Vittorio Messori, nel Suo molto interessante articolo del 30 agosto ci invita a non preoccuparci delle dichiarazioni proselite di Gheddafi. Alla vista della grottesca parata del rais e delle 500 oche italiane potrei anche concordare con Lui… Questo se non avessi davanti agli occhi un altro spettacolo: quello di interi territori europei già sottomessi alla sharia, o che si coprono di moschee che crescono alla maniera dei funghi.
Lo storico professa che la Storia è imprevedibile e carica di improvvise sorprese, ma aggiunge anche che essa ci insegna a non addormentarci sugli allori, sminuendo un pericolo sottovalutandone la forza… e in questo caso, anche il numero.
E’ proprio perché l’islam è un’ortoprassi, una serie di rigorose leggi che regolano la vita quotidiana del credente punto per punto, che esclude la nostra idea occidentale di libertà – concetto sviato in “libertinaggio” –, ma anche perché è intransigente e autoritario, che seduce: perché non tutti noi ci compiacciamo in questa Europa malata di nichilismo.
E’ proprio perché questa Europa malata ha deciso (o gli è stato imposto a forza di decostruttivismo) di cancellare le proprie radici – e non soltanto quelle cristiane – che nuove generazioni ignoranti della propria identità, o altre più sapienti che hanno smarrito la propria cultura, intravvedono nella cultura dell’Altro una cosa affascinante e ricca di valori, purtroppo, dimenticati dalla nostra Europa marcia di materialismo. L’islam è pieno di queste qualità guerriere di lotta e di vita, e il suo potere si basa sulla Umma, la comunità musulmana, mentre, poco a poco, noi distruggiamo ogni forma di comunità (famiglia, comunità locale, nazionale ecc..) con il nostro individualismo eccessivo.
La religione musulmana “non teme le nostre virtù, teme i nostri vizi”. Ma non è giustamente nei periodi di crisi spirituale, in questi momenti di decadenza dei valori, che sette e religioni estranee riescono ad imporsi? L’islam, non dimentichiamolo, è la religione a crescita più veloce oggi in Europa, e anche se “diviso e poco stabile”, non dobbiamo minimizzare la sua forza di attrazione attraverso quello che è diverso dalla nostra Tradizione. L’europeo ha sempre amato l’esotico.
I cavalieri di Allah hanno perennemente provato a conquistare l’Europa; è la logica del proselitismo, niente di strano. Ma lo storico dovrebbe ribadire che la pace tra i nostri due mondi è potuta esistere soltanto ed esclusivamente nei momenti in cui questi due mondi erano ben separati. Di certo un’Europa senza volontà di sopravvivere, un continente aperto a tutti, incentiva la jihad, che sia quella con le armi o quella con le pance delle donne.
Anche se è vero che la radicalizzazione attuale dell’islam trae origine dal timore dell’assimilazione, che cosa importa? Cosa importano le cause, quando esse non vengono combattute? Se l’assimilazione genera radicalismo l’unico rimedio è l’arresto netto dell’immigrazione-invasione.
Infine, Messori afferma con ragione che “l’islam non riuscì mai a stabilizzarsi in Europa”. Ma questo perché c’era a quei tempi una volontà forte e decisa di sbarrargli la strada. Oggi, nonostante il loro statuto laico, sono i nostri Stati per mezzo dei fondi pubblici a favorire la costruzione di luoghi di preghiera e di aggregazione. E il buon cristiano, nella sua misconoscenza della religione di Maometto e infetto dalle idee egalitarie che tutte le religioni porterebbero agli stessi risultati, pensa che l’islam rimarrà una culto praticato nella sfera privata, una questione di fede personale. Purtroppo non è così. E’ una legge civile e ha scopo del dominio mondiale. Dar al Islam, cioè il mondo come “casa dell’Islam”.
Certamente la conversione degli europei non avverrà domani, e forse mai, ma quando saremo piegati dal numero non avremo altra scelta che sottometterci alla nostra condizione di “dhimmi”.
