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	<title>L&#039;altra Campana &#187; bambini</title>
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		<title>Facciamo il Presepe, se amiamo i bambini</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 09:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;inizio dell&#8217;Avvento, nella cultura popolare tradizionale veneta è sempre stato in uso l&#8217;allestimento del Presepe. Questa espressione della pietà e della devozione popolare era particolarmente cara ai bambini, che in un passato privo di videogames e TV rimanevano in contemplazione davanti alla rappresentazione del giorno Natale, quando un bimbo come loro era nato portando la gioia nel mondo. Essi sviluppavano così anche l&#8217;abitudine alla meditazione, all&#8217;adorazione e alla preghiera. </p>
<p>&#8220;ORATIO &#8211; MEDITATIO &#8211; CONTEMPLATIO &#8211; ADORATIO&#8221;<br />
cioè le quattro fasi spirituali della pratica devota, colonne insostituibili per la costituzione di una personalità solida, matura e adulta. Oltre alla rappresentazione di quella &#8220;bellezza che salverà il mondo&#8221; di cui parlava Dostojevskj, che mai parlò di una bellezza generica o astratta, bensì proprio della bellezza di Gesù Cristo, il Presepe ha un valore pedagogico inestimabile che ogni genitore dovrebbe utilizzare, se davvero ha a cuore il bene di suo figlio, anche da un  punto di vista estremamente concreto. E allora facciamo il Presepe nelle nostre case.</p>
<p>La liturgia della Chiesa, nella sua sana pedagogia, ogni anno dopo le letture apocalittiche della fine e del giudizio di Dio, ci incammina per le vie della speranza e con i profeti e i patriarchi percorriamo così, in visione, i secoli dell’attesa: «Ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Dio potente» (Is 9,5). Il Vangelo cita il verbo «sperare» una sola volta: «Speravamo&#8230;». Sono i discepoli di Emmaus che confidano il loro sconforto al passeggero che li accompagna nel cammino della vita. Ma l’Antico Testamento è la storia della promessa di Dio e la chiave di lettura più appropriata è la speranza. Spera Abramo nella discendenza numerosa come le stelle del cielo e la vede in quell’unico figlio nato nella sua vecchiaia e chiesto in sacrificio. Spera Mosé nella Terra promessa che vede solo all’orizzonte nella foschia del primo mattino.</p>
<p>La speranza che diventa fede, perché non si può credere in una cosa che non si è sperata, noi la celebriamo nella dolce tradizione del Presepe. Complice Francesco, il poverello di Assisi, ogni anno stendiamo la carta con le stelle, i fiumi di stagnola, le montagne e la grotta illuminata. È il piccolo mondo costruito dall’uomo che collabora con Dio. È il Regno di Dio, quello annunciato dai Vangeli come realtà iniziale, ma realtà in mezzo a noi che va crescendo.</p>
<p>Facciamolo il Presepe e facciamolo con dignità: Dio ha bisogno di noi per il sogno e l’utopia, per la speranza di un mondo preservato: «Siete i custodi del pianeta», diceva Giovanni Paolo II parlando ai giovani. Fare il Presepio è la liturgia domestica di questa attenzione, il simbolo dell’accettazione di un ruolo: uomini a cui è stato affidato il mondo creato e redento da un Dio bambino.</p>
<p>Facciamo il Presepe, ma facciamolo in fretta prima che qualche Erode, per legge, ci vieti di sognare, di celebrare la memoria viva di un evento, dell’Evento.</p>
<p>Ci diranno di non operare in luogo pubblico, di riportare al privato la storia della nascita del Salvatore, il più sociale e universale degli accadimenti: Erode non c’è nel Presepe perché non è un personaggio buono. Con la sua tracotanza, la violenza praticata e il sangue versato è meglio lasciarlo fuori dal Regno della pace: lui poi odia i bambini, disprezza il futuro, non accetta quelli che chiamano Dio con un altro nome. Il bambino di Betlemme lo chiama Padre. I protagonisti veri del Presepe sono i poveri (pastori, bottegai, artigiani), sono gli uomini giusti come Giuseppe il falegname di Nazaret. Con loro convivono gli angeli che annunciano, che cantano, che fanno profezie. Giuseppe, l’uomo «giusto» del dovere e del silenzio li frequenta nei sogni e a loro si affida. Giuseppe rappresenta ciascuno di noi: chiamato a un compito altissimo, non dice no. Non parla nemmeno, accetta solo e programma la sua vita a favore degli altri.<img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/12/presepe-150x150.jpg" alt="presepe" title="presepe" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2102" /></p>
