In un’intervista al Corriere della Sera, il Presidente USA Hussein Obama ha dichiarato di ritenere necessaria l’ammissione della Turchia nella UE. Ragioniamo insieme su questa ipotesi e su questo intervento politico.
Innanzitutto, l’UE è nata per dare all’Europa pace e prosperità e per consentire al continente europeo di continuare a svolgere un ruolo di primaria grandezza nel contesto politico ed economico mondiale. La prima condizione per poter ambire a un ruolo del genere è l’indipendenza dal dominio straniero per poter agire in modo libero e autonomo. Dunque non devono essere gli interessi strategici di una potenza di un altro continente, come gli USA, a dettare l’agenda politica dell’UE soprattutto in un tema delicato come l’allargamento dei suoi confini a nuovi Stati Membri. La dichiarazione di Obama è perlomeno inopportuna, se non una vera e propria interferenza in affari che non devono riguardare gli USA se non come spettatori.
Secondo, la politica militare USA segue una strategia ben definita che prepara da tempo la competizione con la Cina. La Turchia è già membro NATO e sul suo territorio ospita, presso Incirlik, una delle più grandi basi militari americane del mondo; la sua posizione strategica si evince dal planisfero che, se guardato come se fosse la mappa del Risiko, chiarisce quanto Obama desideri considerare la Turchia come territorio con sopra una propria bandierina. Ma questo può farlo in ambito NATO senza disturbare altre sfere dell’esistenza umana. Un conto è avere degli alleati, un altro avere dei concittadini.
Terzo, l’UE mira all’unificazione dell’Europa e questa non può ritenersi completata né avvenire del tutto senza la Russia, che dell’Europa è parte fondamentale per ragioni storiche, culturali, antropologiche ed economiche. Ma la Turchia è alternativa alla Russia, non è possibile comprendere entrambe all’interno di una medesima unione politica per le ben note ragioni di carattere religioso, storico, strategico-militare, economico. Certamente gli USA non sopportano l’idea di una UE che comprende la Russia, perché si formerebbe la prima potenza mondiale sotto ogni profilo, e per questo vogliono perpetuare la nostra divisione e tenerci in stato di subalternità.
Quarto, la Turchia è un Paese islamico che dopo un periodo di 80 anni nei quali la componente religiosa è stata tenuta in parziale sordina ora sta tornando rapidamente a radicalizzarsi. Le sue simpatie politiche vanno inevitabilmente verso i Paesi correligionari del Medioriente e la politica contro Israele in piena escalation ne è solo la prova più lampante. Ma ne sono prova anche i ripetuti omicidi verso i cristiani presenti in Turchia (presenti da quando esiste il cristianesimo, cioè molto prima dell’arrivo dei musulmani in quelle terre) che sono comunque la continuazione di una tradizione molto connaturale all’essenza islamica. Il recente omicidio con decapitazione rituale di un vescovo italiano è stato quasi taciuto dai media occidentali, ma si insinua in un contesto storico che affonda le radici nei fatti di Famagosta del 1571, con il martirio dei Veneziani, per non parlare della sanguinosa presa di Costantinopoli del 1453. Nulla è cambiato.
Quinto, l’UE è in crisi anche per le difficoltà ad assorbire l’allargamento da 15 a 27 Stati Membri di inizio millennio. Non sussistono le condizioni per far aderire uno Stato di notevoli dimensioni e con standards economici molto più bassi della media UE (vale anche per la Russia in questo momento). Un conto sarebbe l’ingresso di Croazia e Serbia, che sono staterelli con poche persone, un altro conto sarebbe un membro con la popolazione inferiore solo a quella tedesca e con una proiezione demografica al 2030 che ne farebbe il principale membro dell’UE.
Molti ancora sono i motivi, dalla mancanza di vera democrazia in Turchia all’incompatibilità delle sue leggi con quelle scaturite dalle carte costituzionali europee, dal fatto che la Turchia non è geograficamente in Europa (quella terra si chiama infatti Asia Minore, con l’eccezione del piccolo Corno d’Oro ove poggia una parte di Istanbul e che rappresenta l’1% del territorio turco) al fatto che si tratta di un Paese di religione e cultura islamica che nulla ha a che vedere con la storia dell’Europa, fatto salvo il ruolo di eterno antagonista e nemico giurato.
Dunque Obama non si intrometta e gli USA la smettano di volerci comandare. La Storia presenterà il conto anche a loro, prima o poi, come l’ha presentato all’Europa nel secolo passato. Noi ora stiamo pagando e stiamo cercando di ricostruirci un ruolo e un futuro. Facciamolo da soli, senza ingerenze interessate e contrarie al nostro bene.