Morti soldati italiani in Afghanistan: ha senso rimanere?

Due soldati italiani sono stati uccisi e altri due sono stati gravemente feriti in seguito a un attacco subito nel nordovest dell’Afghanistan. È quanto si apprende da fonti locali, secono le quali quattro mezzi italiani erano diretti verso la località di Bala Murghab quando è esploso un ordigno rudimentale, di quelli usati spesso per attacchi contro le forze internazionali in Afghanistan. Secondo quanto si apprende, uno dei soldati feriti sarebbe una donna.

A tale proposito viene subito in mente la polemica scatenata contro il ministro Bossi quando disse che era ora di riportare a casa i nostri soldati dall’Afghanistan. La missione internazionale iniziò l’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle e dura ormai da oltre otto anni. L’obiettivo di eliminare Bin Laden è stato raggiunto, nonostante la propaganda americana continui a tenerne in vita il mito come spauracchio. Ciò che rimane da fare è un’opera di peace-keeping (mantenimento della pace), ma sinceramente non sembra che il tipo di coalizione impegnata sia la più idonea dal punto di vista politico internazionale.
Sarebbe opportuno un passaggio all’ONU con una revisione del mandato e sarebbe auspicabile che i singoli Paesi partecipassero, eventualmente, a titolo diverso rispetto ad ora. Più il tempo passa e più l’opinione pubblica avverte questo problema, diventando meno disposta ad accettare il sacrificio di risorse e di vite umane per proseguire in un’operazione di cui non si vede uno scopo ben definito.

Bossi ancora una volta dimostrò lucidità e lungimiranza superiori ai suoi colleghi, anticipando gli eventi. I morti sono sempre morti, per carità, ma che l’Italia mandi a combattere dei soldati per un’operazione militare che assume sempre più il carattere di una “occupazione sine die” comincia a dare fastidio. Molto meglio ritirare le truppe, oppure sostituirle con un contingente che sia sotto l’egida di un mandato dell’ONU. La “Enduring freedom” degli americani va quantomeno ridiscussa, per una questione di giustizia internazionale.soldati in afghanistan

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