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		<title>Messa vietata ai bambini cristiani per non turbare i musulmani</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 09:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>TREVISO &#8211; A messa? Non sia mai. Gli alunni delle elementari e medie di Cordignano (Treviso) potrebbero subire uno choc se la festa del 4 novembre, oltre che con l’orazione civile davanti al monumento dei Caduti, venisse celebrata anche con una funzione religiosa. Che direbbe quel 10 per cento di ragazzini stranieri? Dopo aver tolto il crocifisso dalle aule, si vuole forse creare un conflitto interiore agli islamici? Certo che no. E così, manuale del laicismo e disposizioni europee alla mano, le due scolaresche dell’Istituto comprensivo di Cordignano sono rimaste sul sagrato del Duomo, quasi quest’ultimo fosse la casa del demonio e non quella del Signore.</p>
<p>«Mi sono stupito &#8211; ha dichiarato al Gazzettino monsignor Piergiorgio Santon &#8211; che in chiesa non ci fosse nessun rappresentante della scuola. Erano tutti fuori, davanti al municipio, in attesa di partire per la processione. Ma la messa era parte integrante della commemorazione. È inaudito che, a causa di pochi alunni di altre religioni, venga negato, alla maggior parte dei ragazzi, che sono cristiani, battezzati e frequentano la parrocchia, il diritto di entrare in chiesa».</p>
<p>Il sacerdote ci è rimasto male. E all’amarezza è subentrata presto, se non la collera, la voglia di mettere i puntini sulle «i». «Mi hanno detto che la scelta della scuola si spiegava col rispetto dovuto alle altre religioni. Dico, ma ai cristiani che rispetto è stato riservato?».<br />
Anche al presidente dell’Associazione combattenti e reduci, Gino Piccoli, erano state date queste spiegazioni. Poi, visto che la tradizione culturale di una nazione è difficile da cancellare a colpi di decreti, è successo che nel corso della cerimonia civile ci sia scappata pure la benedizione. Sì, perché agli italiani che sono morti durante la Prima guerra mondiale nessuno, per fortuna, ha voluto negare la consueta benedizione.</p>
<p>«Ma ci è stato chiesto di portare i ragazzi alla commemorazione civile e questo abbiamo fatto &#8211; tiene a precisare Carlo Berlese, vicepreside dell’istituto -. Non c’era nessuna motivazione anticattolica, ci mancherebbe». «Ma nella nostra scuola oltre il 10 per cento degli alunni è straniero &#8211; ha spiegato Berlese al Gazzettino &#8211; e sono molte le famiglie di cordignanesi che non avrebbero gradito la nostra presenza a messa. Qui lavoriamo e ci confrontiamo con ragazzi di dieci diverse etnie e questo testimonia il profondo cambiamento subito da questa società». I cambiamenti intervenuti sono tali che la dirigente scolastica Maria Grazia Bollettin, dirigente scolastica di Villafranca Padovana a suo tempo licenziata dal direttore per «incapacità gestionale» (e perché aveva rifiutato di portare gli alunni proprio a una cerimonia del 4 novembre per non urtare la sensibilità degli alunni stranieri), ha vinto il ricorso e ha ottenuto dal giudice del lavoro il reintegro nel posto.</p>
<p>C’è da giurare che, se i dirigenti scolastici di Cordignano, anziché dribblare con attenzione le chiese, avessero portato le classi in duomo, il licenziamento in tronco si sarebbe abbattuto inesorabile. Togliere i crocifissi, introdurre approfondimenti sull’Islam ed evitare qualsiasi contatto con luoghi cristianamente sacri. Queste sono le istruzioni «superiori».<br />
A Cordignano ci è scappata la benedizione in piazza, ma c’è da star sicuri: l’anno prossimo si vedrà di evitare anche questa scivolata.</p>
<p>(fonte &#8220;Il Giornale&#8221;)</p>
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		<title>Una strage da 13 milioni di morti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 17:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per evitare che qualche bellimbusto scriva nel &#8220;post&#8221; commenti piccati contro gli &#8220;uomini maschilisti&#8221;, come accadde tempo fa quando parlammo di &#8220;aborti facili&#8221;, pubblichiamo sull&#8217;argomento un articolo scritto da una donna. Con una considerazione precedente, da leghisti: se ci fossero &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/una-strage-da-13-milioni-di-morti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per evitare che qualche bellimbusto scriva nel &#8220;post&#8221; commenti piccati contro gli &#8220;uomini maschilisti&#8221;, come accadde tempo fa quando parlammo di &#8220;aborti facili&#8221;, pubblichiamo sull&#8217;argomento un articolo scritto da una donna. Con una considerazione precedente, da leghisti: se ci fossero quei 13 milioni di bambini uccisi non ci sarebbero spazi da riempire con nuovi arrivi dall&#8217;estero. I figli sono la ricchezza delle nazioni, ci si rifletta&#8230;. E ora spazio all&#8217;articolo di Marina Corradi.</p>
