L’immigrazione clandestina è un business

Ciambetti (Lega): “ Chi ha sempre criticato le politiche sui respingimenti dei clandestini deve ricredersi: con l’immigrazione clandestina c’è chi si è’ arricchito a danno di tutti”

“La rivolta degli extracomunitari in Calabria porta alla luce molte contraddizioni: chi oggi critica il ministro Maroni, il quale ha rimarcato come punto chiave delle problematiche dell’immigrazione sia il fenomeno della clandestinità, sono le stesse persone che contestavano nell’estate scorsa le politiche di controllo e pattugliamento delle frontiere marittime con le azioni di contrasto contro il traffico di clandestini dalle coste africane”. Il presidente del gruppo regionale della Lega Nord-Liga Veneta, Roberto Ciambetti, incontrando dei lavoratori in cassa integrazione dell’arzignanese ha notato poi “l’incongruenza della incredibile presenza di centinaia di lavoratori clandestini – ha detto Ciambetti – impiegati in agricoltura in una terra dove la disoccupazione ,non solo giovanile, appare endemica: è un controsenso mantenere migliaia di lavoratori magari in cassa integrazione o assicurare assistenza grazie alla rete del welfare nazionale e poi scoprire che l’agricoltura locale e i proprietari terrieri sfruttano in maniera abnorme centinaia di disperati stranieri”. L’esponente leghista poi ha rammentato come “ per anni noi della Lega abbiamo messo sull’avviso dei rischi dati da frontiere groviera e non si tratta di giocare allo scaricabarile, come dice Bersani: c’è chi sulle spalle degli immigrati si è arricchito e non mi riferisco solo alla ‘ndrangheta calabrese o a chi controlla il caporalato in Campania, in Sicilia o in Puglia. C’è chi ha fatto lauti profitti e ha scaricato nella collettività i costi di una politica dell’accoglienza che in realtà fa l’interresse di pochi a danno di tutti. Trovo inquietante, infine, che sia proprio la Calabria, la terra dove la ‘ndrangheta ha sfidato proprio in questi giorni lo stato ricevendo una durissima risposta dal governo, dalla magistratura e dalle forze dell’ordine e anche dalla popolazione – ha concluso Ciambetti – a conoscere questa rivolta di immigrati: non dico che questa rivolta sia stata una prova di forza manovrata da chi è stato colpito duramente dall’azione del ministro Maroni, che ha colpito in maniera durissima la malavita organizzata con arresti eccellenti e con il sequestri di beni di malavitosi per centinaia e centinaia di milioni di Euro; dico che la disperazione di tanti clandestini può giungere utile chiunque abbia fini eversivi. E anche di questo devono rendersi conto i troppi che, alcuni di certo per malinteso senso di solidarietà, altri invece per preciso calcolo politico-economico, nella speranza magari di precostituirsi una futura base elettorale e di consenso persa oggi tra i lavoratori, hanno creato queste sacche di disperazione sia impedendo e criticando aprioristicamente una politica dura di respingimenti, controlli e repressione della clandestinità, sia favorendo una politica dell’accoglienza di manodopera anche in zone del Paese dove la disoccupazione è una piaga sociale”

