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	<title>L&#039;altra Campana &#187; Caritas</title>
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		<title>La tragedia di Haiti richiama alla carità</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il disastro di Haiti riporta in mente le riflessioni, già fatte su questo giornale mesi fa, sul perché Dio &#8220;permette&#8221; i disastri nel mondo. Per stavolta rimandiamo i lettori a quegli articoli e ci soffermiamo invece su quello che la &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/la-tragedia-di-haiti-richiama-alla-carita/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il disastro di Haiti riporta in mente le riflessioni, già fatte su questo giornale mesi fa, sul perché Dio &#8220;permette&#8221; i disastri nel mondo. Per stavolta rimandiamo i lettori a quegli articoli e ci soffermiamo invece su quello che la TV ci sta portando in casa.</p>
<p>Haiti è uno dei Paesi più derelitti del mondo, fin dalla sua nascita. Fu una colonia contesa dalle potenze europee e proprio ad Haiti si verificò il primo grande esempio di ribellione di un ex-schiavo, l&#8217;emblema della lotta per i diritti umani dei deportati Sig. Toussaint L&#8217;Ouverture che nel 1804 diede la vita per permettere la creazione del primo stato caraibico indipendente, Haiti appunto, a danno dei napoleonici che ne causarono la morte. Tuttavia questo Stato, che è situato nella parte Ovest dell&#8217;isola di Hispaniola (la parte est è quella di Santo Domingo e della Repubblica Dominicana) è sempre stato obbligato a una sorta di isolamento internazionale e progressivamente è piombato nella miseria e nell&#8217;anarchia alla quale, come da manuale di scienza politica, è seguita una sequenza di colpi di Stato e di &#8220;pronunciamenti&#8221; militari (così si chiamano i golpe in America Latina).</p>
<p>Fino a pochi anni fa il potere era detenuto da una famiglia di feroci dittatori, i Duvalier, che incarnano tutti gli stereotipi del dittatore militare latinoamericano: lusso personale, ferocia, sfruttamento privato delle risorse pubbliche, chiusura diplomatica, assenza di riforme sociali e di libertà individuali, prepotenza diffusa per mantenere un clima di impunità nel quale chi dispone delle armi e del denaro può mantenere in soggezione tutto il popolo. Oggi al potere c&#8217;è l&#8217;anonimo sig. Préval, ma tutto si può dire tranne che Haiti sia una democrazia.</p>
<p>Il terremoto terribile che ha devastato Haiti, particolarmente la capitale Port-au-Prince, è un disastro per la povera popolazione derelitta a cui non resta altro che la speranza in un aiuto. Ragionare sull&#8217;opportunità di intervenire in certi scenari politico-strategici, mentre si lascia carta bianca alla creazione di vere e proprie satrapìe in pieno Occidente, sarebbe interessante e lungo; ma adesso è del tutto secondario. Il dramma di tanta povera gente che ha perso tutto quando già non aveva quasi niente deve sollecitare gli spiriti alla solidarietà.</p>
<p>Siamo i primi ad essere diffidenti verso le organizzazioni umanitarie, troppo piene di stipendiati per poterle definire &#8220;caritatevoli&#8221;, ma invitiamo comunque tutti coloro che se la sentono a mandare un contributo anche minimo alla Croce Rossa Internazionale o, tramite la Diocesi di appartenenza di ciascuno, alla Chiesa di Haiti che ha perso nel terremoto anche il suo Arcivescovo . Se vi fidate, ci sono anche la Caritas e l&#8217;Unicef e lo diciamo per completezza, pur storcendo il naso. Difficilmente ci esponiamo per appelli di questo tipo, giacché siamo grandi critici verso &#8221; l&#8217;industria della carità professionale&#8221; e siamo stufi di vedere che non cambia mai niente; ma Haiti è davvero un posto reso misero solo dalla cattiveria umana, capace di affamare la gente anche su una terra ubertosa e fertile. Forse un piccolo gesto di altruismo può dare un boccone di pane a un bambino rimasto solo, o fornire una medicina a una puerpera abbandonata.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2010/01/haiti-bimbi-150x150.jpg" alt="haiti bimbi" title="haiti bimbi" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2665" /></p>
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		<title>Rapporto della Caritas sugli immigrati</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è lo Stato dell’Unione europea in cui lo scorso anno la presenza straniera è maggiormente cresciuta in termini assoluti. Si è trattato di un aumento annuo di 458.644 residenti immigrati nel 2008 (+13,4% rispetto all’anno precedente), per una cifra complessiva di 4.330.000 presenze regolari, che diventano 4,5 milioni se compresa la regolarizzazione di settembre nel settore della collaborazione familiare.</p>
<p>Una presenza che incide tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% dell’intera popolazione. Il 2008 è anche «il primo anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra della media europea» (6,2%, ossia 38,1 milioni di immigrati, di cui un terzo proveniente da altri Stati membri).</p>
<p>E’ quanto emerge dalla XIX edizione del Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, presentato a Roma e in diverse città italiane. Continuano a prevalere – si legge nel Dossier &#8211; le presenze di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%). Risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una caratteristica dell’immigrazione italiana: le prime 5 collettività superano la metà dell’intera presenza (800 mila romeni, 440 mila albanesi, 400 mila marocchini, 170 mila cinesi e 150 mila ucraini).</p>
<p>Per quanto riguarda gli sbarchi, il Dossier Caritas/Migrantes ricorda che sono meno dell’1% della presenza regolare: «Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere».</p>