<p>- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - -<br />
Ci mancano tredici milioni di figli. In Europa, e solo negli ultimi dieci anni, non sono nati tredici milioni di figli. Oltre un milione e duecentomila aborti all’anno. Tremila e trecento i figli che gli europei cancellano, ogni giorno. Le elaborazioni sono dell’Istituto europeo di politica familiare, sulla base di dati Eurostat.</p>
<p>I numeri, sono qualcosa di oggettivo. Non come le opinioni. I numeri stanno lì, fermi, incontestabili. E davanti a questi numeri ci si dovrebbe, crediamo, almeno fermare un momento. Anche chi non ha dubbi sul diritto all’aborto, forse davanti a questa cifra – dei soli ultimi dieci anni – potrebbe lasciarsi interpellare da qualche domanda. Perché siamo abituati a pensare all’aborto come scelta individuale, riguardante in fondo solo la donna e al massimo la sua famiglia. Ma il bilancio tracciato dall’Istituto mostra l’aspetto collettivo, la somma di tutte queste scelte individuali. Che è, alla fine, quasi una generazione mancante a questa Europa. Tredici milioni che non ci sono nei banchi delle scuole, nei campi di pallone dei nostri quartieri – nelle nostre case, la sera. Nelle tabelle, nei grafici, milioni di singole e spesso solitarie scelte individuali si addizionano, si allineano, diventano un esercito: eccoli, tutti i figli che non abbiamo voluto. E non è necessario, crediamo, essere dei pro-life per guardare a queste schiere di figli non nati con dolore: come si guarda a una sconfitta, come si guarda a una bellezza perduta.</p>
<p>Tra le pieghe del rapporto si apprende che nella “vecchia” Europa dei 15, più benestante dell’Europa allargata a 27, in questi dieci anni il numero di aborti è aumentato. Che dal 2000 a oggi la Spagna ha raddoppiato gli aborti (da 63 mila a 122 mila) – e questo fa pensare che la cultura e la politica di un Paese c’entrino, e tanto, nell’influenzare la scelta fra un sì e un no. L’Italia invece risulta in leggero calo; anche se oltre un milione e trecentomila di quei tredici milioni di figli che mancano in questi dieci anni sono nostri. Ancora: in Europa una gravidanza su cinque finisce in un aborto, e un aborto su sette è di una ragazzina sotto i vent’anni.</p>
<p>Numeri. Con la asettica freddezza propria dei numeri. Milioni di private scelte rapprese in quelle file di zeri implacabili. È un fatto: tredici milioni di figli ci mancano. Mentre gli esperti si affannano a spiegare le conseguenze sociali del declino demografico, e ci descrivono una futura Europa di vecchi, e di vecchi spesso soli e spesso poveri, sarebbe leale stare a guardare questi grafici e domandarci se l’individuale “diritto” cui l’Occidente inneggia da trent’anni non mostri ora le sue drammatiche conseguenze collettive. Se, invece di introdurre la pillola abortiva, o di allargare il libero aborto alle sedicenni come in Spagna, non sarebbe il caso di fermarsi un momento e di riflettere. Davvero tutto può essere solo ristretto nel “privato”, e la dimensione comunitaria è irrilevante?<br />
Pochi giorni fa ad Ars il cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna, alla fine degli esercizi predicati a mille preti in occasione dell’Anno Sacerdotale, ha detto: «Il dramma dell’Europa è la denatalità. L’Europa si sta suicidando nell’aborto dei suoi figli». Come un pugno nello stomaco, la diagnosi dell’arcivescovo della città che è il cuore della vecchia Europa (cuore invecchiato, dove metà degli abitanti vive da &#8220;single&#8221;). Quelle parole ci hanno ammutoliti, e quasi siamo stati tentati di dirci che erano eccessivamente severe. Ma tredici milioni in meno. Non è la stessa cosa, detta con la freddezza dei numeri?</p>
<p>Un esercito, che non c’è. Che non diventerà grande, che non ci darà dei nipoti. E che era fatto di figli: di primi passi, e primi giorni di scuola, e giochi in cortile. Vita, che non è stata. (Se, almeno, avessimo il coraggio di ammettere un collettivo dolore).<br />
Marina Corradi <img src="http://www.laltracampana.com/wp-content/uploads/2009/10/strage-aborto-150x150.jpg" alt="strage aborto" title="strage aborto" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1383" /></p>
