L'angelo a S. Marco
Pax tibi Marce
Evangelista meus...

Vangelo Gv 1,1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio..
Tutto il Medioriente musulmano è in subbuglio per ragioni politiche: il problema del nucleare iraniano, il conflitto afghano, le sempiterne lotte religiose tra sunniti e sciiti, le gelosie verso la posizione dominante dell’Arabia Saudita in campo religioso, le crisi finanziarie degli Emirati Arabi, la questione palestinese, le tensioni popolari tra Algeria ed Egitto, la posizione ambigua del Pakistan, quella misteriosa e minacciosa della Siria, a cui si aggiunge la reislamizzazione della politica in Turchia, oltre a conflitti sanguinosi in Asia con le lotte tra potentati locali nelle Filippine a maggioranza cristiana o il diffondersi di correnti fondamentaliste e aggressive in Indonesia. Un mare di problemi che sono però secondari rispetto a un problema di fondo che attraversa l’intera civiltà fondata sul Corano: il mondo musulmano sente una paralisi ancora più grave.
KABUL – Sei impiegati dell’Onu, tutti stranieri, sono stati uccisi oggi in un attacco dei Talebani a un hotel; un altro hotel nella zona centrale della città è stato colpito da almeno tre razzi.
L’attacco appare organizzato per creare timore e insicurezza prima del ballottaggio delle elezioni presidenziali fissato per il 7 novembre prossimo.
Secondo le prime ricostruzioni, stamane alle 6.30 ora locale, i militanti sono entrati sparando nella Bakhtar Guesthouse, uccidendo i 6 residenti, tutti impiegati dell’Onu, e ferendone altri 9. La polizia ha circondato l’edificio e ha scambiato colpi d’arma da fuoco con i terroristi, prima di alcune esplosioni. Sono stati trovati i resti di 3 militanti dilaniati dall’esplosivo usato nell’attacco suicida. Le forze dell’ordine afghane affermano che i militanti sembrano essere pakistani.
L’ennesimo attentato che gli afghani hanno commesso contro le forze occidentali è assurto agli onori della cronaca in Italia perché è costato la vita a 6 soldati cittadini della Repubblica.
Adesso si scatena il dibattito sull’opportunità di mantenere l’impegno militare in quella regione del mondo e cominciano i distinguo, le rivendicazioni, le mistificazioni ideologiche, le bugie interessate… Insomma il solito teatrino della politica nostrana, sempre più squallido anche di fronte ai morti. Una cosa però è certa: Bossi aveva anticipato tutti in estate dicendo che forse era il momento di ripensare tutta l’operazione e di far tornare a casa i soldati, ma come al solito era stato stigmatizzato quasi come se si trattasse di un demente accaldato dal sole d’Agosto.