Catturati altri 2 boss “superlatitanti” nel silenzio dei media

“C’è un corto circuito nel sistema informativo: non è pensabile che trash e gossip, cioè ciacole e scoasse, abbiamo più spazio di fatti straordinari, come l’arresto di Pasquale Russo e i risultati della lotta alla malavita organizzata”. Roberto Ciambetti, presidente del gruppo consiliare leghista veneto, incontrando quest’oggi una delegazione di associazioni impegnate nel sociale, ha sottolineato come “l’arresto di un boss che da 16 anni era nell’elenco dei primi dieci latitanti più pericolosi è un fatto straordinario – ha proseguito Ciambetti – eppure nelle televisioni è stato relegato tra le notizie secondarie e non è la prima volta, in questi ultimi mesi, che accadono fatti di questo genere. Viene spontaneo da chiedersi perché grandissimi risultati nella lotta alle mafie finiscano in secondo piano appunto rispetto a “ciacole e scoasse”.
Da quando c’è il Maroni al ministero degli Interni i risultati iniziano ad essere pesanti i latitanti arrestati sono aumentati del 91 per cento e ben 14 tra i primi 30 superlatitanti considerati più pericolosi sono stati finalmente portati nelle patrie galere; i beni confiscati alle mafie sono aumentati del 304 per cento.
Risultati eccellenti e senza precedenti per un Ministro degli Interni della Repubblica, ma il fatto che sia un ministro della Lega Nord a ottenere questi risultati a beneficio di tutta la comunità non piace ai nemici della Lega Nord, ai nemici del bene comune, ai nemici del federalismo, ai nemici della giustizia sociale. Per fortuna il ministro Maroni, come tutti i leghisti, pensa a fare bene il proprio dovere indipendentemente dal plauso o dal riconoscimento, perché quello che si fa resta mentre le ciacole e le scoasse vengono disperse dal vento…..Maroni 2

Carceri venete sovraffollate? Non dai Veneti…

Il capogruppo della Lega Nord in Regione Veneto, sig. Roberto Ciambetti, ci onora inviandoci una relazione scaturita dal lavoro di ricognizione della situazione carceraria effettuato dalla lega Nord in tutta la Regione e del quale avevamo già dato conto qualche tempo fa. L’ennesima dimostrazione di vicinanza alla gente del movimento federalista che incarna laicamente gli insegnamenti politici comunitari propri della tradizione cristiana, prestando attenzione anche agli esclusi e agli emarginati senza falsa retorica ma con sano senso di ascolto del prossimo (cioè di chi è “prossimo”, “vicino”) per individuare il modo concreto per migliorare la convivenza nel consesso civile. lasciamo spazio alle considerazioni di Roberto Ciambetti. (DL) ….

“Dalle visite effettuate nelle carceri venete emergono alcuni dati importanti, che non possono essere sottovalutati: l’incredibile incidenza della popolazione carceraria straniera ed extracomunitaria in primo luogo; in secondo, la presenza alquanto cospicua di delinquenti italiani provenienti da altre regioni e, in molti casi, accusati d’affiliazione ad organizzazioni di stampo mafioso.
Per capire la gravità della situazione basterebbe un dato tecnico: al 26 giugno 2009, la presenza totale di detenuti in Veneto era di 3.193 unità, circa il 171 per cento del dato regolamentare, ma di queste 3.193 unità ben 1875 erano straniere; in altre parole: senza gli stranieri, le carceri veneti ospiterebbero 1318 unità, pari al 70 per cento del tetto massimo regolamentare.
Nella attesa di nuove costruzioni carcerarie, per le quali sarebbe anche giusto ripensare il modello architettonico ricalibrato anche sulla base della tipologia e durata della pena (e ciò per evitare l’assurda convivenza tra detenuti che hanno diversi percorsi e diverse possibilità di riabilitazione), è necessario attivare al più presto accordi con gli stati di provenienza dei maggiori gruppi di detenuti, affinché questi scontino la pena nei paesi d’origine; potremmo contribuire versando a questi stati parte della spesa che già oggi sosteniamo per alloggiare nelle patrie galere questi ospiti e in alcuni casi, e per certe etnie, la prospettiva di un rientro in patria potrebbe anche diventare un interessante deterrente.
Ma altrettanto importante è riflettere sull’altro dato: la presenza incredibile di detenuti in regime carcerario duro o riconducibili a condanne per associazione di stampo mafioso. Già in passato numero rose inchieste dalla magistratura e gli stessi Procuratori generali nelle loro relazioni avevano spiegato bene come avessero funzionato il meccanismo dell’infiltrazione d’esponenti mafiosi, dalla ‘ndrangheta o camorra napoletana in Veneto: l’invio al confino in terra veneta di figure come Salvatore Badalamenti, Gaetano Fidanzati, Totuccio Contorno, che non perdevano i contatti con le cosche di provenienza, determinarono il fenomeno della mafia importata, magari arricchita da forze nuove della malavita locale. Gli esempi si sprecano e basta giungere all’ultima operazione di Polizia di Crotone, “Dirty Investments”, che ha smantellato una struttura operante tra San Giovanni Lupatoto e il Garda, con investimenti ragguardevoli in villaggi turistici, i fabbricati, i terreni agricoli fino ad imprese di pompe funebri.
E’ pensabile che una forte presenza di ospiti nelle carceri venete in odore di mafia non agevoli l’insediamento nel territorio di altri mafiosi, camorristi, esponenti della ‘ndrangheta, né più, né meno di quanto non accadde negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con l’istituto del confino?
La domanda non è retorica: la crisi economica spinge molti operatori soprattutto nel settore commerciale ma non solo, molte piccole aziende, a cedere l’attività magari a chi si fa avanti con offerte in contanti e allettanti; altri potrebbero cadere invece in una rete dell’usura favorita dalla chiusura miope delle banche verso il piccolo imprenditore o l’azienda individuale. Immaginare a fianco di boss ospitati nelle nostre carceri anche la presenza di luogotenenti, aiutanti o anche semplice manovalanza a piede libero non è eccessivo allarmismo: i pizzini si sa, hanno bisogno di chi li scrive ma anche di chi li recapita e riceve. E con i pizzini si possono dire tante cose, dare tanti ordini. E da qui potremmo spingerci oltre: pensiamo ad esempio al valzer delle licenze, al giro frenetico di proprietà di molti esercizi, al turn over che caratterizza alcuni settori commerciali. Non occorre essere esperti per accorgersi che persino osterie storiche nel centro delle nostre città sono state rilevate da “foresti” e come, tra questi, spicchino in maniera incredibile i cinesi. Forse parlare di Triadi è esagerato. Ma ad essere maliziosi, insegnavano i gesuiti ad Andreotti, ci si coglie. E i Gesuiti, a proposito di Cina e cinesi, se ne intendevano…”

