“Bona sera, ben rivà al consilio comunae. Femo l’apelo par i siori consilieri”. Il presidente del consiglio comunale di Montecchio, Claudio Meggiolaro, potrebbe aprire in questa maniera la prossima seduta, cioè in lingua veneta. Montecchio quindi è il primo Comune vicentino a poter usufruire di una discussione bilingue, dove i consiglieri potranno tranquillamente passare dall’italiano al veneto e viceversa senza esser invitati ad usare esclusivamente la lingua nazionale.
Ma l’adozione dell’idioma veneto è giunta dopo un’aspra battaglia fra richieste della minoranza di emendamamenti soppressivi, all’introduzione dell’articolo 50 (rigettato dalla maggioranza), proteste e botta e risposta. L’approvazione è giunta con i voti della maggioranza e Giuseppe Ceccato.
L’adozione del veneto fa parte delle 12 modifiche del regolamento del Consiglio comunale, studiate dalla commissione statuto e regolamenti, alla cui redazione cui hanno partecipato tutte le forze politiche presenti fra maggioranza e minoranza. Proprio sulla questione della lingua la discussione è durata oltre due ore.
«Sono modifiche importanti per lo svolgimento delle sedute – ha evidenziato il presidente della commissione, Carlo Colalto di Lega Nord – in particolare chi vorrà potrà parlare in italiano o dialeto». Perplessità invece da parte del Pdl: «Siamo d’accordo sulla tutela e valorizzazione delle tradizioni – ha detto il capogruppo Emanuele Festival – vogliamo però precisare che è importante che in un momento istituzionale qual è una seduta del consiglio comunale sia utilizzata la lingua italiana». Festival ha spiegato che lo svolgimento del consiglio comunale deve essere «iImmune da critiche e possibili interpretazioni cavillose. E gli interventi devono essere interpretabili e fruibili da tutti i consiglieri e da chi ascolta».
La lingua è l’elemento fondamentale nell’identificazione di una comunità rispetto a un’altra e la battaglia per riappropriarsi dell’autonomia non può che passare anche per questa strada. Così è stato fatto in Galles, così in Catalogna e nei Paesi Baschi, così in Sudtirolo (o Alto Adige che dir si voglia). Così deve essere fatto anche in Veneto per ridare dignità a una nazione che da troppo tempo è chinata sotto il giogo dell’oppressione e dell’oblio delle proprie radici.
