Il Sud non permetterà la riforma federalista

Ricolfi: “Attenti, il Gattopardo si farà un boccone del federalismo”
E poi: “Il Sud non ha interesse a cambiare, lo stato di cose gli permette di vivere al di sopra dei suoi mezzi”

“IL SACCO DEL NORD”: così Luca Ricolfi ha battezzato il suo ultimo saggio (Guerini e Associati). E per «sacco» intende proprio quello. Il saccheggio. Dimostrato, confronto dopo confronto. Lui stesso lo dice senza nascondersi dietro eufemismi: basta, davvero basta con «i vittimismi del Sud», con «la retorica del divario». Perché non servono al Mezzogiorno. Perché i nuovi numeri del «sacco» danno ragione al Nord persino più di quanto spesso si pensi: sono almeno 50 i miliardi che «ogni anno se ne vanno ingiustificatamente». Perché non è con un’altra retorica – quella in cui scivola il principio di solidarietà quando «conduce all’ opportunismo e all’ irresponsabilità» – che si esce dalla trappola. E però Ricolfi non sarebbe Ricolfi se non sparigliasse. Lo fa già abbastanza così: lui, il sociologo dichiaratamente di sinistra ma sempre tanto scomodo da ribadire, anche qui, che questa di oggi «ha completamente smarrito la bussola», spinge il suo abito politically uncorrect al punto da sfornare un testo «adottabile» dalla Lega? Sì, se ci si ferma alle statistiche lungo cui si snoda questo Saggio sulla giustizia territoriale, ai numeri e alle formule matematiche che ambiscono a «ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale» perché «servono lenti nuove per guardare l’ Italia senza le lacune e le zone cieche della contabilità ufficiale». Solo che è proprio a fermarsi lì, che scatta l’altra trappola: quella del federalismo. Uno legge, per dire, le analisi che accompagnano la mappa regione per regione del «tasso di parassitismo» (per la cronaca: Lombardia sotto il 15 per cento, Sicilia al 45 per cento) e la conclusione è automatica: sì, la risposta è il federalismo. Lo è pure per Ricolfi. In teoria, però. Nei fatti, dice, quello che servirebbe è «un federalismo innovativo», uno scenario in cui la politica «si rende conto che l’ unica possibilità che l’ Italia ha di fermare il declino» è riconoscere che «il divario Nord-Sud è solo un divario di produzione, non di consumi e tenore di vita. Brutalmente: il Mezzogiorno non ha alcun interesse immediato a cambiare uno stato di cose che gli ha permesso di vivere largamente al di sopra dei propri mezzi». Musica per la Lega? Di nuovo: in teoria. Nella realtà, è inutile nascondersi: un federalismo «continuista conviene alla maggior parte del ceto politico, di destra e di sinistra, che non ha alcun interesse a razionalizzare la spesa: vorrebbe dire segare il ramo su cui si è seduti». Il che non è solo improbabile: sarebbe comunque complicato, visto che seguire la strada «innovativa», anziché «un federalismo mal fatto, pasticciato o di bandiera che può essere peggio di nessuna riforma» («farebbe solo lievitare la spesa pubblica»), implicherebbe affrontare «resistenze e tensioni fortissime». Ed è ovvio: «Non si può semplicemente chiudere i rubinetti. Avremmo le rivolte nelle piazze, il crollo dell’ occupazione, la recrudescenza della criminalità organizzata». Alibi perfetto perché tutto continui come prima. Strada sicura perché il declino italiano diventi irreversibile. Non, però, unica strada. È chiaro, dice Ricolfi, che se per esempio tagliassimo gli 8 miliardi che lo Stato paga ai falsi invalidi la rivolta non sarebbe indolore: sono sacche parassitarie «e» serbatoi elettorali. Se però facessimo un baratto virtuoso? «Se per ogni cento falsi invalidi scoperti si inaugurasse solennemente un nuovo asilo nido?». Ci sarebbero mamme e papà e datori di lavoro «grati». Solo che «è difficile pensare» che «le aspirazioni dei cittadini» possano prevalere sulle «esigenze di autoconservazione del ceto politico». Per cui, rassegniamoci: «È probabile che il sacco del Nord continui e con esso il lento declino del Paese».Ricolfi Luca

One thought on “Il Sud non permetterà la riforma federalista

  1. ……ALORA……. SARA’ INEVITABILE NA GUERA CIVILE O NO ?!?!’

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