Lega razzista? E allora PD assassino!

Ecco il classico esempio di informazione sbilanciata in favore della Sinistra e contro la Lega Nord.
Tutti ricorderanno l’episodio, poi rivelatosi una bufala, di quel manifesto razzista comparso su Facebook a nome della sezione della Lega nord di Mirano (VE). Giornali, TV, radio, opinion-makers, perfino la solita parte della stampa internazionale, tutti a stracciarsi le vesti su quel “fatto inaccettabile” che, una volta dimostratosi falso, è diventato comunque “sintomatico, perché se si può concepire uno scherzo del genere significa che sotto c’è un fondo di verità”.
E giù, per giorni, con frasi demenziali e idiote come quella appena riportata.
Adesso invece succede che un segretario di una sezione politica del PD, reo confesso peraltro e costretto a dimettersi dalla carica, si chiede su Facebook “possibile che nessuno sia in grado di ficcare un proiettile in testa a Berlusconi?”.
Come il gatto che la fa e poi la copre, i media nazionali riportano la notizia di malavoglia, sempre specificando che il PD ha subito espulso il responsabile e che si tratta di un episodio isolato e insignificante.
Isolato e insignificante? E quelle centinaia di lettere sui forum dei giornali? E le decine e decine di telefonate in diretta a tutte le trasmissioni radiofoniche nazionali?
Il parossismo con cui si cerca inutilmente di attribuire alla Lega Nord l’etichetta infamante di partito razzista (inutilmente perché è talmente falso da risultare ridicolo) è secondo solo alla frustrazione isterica e sincopata di migliaia di elettori e di centinaia di esponenti del PD che vorrebbero vedere Berlusconi morto, in qualunque modo.
Che dire? Primo, la serietà che serve nella vita di tutti i giorni, ancor più se ci si occupa di politica, invita a raccomandare un comportamento sobrio e a collegare il cervello alla bocca, sempre e in ogni luogo. Vale per tutti. Secondo, risulta evidente che il problema della stampa in Italia non riguarda la libertà, bensì l’onestà. Terzo, sempre di più con l’avanzare degli anni noi Veneti ci rendiamo conto di che brutta gente siano gli Italiani, a cui ci hanno sottomesso i Francesi e i Prussiani 145 anni fa. Maledetta quella volta che Napoleone, 212 anni fa, è venuto da queste parti e ha creato i presupposti per questa conseguenza nefasta!
(articolo di DAVIDE LOVAT)PD prima e dopo

Berlusconi: via ai lavori del Ponte sullo Stretto

“Il nostro Paese si deve svegliare da un lungo sonno che l’ha portato in condizioni di bilancio anche assolutamente negative”. È l’invito lanciato da Silvio Berlusconi nel suo breve intervento a Villa Madama, durante la presentazione dei piani di sviluppo dei due hub di Roma-Fiumicino e Milano-Malpensa. Nel corso della presentazione il premier ha annunciato che a dicembre-gennaio il governo comincerà a realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, snocciolando alcuni dati sui cantieri aperti, e promettendo che andrà avanti con il piano infrastrutturale.
L’Italia ha un «gap infrastrutturale, della logistica della mobilità» che rappresenta una vera propria «strettoia» che ha finora «impedito di sfruttare a pieno le ricchezze» del nostro Paese che potrebbero attirare ancora più turisti e investitori. Un gap, ha rimarcato Berlusconi, che noi dobbiamo «superare».

L’opposizione insorge a bolla l’annuncio del premier sul ponte di Messina come «provocazione». «Le dichiarazioni di Berlusconi sono l’ennesima dimostrazione della sua incredibile faccia tosta. Come si fa a sostenere la necessità che sulle infrastrutture l’Italia “si svegli da un lungo sonno”, proprio nel giorno in cui l’Associazione nazionale costruttori denuncia un taglio di 2 milioni e mezzo di euro ai fondi per le infrastrutture?», si chiede il responsabile Infrastrutture del Pd, Andrea Martella. «La verità – aggiunge – è che, come sempre quando è in difficoltà e a corto di risultati concreti, Berlusconi tira fuori le favole a cui è più affezionato». «E’ un grande bluff. Investire un abnorme quantità di denaro pubblico in un’opera faraonica e di dubbia utilità è uno sfregio nei confronti dei cittadini del sud di Italia che hanno ben altre priorità», rincara Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd.

