Il card. Bagnasco, presidente della CEI, durante una Lectio Magistralis tenuta per spiegare i contenuti dell’ultima enciclica del Papa, ha detto che di fronte al grave deterioramento dei comportamenti nella vita associata l’etica viene sostenuta dai comportamenti buoni degli individui. Di fatto, un richiamo alle persone perché acquisiscano consapevolezza della responsabilità di ciascuno nel condurre una vita individuale eticamente retta, in modo da fronteggiare il degrado della vita sociale.
Questo offre un’occasione per una breve riflessione sull’uomo e la sua duplice dimensione di essere individuale e di essere sociale. Gli antichi Greci, padri della filosofia occidentale, chiamavano “ES” quella dimensione dell’uomo che riguarda la sua sola interiorità e la sua esistenza in quanto individuo in rapporto con se stesso; e sul suffisso “ES” avevano costruito il termine da cui noi abbiamo derivato la parola “ETICA”, che sta a indicare quella dottrina filosofica che studia ciò che è bene e ciò che è giusto fare, o non fare, per l’uomo inteso come “ES”.
Ma l’uomo è anche sociale e i Greci chiamarono “POLIS” la dimensione dell’uomo in relazione con gli altri uomini, e infatti per analogia le città – in Greco – si chiamarono Polis. Nella dimensione “POLIS” l’uomo si interroga su cosa sia giusto e cosa sia bene fare, o non fare, esattamente come per la dimensione “ES”; quella branca della filosofia pratica che si occupa di individuare i comportamenti virtuosi da tenere nella Polis, e quelli viziosi da evitare, fu chiamata POLITICA.
Fino al XVI secolo, quando arrivò il pensiero macchiavellico, la politica era considerata come l’arte per il perseguimento del “Bene comune”, da raggiungere attraverso azioni virtuose: per ottenere fini buoni si devono utilizzare mezzi buoni. Ma da quando venne introdotto il concetto che “il fine giustifica i mezzi”, cioè che solo l’obiettivo conta senza riguardo alla bontà delle azioni compiute per raggiungerlo, l’azione politica dei governanti è stata separata dal vincolo dell’etica individuale. Un buon Principe deve saper essere volpe o leone – diceva Macchiavelli – secondo l’opportunità e la convenienza.
Sommando a questa nuova concezione della filosofia politica la dottrina individualista che conseguì alla svolta antropologica cartesiana, diventa facile capire come dopo 5 secoli la politica sia diventata solo una lotta per la conquista del potere fatta da tutti contro tutti, ciascuno per soddisfare i propri scopi personali.
I cattolici, a cui il card. Bagnasco si rivolge principalmente, ma anche tutte le persone di retta coscienza, sono chiamati a riflettere su queste parole e ad agire pensando al futuro delle generazioni, del Paese in cui vivono, e financo al futuro della propria anima.
Sottoscrivendo l’articolo per quanto attiene il suo scopo e pensiero, vorrei chiedere qualche delucidazione sull’etimologia di “etica”che viene menzionata; a mia miglior conoscenza, il termine deriva dal greco “ethos”, ovvero “abitudine, costume”. “Ethos” e’ sua volta composto di “e / eos” (se, suo). Il prefisso (non suffisso) “Es” che viene invece menzionato e’ latino e diviene, in greco, il prefisso “Ex” o “Ek”. Questi indica “moto da”, “fuori di” ed e’ per questo utilizzato per derivare termini quali es-istenza (di Sartriana memoria), es-clusione, e via dicendo. In buona sostanza, la correlazione tra intersoggettivita’ ed etica suggerita dall’articolo non e’, a mio avviso, corretta; nel caso mi sbagliassi, sarei grata nel ricevere una vostra spiegazione, in quanto trovo il parallelo da voi proposto molto interessante. Riguardi, Claudia
Il termine etica o morale significa per quanto attiene alletimologia la stessa cosa. Luno deriva dal greco e significa costume/abitudine, l’altro dal latino mos/moris e significa ugualmente costume. In campo filosofico l’etica, che è classicamente la terza parte delle scienze filosofiche (la prima è la logica, la seconda la metafisica, l’ultima l’estetica) è la riflessione razionale intorno alla ricerca del Bene nelle azioni, Ad essa si collega la poltiica ovvero al ricerca del bene comune da tradurre in bene civile nello Stato, il diritto e la ricerca della giustizia, che deve essere conforme al Bene, ed infine l’economia come ricerca dell’utile,sempre connesso con il Bene. L’etica ha un grande rilievo nella filosofia ed è connessa sempre alla metafisica, tanto che si può sostenere. verum, bonum et justum sono sempre collegati. Con la nascita della sociologia nell’Ottocento l’etica viene considerata solo come la descrizione dei costumi di una data popolazione o gruppo, mentre la morale considte nelle regole che un individuo o singolo si dà. In realtà quando l’etica è solo considerata sociologicamente non è l’etica filosofica. Ultimamente poi si parla di morte dell’etica, ossia non vi sarebbero che le sole regole che il singolo si dà e costui pretende che esse siano sempre e comunque riconsociute dallo Stato e da tutti. Tra i distruttori dell’etica si possono annoverare Max Stirner, lo stesso K. Marx che la considrera una sovrastruttura dipendente dai rapporti economici di produzione, F. Nietzsche che ritiene necessario andare oltre lo stesso problema etico, ossia al di là del Bene e del Male. Infine tutto l’esistenzialismo alla Sartre che non ammette nessuna tarscendenza e sostiene che l’uomo è solo la sua esistenza e in questo qualche regola di vivere consente lo star meglio del singolo.
L’etica ha poi un grande risvolto nell’ambito religioso, dove i doveri sono prescritti da Dio stesso (il decalogo), ma anche il comandamento dell’amore per Dio e il prossimo nel Cistianesimo. E’ quindi sempre necessario affermare con precisione a quale etica ci si riferisca, altrimenti si entra nella confusione e si crede che etica sia il costume e non la riflession sul bene o la realizzazione del comando divino. Infine, il dibattitto attuale intorno all’etica è in molti solo una questione di poltiica, e costoro sostengono che la politica è idipendente dall’etica ( vedi Machiavelli). Infatti affermano che lo Stato è laico, ovvero senza opzione etica, ma entrano in contraddzione con la Costituzione Italiana che parla di rapporti etici. E’ necessaria maggiore chiarezza in un c ampo così cdelicato, dove spesso si confonde la riflessione con la valutaziuone di quanto è già stato compiuto, L’etica dirige le azioni, non si riduce a diree quando si è sbagliato, in genere mai. La questione è cpome sempre la libertà, ovvero la riflessione razionale sulle azioni e non meramente la coincidenza della libertà con la volontà, altrimenti è solo una quetione psicologica, è libertà negativa , dove il dovere non è mai un valore.
Italo Francesco Bado