Il Papa alla FAO: il cibo è un diritto fondamentale

Città del Vaticano – Il cibo è ”un diritto fondamentale delle persone e dei popoli”, una “concreta manifestazione del diritto alla vita”, realizzarlo richiede che l’agricoltura possa disporre di un “sufficiente livello di investimenti” e una “lungimirante” solidarietà, specialmente in questi tempi di crisi. A tale scopo è necessario che si cambino “gli stili di vita” e che la comunità internazionale intervenga in modo “più adeguato e determinato” a favore dell’agricoltura e di coloro che vi lavorano. Benedetto XVI, che il 16 novembre interverrà al vertice della Fao che si terrà a Roma, lo scrive in un messaggio che ha inviato al direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, Jacques Diouf, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2009, che si celebra oggi.

“La crisi attuale, che attraversa senza distinzione l’insieme dei settori dell’economia – scrive il Papa – colpisce particolarmente in maniera grave il mondo agricolo, dove la situazione diventa drammatica. Questa crisi chiede ai Governi e alle diverse componenti della Comunità internazionale ad operare scelte determinanti ed efficaci”.

“Il tema scelto quest’anno dalla FAO per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione è “Raggiungere la sicurezza alimentare in tempi di crisi”. Esso – si legge ancora nel documento – invita a considerare il lavoro agricolo come elemento fondamentale della sicurezza alimentare e, quindi, come una componente integrale dell’attività economica. Per tale motivo, l’agricoltura deve poter disporre di un sufficiente livello di investimenti e di risorse. Questo tema richiama il fatto e fa comprendere che i beni della creazione sono limitati per loro natura: essi richiedono, pertanto, atteggiamenti responsabili e capaci di favorire la sicurezza alimentare, pensando anche a quella delle generazioni future. Una profonda solidarietà e una lungimirante fraternità sono dunque necessari”.

“Il conseguimento di questi obiettivi – prosegue il Papa – richiede una necessaria modificazione degli stili di vita e dei modi di pensare. Obbliga la Comunità internazionale e le sue Istituzioni a intervenire in maniera più adeguata e più determinata. Auspico che tale intervento possa favorire una cooperazione che protegga i metodi di coltivazione propri di ogni area ed eviti un uso sconsiderato delle risorse naturali. Auspico, inoltre, che tale cooperazione salvaguardi i valori propri del mondo rurale e i fondamentali diritti dei lavoratori della terra. Mettendo da parte privilegi, profitti e comodità, questi obiettivi potranno essere realizzati a vantaggio di uomini, donne, bambini, famiglie e comunità, che vivono nelle aree più povere del pianeta e sono, dunque, più vulnerabili. L’esperienza dimostra che le soluzioni tecniche, pur avanzate, mancano di efficacia se non si riferiscono alla persona, principale protagonista che, nella sua dimensione spirituale e materiale, è origine e fine di ogni attività”.

“L’accesso al cibo, più che un bisogno elementare, è un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Potrà diventare una realtà, e quindi una sicurezza, se sarà garantito un adeguato sviluppo in tutte le diverse regioni. In particolare, il dramma della fame potrà essere sconfitto solo “eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale” (Caritas in veritate, n. 27).

“La Chiesa cattolica – termina il messaggio di Benedetto XVI – fedele alla sua vocazione ad essere vicina agli ultimi, promuove, sostiene e partecipa agli sforzi realizzati per consentire ad ogni popolo e comunità di disporre dei mezzi necessari a garantire un adeguato livello di sicurezza alimentare”.

La lettura degli ultimi tre paragrafi è l’esplicazione concreta del modo di pensare di ogni leghista sincero, nel momento in cui si preoccupa di trovare una soluzione al problema dell’immigrazione massiccia proveniente dai Paesi più poveri. Questo giornale, espressione dei cattolici veneti leghisti, non può che sottoscrivere ogni parola con l’auspicio di contribuire alla diffusione di queste idee che la Lega Nord semplifica, con un linguaggio popolare, attraverso lo slogan “AIUTIAMOLI A CASA LORO” che, come sopra è dimostrato, trova origine e riscontro in ambienti che niente hanno a che vedere con razzismo e xenofobia. Esattamente come il Veneto, sia che lo si intenda come popolo, come comunità, come area storico-geografica o come espressione di una cultura precisa di una nazione antropologicamente ben riconoscibile.
FAO

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