«Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica». Il saggio che l’editore Donzelli manda in libreria da domani, 30 ottobre con il titolo “Sud, un sogno possibile” (207 pagine, 16 euro) si apre così, senza mezze misure come è nello stile del suo autore, il Ministro della Funzione Pubblica sig. Renato Brunetta.
Nel libro vengono analizzati i tanti errori commessi nel tentativo di armonizzare il mezzogiorno d’Italia con il resto del Paese, ottenendo spesso l’effetto contrario di quanto ci si proponeva. Anche perché, sembra almeno questa la tesi di fondo, si è sempre rifiutato di riconoscere la diversità intrinseca esistente tra le diverse regioni del Belpaese e si è piuttosto cercato di renderlo omogeneo e uniforme, in modo del tutto cieco e antistorico, piuttosto che adattare la legislazione e le istituzioni alle specificità storiche, socioculturali, economiche e demografiche che costituiscono la vera ricchezza dell’Italia.
Sembra convincente l’impostazione del problema data dal ministro Brunetta, perché in effetti così facendo si sono caricate in modo abnorme le spalle della gente del Nord per cercare di imporre a quella del Sud un sistema che non è adatto alla mentalità del posto, con il risultato di dilatare progressivamente in modo sempre meno rimediabile il solco culturale esistente tra le diverse anime d’Italia, al punto che oggi la riforma dello Stato in senso federale sembra il solo modo per evitarne la frantumazione irreversibile.
Come attuare allora il tanto atteso rinnovamento del Sud? «La qualità di un territorio la fa la sua gente », dice l’on. Brunetta. Auspicando un «programma poliennale di investimenti anche e soprattutto in capitale umano che abbia come obiettivo il superamento del gap di legalità e fiducia nelle aree più a rischio del Mezzogiorno. Detto in altri termini», provoca il ministro, «serve una nuova spedizione dei Mille». Una invasione che dovrà puntare, come fece Garibaldi, sugli insorti locali. Stavolta nella pubblica amministrazione. «Mentre si cercheranno al Nord funzionari e dirigenti pubblici esperti e capaci da inviare al Sud», dovrà scattare quella che Brunetta chiama l’«Operazione Rosolino Pilo», dal nome del patriota siciliano che nel 1860, a prezzo della vita, spianò la strada alla conquista di Palermo, per «la creazione al Sud di una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».
A questo punto ci si chiede però una cosa: perché mai l’on. Brunetta è così ferocemente contrario alla nascita di un “Partito del Sud”? Dalle sue parole sembrerebbe derivare proprio la necessità di una svolta di questo tipo. Certo, gli “interessi di bottega” del PdL ne risulterebbero fortemente danneggiati, ma un politico non deve avere a cuore il Bene Comune più dell’interesse di parte, soprattutto se i suoi convincimenti vanno in una certa direzione? Davanti a queste domande forse si assisterrebbe a uno spettacolo di capriole verbali inaspettate, ma per fortuna nessuno le ha poste.