Il 4 Novembre sarà il primo anniversario dell’elezione di Barack Hussein Obama alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America, il primo presidente di colore come ha fatto notare chi fa stupidamente caso al colore della pelle delle persone.
Noi, che per cultura veneta e cristiana valutiamo le persone per quello che si dimostrano e per ciò che fanno, abbiamo osservato con attenzione e disincanto questo primo anno che molti hanno caricato di aspettative forse eccessive, soprattutto per un coinvolgimento emotivo nelle vicende degli USA che ci è totalmente alieno.
Vorremmo pertanto sottoporre ai lettori un bilancio basato sull’attenta consultazione dei media americani, oltre che dalla conoscenza degli USA acquisita in anni di studi mirati.
Obama (così lo chiamano qua in Italia, manco fosse nostro parente) nei primi 3 mesi ha fatto molti proclami mirati a ribadire gli intenti espressi durante la campagna elettorale, molti gesti appariscenti, molti viaggi studiati nei particolari per comunicare le sue intenzioni; ma poi? Vediamo i punti essenziali:
DIALOGO CON IL MONDO ISLAMICO
Rispetto a Bush jr. ha sicuramente cambiato atteggiamento, d’altra parte la posizione del Presidente che subì l’attacco alle Twin Towers e al Pentagono era molto franca e dichiaratamente oltranzista. Vantando vicinanze di tipo parentale con la religione di Maometto, Barack Hussein si è recato al Cairo a tenere un discorso tanto sentimentale quanto inconsistente. Bello da un punto di vista retorico, ottimo per prendere i voti dei gonzi della sinistra “liberal” e per piacere ai “paci-finti” di casa nostra, ma tristemente vuoto e sterile. Infatti, al di là dei proclami, a oggi nulla è cambiato nella politica americana in Medioriente.
QUESTIONE ISRAELO-PALESTINESE
Nessun passo avanti, solo parole per indicare “una via lastricata, luminosa e ampia verso il nulla” per citare l’intellettuale israeliano Nahum Barnea. La situazione a Gerusalemme è sempre tesissima e in fase di peggioramento, benché dopo la morte di Arafat e l’uccisione dello sceicco Yassin tanto al Fatah quanto Hamas vivano una crisi di leadership che finora ha ridotto le iniziative violente. Ma i rapporti sempre più tesi sulla questione nucleare iraniana, strettamente connessi al rapporto con Israele e alla questione Palestinese sono uno scacco dal quale Obama non si sta divincolando.
RAPPORTI CON LA CINA
Il pesante fardello del debito americano, in buona parte nelle mani della Cina, ha spinto Obama a un atteggiamento molto mite, perfino tenero verso il regime cinese. Addirittura Obama ha rifiutato di dare udienza al Dalai Lama, tra lo sconforto dei suoi elettori dello star system holliwoodiano, milionari nel portafoglio ma buddhisti zen nelle apparenze. Il Premio Nobel per la pace, arrivato 10 giorni dopo, a taluni è parso quasi una compensazione, un modo per ribadire che “comunque è buono e bravo”. Rimane, nei fatti, il silenzio assordante di Obama durante la persecuzione cinese verso gli Uighuri di quest’estate, insieme con la rassegnata omissione di ogni riferimento alle violazioni dei diritti umani in Cina (che vuol dire anche Tibet e Xinjang, ndr)
RIFORMA DEL WELFARE E DELLA SANITA’
Il tema è di piena attualità, il dibattito è in corso: finora siamo alle intenzioni, nulla è cambiato. Diamo tempo al tempo.
RISPOSTE ALLA CRISI ECONOMICA
Obama aveva promesso di aiutare le famiglie, per ora ha aiutato molte banche a salvarsi dal crac che avrebbe dissestato l’intero sistema. La prendiamo come scelta strategica e aspettiamo di vedere cosa verrà fatto per le famiglie rimaste senza casa. Già, perché in Italia non si fa vedere ma nelle periferie delle città americane sono sorte molte tendopoli: canali satellitari liberi come Fox o come France24 hanno trasmesso reportages letteralmente incredibili per chi ha sempre creduto che gli USA fossero la “terra di Bengodi”. Sarà per questo che il neo Premio Nobel non rilascia alcuna intervista a Fox?
Intanto la crisi è progredita e peggiorata, anche se è di pochi giorni fa la notizia che forse il trend sta cambiando. Ma sarà vero? Vedremo…
POLITICA PER L’AFRICA
Obama ha detto agli africani di smettere di lamentarsi, di rimboccarsi le maniche e di darsi da fare, senza più recriminare sul passato coloniale che riguarda ormai la storia e non l’attualità. Ha detto loro anche che gli USA li aiuteranno, se dimostreranno buona volontà.
Condividiamo il principio, pur con degli importanti “distinguo”. Però se fossimo africani permalosi la prenderemmo quasi come una minaccia del tipo: “se fate come diciamo noi, bene; sennò fischiate, cantate e ballate…”. Per fortuna non siamo permalosi, e nemmeno affamati.
TEMI “DI SINISTRA”
Le lobbies che hanno eletto Obama si aspettavano grandi riforme in ambito ecologista: infatti il Presidente si sta spendendo in tutti i modi per far vendere pannelli fotovoltaici e pale eoliche ai suoi finanziatori, sta ripetendo ovunque le teorie di quell’altro “eccezionale” Premio Nobel, Al Gore, relative al riscaldamento globale; sta chiedendo al Congresso incentivi economici per favorire queste politiche. Peccato che soldi ce ne siano pochini, purtroppo. Anche sul fronte delle unioni omosex Obama aveva speso più di qualche parola, ma non ha ancora fatto nulla di ufficiale anche perché nel mondo, a partire dalla Spagna, sembra che l’aria stia girando in altra direzione…
Sulla questione dell’aborto invece sembra proprio un ottimo rappresentante della sinistra più spinta, però ci viene una domanda: come può un abortista venire considerato degno del Premio Nobel per la pace? Che c’entra l’aborto con la pace?
Concludendo: un anno forse è troppo poco, sicuramente il debito americano (pubblico ed estero) è talmente esorbitante da rappresentare un fardello insostenibile, sicuramente la crisi economica non lo aiuta, sicuramente il mondo è difficile e la vita è dura… Però lui è Presidente degli Stati Uniti e al suo predecessore capitò anche di peggio, a ben vedere.
Noi avevamo accolto con speranza l’aria di novità portata dall’elezione di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, e vogliamo ancora aspettare almeno un anno fino alle elezioni di “mid-term”. Per ora però, a essere sinceri, ci è sembrata la solita aria fritta delle sinistre liberal, incapaci di fare da una mano un pugno.
Davide Lovat