Roberto Ciambetti
ciambetti

Ciambetti sui dati INPS: ci sono due Italie distinte

CIAMBETTI SULLE STATISTICHE DEI DATI INPS 1998-2008

«L’Italia non è una bensì due repubbliche distinte»

“Non esiste un’Italia unita: esistono due Italie, una produttiva l’altra assistita. In qualunque lingua lo si dica, napoletano compreso, i numeri non mentono”. Così Roberto Ciambetti, capogruppo in Regione della Lega Nord, commenta le dichiarazioni “partenopee” dell’europarlamentare Enzo Rivellini e la statistica elaborata dal Sole24 ore sui dati Inps.

“Dai dati Inps emerge un incremento sostanzioso – ha spiegato Ciambetti – delle pensioni di anzianità erogate nel Mezzogiorno: a Catanzaro le pensioni sono aumentate del 370% rispetto a dieci anni fa, a l’Aquila, Caserta, Frosinone, Avellino, si supera il 200% di aumento. A Vicenza, l’incremento è stato del 47%. Un divario impressionante: anche per l’Inps l’Italia non è una bensì due repubbliche distinte ”.

Aggiunge l’esponente leghista: “Se consideriamo poi che più della metà delle pensioni di invalidità sono erogate al Sud, con una media di 4,39 pensioni ogni 100 abitanti, mentre in Veneto abbiamo 2,88 pensioni di invalidità ogni 100 abitanti, possiamo dire che esistono due realtà, come dice Tremonti, quella del Centro-Nord con 40 milioni di abitanti, cioè un medio-grande Paese euro­peo ma con una produzione di ricchezza superiore alla media europea, e il  Meridione d’Ita­lia con 20 milioni di abitanti, grande quindi co­me Portogallo e Grecia insieme, che tuttavia è ben lontano dalla media europea e non certo per colpa dei veneti o dei padani, che ogni mese devono versare puntualmente i loro contributi.

E’ singolare – ha concluso Ciambetti – sapere che esiste nel Mezzogiorno una clamorosa discrepanza tra redditi dichiarati al Fisco e spese effettivamente sostenute: il Sud presenta clamorose sorprese, perché c’è chi, dopo aver percepito la pensione di invalidità, arrotonda il reddito facendo anche lavori fisicamente usuranti”.