Il Matrimonio e i bambini

Proponiamo in prima pagina il commento al Vangelo sul matrimonio che il reverendo don Pierangelo Rigon ci ha inviato sabato.
Il Corpo Mistico della Chiesa si muove insieme al Papa che la guida e che in settimana ci ha dato profondi insegnamenti su questo argomento. Sia tema di riflessione per tutti i cattolici leghisti, e anche per i laici dal cuore puro e dal cervello efficace.

Domenica 27 del tempo liturgico ordinario (B) / Marco 10, 2-16

[2] E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”.
[3] Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”.
[4] Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.
[5] Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
[6] Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
[7] per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
[8] Sicché non sono più due, ma una sola carne.
[9] L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.
[10] Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
[11] “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
[12] se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.
[13] Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.
[14] Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.
[15] In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”.
[16] E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

 

 

Il Vangelo di questa domenica è distinto in due grandi quadri: la disputa sulla questione del divorzio e il quadro delicato di Gesù che vuole i bambini accanto a sé.

La subdola domanda posta al Signore, circa la liceità dell’abbandono della moglie da parte del marito (il diritto era tutto quanto a favore del maschio, evidentemente!) si ricollega alle diverse interpretazioni di un testo del Deuteronomio (24,1) che consentiva il divorzio.

C’era così una scuola rigorista che lo concedeva solo in caso di adulterio, e un’altra un po’ più “permissiva” che consentiva al marito di ripudiare la moglie, oltre che per l’adulterio, anche “per qualsiasi altra cosa che possa dispiacere al marito”.

Quale dunque il parere di Gesù? Questo celebre maestro che veniva da Nazaret si collocava fra i conservatori, i progressisti o i moderati, in tema di diritto di famiglia?

Gesù non vuole restare prigioniero delle scuole rabbiniche del suo tempo e sposta l’attenzione in un orizzonte di più largo respiro richiamandosi alle origini, all’intenzione fondamentale di Dio circa il matrimonio, espressa nel libro della Genesi.

C’è qui una bella lezione di metodo: non basta appellarsi alle tradizioni per stabilire la giustizia o meno di un atto, occorre valutare le tradizioni e le leggi in base all’intenzione iniziale che le ha generate..

Questo principio va applicato alla stessa Sacra Scrittura: tutto, certo, è parola di Dio, ma c’è testo e testo.

Così, Gesù non mette sullo stesso piano Genesi e Deuteronomio. Il primo rivela l’intenzione profonda di Dio, il suo progetto, la sua volontà sulla famiglia; il secondo paga un tributo alla durezza del cuore umano.

Per il Signore il matrimonio tra l’uomo e la donna deve rifarsi all’alleanza di Dio con il suo popolo: una fedeltà definitiva e senza pentimenti, senza compromessi.

Ecco il senso del “Sacramento” nuziale. Si tratta di un segno efficace (così sono definiti i sacramenti dalla teologia) di un amore che permane al di là di ogni evenienza e di ogni limite.

Questo ha voluto, e vuole, Dio, per coloro che si uniscono nel suo nome.

Il resto sono astuzie che deturpano l’amore vero e lo snaturano fino a renderlo altra cosa.

Anche l’ultima parte del Vangelo odierno è, in certo modo, legata al tema dell’indissolubilità.

Gesù rimprovera i discepoli che vorrebbero impedire alle mamme di presentargli i bambini per un gesto d’affetto e di benedizione.

L’atteggiamento di Gesù verso i bambini resta esempio delle premure di ogni padre e di ogni madre verso i propri figli.

Non può essere il caso di quei genitori che, pensando di trovare nel divorzio una soluzione onorevole al loro caso personale, spesso così facendo pronunciano la più grave maledizione contro i propri figli.

 

(commento al Vangelo a cura di Don PIERANGELO RIGON)

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