<p>In Italia, rileva poi il rapporto, più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori (862.453), mentre i nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) sono il 12,6% delle nascite totali. Gli alunni stranieri, nell’anno 2008/2009, sono saliti a 628.937, con un’incidenza del 7%.</p>
<p>Sul fronte “lavoro” i lavoratori stranieri sono quasi un decimo degli occupati e nel 2007 hanno contribuito all’economia italiana per 134 miliardi di euro, pari al 9,5% del prodotto interno lordo. La regolarizzazione dei collaboratori familiari del settembre 2009 (294.744 domande di assunzione), ha invece fruttato 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche, mentre tra il 2010-2012 farà entrare nelle casse dell’Inps 1,3 miliardi di euro supplementari.</p>
<p>Dinamismo c’è anche nel lavoro imprenditoriale: 187.466 cittadini stranieri sono titolari di impresa. Le acquisizioni di cittadinanza (39.484 nel 2008) sono quadruplicate rispetto al 2000. Oltre un decimo della popolazione immigrata, inoltre, è diventata proprietaria di un appartamento.</p>
<p>Dati interessanti che però bisognerebbe analizzare più a fondo, per esempio mettendo in evidenza il netto sbilanciamento verso le regioni del nord Italia nella distribuzione dell&#8217;immigrazione, con proporzione di circa 5 a 1 con tutte le conseguenze relative all&#8217;impatto sociale. Ma questo è un discorso che porterebbe in direzioni diverse e più intricate.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/dati-immigrazione-150x150.jpg" alt="dati immigrazione" title="dati immigrazione" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1516" /></p>
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		<title>La Caritas denuncia: crisi pesante in Veneto</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;allarme sociale lo solleva la Caritas veneta, che in un convegno a Vicenza evidenzia dati che indicano un incremento del triplo sulle richieste di aiuto pervenute all&#8217;associazione umanitaria da parte di famiglie locali. La mentalità dei Veneti è particolare, difficile &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/la-caritas-denuncia-crisi-pesante-in-veneto/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;allarme sociale lo solleva la Caritas veneta, che in un convegno a Vicenza evidenzia dati che indicano un incremento del triplo sulle richieste di aiuto pervenute all&#8217;associazione umanitaria da parte di famiglie locali.</p>
<p>La mentalità dei Veneti è particolare, difficile da capire per chi viene da fuori: un misto di discrezione, dignità, pudore, che unito a un&#8217;educazione secolare cristiana invita sempre a sopportare, non ribellarsi mai, pensare che c&#8217;è sempre chi sta peggio e che quindi lamentarsi non è dignitoso. Di questa mentalità diffusa si è approfittato largamente nei primi 150 anni di unità d&#8217;Italia e quando un partito come la Liga veneta poi Lega Nord ha cominciato a dire, più o meno educatamente, che le frustate andavano date anche a chi non lavora, non solo a chi tira il carretto da mattina a sera in cambio di derisione e scherno, ecco che arrivò anche la stigmatizzazione con il conio della patente di &#8220;razzista&#8221; sempre pronta. Se un Veneto vuole venire trattato come gli altri, né più né meno bene degli altri, è razzista.</p>
<p>Il colmo della presa in giro arrivò dalla definizione di &#8220;ricco Nordest&#8221; per indicare il Triveneto quando, dopo decenni di miseria sopportati per causa della perdita dell&#8217;indipendenza politica, dopo decenni di emigrazione e di malnutrizione, questo riuscì a costruire un sistema sociale e produttivo degno della sua cultura fatta di lavoro, risparmio, senso civile, rispetto delle norme, pace sociale.</p>
<p>Oggi il Veneto è in difficoltà, mentre Trentino e Friuli beneficiano dello statuto speciale delle loro amministrazioni regionali. Oggi in Veneto molte persone non ce la fanno più a tirare fino a fine mese. Oggi il Veneto ha bisogno di aiuti sociali come ne sono stati elargiti a piene mani ad altre regioni d&#8217;Italia in passato, perché il suo tessuto sociale non è formato da evasori fiscali miliardari come racconta certa stampa; esso è formato da famiglie semplici di lavoratori con prole a carico, da trentenni che faticano a uscire di casa e sposarsi perché non hanno un lavoro, da file di laureati che guardano i posti pubblici occupati da persone provenienti sempre e solo da altre regioni d&#8217;Italia e sognano ad occhi aperti uno stipendio, una casa in affitto, una vita autonoma.</p>
<p>Si dirà: la Lega Nord è al governo, ci pensi lei. Bella scemenza: la prima esperienza di Governo fu un fiasco per colpa dei finti alleati, che con la tecnica di Penelope disfecero quanto votato in aula. Ora e solo ora la Lega Nord è al Governo, da un anno, in piena crisi economica mondiale. Ha fatto molto, ma i miracoli non si possono fare.</p>
<p>Resta dunque un bisogno, ma questo è un problema epocale: la politica italiana deve affrontare un problema di sistema, deve favorire le famiglie e i giovani secondo le indicazioni della Costituzione ma per fare questo deve colpire le rendite dei vecchi. E con una popolazione vecchia, si rischia di perdere le elezioni.</p>
<p>Chi ha il coraggio di farlo? Quello si chiamerebbe statista, ma non ne basterebbe uno solo. E nemmeno un partito da solo può far nulla, con le ostruzioni degli pseudo-alleati.</p>
<p>La Caritas fa bene a far sentire la sua voce, noi cattolici di tutte le estrazioni anche. Ma forse, come al solito, bisognerà pensare &#8220;aiutati, che il Cielo ti aiuta&#8221;.</p>
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