Il Governo Berlusconi sta perseguendo straordinari risultati nella lotta contro la criminalità organizzata ed è in procinto di attuare la riforma federale dello Stato, partendo dal federalismo fiscale.
Questo non è accettabile per lo “status quo” del Meridione d’Italia, abituato a considerare lo Stato come una diligenza da assaltare o come un Ente benefico che distribuisce stipendi, pensioni, finanziamenti, emolumenti, ammortizzatori sociali, eccetera. Le èlites meridionali, indipendentemente dalla libertà o dalla collusione con la malavita, non vogliono accettare che il Nord Italia si tolga il basto da soma che le fu imposto, né tantomeno possono accettare che il Parlamento, da sempre “cosa nostra” del Meridione (che spesso fece eleggere i suoi uomini perfino nei collegi del Nord Italia), oggi sia pesantemente influenzato da un partito nordista come la Lega Nord.
Di conseguenza, ecco la guerra scatenata al premier: minacce di pentiti, assalto della Magistratura (altro ambiente in mano alle élites meridionali), ostilità della Corte Costituzionale (14 meridionali su 15, di cui 13 provenienti dalla Campania), ribellione di Fini che conta su un bacino elettorale sostanzialmente meridionale, pressione del Presidente Napolitano che nel nome ha la provenienza, per non parlare di Casini e Buttiglione che, pur spacciando il loro per un partito a ispirazione cristiana e dunque rivolto a tutti, nei fatti rispondono alle centinaia di vescovi della particolarissima e del tutto “sui generis” Chiesa del Sud Italia, Chiesa che anche dottrinalmente meriterebbe di venire trattata con un discorso a sè stante, come ben sa chi si occupa di queste cose (e come ben sanno, storcendo la bocca, in Vaticano e in tutto il mondo cattolico).
In parole povere, si vuole costringere Berlusconi alla resa a causa dei suoi problemi giudiziari, salvo poi offrirgli un salvacondotto offerto dal Presidente della Repubblica e dal Presidente della Camera, col beneplacito degli emiliani Casini e Bersani (a nome del PD e dell’opposizione). La condizione di questo salvacondotto è una sola: “tu rimani fuori di galera e salvi il patrimonio, però abbandoni il programma di Governo e fai quello che ti diciamo noi”.
Ancora una volta il bersaglio è la Lega Nord, come si vede. Ancora una volta, il nemico di questi figuri è il popolo delle regioni settentrionali della Repubblica.
Sorge una domanda, spontanea: ma se per loro il popolo del Nord Italia è un nemico, e i fatti lo dimostrano, cosa sono loro per il popolo del Nord?
Risposta: l’on. Fini è un nemico del popolo, già acclarato. Gli altri si sono candidati ufficialmente a fargli compagnia.
Se scateneranno la guerra, dovranno sapere che stavolta il popolo combatterà, perché la crisi economica lo sta mettendo in ginocchio e non ha più il benessere di un tempo, quando poteva ingoiare certi rospi e subire certi soprusi in silenzio.
Le Rivoluzioni sono sempre arrivate quando il popolo non ce la fa più a sbarcare il lunario e quando la cinghia, a forza di tirarla, ha finito i buchi. I buchi rimasti, oggi, sono ormai pochi e quando il popolo ha fame, anche i richiami alla fratellanza cristiana vanno a farsi benedire….