La novità di Benedetto XVI

L’elezione a pontefice di Joseph Ratzinger, cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede fu accolta da molti come un necessario passaggio, quasi una continuità, in attesa di chissà chi. Il Magistero del nuovo papa fu chiaro allorché pubblicò la sua prima enciclica, quella Deus caritas est che con precisione e autorevolezza teologica affermò senza mezzi termini che il punto centrale del cristianesimo è la carità e che la comunità dei fedeli, ossia la Chiesa, non è riducibile ad una delle tante organizzazioni non governative, operanti nel mondo per l’aiuto materiale agli uomini. La principale differenza tra carità e solidarietà non è costituita dalla quantità di beni che possono venir donati, né dall’efficienza, questo può esser detto “solidarietà”, ma dalla prospettiva di amore verso i fratelli chiunque essi siano, in qualsiasi condizione siano, annunciando che l’uomo se ha necessità di beni materiali, nondimeno ha bisogno di quelli spirituali. Non semplicemente l’uomo, non l’individuo, ma la persona, ossia, come ben diceva la mistica tedesca Ildegarda di Bingen un: “ composto di anima, di ossa e di carne [dove], Dio ricapitolò tutte le creature del macrocosmo”. La carità quindi è il compito della Chiesa e questa è la coscienza che i cristiani assumono e ne fanno servizio. Fino a qui molti potranno sostenere che si è nella tradizione, ma la grande novità è proprio qui. Non, come oltre un secolo sia teoricamente sia, ahimè, nella prassi l’uomo è solo un “animale politico”, un aggregato di cellule in una dinamica biochimica. Non basta risolvere i problemi del vivere sociale, dell’equa distribuzione dei beni, cioè delle questioni economico-politiche. La politica ridotta a simile compito, fallisce ben presto, anche perché essa dimentica la sua natura etica, che è la ricerca della giustizia. Questa non può essere ridotta alla questione machiavellica del dominio di uno o di molti (dittatura o totalitarismo), ma a ben più alto compito, possibile se dell’uomo abbiamo una visione non ricondotta solo alla sua carne e alle sue ossa. La carità, esprime non una dottrina politica, cioè un’arte del governo, ma alla formazione di una coscienza del bene comune affinché cresca la percezione delle autentiche esigenze dell’uomo nella giustizia. Non a caso, questa è la novità, la Chiesa non può, afferma Benedetto XVI, e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta. Non può e non deve mettersi al posto dello Stati. Ma non può e non deve neanche restare al margine della lotta per la giustizia. Deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forse spirituali . Questo è il compito della Chiesa, non una collateralità alla politica, ma una forza per la politica, senza essere intrinsecamente politica.

La novità di questa indicazione, che è nella linea del dare a Cesare quello che è di Cesare, ha non poco determinato lo scontento di molti che credono che con la sola politica si risolvano i problemi dell’uomo. Tutte le visioni economicistiche, siano esse di naturale liberale, poco presente nel continente europeo oppure di origine marxiana nelle sue varie declinazioni, non rispondono all’esigenza dell’uomo e alla sua domanda fondamentale: chi sono, da dove vengo verso dove vado. Queste si limitano a voler risolvere i problemi “ concreti” ma senza una visione globale dell’uomo, esse sono destinate a disconoscere proprio ciò che è più specificatamente umano. Non a caso il divenire dell’uomo è considerato solo nella prospettiva di un futuro di acquisizione di beni, ma è sufficiente una crisi per scatenare le maggiori difficoltà e l’impotenza a trovare soluzioni se non quelle già praticate con l’inevitabile corollario che si accentua la prospettiva dell’egoismo dei beni. La nostra umanità in queste prospettive economicistiche si riduce semplicemente ad una ricerca del singolare vantaggio, della migliore acquisizione di beni materiali, lasciando quanto non mi serve ad altri. Non vi è mai né nella dimensione liberale, né in quella marxista il grande dovere-valore della carità, servizio gratuito e donativo dal quale nessun membro della Chiesa può essere dispensato ed essa è materiale e spirituale. Se anche non ci fosse necessità di carità materiale, resterebbe per l’uomo sempre e comunque quella necessità di una carità spirituale che unisce tra loro gli uomini in un vincolo che, esprimendosi nella solidarietà umana, la sa collegare ad una prospettiva più forte e maggiore, perché il suo scopo non è quello della politica, ossia governare o cambiare il mondo, ma è l’attualizzazione dell’uomo di Dio di cui l’uomo ha sempre bisogno. Una prospettiva che nel mentre sa considerare l’importanza della politica, non riduce tutto ad essa, e ne consta anzi l’impotenza, perché è prospettiva parziale e non comprensiva di quel microcosmo che è appunto l’uomo, la cui vita è nel pane quotidiano sia esso materiale sia esso spirituale. E’ semplice la novità di Benedetto XVI in linea con il messaggio evangelico, ma è una vera rottura con il secolo breve, dove alla politica tutto si rapportava, ma per fortuna quel secolo è finito, lasciando il dovere che mai più dovranno esserci gulag e lager, dove si spegne la dignità dell’uomo come tale e come persona.

Italo Francesco BaldoBenedetto XVI insegna

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