Giovedì scorso aveva incontrato i suoi dipendenti che manifestavano davanti alla caserma Ederle per i ritardi nei pagamenti degli stipendi. Oggi non ce l’ha fatta a reggere la tensione e si è ucciso. L’imprenditore si chiamava Paolo Trivellin, 46 anni, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina che aveva lavorato in subappalto per la realizzazione del nuovo ospedale. Ai suoi collaboratori Trivellin aveva spiegato che gli appaltanti, Pizzarotti e Bilfinger Berger, avevano contestato i lavori lamentando un ritardo nella consegna delle opere, arrivando a pretendere una penale di 65 mila euro, a suo dire esagerata.
Cordoglio e preoccupazione sono stati espressi dalla Fillea Cgil. «Il prezzo della crisi – ha sottolineato il segretario Toni Toniolo – lo pagano sia i lavoratori che i piccoli imprenditori, cioè sempre gli anelli più deboli di una catena sempre più tesa». Oggi il sindacato ha ribadito la richiesta al consorzio appaltante, affinché anticipi almeno una parte delle retribuzioni ai lavoratori prima di dover ricorrere al giudice.
Come avevamo anticipato molto tempo addietro, una delle conseguenze tipiche dei periodi di crisi economica è l’aumento esponenziale dei casi di suicidio. Tale verità è supportata da evidenze statistiche riguardanti analoghe fasi di depressione economica a cui si accompagna la depressione psichica degli individui. Lasciarsi trascinare in un discorso sul valore da dare alle cose sarebbe facile, ma produrrebbe solo frasi stucchevoli che nulla possono cambiare della realtà e soprattutto che non possono incidere sulla statistica delle tragedie.
La sola cosa che non è possibile tacere è il fastidio per chi, in questo periodo, continua a scialacquare con tracotanza fiumi di denaro la cui provenienza è perlomeno discutibile, quando non addirittura dubbia. Le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza sono tanto più fastidiose quanto più patiscono le troppe persone che stanno dalla parte sbagliata della spartizione, soprattutto quando si percepisce chiaramente che i criteri di spartizione sono ingiusti e oltretutto vengono violati da chi già è in posizione di priviegio.
Con immensa pietà per chi commette gesti insani e sbagliati, non resta che sperare in tempi migliori per non dover assistere alla fase successiva, anche questa storicamente dimostrata e ovvia: quella in cui le vittime smettono di autoflagellarsi e diventano improvvisamente carnefici. Se le cose non miglioreranno, l’evoluzione degli eventi è scontata: lo insegna la Storia, senza eccezioni.