In poche settimane la caduta del valore di cambio dell’euro sul dollaro è stata di circa il 6 per cento. Sarebbe potuta essere più marcata, ma sia la Bce sia le banche centrali statunitense e cinese, ed altre, sono intervenute riservatamente sui mercati valutari per evitarne il crollo.
Che succede? Nei mesi scorsi il mercato si è accorto delle condizioni di insostenibilità della moneta unica e se ne sta liberando. Alla luce della crisi greca ha visto che l’euro non è applicabile ad economie poco industrializzate e con bassa produttività come quelle portoghese e spagnola, seppur più ordinate e meno indebitate della Grecia. In particolare, ha visto che l’euro, gestito alla tedesca per essere forte, avrebbe soffocato ancor di più tali economie deboli, la cui unica salvezza è quella di svalutare per recuperare crescita e competitività. Quindi ha alzato il rischio che questi Paesi non riescano a pagare il debito, e che prima o poi debbano uscire dall’euro, causando una crisi di sistema. Tale attenzione ha acceso un faro anche su economie più grandi e forti come quella italiana, ma azzoppata dalla bassa crescita della produttività (valore di un’ora di lavoro) e, in generale, del Prodotto interno lordo, nonché da un debito pubblico stratosferico.
Le banche centrali che avevano cumulato riserve in euro, hanno iniziato a ridurle temendone la dissoluzione. Questi sono i motivi della caduta del cambio.
La crisi dell’euro porta un beneficio all’export europeo- di cui l’Italia sta godendo più di altri- ma mette i bastoni nelle ruote del piano di Obama di accelerare la ripresa Usa attraverso la svalutazione del dollaro. E mette nei guai la Cina che esporta molto in Europa, mantenendo svalutato lo yuan. Per questo stanno aiutando l’euro a non scendere troppo. Vi sarà una gara a chi svaluta di più tra le tre grandi aree economiche del pianeta? Nessuno la vuole, tanto meno la Bce che teme di importare inflazione incontrollabile, ma un accordo monetario potrebbe essere difficile proprio perché l’euro è in crisi strutturale.
La politica del massimo rigore decisa dagli europei è una necessità, ma il mercato sa che il rigore non porterà crescita. Per avere più crescita questi Paesi dovrebbero liberalizzare i mercati interni. Ma tale mossa, combinata con i tagli pesanti alla spesa pubblica, provocherebbe da parte degli interessi colpiti reazioni ingestibili dalla politica. Per questo l’Eurozona potrà fare più crescita solo grazie alla svalutazione dell’euro. Ma America e Cina non lo vorranno e la Germania insisterà per un euro forte antinflazionistico, a costo di uscire lei dalla moneta unica. A questo punto potrebbe succedere di tutto.
(da Quotidiano Nazionale del 7 Giugno 2010)