Che dire? Il ponte sullo Stretto è ormai una filastrocca leggendaria, se ne parla da 100 anni. Il sogno del sig. Torriani, lo storico e quasi mitico direttore del Giro d’Italia dai tempi di Coppi e Bartali fino a quelli di Bugno e Chiappucci, era quello di far partire la corsa rosa con un cronoprologo di soli 10 km che unisse il centro di Messina con il centro di Reggio Calabria attraverso il ponte. Campa cavallo, che l’erba cresce!
Però stavolta potrebbe quasi parer giunta la volta buona, e sarebbe davvero ora. Non bisogna farsi fregare dalla propaganda dei Verdi, la spesa dell’investimento non è affatto ingente e si pagherebbe mille volte da sola con i benefici che arrecherebbe, sia alla zona specifica che allo Stato Italiano. Chiunque abbia inoltre attraversato lo Stretto di persona sa anche che l’impatto visivo non sarebbe drammatico, meno di quello di tanti altri ponti famosi presenti nel mondo; le argomentazioni relative alla Mafia, poi, sono semplicemente ridicole. Se si ascoltassero le argomentazioni di questi pseudo-ecologisti non si dovrebbe mai fare niente e, con quella mentalità, l’uomo sarebbe fermo all’età della pietra perché non avrebbe mai costruito strade, ponti, cattedrali, grattacieli, aeroporti, ferrovie, palazzi reali, città, eccetera.

Da ultimo, ma non meno importante, i soldi per le infrastrutture non sono sottratti ad altre risorse, perché è noto a tutti che i bilanci hanno diverse voci di previsione di spesa. Dire che si potrebbero adoperare i soldi del ponte per altre cose significa mentire e fare ostruzionismo fine a se stesso.

Staremo a vedere, anche perché fino a quando non lo vedremo, quel ponte sullo Stretto, non ci crederemo. Poi, forse, sarà propizia l’occasione per andare in Sicilia in macchina. Dicono che ne valga la pena.
ponte sullo Stretto

Bocciato il Lodo Alfano, ricominciano i processi…

La Corte Costituzionale ha bocciato il “Lodo Alfano”, il provvedimento che prevedeva l’immunità giudiziaria per ciascuno dei titolari di una delle 4 principali cariche dello Stato fino alla fine del loro mandato.
Le reazioni non sono da Paese civile e dimostrano come il clima politico italiano sia completamente degenerato, a destra come a sinistra, dentro e fuori dal Parlamento.
Sulla questione specifica diciamo solo che il provvedimento era un’aberrazione giuridica, ma che in Italia lo si era potuto concepire a causa dell’aberrante situazione politico-giudiziaria che si trascina dal 1992 senza sosta. Si continua a parlare di Seconda Repubblica, ma noi siamo sospesi tra la Prima e la Seconda dai tempi di Tangentopoli e non ne siamo mai usciti.
Se ne uscirà solo con le riforme istituzionali, se si faranno, che trasformeranno l’Italia in qualcosa di diverso da prima. A quel punto si potrà dire che esiste una Seconda Repubblica, prima no.
E se ne uscirà solo ed esclusivamente quando Berlusconi sparirà dalla scena, perché solo allora la Sinistra ricomincerà a pensare ai problemi del Paese offrendo alle altre forze politiche un confronto costruttivo e serio. Finché ci sarà Berlusconi, è triste riscontrarlo, la Sinistra continuerà a non esistere se non per attaccare Berlusconi, preoccuparsi di Berlusconi, desiderare la morte politica e fisica di Berlusconi, assecondare l’ossessione che ha per Berlusconi.
E’ una brutta pagina di storia, questa che stiamo vivendo da 17 anni. Non se ne può davvero più.
L’unica speranza consiste nella realizzazione delle riforme, di cui la Lega Nord è portatrice. Se ci saranno, il Paese ne trarrà beneficio. Se invece la Sinistra pensa di fermare anche quelle, fermando Berlusconi, probabilmente il Paese finirà nel caos perché il Nord Italia non è più capace di sopportare il peso di uno Stato così disastrato, e oltretutto non ne ha nemmeno più la voglia.
Gli scenari che si aprirebbero sono foschi, in ogni caso.

