di Massimo Bitonci –
Quello del Made in Italy è un tema storico e molto caro alla Lega Nord che da sempre si batte per l’impiego di un sistema di etichettatura di origine dei prodotti, che tuteli imprese e consumatori dal dilagare dei fenomeni di contraffazione. La crisi che ha colpito alcuni settori strategici dell’economia italiana tra cui il manifatturiero, ed in particolare l’industria e l’artigianato tessile, ha riacceso il dibattito sull’opportunità di introdurre nel nostro ordinamento norme a tutela dei prodotti italiani di qualità; un dibattito che oggi, diversamente dal passato, ha tutti i presupposti per trasformarsi in una concreta azione di difesa e di valorizzazione dei prodotti Made in Italy
Un primo segnale è individuabile nella rapidità con cui la Commissione di merito ha lavorato per portare all’esame dell’Aula un testo sul quale vi è stata un’ampia convergenza di vedute da parte dei diversi schieramenti politici. Le mutate posizioni che l’Unione europea ha recentemente espresso sul tema rappresentano poi un altro, se non il più importante, segnale di cambiamento, che sarà determinante per l’esame e l’ approvazione della presente proposta di legge. Nonostante l’Unione europea nel passato abbia sempre osteggiato l’adozione di misure volte ad introdurre nell’ordinamento italiano un marchio di origine dei prodotti, giudicandole lesive della concorrenza e di ostacolo alla libera circolazione dei prodotti e delle merci tra gli Stati membri, proprio in questi giorni, con l’adozione da parte del Parlamento europeo della risoluzione per l’introduzione del marchio di origine, è stato raggiunto un grande risultato che fa ben sperare sulla possibilità di vedere concretamente realizzata la tutela dei prodotti italiani.
E’ in queste circostanze, dunque, che deve essere esaminata la presente proposta di legge a cui si riconosce il merito di aver creato un contesto normativo in grado di offrire alle imprese che producono in Italia adeguati strumenti per difendersi dalla concorrenza di chi senza scrupoli immette sul mercato prodotti di qualità estremamente bassa e dannosi per la salute umana, facendoli passare come Made in Italy anche se prodotti interamente all’estero.
Il provvedimento introduce, quindi, in linea con quanto avviene in altri Paesi, come USA, Giappone e India, un sistema di etichettatura obbligatoria per la valorizzazione dei prodotti del comparto tessile, pelletteria e calzaturiero che consente alle imprese di qualificare la propria produzione attraverso l’indicazione sull’origine e le fasi di lavorazione del prodotto e ai consumatori di avere maggiori informazioni sulla qualità e la sicurezza delle merci acquistate.
L’impiego della denominazione Made in Italy viene concesso solo per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione abbiano avuto prevalentemente luogo nel territorio italiano. La tutela del Made in Italy diventa, allora, fondamentale per restituire una maggiore competitività alle imprese, costituendo un punto di forza sui cui è necessario puntare per riagganciare la ripresa. Le produzioni italiane sono, infatti, la storia manifatturiera del Paese e rappresentano un motivo di vanto dell’economia italiana. Questa eccellenza, che ci rappresenta in tutto il mondo, passa nelle mani di oltre 450.000 mila artigiani e i piccoli imprenditori che, producendo in Italia, danno lavoro a 1.800.000 addetti e realizzano un valore aggiunto di 58 miliardi. Sono queste imprese il traino della nostra economia ed è quindi necessario che, proprio in questo momento di difficile congiuntura economica, le istituzioni forniscano loro risposte chiare e di maggiore garanzia per la tutela dei loro prodotti.
Esame in Commissione
In breve, l’articolo 1, introduce un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti finiti ed intermedi nei settori del tessile, pelletteria e calzaturiero che evidenzi il luogo di origine di ciascuna delle fasi di lavorazione e fornisca in forma chiara e sintetica specifiche informazioni sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme internazionali vigenti in materia di lavoro. L’impiego della denominazione Made in Italy è, quindi, permesso esclusivamente per i prodotti finiti le cui fasi di lavorazione abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano.
L’articolo 2, demanda ad un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico la definizione delle caratteristiche del sistema di etichettatura obbligatoria e di impiego della denominazione Made in Italy, nonché le modalità per l’esecuzione dei relativi controlli, effettuati anche attraverso il sistema delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Prevede poi l’adozione di un regolamento del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali diretto garantire elevati livelli di qualità dei prodotti e dei tessuti in commercio, al fine di tutelare la salute umana e l’ambiente.
L’articolo 3, detta, infine, le misure sanzionatorie nel caso di violazioni delle disposizioni del provvedimento.
Rispetto al testo base della proposta di legge dell’On.Reguzzoni, quello approvato dalla Commissione ha subito alcune modifiche. la Commissione ha infatti ritenuto di dover eliminare quelle disposizioni che per motivi di carattere finanziario avrebbero ritardato il passaggio del provvedimento in Aula. Si tratta di misure importanti, come ad esempio le agevolazioni in favore delle imprese che investono in ricerca e sviluppo, sulle quale sarebbe opportuno riaprire un dialogo per un esame più dettagliato.
In Commissione l’esame del provvedimento è stato molto rapido trovando fin da subito un ampio consenso. Gli emendamenti presentati ed accolti sono stati tutti di merito e hanno dato un contributo importante alla stesura finale del testo. Ci si augura, pertanto, che anche in Aula il dibattito possa essere serio e costruttivo per procedere quanto prima all’approvazione del provvedimento nell’interesse non solo delle imprese ma anche di tutti i consumatori.
Esame in Aula
L’Aula ha approvato all’unanimità la proposta di legge per la tutela del Made in Italy . Sono state accolte alcune proposte dell’opposizione che, tuttavia, non hanno introdotto modifiche sostanziali al testo.
La Lega Nord ha presentato tre ordini del giorno. I primi due, accolti come raccomandazione, intendono ampliare gli ambiti di applicazione della legge al settore del mobile imbottito e alla lavorazione delle pellicce, mentre il terzo, approvato, impegna il Governo ad assumere le iniziative opportune presso le competenti istituzioni europee ai fini dell’adozione di adeguate misure legislative volte a recepire lo spirito e i contenuti della proposta di legge per la tutela della tracciabilità dei prodotti tessili Made in Italy.