La minaccia iraniana

teheranNon può sfuggire agli osservatori attenti la moltiplicazione di notizie sull’Iran e la crescente attenzione che i media danno alla sua politica interna ed estera.

Non serve una grande sagacia per capire che la preoccupazione del mondo è concentrata sull’attività che quel Paese sta svolgendo per dotarsi della bomba atomica. Un Paese che ha una storia antichissima (l’Iran si è chiamato Persia per 3.000 anni e ancora talvolta i due nomi sono fungibili tra loro) ma che dal 1979 è piombato in un clima cupo di integralismo religioso, in conseguenza della Rivoluzione Islamica capeggiata dall’Ayatollah Khomeini, leader indiscusso del cosiddetto clero sciita. In Iran infatti viene seguita la versione “perdente” dell’Islam, quella della fazione di Ali (sciita deriva da “shi’at Ali” cioè il partito di Ali) all’epoca della guerra per la successione al carisma di Maometto, dopo la morte di quest’ultimo. Si tratta di un Islam teoricamente meno opprimente di quello tradizionale sunnita, che riguarda circa l’ 85% dell’Islam mondiale, ma che ha preso una forma particolarmente oppressiva per ragioni politiche in seguito alla suddetta Rivoluzione e ai seguenti 10 anni di guerra contro l’Iraq. Dopo la morte di Khomeini le cose non sono migliorate e nonostante il tentativo, almeno in certi ambiti, di separare il potere politico dal potere religioso, gli uomini politici sono da sempre sotto lo stretto controllo dell’élite degli Ayatollah.

Lo stesso Ahmadinejad è solo una pedina nelle mani dei “saggi” della Rivoluzione, che sono i veri responsabili dell’atteggiamento aggressivo in campo militare e della propaganda antisionista arrivata ormai a una deriva preoccupante, visti i continui proclami revisionisti sulla shoah e le minacce di aggressione nucleare a Tel Aviv.

Fonti indipendenti denunciano l’esistenza di un forte sentimento di ribellione all’opprimente regime, soprattutto da parte delle donne che in quel Paese, storicamente, avevano goduto di libertà maggiori rispetto alle altre donne del mondo islamico e che rimpiangono la condizione perduta, anche grazie al confronto che fanno con la condizione delle donne occidentali grazie all’accesso a internet e alla tv satellitare, nonché al livello di scolarizzazione relativamente buono di cui godono.

Il futuro sembra tuttavia tingersi di fosco, giacché sembra che il tempo stringa e che la comunità mondiale non sia disponibile ad attendere un poco probabile  ribaltamento del sistema di potere dall’interno; poco probabile almeno in tempi brevi, così brevi da impedire l’ottenimento dell’arma nucleare che destabilizzerebbe gli assetti dell’intero Medio Oriente. E’ pertanto probabile assistere a una escalation mediatica nelle prossime settimane, che potrebbe essere simile a quella che anticipò l’attacco al regime di Saddam Hussein in Iraq alcuni anni or sono.

D’altra parte Bush jr., da Ground Zero e con le macerie ancora fumanti, esattamente otto anni fa annunciò un periodo di 20 anni di guerra e fece una lista di “Stati canaglia”, in questo ordine: Afghanistan, Iraq, Iran, Siria, Corea del Nord, Sudan. Otto anni dopo, a quasi metà del tempo annunciato, siamo a quasi metà della lista…..

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