Per quanto riguarda il Premier invece, vale l’adagio delle nonne: “Male non fare, paura non avere”. Noi siamo garantisti e continuiamo a credere nella giustizia, con la “g” minuscola. A quella con la “G” maiuscola dovranno rispondere prima di tutti i giudici, a cui auguriamo di svolgere con retta coscienza il difficile lavoro a cui si sono dedicati. Berlusconi mannaggia

La Sinistra e la libertà di stampa

SantoroContinua martellante come un mantra tibetano, da 15 anni ininterrottamente, lo slogan della sinistra che sta consegnando definitivamente il Paese al berlusconismo: Berlusconi è padrone dei media, non c’è libertà in Italia! Attenzione: non stanno consegnando l’Italia a Berlusconi che, con sua buona pace, è un comune mortale di 73 anni suonati, quindi ormai un vecchio! Qualcuno scommetterebbe su altri 15 anni di Berlusconi, seriamente? Il problema è che si sta affermando il “berlusconismo” cioè quella forma di cialtronismo, di modo improvvisato di fare politica da parte di faccendieri ignoranti del bene comune, che per imitazione del Premier si sono buttati sulla cosa pubblica senza la minima preparazione specifica, convinti che bastino un po’ di buon senso e un bel sorriso rassicurante sopra a una cravatta per servire adeguatamente il popolo.

La Sinistra non si rende dunque conto che con questa solfa continua e noiosa lo ha stufato il popolo, che non è scemo. Il popolo sa benissimo che Berlusconi non è quel che si dice uno “stinco di santo”, nemmeno un “imperatore-monaco”; anzi – diciamolo pure – il popolo sa benissimo che non si tratta nemmeno di uno statista. Lo sa bene, il popolo, che Berlusconi si è improvvisato nella politica per due ragioni: uno, per pararsi il “didietro” dagli amici di Di Pietro che, nel 1992, avevano spazzato via tutti i suoi uomini di riferimento dentro al Palazzo; due, perché da cittadino (qualsiasi) e da imprenditore (straordinario, questo sì!) era stufo dell’inettitudine della residuale classe politica della Prima Repubblica.

Il popolo, peraltro, non è nemmeno cieco e sordo: Berlusconi è proprietario di un impero mediatico, come privato cittadino; ma è stato l’unico baluardo che ha garantito all’Italia almeno un duopolio contro il monopolio assoluto della Sinistra che, nel 1992, aveva oramai completato l’occupazione di tutti i luoghi del potere secondo i dettami della Rivoluzione Gramsciana, tecnica rivoluzionaria italiana sulla via del comunismo. Peccato che il comunismo, nel frattempo, fosse bello che morto! lasciando senza idee e senza niente da dire i suoi orfanelli politici.

Berlusconi ha quindi incarnato il totem del Nemico Assoluto di questi “poveri orfanelli”, poiché si è seduto a tavola senza invito proprio quando la torta pareva pronta per essere mangiata, e se l’è mangiata lui! facendo grande uso per la propaganda di quei mezzi di comunicazione costruiti, ottenuti e sviluppati grazie alle compiacenze di cui godeva presso la corte di Bettino Craxi.

In 15 anni poco è cambiato sugli assetti proprietari dei media: la Sinistra continua ad essere largamente dominante nel settore dei giornali, Berlusconi in quello delle TV private e, quando governa lui, riesce anche a neutralizzare la concorrenza della RAI, nonostante l’occupazione quasi militare che i suoi avversari ne avevano fatto mentre erano al Governo. Al massimo, se vogliamo, rispetto a 15 anni fa il clima si è infervorato e incattivito esteriormente, ma forse è solo apparenza e per certi versi è meglio che i conflitti siano dichiarati, democraticamente parlando.

