Lo Jihad anticristiano in espansione

In Pakistan è in atto un tentativo di “completa islamizzazione della società”. I cristiani devono “subire umiliazioni” ma la Chiesa pur essendo una “minoranza culturale e nei numeri” è allo stesso tempo “giovane, vibrante e coraggiosa”. È quanto afferma padre Theodore Mascarenhas, del Pontificio consiglio della cultura e delegato per l’Asia, l’Africa e l’Oceania, rientrato di recente da un viaggio nel Paese asiatico.

Fra i vari esempi il sacerdote cita la “nazionalizzazione degli istituti educativi cristiani” operata da Zulfikar Ali Bhutto, ex presidente e primo ministro, poi sconfessata dal generale Musharraf, che ha “restituito le proprietà ai cristiani”. E ancora la “licenza per la vendita di alcolici”, che non si capisce se è “un segno di tolleranza” verso una fede diversa o un modo per “considerarli infedeli” e, per questo, perseguitarli.

La forma maggiore di repressione verso la minoranza resta comunque la famigerata legge sulla blasfemia, norma del codice penale pakistano che sancisce il carcere a vita o la pena di morte per chi profana il Corano o dissacra il nome di Maometto. “La temuta legge sulla blasfemia – afferma il sacerdote – è una delle armi più potenti ed è usata non solo per questioni legate alla sfera religiosa ma, stando a testimonianze dirette, è sfruttata da persone gelose per colpire i cristiani che si arricchiscono” grazie al loro lavoro e al commercio. Egli aggiunge che il presidente Zardari “ha promesso al papa di abrogare la norma”, ma “nessuno crede che lo farà davvero”.

Il rappresentante del Pontificio consiglio della cultura spiega che “il processo di islamizzazione comincia dalle scuole”, dove i libri di testo hanno cancellato le “visioni moderate” della religione per “rimpiazzarle” con elementi che fomentano “le divisioni confessionali”. Il Paese ha inoltre “deviato dalla visione laica sancita dal fondatore” Ali Jinnah ed esercita pressioni per “cambiare le culture delle minoranze”. Tra i tanti esempi la conversione dal cristianesimo all’islam del campione di cricket Tinu Yohannan e la voce dei muezzin che, dai megafoni, invitano cinque volte al giorno i fedeli alla preghiera, secondo i dettami della fede di Maometto.
La sopravvivenza della cultura cristiana in Pakistan – un Paese in origine multiculturale, dove convivevano templi buddisti, chiese e templi zoroastriani – è affidata a istituti e scuole, che fanno “un lavoro straordinario” per tutti gli studenti “senza distinzioni di credo religioso”.

In Iraq sta accadento la stessa cosa, una specie di pulizia etnica ai danni dell’antica comunità cristiano-Caldea, ridottasi da 1.300.000 unità a poco più di 300.000. In tutti i Paesi del Nord Africa aumenta l’intolleranza verso i cristiani, nelle Filippine cattoliche il “Fronte Moro” affiliato a una delle “fratellanze” più violente dell’Islam sunnita cerca di secedere con la violenza alcune isole meridionali. Insomma, ovunque l’Islam sta praticando lo Jihad sempre con la stessa finalità di sottomettere il mondo intero al Corano (Islam significa “sottomissione”) e da noi si continua a parlare di ore di religione coranica a scuola, di concordato con l’Islam – cosa peraltro impossibile da fare perché non c’è una “chiesa” islamica o un solo islam – e di accoglienza nella tolleranza.
Aprite gli occhi e studiate la Storia, e i cristiani si ripassino san Paolo. I musulmani ancora non esistevano, ma se le Scritture hanno un valore per la comunità credente allora certe regole sono attuali oggi come ieri, e domani altrettanto.
persecuzione islamica

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>