L’allarme sociale lo solleva la Caritas veneta, che in un convegno a Vicenza evidenzia dati che indicano un incremento del triplo sulle richieste di aiuto pervenute all’associazione umanitaria da parte di famiglie locali.
La mentalità dei Veneti è particolare, difficile da capire per chi viene da fuori: un misto di discrezione, dignità, pudore, che unito a un’educazione secolare cristiana invita sempre a sopportare, non ribellarsi mai, pensare che c’è sempre chi sta peggio e che quindi lamentarsi non è dignitoso. Di questa mentalità diffusa si è approfittato largamente nei primi 150 anni di unità d’Italia e quando un partito come la Liga veneta poi Lega Nord ha cominciato a dire, più o meno educatamente, che le frustate andavano date anche a chi non lavora, non solo a chi tira il carretto da mattina a sera in cambio di derisione e scherno, ecco che arrivò anche la stigmatizzazione con il conio della patente di “razzista” sempre pronta. Se un Veneto vuole venire trattato come gli altri, né più né meno bene degli altri, è razzista.
Il colmo della presa in giro arrivò dalla definizione di “ricco Nordest” per indicare il Triveneto quando, dopo decenni di miseria sopportati per causa della perdita dell’indipendenza politica, dopo decenni di emigrazione e di malnutrizione, questo riuscì a costruire un sistema sociale e produttivo degno della sua cultura fatta di lavoro, risparmio, senso civile, rispetto delle norme, pace sociale.
Oggi il Veneto è in difficoltà, mentre Trentino e Friuli beneficiano dello statuto speciale delle loro amministrazioni regionali. Oggi in Veneto molte persone non ce la fanno più a tirare fino a fine mese. Oggi il Veneto ha bisogno di aiuti sociali come ne sono stati elargiti a piene mani ad altre regioni d’Italia in passato, perché il suo tessuto sociale non è formato da evasori fiscali miliardari come racconta certa stampa; esso è formato da famiglie semplici di lavoratori con prole a carico, da trentenni che faticano a uscire di casa e sposarsi perché non hanno un lavoro, da file di laureati che guardano i posti pubblici occupati da persone provenienti sempre e solo da altre regioni d’Italia e sognano ad occhi aperti uno stipendio, una casa in affitto, una vita autonoma.
Si dirà: la Lega Nord è al governo, ci pensi lei. Bella scemenza: la prima esperienza di Governo fu un fiasco per colpa dei finti alleati, che con la tecnica di Penelope disfecero quanto votato in aula. Ora e solo ora la Lega Nord è al Governo, da un anno, in piena crisi economica mondiale. Ha fatto molto, ma i miracoli non si possono fare.
Resta dunque un bisogno, ma questo è un problema epocale: la politica italiana deve affrontare un problema di sistema, deve favorire le famiglie e i giovani secondo le indicazioni della Costituzione ma per fare questo deve colpire le rendite dei vecchi. E con una popolazione vecchia, si rischia di perdere le elezioni.
Chi ha il coraggio di farlo? Quello si chiamerebbe statista, ma non ne basterebbe uno solo. E nemmeno un partito da solo può far nulla, con le ostruzioni degli pseudo-alleati.
La Caritas fa bene a far sentire la sua voce, noi cattolici di tutte le estrazioni anche. Ma forse, come al solito, bisognerà pensare “aiutati, che il Cielo ti aiuta”.