi di Baoding, Hebei), 75 anni, arrestato e scomparso dal 1996; mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei), 86 anni, arrestato e scomparso il 13 aprile 2001; mons. Giulio Jia Zhiguo, scomparso per l’ennesima volta il 30 marzo scorso.</p>
<p>Il card. Joseph Zen di Hong Kong ha chiesto a Hu Jintao di liberare tutti i vescovi e sacerdoti prigionieri, proprio in occasione della festa dei 60 anni.</p>
<p>Vale la pena ricordare anche che “grazie” alle persecuzioni comuniste i cattolici sono più che quadruplicati negli ultimi 60 anni. Nel ’49 erano poco più di 3 milioni; oggi, cattolici sotterranei e ufficiali, sempre più riconciliati, sono più di 12 milioni e vi sono circa 100mila nuovi battezzati (adulti) ogni anno.</p>
<p>Un ultimo fatto da mettere in luce è un altro contributo che cristiani, cattolici e protestanti, stanno dando per la crescita della società civile. Tale società, infatti, pone al centro la persona con i suoi diritti inalienabili e non lo Stato (o la supremazia del Partito) che elargisce qualche diritto quando, come vuole e a chi vuole. Tale influenza è avvenuta attraverso alcuni dissidenti &#8211; in Cina o in esilio all’estero – che dopo una ricerca religiosa, o l’incontro con comunità cristiane occidentali, sono approdati al cristianesimo. Personalità come Gao Zhisheng, Liu Xiaobo, Han Dongfang, Hu Jia hanno scoperto la fede cristiana come la base del valore assoluto della persona, come la forza della loro dissidenza e della difesa dei diritti umani. Molti di loro sono in carcere. Il Partito reputa questa alleanza fra religione e diritti umani come l’elemento più pericoloso alla sua sopravvivenza. Ma un futuro di pace per la Cina dipende dalla loro opera.</p>
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