Scoperto giacimento in Tibet, la Cina esulta

PECHINO – Nella tundra tibetana “è nascosto il segreto per l’indipendenza energetica della Cina, che vede aprirsi la strada verso uno sviluppo ecosostenibile e senza petrolio”. Lo ha dichiarato ieri un rappresentante del ministero cinese per la Terra e le risorse, che ha spiegato: “Sotto i ghiacci di Tibet e Qinghai i nostri geologi hanno trovato il più grande giacimento sotterraneo di idrati di metano”. Il combustibile, noto come “ghiaccio che brucia”, è caratteristico del sottosuolo cinese: per forma e spessore, assomiglia all’acqua solidificata. Ma se viene bruciato, sprigiona energia pulita: il metano è infatti un combustibile pulito, che emette diossido di carbonio e acqua. Come il gas naturale, può essere trasportato tramite tubi, navi o camion.

Secondo il ministero, si tratta della più importante scoperta geologica mai avvenuta in Cina sin dal 1959, quando vennero trovati alcuni depositi di petrolio. Il valore energetico stimato della nuova riserva di “ghiaccio che brucia” è equivalente a 255,5 miliardi di barili di greggio: all’incirca, 200 volte la produzione interna di petrolio. Subito dopo l’annuncio, la Borsa di Shanghai ha visto schizzare il valore delle azioni di compagnie energetiche.

Tuttavia è il risvolto geopolitico quello che ci colpisce: se la notizia si rivelerà fondata – e non sembra logico dubitarne – il Tibet può dimenticare ogni velleità indipendentistica “sine die”, almeno finché esisterà questa forma di Stato in Cina. Per le élites culturali occidentali perbeniste è un duro colpo, ma lo è ancor di più per quella povera gente violentata nella libertà e nei sentimenti dal brutale regime ateo imposto da Pechino a una popolazione di montagna che ha nello sguardo al cielo, e alla sua infinita libertà, il suo orizzonte naturale.Lhasa Tibet

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