La finanza globale è tutta una bolla

Una crisi, per definizione, dovrebbe essere un’eccezione. Un momento culminante dal quale scaturisce una svolta, un cambiamento.
Ebbene nel sistema finanziario contemporaneo le crisi sono la normalità. Il pretesto è sempre ben localizzato: la crisi delle tigri d’Oriente, la crisi dei paesi sudamericani, la crisi russa, la crisi angloamericana, la crisi degli sceicchi di Dubai. La realtà è che queste crisi sono strutturali e fanno parte del gioco.
Nei paesi occidentali l’agricoltura ha un’altissima produttività ed un settore maturo, così come anche l’industria lo è, ormai, diventato e, di conseguenza, i servizi alle imprese invecchiano come le imprese stesse. Dunque resta tutta una produzione – quella che oggi si chiama economia reale – che è fatta di produzione immateriale e, appunto, finanziaria.
Il primo passaggio importante da capire è che questa produzione è globalizzata e quindi necessita di un movimento di capitali globalizzato. I soldi, insomma, circolano velocemente da un paese all’altro e in vari modi. Anzi in modo sempre nuovi e sofisticati. E questo è il secondo aspetto: non si sa bene come circolano questi capitali.
La balla dei paradisi fiscali, dunque, non tiene. Ogni paese può comportarsi come paradiso fiscale e ogni crisi, oggi, è sempre finanziaria perché la finanza è il sistema primario sul quale si fondano tutte le economie. Come se ne esce?
Evidentemente se ne potrebbe uscire dividendo il sistema bancario da quello dei mercati. Ovvero impedendo realmente alle singole banche di “produrre” moneta e dividendo queste banche nella loro missione. Quelle di deposito, strettamente dipendenti dalle banche centrali e autorizzate al credito e quelle, invece, predisposte soltanto per il mercato. La produzione di moneta, a questo punto, tornerebbe al monopolio delle banche centrali e non ci sarebbe bisogno di continue bolle finanziarie per distruggere il superfluo. Superfluo che oggi vale 1000 e domani deve valere zero.
Insomma la crisi, in realtà, è una purga. E la purga diventa sempre più necessaria alla sopravvivenza di un sistema mondiale iperproduttivo ma altrettanto disequilibrato nella distribuzione di ricchezze.
E’ evidente che se la crisi è strutturale gli strumenti che abbiamo utilizzato finora sono strutturali alla crisi: le agenzie (banche) che controllano (banche), i governi (eletti anche da grandi banche) che distribuiscono il denaro pubblico (alle banche) indebitando i cittadini e liquefacendo i risparmi (nelle banche) e i mezzi di informazione (editati anche dalle banche) che non sono in grado di informare perché non sono indipendenti (anche dalle banche). Insomma il sistema è un sistema basato sulla crisi finanziaria, sulle bolle e in quanto tale produttore di grandi – effimere – ricchezze. Una volta assicurato un certo tenore di vita materiale tutto il resto non può che essere effimero. E cosa c’è di più effimero del denaro?
Il mondo è grande, però, e ci restano ancora le bolle finanziaria dall’Africa o anche dal Polo Nord e Polo Sud. E avanti così, prima o poi, arriverà anche una bolla dalla luna.
Così come funziona oggi il risparmio di massa sarà sempre più sottoposto alle crisi anche perché nessun operatore singolo – compreso la grande banca – è in grado di stare fuori dal sistema. Anzi la stessa grande banche costruisce, con propri prodotti, il sistema stesso. Il grande gioco consiste nel disporre di informazioni sensibili in modo da passare la bolla ad altri senza che questa scoppi nelle proprie mani. E’ chiaro che così il dibattito sulla trasparenza, come quello sui paradisi fiscali, è solo ad uso è consumo dei pecoroni. In questo contesto la trasparenza è informazione e quindi ha un costo esorbitante così come il rischio che si corre e il guadagno che si può fare con un colpo andato a segno. L’asimmetria irriducibile delle informazione è uno dei fondamenti di questo sistema finanziario. Chi meglio sa meno rischia. Chi sa poco o male rischia tutto e infatti tutti i grandi paesi occidentali hanno coltivato masse ottenebrate e, conseguenti, debiti pubblici stratosferici. I soldi di tutti vengono socializzati a richiesta popolare per ogni tipo di soccorso e quindi anche per il soccorso alle banche, ma i guadagni sono sempre privati.
Per ora la situazione non offre condizioni politiche di un vero governo mondiale. Tutto quanto si fa, e viene pomposamente immortalato nei G8, G14, G20 ecc., è un palliativo nella speranza che la stabilità dei singoli paesi, e del mondo intero, tenga fino alla prossima crisi.
E intanto oggi basterebbe, almeno, non lasciarsi ingannare dal fatto che siano i ricchi sceicchi, questa volta, a rischiare le penne. Non è così: sono le nostre banche, con i nostri soldi depositati, e che sono stati prestati ai ricchi sceicchi, ad essere a rischio. Il cerino, questa è un’altra regola, rimane sempre in mano ai più fessi.mohammed

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