Da molto tempo in Italia si parla dell’esigenza di riformare il settore della Giustizia, ma nessun Governo finora è mai riuscito a trovare la chiave per aprire la porta giusta ai lavori del Parlamento, affinché legiferi in questa direzione.
I problemi con la Magistratura del Presidente del Consiglio on. Berlusconi sono al tempo stesso la prova evidente ed il maggior ostacolo al compimento di un’ammodernamento del Terzo Potere che in Italia è ormai essenziale, poiché la deriva che il Paese subisce da 17 anni a questa parte non è degna di una democrazia equilibrata. Dall’anno di Tangentopoli a oggi è stato uno stillicidio continuo e il ruolo della Magistratura è profondamente cambiato, diventando anche qualcosa di anomalo nell’ordinamento istituzionale per la evidente connotazione politica che essa si è data. Basti pensare al clamoroso numero di avvocati che sono riusciti a farsi eleggere in Parlamento (ricordiamo che un avvocato, di politica, capisce quanto un medico o un ingegnere: niente! se non quello che ha imparato fuori da scuola); addirittura oggi abbiamo un partito politico fondato e diretto da ex magistrati, composto in gran numero da avvocati, come è l’IdV.
Il principio della separazione dei poteri, cardine della democrazia, è stato gravemente intaccato dall’enorme potere che la Magistratura si è presa grazie all’abolizione dell’immunità parlamentare seguita, sull’onda del populismo, ai fatti di Tangentopoli. Da allora i politici e i governanti sono costantemente sotto il tiro della Magistratura e, anche a voler pensare bene, nessuno può togliere il sospetto che questo sbilanciamento senza contrappesi faccia pendere l’ago del potere verso quest’ultima che ha il coltello dalla parte del manico. Se non altro per una questione psicologica.
Il direttore del TG1 dr. Minzolini ha sollevato ieri sera (9/11/2009) l’importante questione dell’immunità parlamentare e io credo che non lo abbia fatto perché ne ha nostalgia. Credo che lo abbia fatto per ricordarne la “ratio”, cioè lo scopo per il quale quella norma era stata inserita in Costituzione da giuristi sopraffini quali furono i Padri Costituenti.
Possiamo perciò accettare che quella norma sia stata abolita ma, alla luce di quanto visto dopo la sua abrogazione, dobbiamo riflettere su quella “ratio” e reinserire nell’ordinamento giuridico un elemento di tutela per il Primo Potere (legislativo, del Parlamento) e per il Secondo Potere (esecutivo, del Governo) dal Terzo Potere (giudiziario, della Magistratura). La deriva forcaiola e populista dell’antipolitica anarcoide è pericolosa, porta a svolte autoritarie o lobbistiche di potere occulto che sono molto più pericolose per il popolo e la sua democrazia di quanto non possa mai esserlo una classe politica inadeguata o perfino corrotta.
Il problema sollevato dal dr. Minzolini è pertanto molto serio e, se il Lodo Alfano non è stato giudicato adeguato ai principi costituzionali, un nuovo dispositivo di legge costituzionale deve essere introdotto nel nostro ordinamento per frenare le spinte giacobine dei novelli Robespierre che nulla di buono hanno da portare alla gente, esattamente come il Robespierre originale.
Il quale, peraltro, ha avuto dalla sorte quello che aveva seminato, secondo quella Giustizia che la filosofia cristiana ha sempre definito con il motto UNICUIQUE SUUM TRIBUERE (“sia dato a ciascuno il suo”). Quello che noi auguriamo a tutti, appunto: né più, né meno.
(Davide Lovat)

ho letto attentamente il vostro giornale,lo trovo interessante.
Tutavia i probliemi Italiani sono molti,il più importannte è quello che sia ora di finirla di aiutare la Fiat con i soldi di noi tutti..
Si nessuno ne parla l’unico è stato il Sig Versace la settimana scorsa in una tv Privata.
Credo che un economia drogata danneggi la società,non l’aiuti a evolversi.
Vi chiederete perchè lo sviluppo nasce dalle idee,il mondo è cresciuto con gli ideali,con i scrifici derivanti dal lavoro,non con gli aiuti o con l’economia della carta moneta.
Vi chiedo scusa grazie per lo spazio e fatemi sapere come posso scrivervi direttamente. Fabio