Concludendo, la manifestazione in programma per sabato a Roma per la “libertà di stampa” continua a fare il gioco dell’uomo di Arcore, come le tre trasmissioni televisive “Ballarò-Annozero-Che tempo che fa”. Una Sinistra che fosse seria, davanti al re della comunicazione, cosa dovrebbe/avrebbe dovuto fare? Affrontarlo sul campo della comunicazione? O sarebbe meglio affrontarlo sul campo della proposta politica e dei contenuti?

Se un operaio di 95 Kg dovesse sfidare il mago Silvan, lo affronterebbe a una partita a poker? O non sarebbe meglio il “braccio di ferro”?

Solo che per sfidare qualcuno sui contenuti e sulla proposta politica servono le idee e i cervelli che le producono. Dopo la caduta del Muro di Berlino, simbolico atto dell’implosione del comunismo, da sinistra arriva invece solo un elettroencefalogramma piatto con un rumore continuo di protesta sterile contro Berlusconi a sostituire il sibilo del macchinario che segnala la morte cerebrale.

Per noi leghisti, finché Berlusconi è un alleato, tutto grasso che cola….

La Mafia dietro la vicenda delle Escort

A Pian del Re, sul Monviso, dove nasce il fiume Po, si è svolto il consueto unificante “rito dell’ampolla” che si concluderà domenica a Venezia, quando il leader della Lega Nord Umberto Bossi verserà nel mare ove il fiume sfocia l’acqua raccolta alla sorgente.

A margine del rito, rispondendo ai giornalisti presenti, ha suscitato scalpore dichiarando che dietro la vicenda delle “escort” con il signor Berlusconi c’è la regia della mafia.

Come al solito molti si sono stracciate le vesti, perché il linguaggio di Bossi è privo degli arzigogoli pseudo-intellettuali di tanti cosiddetti politologi: è la sua forza presso il popolo di cui amplifica la voce più profonda e sincera, e il suo limite perché certa parte dell’opinione pubblica che aderirebbe alle sue idee non riesce a capirlo nel modo corretto. Per capire Bossi bisogna essere semplici come bambini, come sono tanti dei suoi seguaci onesti lavoratori oppure scafati ed esperti di cose politiche come poche persone possono essere. Ma allora, cosa avrà voluto dire con questa semplificazione?

Non è difficile: in un anno il Governo attuale ha bloccato il traffico di schiavi nel Mediterraneo che era uno dei canali più redditizi dell’attività mafiosa; ha compiuto un numero impressionante di sequestri di droga; ha arrestato moltissimi latitanti e va dato atto al Ministro dell’Interno Maroni di aver compiuto un lavoro fin qua eccezionale e impensabile; ha approvato il federalismo fiscale, che seccherà molti dei rivoli di denaro che dal Nord arrivavano a Roma e poi si perdevano in meandri occulti, anziché servire per aiutare lo sviluppo del Sud. Le prospettive dei prossimi 4 anni sono addirittura disastrose per i sistemi di contropotere dell’Antistato chiamato Mafia o, più significativamente in questo ragionamento, Cosa Nostra. Cosa Nostra che ha i suoi addentellati piazzati in molte stanze dei bottoni e che a questo punto vedrebbe di buon occhio l’uscita di scena del Premier e della Lega Nord sua alleata. Come si vede, quello di Bossi sembra un discorso banale, semplicistico da bar, ma molto spesso la verità non è da cercare nelle cose difficili o nei ragionamenti astrusi.

E in ogni caso, per soddisfare chi vuole un linguaggio più forbito basta porsi una semplice domanda, relativamente a chi possa voler delegittimare il Capo del Governo con una vicenda di donnine di malaffare: CUI PRODEST? A chi giova? Non serve attendere la sentenza dai posteri, perché non è affatto ardua….