Ecco, ci siamo! Come ebbe a dire Bush jr nel 2001 parlando di altri attacchi terroristici, dopo quello dell’11 Settembre, “It’s not about if, but about when!”: non è una questione di “se”, ma una questione di “quando”! Come si è potuto del resto constatare ngli anni successivi, gli attacchi degli islamici secondo la modalità terroristica (cioè fuori dal contesto della guerra e nel pieno delle città, contro civili inermi e in pace) si sono susseguiti puntualmente (Madrid, Mosca, Londra, Bali, eccetera eccetera).
Per qualche strana ragione gli italiani credono di essere immuni a questo tipo di attacco, ma sbagliano del tutto. Oggi a Milano è successo un fatto marginale, probabilmente di scarso rilievo: un fanatico solitario di nazionalità libica ha attaccato una caserma urlando frasi sconnesse sull’Afghanistan, secondo i testimoni; aveva con sè un ordigno che gli è esploso addosso, con il solo risultato di ferirlo gravemente e di ferire leggermente un soldato di guardia.
Episodio da poco, dunque? No, per niente.
Questo è il classico sintomo di una situazione sul punto di deflagrare. Questo è un pazzo esaltato senza controllo che ha agito da solo perché incapace di controllarsi, ma il senso di odio frustrato e di aggressività repressa che fa da retroterra culturale a questo comportamento suicida-omicida è ben presente in certi ambienti islamici delle nostre città ed è ormai sul punto di emersione.
Negli ultimi tempi, infatti, le forze dell’ordine deputate a monitorare questi ambienti avevano intercettato telefonate e messaggi che parlavano di un attacco al Duomo o alla Metropolitana di Milano. L’allerta era salita ed è tuttora ad alti livelli.
Da queste pagine invitiamo tutti alla massima attenzione e, siccome non fa mai male, alla preghiera. Ma anche alla consapevolezza che questa gente divide il mondo in due: Casa dell’Islam (dar-al-islam) cioè le terre dove vige la legge del Corano, e casa della Guerra (dar-al-harb) cioè tutto il resto del mondo.
Noi, per loro, viviamo nella Casa della Guerra dove il buon musulmano deve essere pronto ad attaccare in qualsiasi momento, con la raccomandazione degli Editti Coranici (hadit) di preferire il giorno di Giovedì, affinché la comunità (umma) possa festeggiare la vittoria nel successivo giorno della preghiera.
A dire queste cose, che altro non sono dalla semplice divulgazione dei contenuti religiosi musulmani, si passa ancora per intolleranti. La domanda è: quanti morti dovremo contare perché certe teste dure smettano di fare il tifo per i musulmani contro noi stessi?
Salute a Tutti ,
vi immaginate se un italiano , cristiano fosse andato presso una caserma ad algeri o tunisi o tripoli e avesse fatto un attentato????? il putiferio , le accuse…..per non dir di peggio..
Mentre i buonisti , i permissivi , gli intellettuali italiani , dopo un attentato di Milano , cosa dicono? dove e’ la reazione forte e determinata , a questa azione di guerra e di intolleranza nei confronti dei Milanesi , degli Italiani??
e’ inaccettabile tutto questo , per noi e i l futuro dei ns figli ….