“Risollevatevi e alzate il capo”

Inizia il periodo di Avvento che ci accompagnerà alla celebrazione del Santo Natale. Il nostro giornale continuerà a offrire la possibilità di farsi accompagnare nella meditazione dalla puntuale catechesi del reverendo don Pierangelo Rigon, che un numero crescente di lettori sta dimostrando di seguire attentamente.

Commento al Vangelo della Prima domenica dell’AVVENTO
(Lc 21, 25 – 28. 34-36)
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Sarà San Luca a guidarci in questo Anno Liturgico 2009 – 2010 che inizia proprio con la domenica 29 novembre, Prima del Tempo dell’Avvento.
Dal discorso “apocalittico” di Gesù, contenuto nel capitolo 21, è tratto il brano che ascoltiamo e meditiamo oggi.
La letteratura apocalittica è nata, storicamente, in un periodo di grande crisi (tra il II sec. a.C. e il II d.C.) e utilizza di proposito un linguaggio cifrato per impedire di essere compresa da coloro che, di volta in volta, sono ritenuti nemici e persecutori del popolo; la letteratura apocalittica intende confortare la comunità credente che soffriva a causa di persecuzioni più o meno esplicite, prospettando la fine di tale situazione e la nascita di un mondo nuovo, diverso, migliore.
Anche se la nostra situazione è diversa dai primitivi destinatari di queste parole contenute nel Vangelo di San Luca, nondimeno possiamo rilevare che anche oggi la gente si trova a vivere in un contesto di ansia dai contorni indistinti, una specie di paura generalizzata, a volte indotta e tenuta viva grazie a supporti mediatici.
Si respira un’aria tesa senza però che si percepisca con chiarezza la causa che induce timore.
Parliamo di quella colluvie di notizie che, tanto per esemplificare, girano attorno al terrorismo, a nuove malattie, infezioni, virus, a possibili crak finanziari, a sconvolgimenti climatici.
Una grande incertezza che viene generata non si sa bene da quali fonti e che viene continuamente alimentata dai rigagnoli più diversi dell’informazione.
E così il Vangelo giunge a dire che gli uomini, per paura di morire … finiscono per morire davvero!
In questa prima domenica di Avvento, però, la Chiesa usa i testi citati non solo per esortarci alla vigilanza nell’attesa di un giudizio della storia e anche della nostra vita personale i cui tempi e modalità non sono chiari ed evidenti, ma anche per infondere nuova linfa di speranza e di impegno ai nostri giorni presenti.
Davanti ad uno scenario che ci viene dipinto così cupo e che noi stessi vediamo, realisticamente, cupo, l’atteggiamento del credente rimane sostanzialmente ottimista: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (21, 28).
Il tempo di Avvento (= venuta) richiama al fatto che Cristo è venuto per rivelarci il progetto di Dio, per istruirci ed ammonirci sulla nostra condizione e sulle possibilità che abbiamo per corrispondere in pienezza al piano salvifico, è venuto dandoci, con la Croce e la Risurrezione, l’esempio più sublime di un amore spinto fino all’estremo.
Il tempo di Avvento ricorda pure ai credenti che, in un giorno che Dio solo conosce, questa storia così come la conosciamo, questa vita presente, avrà termine e noi saremo giudicati sull’uso della libertà, sulle scelte compiute, sulla fedeltà alla fede che professiamo.
Sarà un giudizio giusto, ma non semplicemente secondo i criteri che noi adottiamo per definire la giustizia.
Giusto perché compiuto da Colui che conosce ed è l’Amore.

Molto bella una strofa del Dies Irae, sequenza liturgica forse troppo frettolosamente accantonata dai riformatori:
“Ricordati, o buon Gesù,
che sei venuto per me,
non perdermi in quel giorno,
Nel cercarmi ti sei affaticato,
mi hai riscattato morendo sulla croce;
tanti sforzi non siano vani”.

Insomma: l’Avvento è un tempo di attesa, di pazienza, di desiderio – oltre che per noi – anche per il Signore Dio.
1 avvento B

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>