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	<title>Comments on: La crisi? Colpa degli infelici. La teoria di uno studioso italiano</title>
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		<title>By: Moreno</title>
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		<dc:creator>Moreno</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:47:03 +0000</pubDate>
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		<description>Se siamo un po&#039; tutti d&#039;accordo che la felicità è comunque sempre in relazione con le aspettative che abbiamo, e non solamente col dato materiale del possesso o della disponibiità di beni/servizi, allora forse una &quot;decrescita felice&quot; non è una prospettiva così così inquitante... La saggezza popolare ci dice che la felicità sta nell&#039;accontentarsi di ciò che si ha, invece che di desiderare ciò che non si possiede. Senza estremizzare il discorso si potrebbe partire semplicemente da una considerazione: diminuire i &quot;bisogni indotti&quot; i &quot;bisogni surrogati&quot; aumenterebbe la felicità degli uomini con la stessa dotazione stock di beni/servizi. Per diminuire i bisogni indotti basterebbe partire a sfoltire le pubblicità.
Ecco direi che proprio qui entra in campo l&#039;etica. Decidere politicamente di diminuire pubblicità televisive, cartellonistica stradale etc, e soprattutto quali tipi di pubblicità tagliare avrebbe il risultato di dare una direzione anche ai tipi di consumi. Tornerebbe in campo, dopo essere drammaticamente scomparsa, una etica pubblica. E aumenterebbe la felicità della collettività a costo Zero</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se siamo un po&#8217; tutti d&#8217;accordo che la felicità è comunque sempre in relazione con le aspettative che abbiamo, e non solamente col dato materiale del possesso o della disponibiità di beni/servizi, allora forse una &#8220;decrescita felice&#8221; non è una prospettiva così così inquitante&#8230; La saggezza popolare ci dice che la felicità sta nell&#8217;accontentarsi di ciò che si ha, invece che di desiderare ciò che non si possiede. Senza estremizzare il discorso si potrebbe partire semplicemente da una considerazione: diminuire i &#8220;bisogni indotti&#8221; i &#8220;bisogni surrogati&#8221; aumenterebbe la felicità degli uomini con la stessa dotazione stock di beni/servizi. Per diminuire i bisogni indotti basterebbe partire a sfoltire le pubblicità.<br />
Ecco direi che proprio qui entra in campo l&#8217;etica. Decidere politicamente di diminuire pubblicità televisive, cartellonistica stradale etc, e soprattutto quali tipi di pubblicità tagliare avrebbe il risultato di dare una direzione anche ai tipi di consumi. Tornerebbe in campo, dopo essere drammaticamente scomparsa, una etica pubblica. E aumenterebbe la felicità della collettività a costo Zero</p>
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