Il rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia presentato dalla fondazione ISMU conferma la bontà delle idee della Lega Nord in materia di immigrazione, che riprenderemo dopo aver letto i dati del rapporto che ci dicono alcune cose molto interessanti.
Le donne con figli, soprattutto se coniugate con un italiano, sono le più integrate secondo un’indagine specifica coordinata dalla fondazione Ismu su un campione di 12 mila immigrati; istruzione e reddito elevato, uniti a una vita con i familiari in abitazioni autonome, gli altri fattori che favoriscono l’integrazione. Più semplice adattarsi all’Italia per gli stranieri provenienti dall’America Latina, cui la ricerca assegna un punteggio medio di 0,54 su una scala che va da 0 (assenza di integrazione) a 1 (livello massimo), con i brasiliani in cima alla classifica dei più integrati (0,57); all’opposto, gli asiatici chiudono la classifica (0,47).
Dal punto di vista economico, i redditi crescono di pari passo con l’aumentare degli anni di presenza in Italia: tra gli uomini, la percentuale di chi guadagna tra 1.500 e 2.00 euro passa dall’1,2% tra chi vive in Italia da due anni al 14% tra quelli residenti da oltre 10 anni. La crisi economica ha fatto sentire invece il suo peso sulle rimesse, con gli invii di denaro calati per la prima volta del 4,7% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008, per un ammontare complessivo di 1,48 miliardi; crescono le rimesse verso le Filippine (+34,6% tra 2007 e 2008), mentre la Cina dopo il record tra 2006 e 2007 (+140%) registra una battuta d’arresto (-8,7% tra 2007 e 2008).
Sul fronte criminalità, tra le principali cause di devianza, secondo i dati raccolti dall’Ismu, ci sono basso reddito unito a lavori non qualificati e irregolari e alla presenza di organizzazioni criminali straniere. Il 21,9% dei detenuti stranieri proviene dal Marocco, il 12,4% dalla Romania e il 12,1% dall’Albania; seguono Tunisia (11,6%), Algeria (5,6%) e Nigeria (4,5%).
Da tutto questo si evince come l’idea di favorire l’immigrazione dai Paesi di cultura omogenea alla nostra sia pienamente fondata. Considerando che le richieste di immigrazione in Italia dai Paesi Sudamericani sono in numero elevatissimo, in larga parte da persone che potrebbero ottenere velocemete la cittadinanza perché figli o nipoti di italiani emigrati, da persone che parlano già la nostra lingua oppure una lingua simile, non si vede perché si continuino a favorire gli ingressi provenienti dal Nordafrica o dall’Asia, che creano tensioni sociali, culturali e religiose.
O meglio: si capisce benissimo che chi vuole sradicare la nostra millenaria cultura in nome di un multiculturalismo ideologico e di un anticristianesimo viscerale di fondo proponga un modello di immigrazione mirato al perseguimento del meticciato culturale, mentre chi vuole difendere la nostra tradizione e la nostra cultura, magari per diffonderla anche all’estero (l’esatto contrario, dunque!) deve mirare all’incoraggiamento dell’immigrazione proveniente da quei Paesi che più ci sono simili. Ricordando il principio aureo di stabilire delle quote rigorose di immigrazione, stabilite dopo una precisa analisi della domanda di manodopera e della disponibilità di abitazioni.
Finora solo la Lega Nord ha parlato chiaro su questi temi, subendo l’accusa di razzismo per il solo fatto di proporre un modello ideologico alternativo e molto più funzionale di quello imposto dalle élites culturali progressiste. Speriamo che la permanenza al Governo di questa forza comunitarista e identitaria permetta di far passare nell’opinione pubblica le sue idee, pragmatiche e all’insegna del buon senso, senza la censura preventiva e il marchio tanto infamante quanto bugiardo di “razzismo” con cui vengono bollate.