Il colore della pelle del Papa

In questi giorni si sta svolgendo il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Cattolica del continente africano. Si tratta di un evento culturalmente importantissimo, poiché nessuna organizzazione umana ha una visione complessiva così dettagliata della situazione socioeconomica, geopolitica e spirituale dell’Africa come la Chiesa. Gli argomenti trattati, da quanto si apprende, sono di straordinaria attualità. Ma ecco che c’è un problema…

Di cosa parlano i media mondiali? Dell’esortazione del Papa a superare le contrapposizioni etniche nel nome della carità, per trovare finalmente una pace duratura che crei le condizioni per lo sviluppo? No!
Delle misure economiche suggerite per incentivare una crescita sostenibile? No!
Della denuncia di forme nuove di colonialismo da parte del mondo industrializzato, che si sono sostituite a quelle tradizionali senza soluzione di continuità e peggiorando le ingiustizie verso le popolazioni locali? No!
Degli importanti dati demografici e sociologici forniti durante i lavori? Macché!
Ciò su cui si concentrano i media è circoscritto a un’intervista rilasciata da un vescovo presule del Ghana, che ha detto cose importantissime e, in mezzo, due frasi banali; ovviamente, sono le frasi banali ad avere attirato l’attenzione.
La prima, relativa all’uso del preservativo che, secondo il religioso, potrebbe essere ammesso all’interno di un ordinato rapporto matrimoniale qualora uno dei coniugi avesse contratto l’HIV. I media hanno riportato la notizia come se si trattasse di una svolta nella morale sessuale della Chiesa (cosa che non è!) e come se finalmente i problemi dell’Africa, notoriamente dipendenti dall’uso o meno dei preservativi, fossero finalmente sul punto di essere definitivamente risolti, ora che la Chiesa, questa mostruosa Chiesa che ne sconsiglia l’uso nella Savana e nella Giungla, si è arresa nei suoi propositi stragisti…..
La seconda, relativa all’ipotesi che un giorno possa salire al soglio pontificio un Papa dalla pelle nera. Dopo Obama anche il Papa, sembra l’auspicio, mentre a noi vengono in mente i Pitura Freska che cantavano “Sarà vèro? Dopo Miss Italia avèr un Papa nèro, no me par vèro! Un Papa nèro, che canta ‘e me canson in venexiàn parché el xe un nèro african!”
Ridicolo! Non che il Papa possa essere africano, ovviamente. Il Papa è un uomo e come tale va bene qualunque uomo di fede. Lo Spirito Santo darà alla Chiesa il Papa adatto ai tempi che mutano e tutti noi accoglieremo con entusiasmo un Papa di qualsiasi provenienza. Nella Chiesa di Cristo non c’è posto per le questioni razziali, Cristo è il Signore di tutti, si è fatto uomo e fratello di tutti e ha fondato la Chiesa come Suo Corpo Mistico perché diffonda la Sua Parola su tutta la Terra. Cosa c’entrano dunque le questioni razziali? E, finché abbiamo un Papa, un grandissimo Papa, tuttora vivo e vegeto, non è quantomento rozzo e indelicato parlare della successione e quindi, implicitamente, della sua morte, quando è nel pieno svolgimento di un magistero che passerà alla storia? Abbiamo la fortuna di vivere questo periodo, godiamocelo! E ascoltiamo l’insegnamento del Papa anche durante questo sinodo africano, i cui contenuti – dicevamo sopra – sono di grande interesse.
Facciamo un esempio solo, tra i tanti, per dimostrare che l’ONU spesso è inutile e autoreferenziale mentre la Chiesa fa proposte serie, attuabili e concrete? La proposta di non privilegiare la coltura di derrate OGM, costose e alla portata esclusiva di chi dispone dei mezzi per gestirne la lavorazione, ma distribuire invece le terre incolte di proprietà dei latifondisti ai tanti contadini derelitti che così potrebbero sfamarsi col lavoro delle loro mani. Una manovra banale, roba da 1800, eppure l’Africa ha bisogno di questo. Dare le terre ai contadini africani, non affittarle alle imprese cinesi e sudcoreane, che producono in Africa il loro fabbisogno alimentare in cambio di liquidità monetaria in valuta estera per i Governi locali, sottraendo risorse reali concrete ai legittimi cittadini e costringendoli a migrare…
Ovviamente ci ritorneremo su queste cose, anche perché l’emigrazione dopo coinvolge noi europei.
E anche perché in questo giornale, per piccolo che sia, cerchiamo di ragionare sulle cose che contano davvero. Non sulle abbronzature delle persone presenti o future.

(Davide Lovat)

Papa nero

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