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		<title>Il Matrimonio e i bambini</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Proponiamo in prima pagina il commento al Vangelo sul matrimonio che il reverendo don Pierangelo Rigon ci ha inviato sabato. Il Corpo Mistico della Chiesa si muove insieme al Papa che la guida e che in settimana ci ha dato &#8230; <a href="http://www.laltracampana.com/il-matrimonio-e-i-bambini/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proponiamo in prima pagina il commento al Vangelo sul matrimonio che il reverendo don Pierangelo Rigon ci ha inviato sabato.<br />
Il Corpo Mistico della Chiesa si muove insieme al Papa che la guida e che in settimana ci ha dato profondi insegnamenti su questo argomento. Sia tema di riflessione per tutti i cattolici leghisti, e anche per i laici dal cuore puro e dal cervello efficace.</p>
<p>Domenica 27 del tempo liturgico ordinario (B) / Marco 10, 2-16</p>
<p><strong><em>[2] E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”.<br />
[3] Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”.<br />
[4] Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.<br />
[5] Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.<br />
[6] Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;<br />
[7] per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.<br />
[8] Sicché non sono più due, ma una sola carne.<br />
[9] L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.<br />
[10] Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:<br />
[11] “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;<br />
[12] se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.<br />
[13] Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.<br />
[14] Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.<br />
[15] In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”.<br />
[16] E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.</em></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Il Vangelo di questa domenica è distinto in due grandi quadri: la disputa sulla questione del divorzio e il quadro delicato di Gesù che vuole i bambini accanto a sé.</p>
<p>La subdola domanda posta al Signore, circa la liceità dell’abbandono della moglie da parte del marito (il diritto era tutto quanto a favore del maschio, evidentemente!) si ricollega alle diverse interpretazioni di un testo del Deuteronomio (24,1) che consentiva il divorzio.</p>
<p>C’era così una scuola rigorista che lo concedeva solo in caso di adulterio, e un’altra un po’ più “permissiva” che consentiva al marito di ripudiare la moglie, oltre che per l’adulterio, anche “per qualsiasi altra cosa che possa dispiacere al marito”.</p>
<p>Quale dunque il parere di Gesù? Questo celebre maestro che veniva da Nazaret si collocava fra i conservatori, i progressisti o i moderati, in tema di diritto di famiglia?</p>
<p>Gesù non vuole restare prigioniero delle scuole rabbiniche del suo tempo e sposta l’attenzione in un orizzonte di più largo respiro richiamandosi alle origini, all’intenzione fondamentale di Dio circa il matrimonio, espressa nel libro della Genesi.</p>
<p>C’è qui una bella lezione di metodo: non basta appellarsi alle tradizioni per stabilire la giustizia o meno di un atto, occorre valutare le tradizioni e le leggi in base all’intenzione iniziale che le ha generate..</p>
<p>Questo principio va applicato alla stessa Sacra Scrittura: tutto, certo, è parola di Dio, ma c’è testo e testo.</p>
<p>Così, Gesù non mette sullo stesso piano Genesi e Deuteronomio. Il primo rivela l’intenzione profonda di Dio, il suo progetto, la sua volontà sulla famiglia; il secondo paga un tributo alla durezza del cuore umano.</p>
<p>Per il Signore il matrimonio tra l’uomo e la donna deve rifarsi all’alleanza di Dio con il suo popolo: una fedeltà definitiva e senza pentimenti, senza compromessi.</p>
<p>Ecco il senso del “Sacramento” nuziale. Si tratta di un segno efficace (così sono definiti i sacramenti dalla teologia) di un amore che permane al di là di ogni evenienza e di ogni limite.</p>
<p>Questo ha voluto, e vuole, Dio, per coloro che si uniscono nel suo nome.</p>
<p>Il resto sono astuzie che deturpano l’amore vero e lo snaturano fino a renderlo altra cosa.</p>
<p>Anche l’ultima parte del Vangelo odierno è, in certo modo, legata al tema dell’indissolubilità.</p>
<p>Gesù rimprovera i discepoli che vorrebbero impedire alle mamme di presentargli i bambini per un gesto d’affetto e di benedizione.</p>
<p>L’atteggiamento di Gesù verso i bambini resta esempio delle premure di ogni padre e di ogni madre verso i propri figli.</p>
<p>Non può essere il caso di quei genitori che, pensando di trovare nel divorzio una soluzione onorevole al loro caso personale, spesso così facendo pronunciano la più grave maledizione contro i propri figli.</p>
<p> </p>
<p>(commento al Vangelo a cura di Don PIERANGELO RIGON)</p>
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